venerdì, 09 giugno 2006

Oh, sob.

Nel preciso momento in cui deve succedere, e succede, la depressione arriva, ti mette un braccio intorno al collo, ti dà un colpetto nel fianco e sussurra, proprio come se fossi un vecchio amico, “ma dove cazzo sei stato?”
Tu fai una mezza smorfia e non rispondi. Lei intanto sta sistemando i bagagli: una grossa valigia nera, due borsoni da viaggio e una custodia da violino che ha pochissime probabilità di non contenere, per l’appunto, un violino.
Osservi la smisurata mole di suppellettili e deglutisci faticosamente. Poi chiedi, con malcelata preoccupazione, “ma… quanto ti fermi?”.
Lei sorride e fa spallucce.
Non appena ti riprendi dallo sbigottimento, però, reagisci.

Chinaski: “No, no… guarda… io non posso ospitarti perché devo…”
Depressione: “Devi?”
Chinaski: “Beh. Studiare.”
Depressione: “Buh-ah-ah-ah!”
Chinaski: “Scrivere?”
Depressione: “(ininterrotta)… ah-ah-ah! Sì, (asciugandosi una lacrima) certo. Magari posso darti una mano. Che cosa scrivi adesso?”
Chinaski: “Tipo barzellette.”
Depressione (pensosa): “Uhm… non è proprio il mio genere…”
Chinaski (illudendosi): “Infatti!”
Depressione: “… Ma possiamo provare.”

Chinaski si lascia cadere sul divano, poi comincia a fissare il pavimento.

Depressione: “Sigaretta?”

Chinaski prende la sigaretta.

Depressione: “Ci facciamo un aperitivo?”
Chinaski: “Ma sono le 9 del mattino.”
Depressione: “Come vola il tempo!”


Dopodiché si mette a sedere sulla poltrona e rimane immobile e ferma.
Al pranzo pensa lei. Quando è ora, comincia a trafficare in cucina, poi ti chiama: “In tavola!”.
Ti trascini di là e contempli per qualche istante un tramezzino col tonno. Lei se ne sta lì, tutta sporca di farina e con indosso il grembiule. Sorride.

Depressione: “Dai che si fredda!”
Chinaski (sconsolato): “Veramente non ho fame.”
Depressione: “Capisco. Magari una sigaretta?”

Chinaski prende la sigaretta.

Nel pomeriggio apre la valigia e prende un grosso album di fotografie, poi si siede accanto a te e comincia a sfogliare.

Depressione (porgendo una sigaretta): “Uh! Ti ricordi questa?”
Chinaski (prendendo la sigaretta): “Non mi sembra salutare.”
Depressione (porgendo un’altra sigaretta): “Povero caro.”
Chinaski (mostrando la sigaretta che ha in mano): “No, grazie.”
Depressione (imbarazzata): “Oh, scusa. Questa la teniamo per dopo, allora.”

Più tardi, mentre tu rileggi per circa tre ore la frase “e sulla scia della psicologia morale di Kohlberg”, lei gironzola per casa con le braccia conserte e un’espressione crucciata. Non si ferma un secondo e ogni volta che arrivi a “Kohlberg” non puoi fare a meno di alzare gli occhi dal libro e guardare che sta combinando. Al che lei si ferma e ti fa un bel sorriso. Poi riprende a camminare in tondo e tu ritorni al tuo libro, in ciclo continuo.
Quando proprio ne hai abbastanza, ti alzi dal divano, prendi le chiavi della macchina e fai per uscire di casa. Lei ti saluta e dice “divertiti”, per nulla preoccupata che tu possa farlo davvero.

Una volta al bar, sei finalmente libero. Le persone ti parlano, muovono pezzi sulla scacchiera, fumano sigarette e ordinano da bere. Per un po’ ti senti sollevato e non è troppo difficile ignorare i suoi sms (“torna presto”, “se tornando passi in pizzeria ti preparo una bella cenetta”, “non dimenticare la nicotina”).

 La cosa irritante è che quando arrivi a casa diventa esageratamente apprensiva:  ti annusa le dita e insinua “tu non hai fumato!”, oppure ti chiede come mai il tuo alito non puzza di alcol, infine batte un piede sul pavimento e dice “mi ha telefonato la signora Bisani. Dice che oggi pomeriggio ti ha visto mentre stavi ridendo.” Al che abbassi la testa e vai a sprofondarti nel divano. Mentre lei prepara la cena, giochi un po’ a PES5, però subito ti rovina tutto il gusto facendoti notare mille imperfezioni del gioco:

Depressione: “Ma non è così realistico come dicono. Guarda, va a scatti. Perché fai il doppiopasso anche per battere una rimessa dal fondo? Quello non somiglia a Schevchenko. E’ soltanto un videogioco.”

Chinaski lascia cadere il joypad e si alza, avvilito.

Chinaski: “Vado a fumare una sigaretta.”
Depressione: “Bravo.”

Dopo cena esci di nuovo. Lei ti dà una banconota da cinquanta euro e ti dice:

Depressione: “Mi raccomando: niente Screwdriver.”
Chinaski (sventolando la banconota): “Questa dove l’hai presa?”
Depressione: “Era in un portafogli che ho trovato nei pantaloni che indossi.”

Verso le due del mattino, quando rientri, lei non c’è più, ma con tutto quello che hai bevuto potresti anche aver sbagliato casa, quindi non fa differenza. Ti piazzi davanti al televisore e fumi la centesima sigaretta, che ormai ha un vago sapore di kerosene, succo d’arancia e sangue. Ti addormenti mentre una tizia, nel video, impiega ventotto minuti a capire come si slaccia un reggiseno.
Sogni una festa di compleanno. Palloncini colorati, torta al cioccolato, tu che dai un pugno al tuo vecchio amico Carciofo.
Quando ti svegli, il mattino dopo, sembra che ti abbiano spolpato degli organi interni usando un badile e poi ti abbiano cacato nelle cavità corporee.
Il tuo primo pensiero è di finire quella deliziosa torta al cioccolato.
L’apice della tua giornata, prima che qualcuno ti punzecchi le palpebre con una sigaretta spenta.

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