Ho già tutto
Non ho bisogno di niente, davvero, ho già tutto quello che mi serve.
Ho un paio di scarpe, tre paia di jeans, un cinquanta/sessanta magliette nere, due o tre camicie, i boxer e le ciabatte, il pigiama per l’inverno, le calze. Quando una di queste cose si rompe, vado a ricomprarla possibilmente identica. Non ho la minima idea di che cosa stiano facendo le mode e non me ne vanto, noto solo che adesso tutti portano il viola, quelle poche volte che esco di casa e passo davanti ai negozi vedo che nelle vetrine c’è un sacco di roba viola, per le strade un sacco di gente viola, ho visto molti con il giubbotto viola di Prandelli, la scorsa primavera, brutto, se devo essere sincero, ma Prandelli almeno una scusa ce l’ha, visto che, sai, allenerebbe la Fiorentina. Tu invece non alleni niente, non alleni la Fiorentina e non sei una bara, allora cazzo porti il viola, che sembri la mucca della Milka? Spero che il prossimo anno Dolce e Gabbana dicano che va di moda la merda (e tirati giù il collo della maglietta, dai, non sei nemmeno una Lancia Delta).
(A proposito) Non mi serve una macchina: ce l’ho. Se non avessi la macchina, non mi servirebbe, non ne sentirei la mancanza per niente, prenderei un motorino o una bicicletta. Guarda, è solo per pigrizia che non vado in questo preciso istante da un concessionario per fare uno scambio macchina-motorino. Anzi, nemmeno, io tendo a cadere da tutto quello che è in bilico, finirei ammazzato. Macchina-bici è meglio, la bici va piano, almeno se cado non muoio e se muoio ho il tempo di capire che me ne sto andando. Comunque, dicevo, è solo per pigrizia e per vigliaccheria, ma io, dentro, idealmente, sto andando in giro in bici da molto tempo. Andare in macchina mi piace, ma posso rinunciare. Ho smesso di fumare, di bere, di mangiare le salamelle. Posso smettere anche di guidare.
Ieri guardavo la mia macchina, mentre il cancello automatico si apriva (non mi serve il cancello automatico, è molto comodo, ma non mi serve, prendilo tu, mettilo nel tuo soggiorno: io, dentro, so di essere uno che può scendere tutte le volte per tirarlo a mano, così faccio anche esercizio, e poi non funziona mai niente, si blocca per le foglie, l’acqua, la neve, il caldo, lo sbalzo termico, devo scendere lo stesso, solo che mi arrabbio) e pensavo che è proprio una bella macchina, con i sedili in pelle grigio-blu, grande idea prenderli in pelle e di quel colore, così bella che è un peccato sia solo una macchina, cioè sui sedili in pelle ti ci puoi solo sedere, non è che. Li potessi baciare o scopare, va bene, ma non puoi e dunque la loro bellezza rimane separata, inutilizzata, mi fa venire la malinconia. Come quando una cosa è così bella che vorresti mangiarla. A te non capita? A me sì. Sento proprio che l’unico modo per riuscire ad averla sarebbe mangiarla, solo che non posso, perché morirei, e allora mi viene la tristezza. Meglio una bicicletta, non c’è storia. Una stupida bicicletta brutta, ti tiene la testa sgombra. O una Sacher, che è la felicità perfetta (ma ho smesso di mangiare anche i dolci).
Non mi servono i soprammobili. Se mi porti all’Ikea o in un posto del genere mi viene subito la frenesia di comprare tutto, mi piace tutto, le tazze colorate sono il mio punto debole, ne prenderei diecimila, e loro – i produttori di tazze colorate – lo sanno. Il fatto che non abbia bisogno di niente non vuol dire che non mi piacciano le cose, mi piace tutto, vorrei avere tutto, però non mi serve niente. E poi adesso sono diventato un consumatore responsabile, non sono più quello di prima, quello che spendeva cifre irragionevoli per acquisti inutili sulla base di sciocchi impulsi irrefrenabili. Non sono più quello che sapeva dire “ma che cazzo” di fronte ad ogni acquisto ma poi il problema era che lo diceva effettivamente di fronte ad ogni acquisto, lasciando una striscia insanguinata di “ma che cazzo” per una sfilza infinita di soldi buttati nel cesso.
Ah, sì, i soldi: mi servono, ma il giusto. Se penso a cosa farei con un milione di euro, penso che vorrei tante cose e però non vorrei finire subito i soldi e poi odio sentirmi spilorcio. Comunque non farei niente, li metterei in banca e continuerei a vivere come vivo adesso, chi se ne frega se si svalutano, si svalutano anche se li spendo.
Senti, è inutile, faccio prima a dire quello che mi serve, fermo restando che potrei rinunciare a tutto (sto sempre parlando di oggetti, di cianfrusaglie. Cioè il fegato mi serve, ci tengo. E le persone, chiaro).
Mi serve internet. Quando penso alle persone che vivono senza internet, mi viene l’angoscia per loro. Che brutta vita che vivono, e nemmeno lo sanno. Io posso stare qualche giorno senza internet, non sono il tipo che si annoia, però voglio averlo, mi migliora la vita.
Quindi mi serve una casa e, per secondo, dentro ci metto internet. Prima dell’acqua, del gas, non della luce, non del computer (uh, vero, mi serve un computer. Senza un computer muoio. Faccio tutto con il computer, è una protesi, mio figlio, il mio migliore amico. La prima cosa che faccio quando mi sveglio è accendere il computer, poi eventualmente vivo). Allora prima metto il computer, lo uso finché si scarica la batteria, poi la luce, ma forse era già compresa nella casa, poi internet.
“Con 32 euro le diamo internet
flat e la possibilità di telefonare gratuit…”
“Non voglio il telefono. Solo internet”.
“Ma la nostra offerta non prev…”
“Se mi dai il telefono lo spacco”.
“…”
Non per essere sgarbato, è che non mi serve il telefono, davvero, ho il cellulare. Il cellulare mi serve. E comunque non mi chiama nessuno tranne le persone della ristretta cerchia, e se mi chiama qualcuno al di fuori della ristretta cerchia non rispondo, se rispondo glisso.
Mi servono i libri. Da leggere. Dico sul serio. Mi metto lì e li leggo, mi piace un sacco. Ho un problema anche con i libri, nel senso di un problema feticistico. Ho un problema feticistico anche con le parole e la punteggiatura, non sono ferratissimo in grammatica e punteggiatura (ci sono quaranta complementi, io mi ero dimenticato dell’esistenza del complemento come parola e come concetto e come attrezzo sintattico), però ci provo, e comunque il problema rimane.
Ad esempio provo un profondo godimento a leggere libri come
questo, che ti spiegano perché è legittimo usare l’anacoluto (e perché i pedanti chiamano anacoluto la dislocazione, sbagliando due volte). Te lo consiglio, anche se cita un po’ troppo spesso Baricco. Massimo rispetto per Baricco, però l'avrei citato meno. A proposito, ti consiglio anche un romanzo davvero bello,
questo, con un personaggio adorabilmente cinico, di quelli che poi ti mancano.
Che cosa stavo dicendo? Ah, sì. Direi che mi servono gli scacchi, dico quelli veri, gli altri li trovo su internet compresi gli stronzi. Massimo rispetto anche per gli stronzi, sto registrando mentalmente tutto quello che mi dicono e un giorno scriverò un libro su come dedurre l’uomo da un gambetto (si può fare, gli scacchi sono come le impronte digitali delle tue nevrosi).
Allora mi serve una scacchiera da torneo, i pezzi da torneo, un orologio da torneo. Però non chiedermi di andare ai tornei fino a quando non ci saranno tornei ufficiali di scacchi a un minuto, altrimenti mi noio.
E poi, no, basta, mi sono fermato un secondo a riflettere e non mi è venuto altro.
È poco? Te l’ho detto che non ho bisogno di niente, quindi, boh, non so, mettici anche un gatto (no, scherzo, mi fanno schifo).
No, sono a posto, davvero.