giovedì, 21 maggio 2009

Addestramento di un cagnolino vergine

Il nuovo cucciolo di cane è identico al cane attualmente in carica (età umana stimata: quattrocentomila anni), cioè un pastore tedesco, il quale, mentre tutti giocavano e facevano le feste al nuovo cucciolo, si è fatto vedere in giro come a dire “ohi, sarei ancora vivo” (abbiamo provato a mettergli della paglia in bocca, ma la sputa).
Il nuovo cucciolo, appena uscito dall’uovo, ha cominciato a mordere tutto. Oggetti, caviglie, persone, se stesso. Inutile l’uso della forza: s’incazza. Nemmeno dirgli “no!” serve a granché, né altre cose come “basta”, “no, dai” o “ahia”. Il cane non sembra in nessun modo comprendere la nostra lingua.
Pessimo anche il metodo del biscotto inteso come riscatto, visto che l’animale ha abbastanza intelligenza da capire che devi essere tu l’ostaggio. Dare un biscotto al cane per farlo desistere fa sì che il cane ti morda non solo quando ha voglia di morderti, ma anche quando non ne ha voglia e invece ha fame, che nel suo caso è sempre. Scartato anche il metodo del cercare di non farsi mordere, fuggendo: il cane lo interpreta come un “dai, voglio giocare a farmi inseguire e poi farmi mordere le caviglie” - nella logica canina questo è divertente e sensato - quindi si agita, il liquido blu e il liquido rosso si mescolano e il cane esplode e diventa sensibilmente più agitato e incline a mordere più in profondità ogni tipo di tessuto umano.
Dicono che bisogna dirgli “bravo” quando fa una cosa giusta e “no!” quando ne fa una sbagliata. Mi hanno suggerito di dire “lascia!” pinzandogli le orecchie quando morde, per fargli mollare la presa, e “seduto!” per farlo sedere, subito seguito da “bravo” e/o da un croccantino, come premio. Poi ci sono “andiamo”, per farlo spostare, e “fermo!” per farlo fermare, altrimenti lui ti seguirebbe fino a letto, sotto le coperte, a morderti le chiappe tutta la notte. E comunque ci prova ugualmente e l’ho visto mordere il vetro verticale delle porte.
Ma tutti questi consigli non tengono conto della velocità con cui il cane agisce. Lui ti morde e tu “no!”, ma lui continua a morderti e tu intanto soffri e allora “no! no! no!” ma lui morde con maggior soddisfazione, poi ti viene in mente che ti hanno detto che il comando deve essere secco e unico, altrimenti perde efficacia, ma nessuno ti dice che cosa devi fare se il cane se ne strafrega. “No! Figlio di grandissima! NO!”. Nota: pessima idea chiamarlo Pentolino, a questo punto. Senti come suona? Pentoli-NO! Pentoli-NO! Siccome la bestiola memorizza solo le ultime sillabe di tutto quello che gli viene detto, quando mi morde e sente “no! no!” probabilmente pensa che stia facendo solo il tifo e che lo stia incitando a mordere più a fondo. Allora gli pinzo un orecchio e gli dico “lascia!” e lui lascia, sì, ma solo per mordermi la mano che lo pinza, e quindi: “No! Cazzo, no! Pentoli-NO!”. Un male boia, e il bastardo morde e intanto scodinzola, come fai ad avercela con lui? Prendo un croccantino per sfruttare il suo gastrocentrismo e finalmente lui molla tutto, in adorazione totale del cibo, e allora vorrei farlo sedere con un “seduto!” e, quando si siede, dargli il croccantino, poi dirgli “bravo!” e accarezzarlo, come premio, in modo da fissare il comando e da usare “seduto!” per staccarlo tutte le volte dalle caviglie e dalla mano, ma lui è già seduto, Dio buono, e io non ho altri comandi, dovrei farlo alzare e poi sedere in modo da potergli dire “bravo!”, ma se comincio a muovermi lui mi insegue e mi morde e siamo da capo e se gli do il croccantino troppo vicino al mordermi lui penserà che lo sto incitando e premiando per il fatto che mi sta mordendo e mi morderà con tutto l’amore e la gioia di cucciolo di cane che ha dentro.
Intanto lui continua a mordere. “No! No! Aaargh! No!!!”. “Seduto!”, si siede, “Bra…”, mi morde, “…vo! Ahi! No! Stron-ZO!”, lo pinzo e dico “lascia!”, ma non lascia, “seduto”, ma non si siede, “basta, ahi, ferma! Prendi un biscotto, toh!”, gli do il biscotto, lo mangia in tre millesimi di secondo, faccio un passo, mi è di nuovo addosso, da dietro, mi infilza il polpaccio. “Ma non ti va mai di fare altro?”, gli dico, e lui morde e sta zitto.
In effetti morde tutto, tutto il giorno. Penso che sia il diavolo. Ho chiesto lumi al veterinario e il veterinario, con la tipica faccia da veterinario, cioè quella di uno che una volta ha estratto un dente a un rinoceronte o che infila le mani dentro le mucche, mi ha guardato e mi ha sorriso, accarezzando Pentolino e brandendo una grossa siringa spaventacani (Pentolino, nel frattempo, buonissimo, immobile, coi boccoli e il saio).
“È perché gli stanno spuntando i dentini, povero caro”, mi ha detto. “È come un bambino piccolo”.
Pentolino ha annuito, io l’ho guardato sorridendo e lui ha strizzato gli occhietti come a dire facciamo i conti dopo.
“Allora gli starò alla larga quando arriva all’età puberale”, gli ho risposto, ma non so se ha capito.

chinaski77 alle ore 17:59 | link |
mercoledì, 20 maggio 2009



Ristorantopoli continua a mettermi nei guai. Andrea Valentini ne parla qui, su Liquida Magazine, dove mi hanno persino fatto delle domande alle quali ho risposto in maniera straordinariamente intelligente.
chinaski77 alle ore 12:58 | link |
lunedì, 18 maggio 2009

Cose più alte

Mio padre è il più grande lavoratore che il suo socio abbia mai conosciuto, mi ha detto una volta il suo socio, e il suo socio è il più grande lavoratore che io abbia mai conosciuto. Dopo mio padre, è chiaro. Sono un mix esplosivo, quei due: uno arriva alle sei del mattino, salta giù dal furgone, si frega le mani, accende le macchine e comincia a lavorare e non lo ferma più nessuno fino alle otto di sera. Fanno quattordici ore filate, se non sbaglio, e se ne può togliere giusto una e mezzo per il pranzo. Non credo di aver mai fatto una cosa per quattordici ore di fila, nella mia vita, tranne giocare a Championship Manager.
L’altro – mio padre – si alza alle sei del mattino, come minimo, prende Jisus per i riccioli e la trascina giù dal letto e la mette davanti ai fornelli e al frigorifero e le chiede gentilmente se “amore mio puoi scaldare il lattuccio?”. Lui dice che è perché gli piace fare colazione con lei. Lei grugnisce e penso che vorrebbe andare avanti a dormire fino almeno alle nove, ma in nome dell’amore si adegua e probabilmente recupera le ore di sonno mentre lui le racconta le sue mirabolanti avventure lavorative. Dopodiché mio padre raggiunge il suo socio e fa la sua tirata tale e quale a lui, mentre tutt’intorno le luci degli altri stabilimenti progressivamente si spengono e gli operai se ne vanno o si danno il cambio di turno e finisce il giorno o ne comincia un altro.
Mio padre mi ha sempre detto che, qualsiasi cosa avesse fatto, l’avrebbe fatta a questo modo, e io gli credo. Se avesse fatto il gelataio, avrebbe venduto gelati anche il quindici dicembre alle undici di sera a due barboni infreddoliti. Li avrebbe invitati dentro, perché è una persona di una bontà senza limiti, gli avrebbe dato una coperta e un termosifone e qualche biscotto e però anche un cono gelato. Garantito. Se avesse fatto il capo di governo avrebbe lavorato a decreti legge e risoluzioni tecniche e finanziarie dall’alba al tramonto, avrebbe vietato gli scioperi, avrebbe portato le ore di lavoro minime giornaliere a diciotto senza modificare il salario, avrebbe cancellato le ferie, le mutue, le malattie, avrebbe vietato i tramonti. Naturalmente il popolo sarebbe insorto nel giro di poco tempo e il palazzo del governo dato alle fiamme e mio padre non avrebbe capito ma, onesto com’è, si sarebbe dimesso, magari scuotendo la testa e sapendo di aver fatto tutto per il meglio. La gente vuole il lavoro ma non vuole lavorare diciotto ore al giorno. Mio padre e il suo socio sono un caso limite e io sono il caso limite opposto.
Com’è possibile? La mia teoria – perché ho una teoria – è che da un lato si debba considerare il fattore ereditario. Da un genitore ho ereditato certe cose e dall’altro certe altre. Da mio padre ho ereditato il colore degli occhi, ad esempio, da mia madre gli occhiali. Fiducia illimitata nei propri mezzi: padre. Imbranataggine: madre. Presunzione d’infallibilità: padre. Sospetto di aver fallito, a prescindere: madre. Tendenza a essere soverchiato: madre. Idiosincrasia per il conflitto: padre. Eccellenza nonostante tutti questi apparenti difetti: padre. Altri difetti non elencati: madre. E così via, fino a: pigrizia: madre; ferrea determinazione: padre. L’unione di queste ultime due ha prodotto lo strano individuo eternamente sfaccendato che sono.
Dall’altro lato, poi, c’è che il mio carattere si è senz’altro formato per reazione. Per quanto io stimi mio padre oltremodo, è piuttosto evidente che sono venuto fuori per contrasto, senza volere, come un negativo. Lui è un uomo pratico, io sono una nuvola di fumo. Lui bada al sodo, io leggo un libro. Lui se non è impegnato si sente perso, io mi perdo nel disimpegno. Lui se non lavora si deprime, io mi deprimo al pensiero. Lui ha le mani segnate dall’attività e dal sacrificio, io ce le ho ancora avvolte nel pluriball.
Andando a ritroso non saprei trovare un evento particolare che può avermi fatto diventare così, che può avermi aiutato a sviluppare la mia spettacolare filosofia non-lavorativa, non-partecipativa, non-contributiva. Alle elementari ricordo che io giravo in bici per la campagna circostante. Alle medie ero sempre in bici che gironzolavo, inseguito da alcuni discepoli-cane. Poi in motorino, sempre a gironzolare, i cani più indietro, dei puntini scodinzolanti nei retrovisori. Al liceo ho scoperto il bar e qualcuno in casa cominciava a sentire puzza di bruciato. Arrivata la patente, poi, non mi hanno proprio più visto, e lì hanno cominciato a capire che, forse, ero nato per fare altre cose. Cose diverse. Cose più alte. Cose tipo niente.
chinaski77 alle ore 10:54 | link |
martedì, 12 maggio 2009

Me stesso alla radio

Ed ecco il podcast della trasmissione andata in onda sabato, se davvero te la senti di sentire la mia voce.
chinaski77 alle ore 08:16 | link |
lunedì, 11 maggio 2009

Accalappia Jisus

[venerdì]

Domani posso venire anch’io alla radio?
Ma certo, Jisus.
Eh, cosa cosa? Allora vengo anch’io.
Ok, Padre.

[sabato, ore 7:00]

Pronti, ragazzi?
Uh, la Rai! Che bello…
Sono proprio curioso di vedere com’è fatta la…
No, aspettate: entro solo io, ok?

Voi dovete aspettare in macchina.

Cioè, non è che posso andare alla Rai accompagnato dalla mamma e dal papà, lo capite, no?
Sì, sì, capiamo…
Ecco, dai. Ho quasi trent’anni, che figura ci…
Trentadue.
Ok. L’importante è che restiate in macchina. Non scendete, non prendete iniziative, non...
Ma certo, non ti preoccupare.
Che cosa mi rappresenterebbe quello, Jisus?
Questo? Niente, è solo un termos.
Allora non ci siamo capiti. Niente termos. Niente tovagliolini, niente macchine fotografiche o salviettine umidificanti. Non fate tutte quelle cose da genitori, ok? Stiamo andando alla Rai, diamine, un po’ di contegno. Fate finta di essere due miei amici anziani.
Ma è per la colazione…
Metti via quel termos, tesoro.
Bravo papà, diglielo.
Ma…
Su, dallo a me.
Ma non può andare in radio a stomaco vuo…
Sì, hai ragione, ma lui non lo vuole, mettilo via.

Senti, ok, lasciale portare il termos, non c’è problema. Non scendete dalla macchina, questo è il punto.
Ci vuoi anche l’orzo, nel latte?

 [Sabato mattina, ore 8:30, parcheggiati in una traversa di Corso Sempione]

Bene, allora io vado. Ci rivediamo qui tra un paio d’ore. Mi raccomando: voi non ci siete.
Non ci siamo.
Esatto, non ci siete.
Siamo solo frutto della tua immaginazione.
Proprio così. Ho trent’anni, Dio buono.
Trentadue.
Restate qui. Niente iniziative.
Ma per chi ci hai preso?
Jisus, torna qui. Dove sta andando tua moglie, Cristo santo?
Non saprei. Tesoro, dove stai andando?
Dimmi dove cazzo sta andando, Papà.
Non so, dovrà fare pipì.
E me la deve fare proprio in Corso Sempione, porca puttana?
Tesoro?
Ti do cinque secondi per recuperarla.

[8.35, recuperata Jisus, io sul marciapiede, loro in macchina]

Non scendete dalla macchina. Se vedono che sono venuto coi genitori sono fottuto.
Sicuro di non volere un po’ di torta?
Non. Scendete. Dalla. Macchina.
Soffiati il naso, almeno.

[ore 8.55, in ascensore, dentro la Rai, in compagnia di Claudia Ceroni, autrice del programma]

Ciao.
Ciao.
Come stai?
Bene, grazie.
Ci hai messo molto ad arrivare?
Ma no.
A che ora sei partito?
Siamo partiti alle…
Partiti? Ma… in quanti siete?


Sono venuto con [inventaqualcosainventaqualcosainventaqualcosainventaqualcosainven…] i miei [finita].
Con i tuoi?!
Sì [finita].
Ma dai.
Già. Gli ho detto di aspettarmi di sotto col motore acceso.

[ore 10.40, dopo la trasmissione, Jisus e il Padre si sono spostati con la macchina dalla traversa di Corso Sempione a non più di tre metri dall’antenna della Rai]

Sei andato benissimo! Bravo!
Mi sembrava di avervi detto di non muovervi.
Ci avevi detto di restare in macchina, non che non potevamo spostarci con la macchina.
Si sente bene la radio da sotto l’antenna?
Molto bene. Vuoi fare merenda?
chinaski77 alle ore 08:15 | link |
mercoledì, 06 maggio 2009

Cose da farne dei libri

Oggi, nell'inserto milanese di Repubblica, la benefattrice Carlotta Magnanini parla di me e del mio amico Ristorantopoli.
Inoltre, e salvo imprevisti, sabato 9 maggio, dalle ore 9.30 alle 10.30, sarò su Radio 2, ospite di Federico Taddia a L'altrolato, perciò venerdì sera andate a letto presto, poi alzatevi presto e sintonizzatevi sul sottoscritto.

chinaski77 alle ore 10:34 | link |

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Ristorantopoli su anobii
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Chinaski alla radio
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consigliami un libro
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fumare è pericoloso
e questo lo chiamiamo teologo
questo post è come un figlio
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