La montagna dei culi rotti
Sembra che Brokeback mountain, il film che racconta la storia di due cowboy rivali che si picchiano a colpi di pene, vincerà tutti gli oscar disponibili, compreso quello di miglior film straniero (il regista, Ang Lee, è famoso per il suo capolavoro
Così, sono andato a vederlo.
La trama
Ci sono questi due pecorai, Jack e Tom, che trascorrono un’estate in montagna, badando a un gregge e nient’altro. Dopo qualche giorno, Jack invita Tom nella sua tenda, ma Tom rifiuta, allora Jack se ne va a dormire e Tom s’infila nella sua tenda di soppiatto. Jack se ne accorge, gli prende una mano e se la mette sul pacco. Tom gli chiede “che fai, Jack?" ma prima che Jack possa rispondere Tom lo sta già sodomizzando. Il giorno seguente si picchiano. Poi si baciano.
Dopo aver scoperto la propria omosessualità, Tom perde la parola e, da lì in poi, si limiterà a ripetere ossessivamente “sì”. Ogni tanto vomita.
Terminata l’estate, i due si perdono di vista e si sposano con due donne (meglio precisarlo). Dopo quattro anni si incontrano di nuovo e si baciano. La moglie di Tom li vede e, dopo averci riflettuto un quarto di secolo, lo lascia (anche perché lui voleva montarla sempre da dietro, dopo averle fatto indossare una maschera di Groucho Marx).
Tom, allora, si rintana in una roulotte e ogni tanto trascorre un week-end con Jack, durante il quale i due un po’ si picchiano e un po’ si amano. Spesso litigano perché Jack vorrebbe che andassero a vivere insieme, ma Tom gli fa notare che, visti i tempi che corrono, significherebbe farsi ammazzare. Jack gli ride in faccia e risponde “sei paranoico”.
Alla fine Jack muore, investito da un trattore guidato da un omofobico.
La sceneggiatura
Nel film verranno dette sì e no dieci cose, a ciclo continuo, con lunghi intervalli di silenzio durante il quale vengono mostrati paesaggi suggestivi. I concetti espressi sono:
- sì
- andiamo a vivere insieme
- non posso
- mi manchi
- devo andare
- mi è caduto il portafogli
- devo lavorare
- il bestiame
Ammesso che ci sia, potrebbe essere “gli omosessuali soffrono per colpa di noi eterosessuali, nel
Il film dura due ore ma sembrano dieci e, a volte, si ha la sensazione che la pellicola si sia inceppata, o che abbiano tolto l’audio.
In questo clima asettico è difficile provare uno straccio di emozione, di qualsivoglia segno. Lo testimonia il fatto che quando uno dei due protagonisti muore, il massimo di reazione indotta è il desiderio di controllare se le chiavi di casa sono ancora nella tasca del cappotto.
Alla fine, dunque, si rimpiange persino Hulk (la storia di un omosessuale colorato e iracondo), precedente opera di questo, come dire, regista.
