Idolatrina
E siccome tempo fa mi sono ritrovato a esprimere un giudizio negativo su una trasmissione televisiva senza averla mai vista, una sera ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia, prima di continuare a demolirla, guardarla.
Il meccanismo della trasmissione, se ho capito bene, è semplice: persone con storie orribilmente tragiche scrivono alla conduttrice esprimendo il desiderio di incontrare un proprio idolo (nessuno vuole incontrare Walter Matthau, comunque. A parte il fatto che è morto), così l’idolo in questione si sorbisce un po’ di miserabile vita vera e magari piange o, in ogni caso, sta lì e subisce e sopporta cinque minuti di una disgrazia che, in cuor suo, nemmeno lo sfiora.
Che, come format, non è affatto male, a pensarci. È abbastanza tipico pensare o anche desiderare che ogni colpo di fortuna debba essere controbilanciato da una sventura, come quando ho detto a una persona ordinaria che Marlon Brando, una volta, si è comprato un’intera isola per due spiccioli e la persona ordinaria mi ha risposto “sì, ma guarda cosa gli è successo, dopo”. Allora, è ovvio, il meccanismo è questo: sei Marlon Brando? Bene, tua figlia si bucherà. Sei Marlon Brando e compri un’isola? Allora guarda cosa ti è successo, dopo. Vuoi ancora davvero essere Marlon Brando? Non credo proprio (ma eventualmente c’è l’inferno).
Il suddetto programma si basa sullo stesso principio: pagare dazio per la vita da sballo che stai conducendo. Cerchiamo di farti recuperare quel sano senso di colpa cristiano e la cosa più sorprendente è che funziona. Questi personaggi smodatamente famosi e sfacciatamente ricchi si fanno abbracciare e abbracciano persone qualsiasi di cui non gli frega niente, ascoltano le loro storie e si commuovono e, talvolta, piangono. Ah, che spettacolo meraviglioso.
Beh, no, a dire il vero. I vincenti non dovrebbero mai piangere, altrimenti smettono di essere vincenti e se è vero che tanto non hanno comunque bisogno di noi, non è per niente vero il contrario.
Ecco perché (non c’è nessuna logica, in realtà) ho meditato vendetta e visto che ormai sono una celebrità, quando verrò invitato a quel programma saprò esattamente cosa fare, mi sembra.
Chinaski: ciao.
Conduttrice: siediti lì, per favore.
Chinaski: dove? Qui?
Conduttrice: sì, lì.
Conduttrice: brutta roba, eh?
Chinaski: già.
Conduttrice: pensa che il cane ha la scabbia.
Chinaski: uhm.
Uomo (tendendo le braccia, una delle quali è di plastica): Chinaski!
Chinaski: che sta facendo?
Conduttrice: dovresti abbracciarlo.
Chinaski: magari questo lo by-passiamo.
Chinaski: ho sentito di peggio.
Uomo (tendendo le braccia, ora entrambe di plastica): Chinaski!
Conduttrice: su. Hai firmato, ricordi?
Chinaski: uff (abbraccia l’uomo)
Uomo: e il cane?
Chinaski: il cane, cosa?
Uomo: devi accarezzare il cane.
Chinaski: eh?
Conduttrice: è nel contratto.
Chinaski: sì, ma non avrete la mia compassione.
Uomo: tu intanto accarezza.
Chinaski: posso andare, adesso?
Conduttrice: sì.
Uomo: ma non ha pianto!
Chinaski: scordatelo.
Conduttrice: in effetti hanno pianto tutti, anche Gattuso.
Chinaski: per piangere voglio il doppio.
Conduttrice: non posso accontentarti, mi spiace.
Uomo: quanto gli date?
Conduttrice: cento euro.
Chinaski: ma questa roba va in onda?
Uomo: va beh, dai. Gli altri cento li metto io.
Conduttrice: avanti.
Chinaski: sì, ma non saranno lacrime sincere.
Uomo: intanto piangi.
Chinaski (piangendo): mi fate schifo.
Uomo (accarezzando il cane): oh… sì. Così.