Le parabole di Chinaski: la partita a poker
“Quel giorno, Gesù Cristo organizzò una mano di poker tra amici. Chiamò Paolo, Luca, Giovanni e Matteo. Preparò tanti stuzzichini e un bel tavolo rotondo, con panno verde e tutto il resto. C’erano bibite a volontà, tutte precedentemente moltiplicate da bibite più piccole, in dosi minori. Pizzette e merendine. Le carte. I soldi.
Sul piatto, puntata obbligatoria. Da un talento, fino a un massimo di quattro.
Cominciarono alle nove di sera, fissando il giro per mezzanotte.
Paolo giocò allo sbaraglio.
Luca si tenne a galla.
Giovanni e Matteo, andarono sopra e sotto.
Gesù, niente.
Lui non poteva giocare, per via che nessuno si fidava. Manco per il cazzo.
Verso le undici, un’ora prima che venisse chiamato il giro, Luca si accorse di essere sopra di un solo talento. Pensò a limitare i danni, e arrivò alla fine, assolutamente pari.
Gesù, allora, fece una smorfia, al suo indirizzo.
Luca, ferito da un simile trattamento, chiese, rispettosamente:
<< Signore, perchè mi disprezzi? Forse che ti ho offeso, in qualche modo? >>
E Gesù:
<< Caro Luca, tu non hai offeso me, hai offeso te stesso. Un’ora fa, quando ti ho visto contare i soldi, hai sorriso soddisfatto. Eri sopra di un misero talento. Non hai sentito nulla venirti dal cuore? Non hai sentito un impulso, una spinta? >>
E Luca, senza capire:
<< No, Signore. Ero soddisfatto per le mie giocate accorte e coscienziose. Molti si sono rovinati, giocando a questo gioco. Tra l’altro, suggerirei di proibirlo. Mi sembra che agiti le coscienze. >>
E Gesù, con pazienza:
<< Ora mi sei pure diventato legislatore? No, caro Luca. Tu non capisci. Perché sei venuto, questa sera, nella mia casa? Per offendermi? Per mortificarmi? Tu sei venuto per giocare a poker. Io ti ho dato da bere e da mangiare, e tu hai cercato di bere e mangiare a sbafo, senza perdere uno spicciolo. Ti avrei rispettato di più, se almeno avessi cercato di vincere. >>
<< Pancia e tasca >>, commentò Matteo.
Luca, allora, si alzò dal tavolo, prese un ultimo panino imbottito, se lo mise in bocca, rischiando di strozzarsi, e disse:
<< Prendi tutti i miei talenti, mio Signore, io non li voglio, perché ti hanno offeso. >>
E Giovanni:
<< Dai, su...non fate così. Perchè non inseriamo la puntata al piatto? In questo modo eviteremmo gli sciacalli come Luca. >>
E Luca:
<< Perchè mi chiami sciacallo, Giovanni? Forse che ti ho offeso, in qualche modo? >>
E Matteo:
<< Hai scassato la minchia con questa storia, Luca. >>
Paolo, allora, disse:
<< Maestro, perchè non ci spieghi la morale di questo antipatico episodio? >>
E Gesù, cadendo dal pero:
<< Eh? Ah, sì. La morale. Ecco, la morale è questa...>>
Gli apostoli si fecero improvvisamente silenziosi, in attesa della Parola.
Gesù, intanto si alzò, e fece alcuni piccoli passi a ritroso, verso la porta d’ingresso.
<< La morale è....>>
Gli apostoli cominciarono a guardarlo con circospezione.
<< Maestro? >>
<< La morale è...>> [sempre più vicino alla porta...]
E Matteo, agli altri:
<< Ma che sta facendo? >>
Gesù, all’improvviso, si volta, imbocca l’uscita e comincia a correre verso la sinagoga.
Gli apostoli, allibiti, si guardano l’un l’altro.
<< E’ scappato...>>
Non videro più Gesù per un po’ di tempo, e quando lo rividero, ritennero opportuno far finta di niente.”