giovedì, 29 gennaio 2009

L’antennista

Tra le tante cose che possono succedere se vengono giù due metri di neve c’è che l’antenna muoia.
Ora, io non sono mai andato su un tetto a vedere un’antenna da vicino, onestamente, a parte quella volta che ero su un tetto con Ema ma in effetti ero più concentrato su Ema che sulle antenne, dunque le ho sempre viste da terra e ok, niente da dire, però alla fine mi sembrano aggeggi sostanzialmente stupidi, specie di attaccapanni o manici di scopa ramificati, e non so nemmeno come funzioni la cosa nel dettaglio, a parte che so che se muovi un braccino i canali migliorano o peggiorano finché c’è il caso che tu l’abbia mosso troppo e allora vedi le bestioline grigie che brulicano come Poltergeist o come quando scolleghi il cavo, solo che se il cavo è collegato allora sei fottuto, tutto qui, però, ecco, messa giù così (ma forse proprio perché messa giù così) mi pare che non sia la cosa più complicata nel mondo, tanto che io avrei pensato di provare a sistemare il tutto tirandogli un pallone o un sasso o costruendo un complicato sistema di scope Pippo per arrivare a sintonizzarla meglio standomene comodamente seduto sulla sdraio in cortile al fresco sole di gennaio.
Ma alla fine ho chiamato un antennista.
Banalità numero uno, in un mondo ideale le cose vanno che: viene giù la neve, l’antenna muore, chiami l’antennista, che viene, che va su, che risolve il problema e che scende. Fine. Non vuole neanche i soldi. Tralascio che in realtà in un mondo ideale viene giù la neve e non succede niente. O non viene giù la neve. O viene giù (o su) e invece di rompere le cose le aggiusta, se fossero mai rotte, ma non lo sono, quindi l’antennista non esiste, perché le antenne spuntano, anzi nemmeno servono, e via dicendo.
Banalità numero due, nel mondo reale c’è un rubinetto esistenziale abbastanza grosso dal quale esce liquame nero puzzolente a getto continuo. Quindi. Viene giù la neve: disastro. Piove: disastro. Tira vento: disastro. Magnifica giornata di sole: ti muore il gatto (ma hai capito male, era “tumore al retto”). Inoltre chiami l’antennista e lui impiega otto-dieci giorni a venire, poi viene e invece di aggiustare complica tutto, il problema non si risolve, se ne creano di nuovi, tiri un filo bianco e non funziona più l’occhio destro, spendi 650 euro per raddrizzare un palo di ferro infilzato nel tetto e il risultato è che sì, riesci a vedere la tua squadra di calcio, ma prima vinceva e adesso perde perché il segnale è disturbato e il portiere non vede bene la traiettoria delle palle.
Comunque non è questo il punto. Il punto è che l’antennista potrebbe ad esempio non volersene più andare via. Potrebbe creare problemi che non sapevi di avere e che anche adesso che sai di averli non te ne frega niente di risolverli ma lui vuole risolverli, no, anzi, lui vuole che tu voglia risolverli, è una cosa perversa, una sensazione mai provata prima, lui non accetta che tu te ne sbatta della direttiva europea della merda (si chiama proprio così, mi ha mostrato il foglio con il timbro della zampetta di un opossum), ti accusa di essere stupido e lo fa in un modo che sembra velato solo al suo cervello:

- dobbiamo risolverlo.
- non voglio risolverlo.
- sarebbe stupido non volerlo risolvere.
- …
- molto stupido.
- …
- da stupidi, oserei dire.

e ancora altre sgradevolezze che non eri abituato a veder capitare né singolarmente, né tutte insieme.

La prima cosa che dice appena entrato è “ci vuole un decoder”. Così. Non buongiorno, come va, disturbo, come sta, vediamo quest’antenna, figliolo ti prometto che riuscirò a farti vedere Pizzighettone-Real Pusterlengo dovessi sacrificare la mia vita per questo. No. “Ci vuole un decoder”, punto. Lo ha sentito nell’aria, che c’è un decoder di meno, e non c’entra niente il fatto che dal tubo di scappamento della sua auto sgoccioli un decoder dopo l’altro, è una bassa insinuazione di un individuo stupido. Comunque sono preparato e gli sorrido e mentalmente mi segno con uno scalpello “qualsiasi cosa succeda, non comprerò un decoder da questo tizio”. Anche perché il decoder ce l’ho e funziona e il problema è sul tetto.
Per seconda cosa, non vuole vedere il problema. È strano perché i medici non ti lasciano mai fare un’autodiagnosi:

- dottore credo di avere una piccolissima innocua cisti qui vicino al gomito vado via.
- mi faccia vedere.
- ma è una cisti, fa freddo, ho lasciato il gomito nell’altro cappotto.
- mi faccia vedere.
- guardi, è stato un errore venire qui, la cisti ce l’ha mio padre ma si vergogna, lasciamo stare.
- mi faccia vedere.
- se mi dà un foglietto gliela…
- mi faccia vedere.
- ok. Ho una foto fatta col cellulare.
- mi faccia vedere.
- ok.
- oh, mio Dio: quello è un tumore maligno infiltrato, Cristo santo.
- oh. Mi consiglia di fare qualche accertamento?
- no. Non sono mai stato così sicuro di una cosa in vita mia e glielo dimostrerò… (apre un cassetto, estrae una rivoltella) sparandole adesso…

mentre gli antennisti a quanto pare vanno abbastanza sulla fiducia. Ma in realtà questo antennista in particolare sembra essere uno di quegli antennisti con un piano. Si guarda intorno e la diagnosi è che “qui ci vuole un impianto nuovo per digitale terrestre”. Segno mentalmente “tutto ma niente impianto nuovo” e gli dico che non chiedo molto, voglio soltanto che funzioni il canale culturale 121, quello di Pizzighettone-Real Pusterlengo, tutto il resto può anche non vedersi mai più, me ne frego, voglio solo che vada sul tetto a tirare un paio di calci all’antenna e mi faccia vedere la partita del cazzo, che forse neanche la guardo, non è questo il punto, il punto è che mentre non la guardo voglio sapere che se volessi potrei guardarla, altrimenti provo un senso come di soffocamento, non so se mi spiego, è una specie di claustrofobia dello svago, non mi piace essere costretto in un unico divertimento, insomma, la prego.
Ad ogni modo mentre io parlo lui è già sul tetto. Capisco che non potrei mai fare l’antennista perché io non potrei mai dire, come ha fatto lui, “intanto vado su a vedere”. Intanto? Io arriverei e direi come prima cosa né buongiorno né come stai né che altro ma direi:

- oh, sia chiaro, io sul tetto non ci vado.
- come sarebbe a dire che non va sul tetto? E come l’aggiusta, l’antenna?
- lo vede questo complicato sistema di scope Pippo?

Ecco. Andare sul tetto sarebbe al massimo l’apice della mia giornata o l’eccezione alla regola e mi servirebbero un binocolo e un bastone molto lungo e un tappeto per meditare e dovrei essere completamente a digiuno, poi corde, rampini, materasso gonfiabile e pompieri.
Lui invece dice così come niente e subito dopo salta sulla scala e, cosa che mi lascia di stucco, chiede pure una scala più piccola - di quelle traballanti e sbilenche che io non ci salgo nemmeno per allacciarmi le scarpe - con l’intenzione di usarla quando sarà sul tetto, cioè sale su una scala con una scala, che è folle, e per fare cosa? Non lo so. Dove altro vuoi salire una volta che sei salito sul tetto? Non c’è un posto più alto del tetto, dio buono. Comunque lui sale e scompare dall’altro lato e io torno alle mie cose. Ogni tanto guardo la finestra e mi aspetto di vederlo passare a velocità smodata, poi immagino il tonfo e mi vedo lì a punzecchiarlo. Ma so che non cadrà perché questa gente non cade e se cade ha i cuscinetti.

Quando torna, il verdetto è inappellabile: “ci vuole un impianto per il digitale terrestre, guardi cos’ho trovato sul tetto”, e mi mostra un foglio. “Ma quella è la direttiva europea della merda di prima”. Lui se la rimette in tasca e dice “sì, ma l’impianto ci vuole”. “No, guardi”, gli dico, “si limiti a sistemare l’antenna vecchia” e lui tira fuori dalla tasca una montagnetta di polvere di allume e mi dice “si riferisce a questa?”. Qui mi arrabbio. Lui non se ne accorge, ma mi arrabbio. Gli dico: “Allora, mi ascolti bene: io non voglio l’impianto nuovo, ok? Non lo voglio”.
Visibilmente turbato, torna sul tetto. Per un po’ non lo sento e me lo immagino tipo in meditazione gambe incrociate sul comignolo o mentre accarezza un decoder o mentre s’incanala energia elettrica per mezzo di cavi d’antenna. Vado in bagno e quando esco lo trovo che gironzola per casa guardando dietro i mobili.

- cerca qualcosa?
- volevo vedere dov’è che vengono giù i fili casomai un domani volessi tirar giù per l’impianto.
- non voglio nessun impianto.

Improvvisamente dice che allora deve andare a prendere una cosa e poi torna per finire il lavoro.
Io so che non lo vedrò mai più, ma siccome sono molto più scaltro, con una scusa (“lasci la scala snodabile come pegno”) gli faccio lasciare la scala snodabile come pegno. Dopo quattro ore, sopraffatto dalla mia superiore intelligenza, ritorna, completamente ricaricato e di ottimo umore, tanto che mi fa un segno come a dire “avevi strizza, eh?”, e io, serafico, gli indico la sua scala come a dire “avevo il pegno” e lui, serafico, mentre tira giù le sue cassette e le sue pinze mi dice che:

- una volta sono andato da uno per un lavoro, poi dovevo andare via e lui mi ha fatto lasciare la scala. Sono tornato due settimane dopo e lui mi ha detto “come hai fatto due settimane senza la tua scala?” e io gli ho detto “a casa ne ho un’altra”

dopodiché spicca un balzo e sale sul tetto senza usare la scala, atterra con un carpiato e scompare dentro un comignolo.
Quando torna di sotto, in casa, andiamo davanti al televisore, che ora funziona perfettamente. A questo punto penso che tutto sommato è andata bene, che posso pagarlo, che può andarsene, che non è stato necessario nessun impianto e che avevo ragione. Lui osserva l’immagine e disquisisce sulla nitidezza, fantasticando di bilanciamenti e agganci, e mentre lo fa si batte il giaccone con le mani sporche per staccarsi di dosso pezzettini di croste nere, facendole svolazzare nell’aria e facendole cadere sul divano e sul pavimento e nel mio naso e intanto dicendo:

- non hai idea di che cosa ho trovato sul tetto.
- in effetti no.
- un casino ma un casino di carcasse di uccellini morti in putrefazione.
- che meraviglia. Vado a lavarmi i denti col gentalyn.

In ogni caso non è soddisfatto del risultato, dice che “ancora qualcosa non va”, perciò risale sul tetto e continua a trafficare per altre due ore fino ad arrivare al punto in cui quando è sul tetto in una certa posizione i canali si vedono ma se appena fa per scendere non si vedono più. Dopo una breve riflessione e una specie di crisi di coscienza, esco e gli tolgo la scala, ma lui plana soffice sul tettuccio della macchina e dice “ok, ora funziona”. E in effetti funziona. E finalmente l’antennista se ne va. E i canali si vedono. E il Pizzighettone sta perdendo. E alle 19 e 32 la televisione del soggiorno si è accesa per conto proprio.
chinaski77 alle ore 09:36 | link |
domenica, 25 gennaio 2009

Come configurare una rete domestica e poi togliersi la vita

Per il mio 32esimo compleanno ho deciso di regalarmi una rete domestica. La mia lunga esperienza di persona che perde intere giornate e nel complesso l’intera vita a inventare nuovi modi di bestemmiare voi sapete chi e con lui tutti quelli che nel 2009 non sanno ancora creare una cosa che fai tutto con un tasto e poi basta (esclusi i mac, sia chiaro, che si sa fanno tutto da soli mentre tu sei a letto a dormire beato e al mattino quando ti svegli non solo si sono configurati per conto proprio e stanno già scaricando e condividendo e ti hanno già preparato un assetto per Montecarlo ops volevo dire un nuovo foglio di presentazione per la tua presentazione in ufficio, ma ti hanno anche preparato la colazione e fatto una sega e scuoiato il gatto, salvo poi saltare fuori che A) il tuo server di scacchi volevo dire documenti importantissimi per la salvezza del pianeta non ha in previsione una versione mac del software per i prossimi diciamo quindici-venti generi umani e che B) il tuo mac si romperà in un modo elegantissimo e silenziosissimo per il quale non temere era stato già previsto un modico sovrapprezzo e che C) scoprirai dunque che le persone che dovranno occuparsi della riparazione del tuo mac-chic non sono affatto mac-persone ma normalissime persone windows come tutte le persone del mondo e questo vanificherà in maniera spettacolare il presunto vantaggio di avere un mac-abat-jour sul mac-comodino del tuo meraviglioso mac-mondo) mi ha insegnato (la mia lunga esperienza di persona eccetera, dico) mi ha insegnato non solo che niente funziona mai, ma che tutto tende a non funzionare mai e in un modo che non ti permette di andare a letto e fartene una ragione e sapere che domani penserai ad altro, ma in un modo invece così sofisticato e irrazionale e grottesco che tu, persona cocciuta e orgogliosa e ancora pateticamente convinta di poter essere meglio di una macchina ma fondamentalmente stupida, stai ancora lì alle due di notte a configurare nuove configurazioni di imprecazioni di santi al solo fine di ah ah ah far funzionare la tua più che superflua fottuta rete domestica assolutamente dotata di una volontà propria e di una volontà alla tua volontà specularmente contraria.
Perciò: sul computer 1 gira Windows Xp e ben mi sta. Sul computer 2 gira Windows Vista e ben mi sta. Tra l’altro, quando ho preso il computer 2 ero sinceramente dimentico dell’esistenza di Vista e di Vista conoscevo solo uno spot per il pubblico ludibrio dove un tizio chiedeva migliaia di autorizzazioni del tipo anche per permettere all’utente di pulirsi il culo e ora io trovo delizioso e squisito e alla fine anche giusto che in effetti Vista mi chieda autorizzazioni multiple anche solo per spostare il file vuoto nuovo documento.txt, creato per sbaglio avendo accidentalmente starnutito sul mouse, nel cestino di se stesso. XP invece è tutto sommato tranquillo e vecchio stile, nel senso che se metti il piede sulla mattonella sbagliata ti spara quello STUD! molto caratteristico che mi fa sentire in colpa e mi fa venire voglia di non farlo più e di chiedergli scusa ma per il resto, per quello che ho visto, funziona cioè volevo dire non funziona ma lo fa secondo una procedura.
Naturalmente dopo aver tentato la via pulita (clicca qui per creare una rete domestica! Scegli l’opzione desiderata [eh, addirittura le opzioni: è fatta] 1) rete domestica per condividere internet con il tuo vicino di casa; 2) rete domestica per condividere il tuo conto corrente con tutti i tuoi amici! (crea un home-banking lan party!); 3) rete domestica per condividere stampanti, tostapani, citofoni, mamme e sfinteri; 4) rete domestica tra computer con differenti sistemi operativi [vai, è la mia] del tipo [del tipo?] 1) Xp Home Edition-Xp Professional; 2) Win98-Vista; 3) Vista Premium-Workbench 1.0; 4) Xp Home Edition-Vista 1984), bene, dopo la via pulita ho cominciato con lo smanettamento.
Il bello dello smanettamento è che, aprendo contemporaneamente cinque diversi forum e documenti tecnici di vario tipo con cinque o più soluzioni diverse per ciascuno per problemi che non sono mai esattamente e propriamente come quello che hai tu, e applicando le cinque o più soluzioni al medesimo tempo, prima un po’ una e dopo un po’ l’altra, clicca qui, condividi qui, crea account là, e utenti qui, e attiva e disattiva là, ecco, alla fine ti ritrovi con un garbuglio non reversibile di regedit e sysconf e letsformatC e itsallinhere (importantissimi file system punto god! sono stati cancellati fisicamente dalla memoria e sbriciolati deframmentati polverizzati spruzzati nell’aria circostante) che o funziona o non funziona (non funziona) e che se funziona ha prodotto strani sinergismi (desueto: cambiare in sinusiti) come ad esempio che ora il computer 1 vede il computer 2 ma il computer 2 non vuole più vedere il computer 1 ma in realtà si scambiano i file di nascosto e si mandano sms da un sito a pagamento ma il computer 1 se il cavo di rete è inserito non naviga più e ha tre diversi indirizzi ip mentre il computer 2 quando esci dal bagno sei praticamente sicuro che si era caricato gp4 da solo e stava facendo 1.02.28 a Interlagos (niente bandiere nere, mr “io sono obiettivo”, vero?) ma tutto questo in fin dei conti non ha la minima importanza perché tu sai benissimo che dietro la configurazione della rete domestica c’è una massa inimmaginabile di più o meno piccoli cazzi da risolvere che impiegheresti una vita a risolvere (se riuscissi o fosse possibile risolverli) e che dietro alla massa ci sono loro, sempre loro, e intendo loro dell’Organizzazione Segreta per la Direzione della Mia Vita, l’Impresa dello Pseudo-Fato o come potrei chiamarlo o chiamarli, e mi riferisco tra le altre cose a quei macinini con dentro il vecchio col cappello che escono dalla via laterale o dal cortile proprio mentre io sto arrivando e mi costringono a frenare e all’inizio non capivo ma ora so che hanno un auricolare e quelli dell’Organizzazione in contatto radio gli dicono bzz…bzz…presto, entra ora! Deve passare alle 16.05 davanti all’edificioB4, perché tutta la mia vita deve seguire una tabella di marcia che solo loro conoscono, calcolata su un loro calcolo astronomico, per farmi essere dove devo essere nel luogo in cui devo essere per il motivo che loro sanno e che loro vogliono ma no, io l’ho capito, e ora che l’ho capito non mi farò più mettere sotto, lo giuro, li scavalcherò e scapperò e riuscirò a distruggere tutti i loro piani, i piani che hanno per me, e adesso, sì, cazzo, adesso vado a letto, e dunque mi spoglio all’improvviso apro la finestra anzi no la sfondo e corro, comincio a correre, nei campi innevati, al buio, finalmente libero (bzz..bzz…contadino n° 543, sta uscendo).
chinaski77 alle ore 08:56 | link |
sabato, 17 gennaio 2009

Next?

Nel pomeriggio un aereo della Royal Mail atterra nel cortile di casa. Un uomo con l’uniforme sempre della Royal Mail ne discende consegnandomi il pacco con il joystick arcade usb ordinato per il Padre. Alle ore 21.15 collaudo il joystick personalmente e noto con piacere che non sono più presenti i seguenti difetti comuni al precedente defunto joypad: andare prima a destra prima di andare a sinistra, andare prima a sinistra prima di andare a destra, andare un po’ su, un po’ giù, su e giù, prima di andare su o giù, fare una qualsiasi di queste cose partendo da un qualsiasi stato di quiete. Al tempo stesso noto una lieve perdita di agilità, ma noto anche come si possa superarla con un po’ di pratica e di pazienza e delicatezza.
Alle 21.18 consegno il joystick direttamente nelle mani del Padre, dicendogli “questo funziona, niente scuse”. Il dipendente della Royal Mail ci sorride e dice “beh, allora io…” e mette una mano sulla maniglia. Io gli metto una mano sulla mano sulla maniglia e lui mi guarda e io socchiudo gli occhi e gli faccio “no” con la testa. Il dipendente deglutisce e poi va a sedersi su una sedia.
Alle 21.19 assisto alla prima partita del Padre con il meraviglioso joystick funzionante. Il Padre sembra dapprima trovarsi a proprio agio ma poi comincia a lamentare improvvisi cambi di direzione fantasma. Gli spiego come mai non è proprio possibile che avvengano cambi di direzione diversi dai cambi di direzione determinati dalla sua volontà e dopo che ho ripetuto la frase sei volte in meno di un minuto sembra convincersi. Alle 21.20 cerca di imboccare una strettoia ma non riesce e finisce contro un muro rosa e viene mangiato da Caccolino e mi dice “vedi?!”, ma io non vedo niente, dopodiché mormora un poco rassicurante “con qualche tirone però funziona”. Alla parola tirone il dipendente della Royal Mail mi guarda preoccupato e io gli faccio un gesto come a dire “ti tengo d’occhio”. Alle 21.22 me ne vado nella stanza attigua a leggere un buon libro sorseggiando tè al cocco. Dall’altra stanza sento solo rispettivamente musichetta vita persa, musichetta vita persa, musichetta vita persa, musichetta nuova partita e così via in loop. Presumibilmente intorno alle 21.45 odo una probabile bestemmia. Poi silenzio e poi riprendono le musichette di prima.
Alle 22.18 il Padre viene da me e mi comunica che il joystick è rotto.
Dopo un rapido test, constato che il joystick è rotto, probabilmente per un tirone di troppo, congedo il Padre con una pacca sulla spalla, metto il joystick in un cassetto spingendolo molto in fondo e infilandomi le scarpe e la giacca faccio segno al dipendente della Royal Mail di seguirmi in cantina.
chinaski77 alle ore 15:58 | link |
mercoledì, 14 gennaio 2009

Guida (avanzata) a Miss Pacman

Miss Pacman ha dimostrato di esercitare un forte raggio invisibile traente su tutti gli esseri umani di sesso maschile nell’arco di dieci metri, la prima volta, dopodiché l’influsso si è rilevato di tipo prettamente psicologico (ossessivo) e si è dimostrato capace di esercitare il suo effetto in ogni luogo e in ogni tempo. Stessa cosa per gli esseri umani di sesso femminile, solo che nel loro caso non si è mai verificato l’influsso psicologico, il che rientra nella tipica e al momento inspiegabile recalcitranza femminile a trovare divertenti i videogiochi (così come molte altre cose obiettivamente divertenti, tipo gli scacchi e scommettere sulla morte dei vecchi).
Si è capito però come possa essere o essere stato il gioco arcade più venduto nel mondo, oltre al fatto che nel 1982 la più seria minaccia tra la concorrenza era rappresentata da questo:




gioco peraltro bellissimo, anche se il giudizio potrebbe essere influenzato dal fatto che la più seria minaccia tra la sua concorrenza era rappresentata da questo:




gioco peraltro bellissimo (nessun concorrente).

Il Padre, dopo venticinque anni trascorsi a rammentarci quel suo strepitoso record di 250.000 punti scritto su una fantomatica bottiglia di liquore rotolata non si sa bene quando non si sa bene dove (che poi, voglio dire, avevo cinque barra sei anni, oh Padre, potevi anche scriverci UN TRILIONE DI BILIONI sulla bottiglia, no? A parte che l’etichetta di una bottiglia di liquore, voglio dire, non è il posto più attendibile che mi venga in mente), ha dimostrato di avere qualche difficoltà a ripetere le gesta, come mostra chiaramente la classifica di questi ultimi quindici giorni di gioco:

P

Giocatore

Punteggio

Partite

Comandi

1

Chinaski77

126.200

86

Tastiera

2

Smeriglia

109.270

205

Tastiera

3

Padre

65.460

4794

Joypad

4

Jisus

10.850

6

Joypad

5

Ema

10.200

2

Joypad

6

Ragazza di Smeriglia

0

0

Occhi


con Ema che insisteva nel mangiare fantasmini anche quando i fantasmini non erano mangiabili (non li devi mangiare/è più forte di me) e la risposta automatica "non serve a niente dire ma se non ho nemmeno giocato" alla prevedibile quanto sterile obiezione della Ragazza di Smeriglia.
L’istinto di conservazione competitiva del Padre ha subito prodotto una mirabile serie di scuse che non meriterebbero risposta ma che vado per correttezza a elencare:

- usare i tasti non vale.
- questo coso qui non va.
- questo coso qui va dove vuole.
- è impossibile giocare con questo coso qui.
- [santo random] + [epiteto inglorioso random]
- ho il pollice troppo grosso.
- sono stanco.

Per la prima scusa le risate di scherno tuttora riecheggiano, mentre a onor del vero va detto che il joypad analogico a trencentosessantamila direzioni studiato dalla Nasa per i videogiochi di ultima generazione e dunque pensato per sguainare spade, saltare da lampadari a balconi, vaporizzare bolle fluorescenti o generare scudi magnetici magici, fare doppipassi, rovesciate e sombreri, beh, si è rivelato molto poco a suo agio con l’ottuso sistema a 4 direzioni di Miss Pacman, che, ricordo, è solo una pallina gialla bidimensionale senza gambe né braccia munita di fiocco sulla testa e bocca polifagica mai doma. Comunque, siccome la competizione è sacra e io voglio che non ci siano dubbi sulla mia schiacciante superiorità, gli ho ordinato un joystick usb arcade dalla vecchia Inghilterra, il che, considerando il portatile, i joypad, una cloche per caccia-bombardiere bocciata in due secondi, il joystick inglese e Dio solo sa che altro è servito e servirà per completare e rendere pienamente godibile questo regalo, farà salire il prezzo dai 9 euro iniziali a qualcosa tipo 700, il che non mi pare proprio lo configuri come il regalo più economico del mondo.
Detto questo, essendo io l’attuale campione in carica e, se mi è consentito dirmelo da solo, il campione di Miss Pacman in senso assoluto almeno per quanto riguarda il nuovo millennio (sono anche probabilmente l’unico sul pianeta a giocare ancora a questo gioco), e non avendo dubbi sull’utilità di quanto sto per fare, ho deciso di scrivere e pubblicare (gratuitamente!) su questo blog una rapida ma esauriente guida (avanzata) per diventare campione di Miss Pacman. So bene che in questo modo Smeriglia si avvicinerà pericolosamente al mio record e forse riuscirà persino a batterlo "quando i maiali voleranno", ma sono anche sicuro di avere nel braccio un potenziale 150.000, se mi capita la giusta serie di schermi-banana.
La guida sarà pubblicata successivamente per ragioni di spazio (sono 1.100 pagine, escluse le figure).
chinaski77 alle ore 17:01 | link |
sabato, 10 gennaio 2009

I gay nel calcio

Non avrei mai pensato di scrivere un altro post sui gay o sul calcio a distanza così ravvicinata, figurarsi un post sui gay nel calcio, però, visto che ogni due/tre settimane un personaggio del mondo del calcio se ne viene fuori dicendo perentoriamente che nel calcio non ci sono gay e visto che a me la gente che pensa che una cosa non sia vera per il semplice fatto che non riesce a tollerare l’idea che lo sia mi fa nascere dentro il forte desiderio che possa presto sperimentare la suddetta cosa in prima persona, beh, insomma, resisti una volta, resisti due, alla fine non resisti più, e siccome nessun giornalista risponde a tono ai vari Lippi, Cannavaro, Gattuso, ecc. quando dicono certe idiozie, magari chiedendogli quello che ogni persona dotata di ragione gli chiederebbe in una situazione del genere e cioè “come fa a saperlo? Ha provato a spompinarli tutti?”, beh, lo faccio io: come fa a saperlo?
Perché a me sembra ovvio, invece, che i gay nel calcio esistano più o meno come esistono al supermercato, nelle università, nella Chiesa, tra i cowboy e al balletto (un po' di più al balletto). Che poi in certi ambienti le percentuali siano invertite, ok, ad esempio una volta sono stato costretto a guardare dieci minuti di Amici e lì era praticamente impossibile distinguere non solo l’orientamento sessuale di presentatori, pubblico e concorrenti, ma anche il loro sesso o la posizione del pene, della vagina e dell’ano, che molti sembravano avere in pieno viso, perciò, sì, ci sta, ma il calcio non mi sembra proprio un ambiente a prova di gay, anzi, guardateli bene, i calciatori, razza di culturisti depilati, impomatati, che fanno il bagno nudi insieme, dormono nella stessa stanza a coppie, si baciano, si abbracciano, si toccano tutto il tempo, se ne vanno in giro coi colpi di sole, gli orecchini, i vestiti firmati, i codini e altre cose da femmine (tra l’altro io ho un sacco di amici che fanno i calciatori, anche se a livello amatoriale, e molti di loro mi hanno confidato di essere gay e nessun altro lo sa e mi hanno pure confidato che come accorgimento per non farsi scoprire è sufficiente stare bene attenti a non infilare il pene nel sedere di un compagno di squadra non consenziente).
Leggendo l’intervista di Lippi, per prima cosa mi è venuto da pensare che il difetto più grave delle persone ottuse è che, essendo ottuse, non hanno nessuna persona intelligente a difenderle o in grado di esporre in maniera almeno apparentemente non ottusa le loro ottusissime idee. Ad esempio Lippi dice che “onestamente” lui “crede” che nel calcio non ci siano gay perché in quarant’anni non ne ha mai “incontrato uno”. Al posto del giornalista io avrei indagato meglio:

- come fa a esserne sicuro, signor Lippi?
- beh, diavolo, me ne sarei accorto.
- potrebbe descrivermi un gay, per favore?
- non so, gliel’ho detto, non ne ho mai visti.
- come se li immagina?
- beh, molto grandi, verdi…
- sì e poi?
- con una cosa lunga sul davanti, come una… una cosa qui che…
- intende dire una proboscide?
- sì, esatto.
- interessante. E lei pensa che i gay usino questa proboscide per avere rapporti sessuali con gli esseri umani?
- oh no. Potrebbero usarla per immobilizzarci e poi…
- e poi?
- lo sa.
- lo dica.
- no.

Poi aggiunge che “al massimo” “pensa” che possa esserci qualcuno “con qualche tendenza”, che è un’espressione che non si capisce bene cosa significhi, se cioè vada intesa in senso letterale, tipo che ci sono calciatori che non sono gay ma che hanno il pene che loro malgrado punta inevitabilmente in direzione dei culi dei compagni di squadra quando si lavano tutti assieme nudi sotto la doccia, oppure nel senso che sono solo leggermente gay ma del tipo gay non praticante o qualcosa del genere, oppure che sono gay e praticherebbero anche ma per qualche motivo non hanno il pene.
Infine Lippi spara la frase/citazione che fa da cartina di tornasole per l’ottusità cerebrale interplanetaria, immediatamente seguita dalla frase più ottusa ed erronea mai assemblata cioè:

 “credo che al mondo esista una sola razza, quella umana. Per questo non escluderei un gay, come un nero, dalla nazionale”.

che a una persona con almeno un intelletto medio dovrebbe suonare più o meno così:

“Non è per i soldi, è per principio. Per questo non escluderei i salmoni, come le bionde, dai supermercati”.

A Lippi e a quelli come lui, invece, la frase sembra non solo perfettamente logica e sensata e condivisibile, ma capace di procurargli stima per il fatto che:

a) dicendo che “al mondo esiste una sola razza, quella umana”, crede di dimostrare di essere una persona senza pregiudizi, di larghe vedute, eccetera, ma non è che uno può farsi bello cancellando le verità scientifiche assodate, e la scienza dice che esistono cinque razze umane ben distinte e precisamente le razze bianca, negra, quella della ristorazione cinese, i pellerossa e quella zingara.

b) Dicendo che “al mondo esiste una sola razza, quella umana”, crede di dimostrare di essere anche una persona colta, perché io stesso ho visto la stessa frase su un giornaletto della Coop e veniva attribuita ad Einstein e per Lippi citare Einstein deve sicuramente essere segno di grande cultura. Purtroppo, però, il mezzo principale di diffusione di questa frase non è un corso di Relatività generale o di Antropologia generale o di Studio della degenerazione dell’acume attraverso la contaminazione delle masse, bensì la Smemoranda o i manifesti delle Azioni cattoliche coi bambini epatomegalici del terzo mondo o, per l’appunto, i giornaletti dei supermercati o al massimo il Trivial Pursuit. Ma in fondo dubito che Lippi sappia che è una frase di Einstein, ammesso che lo sia.

c) Dicendo “per questo non escluderei un gay”, Lippi crede di dimostrare di essere una persona che non fa discriminazioni, nonostante lasci intendere di non essere gay e di non essere a favore dell’essere o dell’esistere dei gay. In realtà, non si accorge dell’associazione razza-gay che trasforma la sua frase in una frase discriminatoria a tutti gli effetti. Perciò Lippi dimostra senza volerlo e senza accorgersene di essere uno che fa discriminazione e inoltre di non capire il senso e le ovvie implicazioni di quello che dice.

d) Dicendo “per questo non escluderei un gay, come un nero”, Lippi crede di dimostrare di essere una persona che proprio non fa discriminazioni, nonostante lasci intendere di non essere nero e di non essere totalmente a favore dell’essere o dell’esistere dei neri. In realtà, continua a non accorgersi dell’associazione razza-gay, rinforzata dall’associazione razza-nero, che se non altro dimostra di come Lippi sia perfettamente a conoscenza delle cinque razze di cui sopra, altro che “una sola razza”. Inoltre, secondo me, lascia intendere che ormai i neri sono una spina nel culo piuttosto ben digerita.

e) Dicendo “escluderei… dalla nazionale”, Lippi crede di dimostrare di essere uno che giudica le persone per i meriti che hanno in quello che fanno e non per qualità accessorie o che comunque non c’entrano. In realtà, dimostra di non capire che è normale convocare un nero (o negro o abbronzato o di colore ma a patto di specificare il colore, cioè #800000 o Ral 8011) in una nazionale di calcio se gioca bene a calcio e lo stesso per un gay, e che questo non dovrebbe garantire nessun plauso o premio o premio supplementare o che altro, almeno secondo la linea internazionale del noioso e politicamente corretto, mentre per quanto mi riguarda ho cose più serie a cui pensare e comunque in nazionale non convocherei nemmeno gli analfabeti, gli stupidi, i simulatori, i fascisti, i comunisti e i religiosi, il che ci farebbe andare ai mondiali con, uhm, il che non ci farebbe andare ai mondiali.

- sarebbe così gentile da descrivermi un nero, signor Lippi?
- grosso, nero…
- proboscidi?
- mi ci vorrebbe un foglio e una biro.
- comunque non è contrario ai neri, dico bene?
- certo che no: uno nel privato fa quello che vuole.
- bravo.
chinaski77 alle ore 10:28 | link | commenti (132)

mail
hcchinaski77@gmail.com
link
comablog
arkmode
cloridrato di sviluppina
peggiore
bandini
controkarma
il mio libro


Ristorantopoli
leggo


la mia libreria su anobii


Ristorantopoli su anobii
best of
ho scritto un libro
Chinaski alla radio
hoc est sim sala bim
mike bongiorno
arripati d’joucu
consigliami un libro
il blog ansiolitico
no, prego
wololo
soglia, mezza soglia, soglia marina
uh,uh
non c'è gioia nel mio pad
cose più alte
la signora Maccellow
tutto ok a parte le ruote
i nuovi arrivatei
genealogia fallimentare
la montagna dei culi rotti
oh, sob
non riesco a capire quale sia la vagina
morte di un blogger metropolitano
la signora Clelia e la signora Maria
diritto di recesso
campioni del mondo
come ti senti?
fumare è pericoloso
e questo lo chiamiamo teologo
questo post è come un figlio
zimbello dentro
la transizione irrappresentabile
mai dire quando si laurea Chinaski
si è laureato Chinaski
help a nuvoletta
sulle possibilità di avere un futuro
la parabola della partita a poker
buone ferie!
il mio amico Gesù
dopo l'attesa viene la fretta
archivio
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---
--- 2003 ---


Creative Commons License

Macchianera Blog Awards 2009 - Vincitore