martedì, 07 giugno 2005

Hoc est sim sala bim

Nel XVI secolo i riformatori della religione cristiana non riuscivano a trovare un’interpretazione soddisfacente per tutti della frase pronunciata da Gesù durante l’ultima cena “questo è il mio corpo”, mentre porgeva un pezzo di pane agli apostoli.
Molti protestanti, in particolare, non ritenevano possibile che pane e vino si tramutassero in corpo e sangue di Cristo, pur mantenendo l’aspetto di pane e vino (in effetti, non avevano tutti i torti. Ma secondo il teologo polacco Andry Kustowski Gesù era un tipo molto spiritoso e faceva spesso giochetti di questo genere, soprattutto quando veniva fermato dalle guardie romane e trovato in possesso di stupefacenti).
Andreas Karlstadt tentò una soluzione incentrandosi sul termine “questo”.
Egli sosteneva che Gesù non stesse riferendosi al pane che teneva in mano bensì al proprio corpo.
Martino di Lofenbach trovò molto interessante questa soluzione del problema, condivise l’idea che Gesù non si riferisse al pane ma, sottolineò, nemmeno al proprio corpo. Propendeva invece più per del rosmarino che stava lì sul tavolo, vicino all’apostolo Paolo (fondò dunque un nuovo ordine, i Rosmariti, imponendo loro di mangiare soltanto rosmarino per tutta la vita. Venne bruciato nel 1523).
Zwingli si concentrò invece sulla parola “è”, sostenendo che in realtà Gesù volesse dire “significa”. Riccardo Bruegel propose invece di sostituire alla parola “corpo” la parola “pane”, ma Zwingli obiettò che in questo modo Gesù avrebbe detto “questo è il mio pane”, porgendo un pezzo di pane, e ciò lo faceva sembrare un deficiente, per non parlare dell’incalcolabile perdita mistica ed economica a danno della chiesa. Tommaso Lampar propose allora di sostituire alla parola “corpo” la parola “deltaplano”, ma venne bruciato.
Si scatenò quindi un putiferio quando Giovanni da Modena sostenne che la parola più importante della frase di Gesù era “mio”. Questo configurava l’eucarestia come il peggior atto sacrilego della storia umana. Giovanni stava per essere portato al rogo, ma venne salvato dal solito Zwingli, il quale disse che “in realtà Gesù intendeva dire vostro, quando diceva mio”.
La folla inferocita si placò, ma cominciò a guardare Zwingli con sospetto. La prova arrivò nel 1527, quando Zwingli cercò di convincere il vescovo di Colonia che, in realtà, con la parola “corpo” Gesù intendeva dire non “corpo”, ma “Zwingli”.
La frase completa del teologo era dunque “questo è il vostro Zwingli”.
Poco prima che una folla accigliata lo linciasse sulla soglia di casa, l’attenzione dell’intera Europa si concentrò sulla formidabile scoperta di un monaco irlandese, Agilulfo da Chieti, il quale trovò una versione alternativa del passo evangelico dove Gesù porgeva agli apostoli un pezzo di carne, invece di un pezzo di pane e nella quale la frase esatta pronunciata dal Cristo suonava all’incirca “questo è il mio porco”.
La Chiesa di Roma, dopo aver vagliato brevemente l’ipotesi di celebrare la messa con una costoletta di maiale, ritenne più semplice bruciare Agilulfo.

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