venerdì, 04 aprile 2008

Cento modi di perdere a scacchi

Non importa avere chissà quale conoscenza teorica per apprezzare gli scacchi. Basta saper riconoscere la differenza tra la vittoria e la sconfitta nella vita. Anzi, siccome lo scopo degli scacchi è precisamente insegnare a riconoscere la differenza tra la vittoria e la sconfitta nella vita, si può dire che il requisito minimo per giocare a scacchi sia riconoscere che, nella vita, esiste una differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Per il resto, gli scacchi non sono un gioco molto complicato. Oggi stesso potreste andarvi a comprare la vostra prima scacchiera, un set di pezzi, un avversario e fare la vostra prima partita. Le regole sono semplici e si imparano in pochi minuti, la profondità è infinita. Questo significa che, se vi piace, non smetterete mai di giocare. Potreste non smettere mai di giocare, diciamo. Potreste mettervi lì e giocare otto-dieci ore al giorno (ma anche ventiquattro) per tutta la vita (che sarebbe abbastanza breve) e non riuscire a vederne mai la fine. Tutto quello che dovete fare, quindi, è imparare le regole. Ovviamente, per motivi di spazio, non posso inserirne una spiegazione precisa e dettagliata, ma posso riportarvi la spiegazione che mia madre, che aveva giocato una sola volta in vita sua, diede a mio padre, che non aveva giocato nemmeno una sola volta in vita sua:

I pedoni vanno solo dritto e mangiano in diagonale. Il cavallo muove a elle. La regina fa quello che vuole. Il re è una regina zoppa e poi c’è l’arrocco. Giochiamo.

Giocarono e vinse mio padre.

postato da chinaski77 alle ore 12:01 | link |

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