Diritto di recesso
Ma Dio ci ha detto di essere infallibile.
Ora, non è affatto vero che tutto nel mondo è la dimostrazione di tutto e del contrario di tutto. Ad esempio, nel mondo io vedo soltanto dimostrazioni della non esistenza di Dio, e non il contrario. Non mi importa se c’è la bibbia (scritta da uomini) o Gesù (la cui esistenza è documentata da libri scritti da uomini) e un vecchio uomo (fatto da uomini) vestito in modo buffo che abbaiando da un terrazzo riesce a convincere centinaia di milioni di persone a non usare i propri organi genitali. Non mi importa la mancanza di senso e la paura della morte o che altro. Tutto nel mondo mi dice che Dio non può esistere. O, se non altro, che c’è stato un difetto di comunicazione.
Brevemente: immaginate un Dio perfetto. La mia domanda differisce leggermente da quella classica, ovvero come può la perfezione generare imperfezione? La mia domanda (a dire il vero me l’ha suggerita Ema) è: perché la perfezione dovrebbe farlo?
L’idea di generare imperfezione a ufo si accorda con un altro attributo di Dio, mi pare, ovvero l’onnipotenza. Se Dio è onnipotente, mi dico, può fare anche l’imperfezione e può anche desiderare l’imperfezione, ma, visto che è perfetto, dovrebbe rendersi conto che sarebbe stupido, per cui, pur potendo farlo, non lo fa. Questo mi aspettavo da Dio, non l’uomo.
Se decidessi dunque di esercitare il mio diritto di recesso rispetto all’uomo, lo farei senz’altro. Ma Dio è stato furbo (questo è un attributo più credibile) e ha messo l’uomo dentro all’uomo, ovvero il consumatore dentro al prodotto. Come vivere in un tostapane difettoso.
Perciò. L’uomo si ammala: va bene l'imperfezione, va bene la frustrazione, va bene anche la morte, ma c'era proprio bisogno di tutte quelle malattie? Così la vita è come attraversare un campo minato con le mine che aumentano di metro in metro e tu che faticosamente cerchi di evitarle e di andare avanti e di trascinarti fino in fondo e poi, anche se arrivi in fondo, trovi un cecchino. L’uomo è di cristallo: basta uno sbalzo di temperatura di mezzo grado centigrado e si può passare da un perfetto stato di forma al divano con la coperta. Mezzo grado centigrado. Persino la birra è più resistente. L’uomo soffre, e su questo sorvolo. L’uomo muore: è vero che tutto ha una durata e una scadenza, ma è proprio perché tutto ha una durata e una scadenza che hanno dovuto attribuire a Dio anche i sassi e le zanzare. A me non sembra ragionevole che Dio si sia messo lì a creare le zanzare, ma il guaio era che non si poteva distinguere: o tutto o niente. E allora, siccome l’uomo ha deciso di essere stato creato da un Dio perfetto che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (un pensiero modesto, diciamo), e siccome l’uomo sa di non essere troppo differente da una scimmia, Dio doveva aver creato anche la scimmia, che però a sua volta non è troppo differente da un babbuino e così sempre più giù nella scala evolutiva, fino al gatto o, per l’appunto, alla zanzara. Perché Dio dovrebbe aver smesso di creare a metà della creazione? E, soprattutto, perché ha impiegato così tanto tempo? Non l’ha inventato lui, il tempo? Non poteva prima creare il mondo e poi creare il tempo? Fregarsi da soli non mi sembra tanto perfetto. È come costruirsi un bagno e mettere il water in soggiorno. Ma il problema, credo, è la mancanza di concorrenza (non c’è un altro Dio più sveglio).
Se tutte queste argomentazioni non sembrano convincenti, allora basti pensare al fatto che Dio ha creato me, e se Dio ha creato me perché ha creato un po’ di tutto, il bene e il male, non capisco perché Dio non abbia creato anche un uomo con la testa di cavallo, o un Pro Evolution Soccer dove scorra il tempo.
Io l’avrei fatto, ad esempio.
Dio: che domande.
Assistente: gli mando una malattia mortale?
Dio: ma che, sei matto? E poi cosa leggo? Piuttosto, quel tale vestito in modo buffo. Quello che si spaccia per un mio intermediario.
Assistente: il vecchio citrullo?
Dio: sì.
Assistente: ebbene?
Dio: chiudiamogli la bocca.
Assistente: ma, Signore, non sa che “morto un Papa, se ne fa un altro”?
Dio: vediamo chi si stanca prima.