sabato, 05 luglio 2008

Sul valore dell’uomo

Gli esseri umani continuano a mettere al mondo piccoli replicanti nella vana speranza che la medicina moderna impari a trapiantare cervelli, e a parte ogni possibile considerazione filosofica, questo significa produrre volume che va a occupare superficie su un pianeta che non è attualmente in espansione.
Perciò o si trova al più presto un altro pianeta non necessariamente abitabile, dove potremmo sparare, chiusi dentro grosse capsule tipo ovetto Kinder (e intendo dire del medesimo livello tecnologico), vecchi, bambini e preti, questi ultimi magari ammanettati, o troviamo un modo per rimpicciolirci, o, che è la soluzione più agevole, si comincia a fare un po’ di buona, vecchia e sana selezione artificiale.
Ah, sì, dimenticavo: è immorale. Siccome smaltire un corpo costa qualcosa come cinquemila euro, già uno dei fondatori del Cristianesimo, Platone, aveva pensato di farla all’ingresso, prendendo esempio dalle tecniche eugenetiche canine, facendo accoppiare i migliori con i migliori, bendati, con un barattolo di miele a disposizione:

Trasimaco: e di quali caratteristiche dovremmo tener conto, a tuo parere, oh Socrate?
Socrate: è semplice, a mio avviso, buon Trasimaco. Tu credi infatti che sia meglio un uomo di cultura o un uomo che ne è privo e con la sifilide?
Trasimaco: di cultura.
Socrate: e tra gli uomini di cultura sarà più utile il medico o il filosofo?
Trasimaco: il medico, mi pare.
Socrate: riformulerò la domanda. Tra gli uomini di cultura sarà più utile il filosofo o l’architetto?
Trasimaco: l’architetto.
Socrate: il filosofo o il poeta?
Trasimaco: penso il poeta.
Socrate: il filosofo o sei un imbecille?
Trasimaco: come dici?
Socrate: niente. Prenderemo tutti quelli con il nome che comincia per S.

Ma poi, in tempi moderni e con il crescere di quella stucchevole e falsa coscienza morale, certe associazioni di cui non farò il nome hanno cominciato a difendere la vita nuda e cruda, spogliata di ogni possibile qualità e caratteristica, purché si muova, si nutra e produca una quantità verosimile di sporcizia, dimenticando che ogni essere umano continua a fare la sua rigida selezione privata, decidendo con chi riprodursi sulla base di criteri non necessariamente universali (anche al partner piacciono le mele candite, fare sesso anale, andare alla stazione a vedere la faccia delle persone che perdono i treni, dormire), applicati a una rosa di candidati il più possibile belli, simpatici, intelligenti e fisicamente (mi riferisco alle tette e al pene, magari non contemporaneamente) dotati. E ci mancherebbe. In fondo l’unica cosa che oggigiorno non si può scegliere è se mettere o non mettere al mondo un figlio senza la testa o con tre braccia e la coda.
Ma quando saremo veramente troppi, quando per spostarci dovremmo usare la tecnica dei puzzle slider e avremo esaurito tutte le risorse disponibili e saremo proprio sul punto che se nasce anche solo un altro fottuto bambino qualche nostro consimile finirà per colare spappolato fuori dal bordo del barattolo, quando il capo dell’associazione di cui sopra, lui e la sua cricca, tutti con la valigia in mano e il bastone per gli incantesimi piantato nel culo, si guarderanno l’un l’altro e poi guarderanno il cielo e poi l’orologio e poi uno qualsiasi avanzerà il dubbio che forse non ci viene a prendere nessuno, ecco, lì sarà necessario o si comprenderà quant’era necessario cominciare per tempo a smaltire il materiale umano in eccesso.
Ma, insomma, come scegliere chi merita di restare e chi no? Come si calcola il valore dell’uomo, alla fine? Di sicuro tutti gli esseri umani non affetti da disturbi psichici sono convinti di essere più che meritevoli di occupare la propria porzione di Essere. La storia la conosciamo, nel senso che ciascuno crea un uomo ideale a propria immagine e somiglianza, e il risultato è che l’uomo occidentale medio non deve far altro che procurarsi un lavoro, una famiglia e un’automobile per sentirsi degno di esistere. A me sembra poco, onestamente. Io direi che sarebbe il caso di essere un po’ più esigenti, con le persone. Allora ecco che lavoro, famiglia e macchina assegnerebbero zero punti tondi, nella classifica finale. Molto meglio invece avere abilità particolari. Per questo si potrebbero fare audizioni: ti presenti davanti a una giuria e hai un tot di tempo per dimostrare che sei degno di rimanere a occupare spazio. Naturalmente non a tutti può essere concesso il medesimo spazio. Sai ballare? Cantare? Recitare? Scopare? Costruire case? Cagare? Ci serve tutto. Vogliamo i più bravi in tutto. Ma solo i più bravi. Se canti così così e nient’altro, sei fuori. Se nemmeno canti, balli o che cazzo ne so, salti gli ostacoli, sei fuori. No, no, no, per favore, niente piagnistei. A meno che tu non sia il più bravo di tutti nei piagnistei. Su, dai, piangi. Può anche essere che mi convinci.

postato da chinaski77 alle ore 12:36 | link |

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