The black hole
Il genere umano ha fatto cose davvero straordinarie, durante il corso dei secoli, non c’è neanche bisogno di elencarle, per quanto l’uso dell’aggettivo “straordinarie” sia discutibile, vista la mancanza di un genere umano concorrente. Però ha fatto cose, questo non si discute, e le cose che un essere umano può fare si distinguono, di solito, in due grosse famiglie: le cose che hanno una qualche relazione con il Tutto, tra le quali potremmo facilmente elencare la scienza o le arti, e le cose che non ce l’hanno, tipo mangiare o farsi una partita a carte. La maggior parte della gente, si sa, preferisce dedicarsi esclusivamente al secondo tipo di occupazioni, ritenendo decisamente più sensato e più facile vivere in uno spazio ristretto, senza pensare a niente e facendo finta che non sia un problema dell’uomo il fatto di arrivare a un certo punto e scomparire silenziosamente nel nulla eterno. Una piccola parte, invece, si ostina chissà perché a occuparsi del Tutto, e intendo cose come la Vita, il Senso della Vita, il funzionamento della Vita, eccetera, che sono faccende che finiscono quasi sempre con qualcuno che uccide qualcun altro (più o meno volontariamente, dico).
Un’altra considerazione è: tutte le cose straordinarie che ha fatto l’uomo nascondono una serie di fallimenti ed errori indescrivibili. Pensiamo alla bomba atomica, ad esempio, che è un’invenzione oggettivamente prodigiosa e utile nel caso qualcuno non abbia capito chi comanda. Avete una vaga idea di quanti topolini bianchi sono morti nei test di laboratorio, prima che gli scienziati riuscissero a metterla a punto? Un sacco. Per non parlare di quelli che non sono morti, e vorrei ricordare che morire è la cosa migliore che ti può succedere, quando giochi con le sostanze radioattive.
C’è da dire, infine, che intorno a tutte le cose che funzionano ce ne sono milioni che non funzionano, o che funzionano male, e questo perché gli esseri umani sbagliano, sbagliano di continuo, sbagliano dall’alba al tramonto, è proprio una loro caratteristica intrinseca, sbagliano anche dove non sarebbe possibile sbagliare. Non ci credete? Ho acquistato un tappetino per il mouse che non funziona, qualche giorno fa. Non credevo che fosse possibile che un oggetto così stupido potesse non funzionare, pensavo appartenesse alla categoria degli oggetti che funzionano così come sono e per il solo fatto di esserlo, come i bicchieri o gli spazzolini, e invece è proprio così, non c’è modo di usarlo, perché dove uno dovrebbe mettere il mouse c’è un rivestimento sdrucciolevole che fa impazzire il puntatore, che così schizza da tutte le parti e poi esce dallo schermo e si posiziona più o meno all’altezza del mio orecchio sinistro, e se invece lo giri per usare come tappetino la parte del tappetino che doveva fare grip sul tavolo, non c’è più nessuno a fare grip sul tavolo, anzi c’è la parte sdrucciolevole, e questo fa sì che il tappetino si muova vorticosamente insieme al mouse, mentre il puntatore rimane piantato al centro del monitor, in catalessi.
E un tappetino così è stato messo sul mercato, ci credereste? Si sono, come dire, dimenticati di provarlo (avranno pensato “cazzo, è un tappetino. Come volete che non funzioni, un tappetino?).
Bene. Ora vi dico la cosa che volevo dire, ma nella maniera più semplice e tranquilla che mi viene: il 10 settembre, da qualche parte sottoterra in un punto imprecisato tra la Francia e la Svizzera, alcuni scienziati che si sono comprati un coso che costa 6 miliardi di euro - tipo una grossa lavatrice che centrifuga particelle molto piccole e incazzate - hanno intenzione di (cito)
“ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il Big Bang”.
Ora, già la cosa mi sembra non necessaria. Va bene il Senso della vita, Dio e tutto quanto, ma con tutte le domande che uno ha da farsi, ti pare il caso di mettersi lì a rispondere a “quali erano le condizioni una frazione di secondo dopo il Big Bang?”. Te lo dico io, quali erano, e per una cifra molto inferiore ai 6 miliardi di euro (dammene cinquanta e siamo a posto): erano condizioni pessime. Pessime per uscire di casa, per stare in casa, pessime per nascondersi in cantina. Erano più o meno le ultime condizioni che vorresti ricreare mentre sei in un laboratorio cento metri sottoterra sotto la Svizzera.
Ma non è finita.
Al 1° settembre, cioè con un anticipo poco proporzionato, viene fuori che altri scienziati, dopo alcuni calcoli fatti sul retro di una confezione di cereali, ritengono che l’esperimento comporta (cito)
“il rischio della fine del mondo”.
Oh. Non so se è chiaro che non esiste una notizia peggiore di questa. Non c’è una cosa che può andare peggio di così. Il rischio della fine del mondo. Mi piace che lo dicano di sfuggita. Come se fosse una delle cose che potrebbero succedere, e non l’ultima cosa che succederà, prima di tutte le cose che non succederanno più.
Pare che l’acceleratore di particelle, se gli girano, potrebbe creare un piccolo buco nero al confine tra la Francia e la Svizzera, il che produrrebbe un altro stock di domande molto interessanti sulle quali nessun genere umano potrà mai sbizzarrirsi, ovvero: dove te ne scappi se in Svizzera c’è un buco nero che risucchia il Creato? Sono pronte quelle stazioni orbitanti di cui si parlava? Abbiamo poi trovato un altro sistema solare abitabile, con riscaldamento autonomo e il digitale terrestre? Può servire a qualcosa mettersi il casco e le ginocchiere? E legarsi con una corda a un lampione? Dio è stato informato? Ha un piano di emergenza per questo?
Alla fine, però, a pensarci bene, io provo un grande senso di pace. Invece dell’angoscia di morire mentre tutto il mondo va avanti e mi dimentica, la malinconia per il fatto di dover rinunciare alle persone che amo, a me stesso e alle costolette d’agnello, ecco subentrare questo sollievo profondo, perché io sparirei insieme al Tutto. Oh, sì. Io e il Tutto giù per lo scarico dell’universo, senza più un
qui da rimpiangere e un
là da temere. Sì, insomma, chi se ne frega: viva l’acceleratore di particelle.
E visto che i tempi di risucchio sarebbero di circa quattro anni, ci vediamo tutti – e intendo dire proprio tutti - in Nuova Zelanda.
Qui, l'articolo di Repubblica.
Qui sotto, invece, le spiegazioni di E.L., fisico al Cern:
"- la ricerca prevista da LHC non è una generica "conquista dei primissimi istanti dell'universo", semplicemente cerchiamo di capire cose non ben chiare della fisica delle particelle. Perché? Beh te lo immagini cosa sarebbe successo se nessuno avesse approfondito lo studio dell'elettromagnetismo? Niente computer, niente internet, niente luce elettrica, niente "civiltà". (Oddio, forse in alcuni casi sarebbe stato meglio, ma insomma...).
- LHC non è la prima macchina che esplora fenomeni rari, prima di lui ci sono stati il TEVATRON (Fermilab, Chicago), RHIC (Brookhaven, New York) e molti altri acceleratori di particelle, più o meno grossi. Per ognuno di questi, nella fase dello startup, qualcuno ha detto che il mondo sarebbe dovuto finire (in particolare a RHIC è stata fatta la stessa causa fatta contro LHC per buchi neri).
- Gli eventi studiati da LHC non sono cose "mai viste prima"; nell'atmosfera della terra arrivano miliardi di raggi cosmici provenienti dal sole o dallo spazio profondo e, collidendo con l'atmosfera, producono eventi molto più energetici di quelli di LHC, senza aver peraltro mai generato buchi neri (o forse il bilancio dell'Italia viene proprio da lì?).
Allora perché non studiare quegli eventi invece di costruire un macchinone come LHC? Beh, sarebbe come voler studiare la corrente elettrica aspettando i fulmini, non è proprio facilissimo.
- LHC è un progetto nato 15 anni fa (anche 20 se consideriamo il primo conceptual design) e in 20 anni ci sono stati un sacco di studi su che cosa potesse produrre, compresi i buchi neri, cosa presa in esame almeno 10 anni fa. Ok, magari tutte le conclusioni raggiunte sono sbagliate e moriremo tutti, ma quantomeno non è una cosa "saltata fuori nell'ultima settimana".
Il fatto che i giornalisti si sveglino oggi perché hanno finito le tette e i culi da mettere in prima pagina non vuol dire che il problema non sia stato considerato seriamente dagli scienziati, sebbene, come hai detto tu, in ogni cosa si può nascondere un errore o semplicemente un'ignoranza dei fatti.
- I 6 miliardi investiti non sono per fare il giocattolone e basta, in questi 15 anni hanno formato migliaia di persone, sviluppato nuove tecnologie in dozzine di settori diversi (tanto per dirne una il Web è nato al CERN come sistema di scambio dati per gli esperimenti, già quello da solo giustificherebbe ben più di 6 miliardi di investimento). Abbiamo capito come fare magneti ad alto campo per cui oggi la gente si può fare la risonanza magnetica al torace e individuare un infarto con diversi anni di anticipo (ebbene sì, le macchine per risonanza magnetica sono costruite con tecnologia di acceleratori, magari allora non è tutta ricerca buttata via). Ci sono macchine per terapia adronica che permettono di operare tumori in sedi inoperabili col bisturi, come il cervello, utilizzando fasci di particelle ad alta energia. Insomma investire soldi in un grande progetto produce innovazioni in mille settori, anche se il fine ultimo per noi fisici è capire qualcosa in più sul mondo. Certo se poi spazziamo via tutto con un buco nero questo potrebbe non essere consolante.
- Il 10 di settembre non succederà un bel niente. Non perché le nostre previsioni siano infallibili, ma semplicemente perché ci sarà solo un collaudo generale della macchina con fasci di particelle a bassa energia e nessuna collisione: il macchinone è costato un pacco di soldi e mica vogliamo fumarcelo al primo colpo! Prima dobbiamo imparare a capire come funzionano i fasci, poi come aumentarne l'energia ed infine come farli collidere, è un lavoro molto complesso e gli stessi fisici che hanno costruito la macchina devono prenderci la mano piano piano.
Allora perché tutto questo fermento per il 10 settembre? Se proprio uno volesse segnarsi la data "nera" sul calendario dovrebbe essere di più il 21 ottobre, qualora le cose dovessero funzionare bene cominceremo con qualche timida collisione più o meno in quella data.
Anche lì verrà fatto tutto con passettini microscopici perché se qualcosa va storto e scassiamo un pezzo della macchina son dolori, altro che buchi neri."