giovedì, 24 luglio 2008

Wololo

Per quanto mi riguarda vale ancora il metodo classico, per capire se un essere umano è o non è morto, ovvero tastare il polso, strizzare le palle e mettere uno specchietto sotto il naso per vedere se dentro c’è ancora  qualcuno. Trovo invece ridicolo questo bisticciarsi un cadavere approfittandosi del suo smarrimento, disquisendo filosoficamente sulla sottile separazione concettuale tra la vita e la morte e facendo passare gli anni tenendolo attaccato a macchinari che lo fanno respirare, pompare, bere, mangiare e spurgare, magari muovendogli le mani con fili sottili e manovrando le mandibole per fargli emettere messaggi pubblicitari. Che poi, i casi sono due: o è davvero morto e allora stai perdendo soldi e tempo, con tutto che per un famigliare la cosa può rappresentare l’innaturale e malsano prolungamento di uno strazio senza fondo, oppure, beh, è ancora vivo. Sì, cazzo, contro ogni ragione scientifica attualmente disponibile, anche se i calcoli e le tabelle dicono che no, non può più sentire né provare niente, lui invece è lì, vivo, silenziosamente sepolto dentro se stesso per uno, due, dieci, cento anni e senza poter muovere un muscolo, senza potersi nemmeno grattare il culo, senza poter fare altro che pensare e ripensare al nero infinito. È un rischio che non farei correre a nessuno, se devo essere sincero. Sei fisicamente morto, irrimediabilmente andato? Allora io stacco tutto, bello, e ci si vede al prossimo giro.
Ma a quel punto arrivano loro, sempre loro, i non so più come insultarli, guidati dal più famoso cadavere semovente del mondo. Arrivano – ma in senso figurato, visto che fanno tutto da casa tramite un simulatore tipo Age of Empires che gira su Windows 98 – e cominciano con la solita solfa: la vita è sacra, abbasso il relativismo culturale (dove per relativismo culturale intendiamo: non avere la nostra opinione), i bambini portavano provocanti minigonne e così via. Che fa anche ridere, a pensarci, perché molta gente si fa suggerire cosa fare della propria vita da certa altra gente che della vita non ha mai avuto esperienza diretta, e infatti non oso immaginare cosa succederà quando arriveranno dal Padreterno, con il bagaglio esistenziale di un rasoio elettrico:

Il prete morto sta seduto sulla poltrona dell’ufficio di Dio. Dio esamina dei fogli con gli occhialini in punta di naso. Esami del sangue, esami del tono muscolare, dati biografici dettagliati.

Dio: ma che cazz…
Prete: qualcosa che non va, Sire?
Dio: ma come? Non ti sei usato.
Prete: eh, ma…
Dio: incredibile. Scusa, abbassati pantaloni e mutande un secondo.
Prete: …
Dio: avanti, su, o te li tolgo io ma passando dall’alto.
Prete: uh, ok. Ecco fatto.
Dio: …
Prete: …
Dio: c’è ancora il cellofan.
Prete: è che proprio non sapevo come…
Dio: bah. Mai visto sprecare così le proprie ferie.
Prete: ferie?
Dio: già. Comunque. Trovi elmetto, mascherina e piccozza nella stanza qui accanto.
Prete: ma ci deve essere un err...
Dio: il prossimo.

Veramente. Io andrei dal Papa e gli scaricherei un povero disgraziato in stato vegetale da accudire, lavare, nutrire e tutto il resto, dicendogli che, oh, ecco una vita da difendere, rimboccati le maniche (ma lui chiamerebbe un assistente per chiamare un assistente per affidare l’incarico all’aiutante di un sostituto di un maggiordomo negro).
Ma alla fine la parte più irritante sta sempre in questo pretendere di conoscere il volere di Dio alla perfezione e di interferire subito dopo sulla mia sovranità personale. Ma che ne sai, mi dico: magari Dio vorrebbe la mia anima accanto a sé nella gloria eterna del regno dei cieli e tu mi tieni qui a vegetare in un letto d’ospedale per vent’anni a guardarmi l’interno delle palpebre degli occhi. Come faccio a non odiarti? Oppure, che resta la più probabile, Dio non ha nessun volere e non ce l'ha per il semplice fatto che non esiste (o che esiste ma è un fascio di luce verde), e allora, ci arrivi da te, non mi devi rompere le palle.
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