lunedì, 18 maggio 2009

Cose più alte

Mio padre è il più grande lavoratore che il suo socio abbia mai conosciuto, mi ha detto una volta il suo socio, e il suo socio è il più grande lavoratore che io abbia mai conosciuto. Dopo mio padre, è chiaro. Sono un mix esplosivo, quei due: uno arriva alle sei del mattino, salta giù dal furgone, si frega le mani, accende le macchine e comincia a lavorare e non lo ferma più nessuno fino alle otto di sera. Fanno quattordici ore filate, se non sbaglio, e se ne può togliere giusto una e mezzo per il pranzo. Non credo di aver mai fatto una cosa per quattordici ore di fila, nella mia vita, tranne giocare a Championship Manager.
L’altro – mio padre – si alza alle sei del mattino, come minimo, prende Jisus per i riccioli e la trascina giù dal letto e la mette davanti ai fornelli e al frigorifero e le chiede gentilmente se “amore mio puoi scaldare il lattuccio?”. Lui dice che è perché gli piace fare colazione con lei. Lei grugnisce e penso che vorrebbe andare avanti a dormire fino almeno alle nove, ma in nome dell’amore si adegua e probabilmente recupera le ore di sonno mentre lui le racconta le sue mirabolanti avventure lavorative. Dopodiché mio padre raggiunge il suo socio e fa la sua tirata tale e quale a lui, mentre tutt’intorno le luci degli altri stabilimenti progressivamente si spengono e gli operai se ne vanno o si danno il cambio di turno e finisce il giorno o ne comincia un altro.
Mio padre mi ha sempre detto che, qualsiasi cosa avesse fatto, l’avrebbe fatta a questo modo, e io gli credo. Se avesse fatto il gelataio, avrebbe venduto gelati anche il quindici dicembre alle undici di sera a due barboni infreddoliti. Li avrebbe invitati dentro, perché è una persona di una bontà senza limiti, gli avrebbe dato una coperta e un termosifone e qualche biscotto e però anche un cono gelato. Garantito. Se avesse fatto il capo di governo avrebbe lavorato a decreti legge e risoluzioni tecniche e finanziarie dall’alba al tramonto, avrebbe vietato gli scioperi, avrebbe portato le ore di lavoro minime giornaliere a diciotto senza modificare il salario, avrebbe cancellato le ferie, le mutue, le malattie, avrebbe vietato i tramonti. Naturalmente il popolo sarebbe insorto nel giro di poco tempo e il palazzo del governo dato alle fiamme e mio padre non avrebbe capito ma, onesto com’è, si sarebbe dimesso, magari scuotendo la testa e sapendo di aver fatto tutto per il meglio. La gente vuole il lavoro ma non vuole lavorare diciotto ore al giorno. Mio padre e il suo socio sono un caso limite e io sono il caso limite opposto.
Com’è possibile? La mia teoria – perché ho una teoria – è che da un lato si debba considerare il fattore ereditario. Da un genitore ho ereditato certe cose e dall’altro certe altre. Da mio padre ho ereditato il colore degli occhi, ad esempio, da mia madre gli occhiali. Fiducia illimitata nei propri mezzi: padre. Imbranataggine: madre. Presunzione d’infallibilità: padre. Sospetto di aver fallito, a prescindere: madre. Tendenza a essere soverchiato: madre. Idiosincrasia per il conflitto: padre. Eccellenza nonostante tutti questi apparenti difetti: padre. Altri difetti non elencati: madre. E così via, fino a: pigrizia: madre; ferrea determinazione: padre. L’unione di queste ultime due ha prodotto lo strano individuo eternamente sfaccendato che sono.
Dall’altro lato, poi, c’è che il mio carattere si è senz’altro formato per reazione. Per quanto io stimi mio padre oltremodo, è piuttosto evidente che sono venuto fuori per contrasto, senza volere, come un negativo. Lui è un uomo pratico, io sono una nuvola di fumo. Lui bada al sodo, io leggo un libro. Lui se non è impegnato si sente perso, io mi perdo nel disimpegno. Lui se non lavora si deprime, io mi deprimo al pensiero. Lui ha le mani segnate dall’attività e dal sacrificio, io ce le ho ancora avvolte nel pluriball.
Andando a ritroso non saprei trovare un evento particolare che può avermi fatto diventare così, che può avermi aiutato a sviluppare la mia spettacolare filosofia non-lavorativa, non-partecipativa, non-contributiva. Alle elementari ricordo che io giravo in bici per la campagna circostante. Alle medie ero sempre in bici che gironzolavo, inseguito da alcuni discepoli-cane. Poi in motorino, sempre a gironzolare, i cani più indietro, dei puntini scodinzolanti nei retrovisori. Al liceo ho scoperto il bar e qualcuno in casa cominciava a sentire puzza di bruciato. Arrivata la patente, poi, non mi hanno proprio più visto, e lì hanno cominciato a capire che, forse, ero nato per fare altre cose. Cose diverse. Cose più alte. Cose tipo niente.
chinaski77 alle ore 10:54 | link |

mail
hcchinaski77@gmail.com
link
comablog
arkmode
cloridrato di sviluppina
peggiore
bandini
controkarma
il mio libro


Ristorantopoli
leggo


la mia libreria su anobii


Ristorantopoli su anobii
best of
arripati d’joucu
hoc est sim sala bim
la rabbia che viene dalla fame
soglia, mezza soglia, soglia marina
mike bongiorno
il blog ansiolitico
no, prego
it's a long way to vagina
wololo
non c'è gioia nel mio pad
uh,uh
cose più alte
la signora Maccellow
tutto ok a parte le ruote
i nuovi arrivatei
genealogia fallimentare
la montagna dei culi rotti
oh, sob
non riesco a capire quale sia la vagina
morte di un blogger metropolitano
la signora Clelia e la signora Maria
diritto di recesso
campioni del mondo
come ti senti?
fumare è pericoloso
e questo lo chiamiamo teologo
questo post è come un figlio
zimbello dentro
la transizione irrappresentabile
mai dire quando si laurea Chinaski
si è laureato Chinaski
help a nuvoletta
sulle possibilità di avere un futuro
la parabola della partita a poker
buone ferie!
il mio amico Gesù
dopo l'attesa viene la fretta
consigliami un libro
ho scritto un libro
Chinaski alla radio
archivio
oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---
--- 2003 ---


Creative Commons License

Macchianera Blog Awards 2009 - Vincitore