Morte di un blogger metropolitano
Chissà perché mi figuro sempre la mia morte come qualcosa di preannunciabile. M’immagino sempre il medico che osserva lastre o esami del sangue, scrupolosamente, e fa no, no con la testa e dice “non è operabile” e “le resta un mese”.
Come se partisse un timer. Sarebbe comodo, cazzo.
Parte un timer quando scatta il primo secondo del tuo ultimo mese. Così stai in perfetta forma per altri ventinove giorni e ventitre ore e cinquantanove minuti e cinquantotto secondi, e poi, allo scoccare dell’ultimo restante, crepi.
Comodo davvero.
In realtà, potresti essere schiacciato da un autobus. O essere investito da un autobus e rimanere sull’asfalto agonizzante. O accoltellato. O fatto esplodere per sbaglio (c’è gente che esplode continuamente, non lo sapevate?). Oppure, vai dal medico perché da un paio di giorni continui a vomitare, e non ti reggi in piedi, e quello ti dice “non è operabile”, e… fine.
Finisce così.
Non parte nessun timer dell’accidente.
“Quando morirò, dottore?”
“Boh. Tra un mese, tra nove. Non dimentichi mai la morfina sul comodino, quando va a cacare sangue al cesso.”
D. Geller (Someone else’s tales, 1997)
Anche io, come il personaggio del libro di Geller, m’immagino la mia morte come qualcosa di preannunciabile. M’immagino di andare dal medico in perfetta salute, a ritirare il risultato di fantomatiche lastre, lui che le osserva, fa una mezza smorfia e:
Chinaski: "Qualcosa che non va, dottore?"
Dottore: "Qualcosa che non va? Eh, eh… Stando a queste lastre, lei dovrebbe morire [guarda l’orologio]… Adesso!"
Chinaski cade al suolo, stecchito.
Una cosa così.
Oppure, visto che da parte di mio padre tutti muoiono d’infarto, e da parte di mia madre tutti muoiono di quel brutto, brutto, brutto male, vedo una scena del genere:
Chinaski: "Qualcosa che non va, dottore?"
Dottore: "Sì, ecco… Non so bene come dirlo… Lei ha un cancro, signor Chinaski."
Chinaski: "Eh?[spasmo] Uh? [spasmo]Cosa? [spasmo] Arg! [rantolo]"
Chinaski viene colto da un infarto, causato dalla terribile notizia, e cade al suolo, stecchito.
Ma la mia fervida immaginazione è andata oltre.
Potrebbe andare a questa maniera, invece:
Chinaski: "Qualcosa che non va, dottore?"
Dottore (guardando le lastre): "Ho una buona notizia e una cattiva, signore."
Chinaski: "…"
Dottore: "La buona, è che io non vedo niente."
Chinaski: "Ah, bene."
Dottore: "Sì. La cattiva, è che io sono l’uomo delle pulizie."
Chinaski cade al suolo, stecchito.
Il problema è che: niente è mai come te lo immagini. Regola immutabile delle nostre vite.
Quindi, immaginarsi un preciso tipo di morte, la rende improbabile. Così ho deciso di sfruttare questo meccanismo a mio vantaggio. Ho simulato ogni possibile tipo di morte.
Per malattia, per incidente stradale, domestico, aggressione, esplosione, caduta da svariate altezze, attacco alieno, guerra nucleare, smaterializzazione.
Tutte quante.
Questo perché: o la regola immutabile è vera, e io sono immortale, oppure è falsa, e almeno non sprecherò il mio ultimo istante cosciente con qualche assurda imprecazione. Voglio dire: se l’hai previsto, è già mezzo digerito.
E quindi, visto che la regola immutabile è vera per forza, andrà più o meno a questo modo:
Chinaski cammina per strada. Incontra un amico:
Amico: "Ciao, China!"
Chinaski: "Ehilà, ciao!"
Amico: "Come stai?"
Chinaski: "Non c’è male, grazie."
Chinaski cade al suolo, stecchito.