martedì, 30 settembre 2008

Prendete Alonso

Io spero che ci sia una motivazione economica ineccepibile per spiegare come mai la Ferrari tenga Massa e Raikkonen invece di prendere Alonso che, lo capisce anche un babbuino, mi farebbe vincere i prossimi dieci mondiali di formula uno senza nemmeno dovermi alzare dal divano per augurare incidenti agli avversari. Spero proprio che in Finlandia e in Brasile stiano vendendo un milione di Fiat al giorno o che ci sia sotto un discorso di marketing psicologico di sesto livello, tipo che vincere il mondiale con Alonso metterebbe in ombra la bontà della monoposto, o di controspionaggio, cioè che Raikkonen ha visto i disegni della vettura dell’anno prossimo o che gli hanno messo nel sedere un chip costosissimo per tenerlo sveglio mentre guida con quel suo stile soporifero (meno male che io ho il telecomando).
Non sapendo nulla di eventuali strategie occulte, però, i tecnici della Ferrari (non intendevo dire che mi infilo il telecomando nel sedere, eh) intanto continuano a scervellarsi per capire che cosa sia preso al finlandese, che un anno fa, mentre Hamilton e Alonso si prendevano a ruotate in faccia, se non altro è diventato campione del mondo passando per caso sul traguardo di Interlagos.
Che i piloti della Ferrari si trovino a proprio agio soltanto se davanti hanno la pista libera, se dietro nessuno cerca di superarli, se non piove, se la macchina è bilanciata, se Schumacher gli ha preparato l’assetto la sera prima e se durante la corsa non gli scappa di fare cacca, ormai è cosa nota, però, vista la posizione in classifica e vista la qualità della vettura - che può fare la pole position da sola, mettendola in folle e spingendola giù per la prima discesa - diciamo che ci si aspetterebbe almeno un po’ di grinta.
Per prima cosa allora è stato controllato lo sterzo, perché non ci si spiega come mai Raikkonen ultimamente tenda a tirare la macchina nel muro due o tre giri prima di arrivare al traguardo. Si è pensato a un cedimento del piantone o qualcosa del genere, comunque un problema strutturale o di progettazione, ma il pilota, quando gli è stato chiesto se non avesse sentito rumori strani, ha fatto spallucce, indicando poi le cuffie del suo lettore mp3. Dopo un colloquio con il direttore tecnico, però, è venuto fuori che si tratta di un banale gesto di stizza del pilota per quando gli sfugge una possibile vittoria, come è accaduto in Belgio e a Singapore. Raikkonen ha dato questa spiegazione anche per tranquillizzare la squadra, che perdeva intere notti setacciando la vettura in cerca di un’anomalia. La squadra però l’ha presa così così, la notizia.

- ma come “un gesto di stizza”, Dio bono? Che cazzo dici?
- sai, quando sei arrabbiato… Come i calciatori che tirano i calci alle pubblicità.
- ma porco giuda, Kimi, sai quanto costa la nostra macchina?
- lo so, lo so… è che mi prende una cosa, qui dentro…

Poi si è passati ad analizzare le prestazioni medie del finlandese, che destano preoccupazione. Non ci si spiega proprio come mai vada così piano, dal momento che il suo compagno, pur andando pianissimo, va comunque mezzo secondo al giro meno piano di lui. Un primo indizio è arrivato durante il week-end di Spa, in mensa, quando Raikkonen, osservando sul giornale la mappa del circuito con l’indicazione della marcia usata a ogni curva, ha avuta una reazione quantomeno sinistra:

- settima?!

Tutt’intorno si crea istantaneamente il gelo, tutti smettono di parlare, ridere, mescolare i caffé e sgranocchiare le patatine e si voltano a fissare Raikkonen. Raikkonen se ne accorge.

- settima, ma certo. È normale.

Altre possibili ragioni sono invece spuntate analizzando i dati della telemetria del Gran Premio di Singapore, dove notti insonni trascorse studiando tabelle e grafici complicatissimi hanno messo in evidenza come Raikkonen abbia premuto solo tre volte il tasto della ripartizione di frenata e ben 45 volte il tasto “ancora birra”, e come invece Felipe Massa nel corso del 17° giro abbia premuto il tasto “sradica impianto di rifornimento”, nonostante il suo ingegnere di macchina gli avesse espressamente vietato di farlo:

- non capisco a che serve. Non è pericoloso?
- tu non schiacciarlo, ok? Pensi di farcela a non schiacciare un tasto? Sto chiedendo troppo?
- ma perché metterlo? È stupido, no?
- non schiacciarlo e basta. Pensa a guidare.

Il risultato è che la Ferrari ha provato con le iniezioni di fiducia, che nel mondo dello sport di solito sono il preludio a un bel calcio nel didietro: “abbiamo i due piloti migliori del mondo” un secondo prima e pfff, pfff, rumore di siluri sottomarini un secondo dopo. E invece no, purtroppo queste erano iniezioni di fiducia vere, perché poi è venuto il rinnovo del contratto, che Raikkonen ha firmato in trentaquattro millesimi di secondo, producendo con la bocca il rumore di una formula uno. Alonso, intanto, sta facendo di tutto per farsi dare una Ferrari per poter vincere quei dieci mondiali e ricominciare a prendersi a ruotate con Hamilton. Perché alla fine è questo il lato tragico della cosa: mi stanno facendo perdere il duello Alonso-Hamilton e mentre uno vince gare inutili con una friggitrice e l’altro vince o perde mondiali in completa solitudine e Massa va in testacoda anche se starnutisce, il tempo passa e io divento vecchio. Perciò, dai, sul serio: prendete Alonso.



chinaski77 alle ore 11:15 | link |
sabato, 20 settembre 2008

Qualcosa di mai visto (trailer)




Da lunedì 22, sul blog di Astutillo Smeriglia, l'ultimo corto di Astutillo Smeriglia.
chinaski77 alle ore 17:41 | link |
martedì, 09 settembre 2008

Il sesso debole

Mentre ero sul divano con Ema a guardarmi le olimpiadi, notando il generale affanno delle donne a fare le stesse cose che fanno gli uomini, e nonostante tutte le agevolazioni a loro concesse in nome della tanto agognata parità (reti più basse, palline più leggere, ostacoli più piccoli, aste con la molla, un cofanetto con tutte le puntate di Friends dopo il filo di lana), mi è scappato un commento oggettivo, tipo “sai che, per raggranellare qualche spettatore in più, nella pallavolo femminile hanno dovuto mettere i minicalzoncini aderenti obbligatori e tengono al minimo il riscaldamento dei palazzetti per fargli venire i capezzoli turgidi?”.
Apriti cielo. 3000 anni di arrivare sempre seconde si sono riversati su di me come una furia, sotto forma di colpi di cuscino, attacco poi interrotto per la necessità di sistemare un ciuffo ribelle e poi sostituito da un pericoloso broncio, ma di quei bronci tipici delle donne quando sanno di avere torto, tipo che glielo vedi, sotto, il sorrisetto ironico (e comunque basta buttare lì un etto di farina e due uova che subito torna l’allegria).
Tra l’altro Ema è un genio, va detto, ed è molto più bella e intelligente di me (e ce ne vuole), però, ecco, qui nessuno sta insinuando che l’uomo sia superiore alla donna in generale, ma solo che, nelle questioni atletiche, la donna offre prestazioni quantitativamente inferiori - corre di meno, salta di meno, picchia di meno, si stanca prima, non riesce a capire dove finirà la palla  – e questo per il semplice fatto che Dio l’ha dotata di un fisico mediamente inferiore (un recente studio che ho scaricato da Limewire dimostra che mentre i muscoli più potenti nell’uomo sono quelli degli arti inferiori, nella donna sono quelli dei bigodini).
Per accorgersi della differenza, basta dare un’occhiata ai seguenti grafici.
Nel primo si può notare il ciclo di contrazione muscolare nell’uomo (Y=tensione, X=tempo)



e nel secondo quello nella donna



Quello che, però, fa veramente andare su tutte le furie le donne quando si nota quanto siano teneri i loro risultati sportivi (in confronto a quelli dei colleghi, non certo in confronto ai miei, che sono stati tutti ottenuti tramite joystick), è il presunto giudizio implicito sulla qualità estetica delle loro prestazioni, ovvero sulla relazione tra potenza muscolare e godimento della prestazione sportiva da parte di uno spettatore.
Naturalmente io non penso, ad esempio, che il ping pong maschile sia più bello di quello femminile. Penso che facciano entrambi cagare. Però, se proprio devo guardare una partita di ping pong concentrandomi su dove andrà a finire la pallina, per quanto la tentazione di seguire la partita femminile - dove la pallina è visibile a occhio nudo durante tutto il tragitto - sia molto forte, alla fine scelgo quella maschile, dove so che i colpi verranno eseguiti in modo più efficace, più veloce, più preciso e, insomma, più spettacolare (per cose come la velocità di esecuzione)
Con tutto questo, ripeto, non voglio dire nulla sul confronto uomo-donna. È solo un fatto di attitudini: l’uomo è più muscolare e sa fare meglio cose come gli sport, la lotta e uccidere gli animali da mettere nei supermercati per chi vorrà fare comodamente la spesa scrivendo sms. Le donne sono più intelligenti e dunque sanno fare meglio cose come i ravioli e lo shopping.
Più originale, invece, la posizione di Smeriglia, che sostiene prima di tutto la superiorità qualitativa dello sport femminile, e poi che la differenza di prestazioni non sia data dalla migliore muscolatura, ma dalla presenza nell’uomo di una volontà più ferrea, concentrata nello sperma. Facendo scontrare la nazionale di pallavolo maschile con quella femminile, dunque, e masturbando gli uomini prima dell’inizio (sarebbe carino se fossero le stesse avversarie, a farlo), secondo Smeriglia il risultato dell’incontro sarebbe assolutamente incerto (a patto di risolvere il problema che le donne non arrivano a schiacciare la palla oltre la rete maschile, che è venti centimetri più alta, e a patto che agli uomini sia vietato sfottere).
Sarebbe certo interessante poter eseguire degli esperimenti al riguardo, e sono sicuro che le nostre rispettive ragazze saranno felici di darci una mano, per amore del sapere scientifico.
chinaski77 alle ore 09:25 | link |
martedì, 02 settembre 2008

The black hole - aggiunta

Questa mattina mi ha scritto E.L., fisico al Cern, spiegandomi alcune cose sulla questione dell'acceleratore di particelle e della prossima fine del mondo. Ho pensato di aggiungere la sua mail dopo il post, e, tanto che c'ero, ho messo anche il link all'articolo di Repubblica.it.
chinaski77 alle ore 16:16 | link |
martedì, 02 settembre 2008

The black hole

Il genere umano ha fatto cose davvero straordinarie, durante il corso dei secoli, non c’è neanche bisogno di elencarle, per quanto l’uso dell’aggettivo “straordinarie” sia discutibile, vista la mancanza di un genere umano concorrente. Però ha fatto cose, questo non si discute, e le cose che un essere umano può fare si distinguono, di solito, in due grosse famiglie: le cose che hanno una qualche relazione con il Tutto, tra le quali potremmo facilmente elencare la scienza o le arti, e le cose che non ce l’hanno, tipo mangiare o farsi una partita a carte. La maggior parte della gente, si sa, preferisce dedicarsi esclusivamente al secondo tipo di occupazioni, ritenendo decisamente più sensato e più facile vivere in uno spazio ristretto, senza pensare a niente e facendo finta che non sia un problema dell’uomo il fatto di arrivare a un certo punto e scomparire silenziosamente nel nulla eterno. Una piccola parte, invece, si ostina chissà perché a occuparsi del Tutto, e intendo cose come la Vita, il Senso della Vita, il funzionamento della Vita, eccetera, che sono faccende che finiscono quasi sempre con qualcuno che uccide qualcun altro (più o meno volontariamente, dico).
Un’altra considerazione è: tutte le cose straordinarie che ha fatto l’uomo nascondono una serie di fallimenti ed errori indescrivibili. Pensiamo alla bomba atomica, ad esempio, che è un’invenzione oggettivamente prodigiosa e utile nel caso qualcuno non abbia capito chi comanda. Avete una vaga idea di quanti topolini bianchi sono morti nei test di laboratorio, prima che gli scienziati riuscissero a metterla a punto? Un sacco. Per non parlare di quelli che non sono morti, e vorrei ricordare che morire è la cosa migliore che ti può succedere, quando giochi con le sostanze radioattive.
C’è da dire, infine, che intorno a tutte le cose che funzionano ce ne sono milioni che non funzionano, o che funzionano male, e questo perché gli esseri umani sbagliano, sbagliano di continuo, sbagliano dall’alba al tramonto, è proprio una loro caratteristica intrinseca, sbagliano anche dove non sarebbe possibile sbagliare. Non ci credete? Ho acquistato un tappetino per il mouse che non funziona, qualche giorno fa. Non credevo che fosse possibile che un oggetto così stupido potesse non funzionare, pensavo appartenesse alla categoria degli oggetti che funzionano così come sono e per il solo fatto di esserlo, come i bicchieri o gli spazzolini, e invece è proprio così, non c’è modo di usarlo, perché dove uno dovrebbe mettere il mouse c’è un rivestimento sdrucciolevole che fa impazzire il puntatore, che così schizza da tutte le parti e poi esce dallo schermo e si posiziona più o meno all’altezza del mio orecchio sinistro, e se invece lo giri per usare come tappetino la parte del tappetino che doveva fare grip sul tavolo, non c’è più nessuno a fare grip sul tavolo, anzi c’è la parte sdrucciolevole, e questo fa sì che il tappetino si muova vorticosamente insieme al mouse, mentre il puntatore rimane piantato al centro del monitor, in catalessi.
E un tappetino così è stato messo sul mercato, ci credereste? Si sono, come dire, dimenticati di provarlo (avranno pensato “cazzo, è un tappetino. Come volete che non funzioni, un tappetino?).
Bene. Ora vi dico la cosa che volevo dire, ma nella maniera più semplice e tranquilla che mi viene: il 10 settembre, da qualche parte sottoterra in un punto imprecisato tra la Francia e la Svizzera, alcuni scienziati che si sono comprati un coso che costa 6 miliardi di euro - tipo una grossa lavatrice che centrifuga particelle molto piccole e incazzate - hanno intenzione di (cito)

“ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il Big Bang”.

Ora, già la cosa mi sembra non necessaria. Va bene il Senso della vita, Dio e tutto quanto, ma con tutte le domande che uno ha da farsi, ti pare il caso di mettersi lì a rispondere a “quali erano le condizioni una frazione di secondo dopo il Big Bang?”. Te lo dico io, quali erano, e per una cifra molto inferiore ai 6 miliardi di euro (dammene cinquanta e siamo a posto): erano condizioni pessime. Pessime per uscire di casa, per stare in casa, pessime per nascondersi in cantina. Erano più o meno le ultime condizioni che vorresti ricreare mentre sei in un laboratorio cento metri sottoterra sotto la Svizzera.
Ma non è finita.
Al 1° settembre, cioè con un anticipo poco proporzionato, viene fuori che altri scienziati, dopo alcuni calcoli fatti sul retro di una confezione di cereali, ritengono che l’esperimento comporta (cito)

“il rischio della fine del mondo”.

Oh. Non so se è chiaro che non esiste una notizia peggiore di questa. Non c’è una cosa che può andare peggio di così. Il rischio della fine del mondo. Mi piace che lo dicano di sfuggita. Come se fosse una delle cose che potrebbero succedere, e non l’ultima cosa che succederà, prima di tutte le cose che non succederanno più.
Pare che l’acceleratore di particelle, se gli girano, potrebbe creare un piccolo buco nero al confine tra la Francia e la Svizzera, il che produrrebbe un altro stock di domande molto interessanti sulle quali nessun genere umano potrà mai sbizzarrirsi, ovvero: dove te ne scappi se in Svizzera c’è un buco nero che risucchia il Creato? Sono pronte quelle stazioni orbitanti di cui si parlava? Abbiamo poi trovato un altro sistema solare abitabile, con riscaldamento autonomo e il digitale terrestre? Può servire a qualcosa mettersi il casco e le ginocchiere? E legarsi con una corda a un lampione? Dio è stato informato? Ha un piano di emergenza per questo?
Alla fine, però, a pensarci bene, io provo un grande senso di pace. Invece dell’angoscia di morire mentre tutto il mondo va avanti e mi dimentica, la malinconia per il fatto di dover rinunciare alle persone che amo, a me stesso e alle costolette d’agnello, ecco subentrare questo sollievo profondo, perché io sparirei insieme al Tutto. Oh, sì. Io e il Tutto giù per lo scarico dell’universo, senza più un qui da rimpiangere e un da temere. Sì, insomma, chi se ne frega: viva l’acceleratore di particelle.
E visto che i tempi di risucchio sarebbero di circa quattro anni, ci vediamo tutti – e intendo dire proprio tutti - in Nuova Zelanda.

Qui, l'articolo di Repubblica.

Qui sotto, invece, le spiegazioni di E.L., fisico al Cern:

"- la ricerca prevista da LHC non è una generica "conquista dei  primissimi istanti dell'universo", semplicemente cerchiamo di capire  cose non ben chiare della fisica delle particelle. Perché? Beh te lo immagini cosa sarebbe successo se nessuno avesse approfondito lo studio dell'elettromagnetismo? Niente computer, niente internet, niente luce elettrica, niente "civiltà". (Oddio, forse in alcuni casi sarebbe stato meglio, ma insomma...).

- LHC non è la prima macchina che esplora fenomeni rari, prima di lui ci sono stati il TEVATRON (Fermilab, Chicago), RHIC (Brookhaven, New  York) e molti altri acceleratori di particelle, più o meno grossi. Per ognuno di questi, nella fase dello startup, qualcuno ha detto che il mondo sarebbe dovuto finire (in particolare a RHIC è stata fatta la stessa causa fatta contro LHC per buchi neri).

- Gli eventi studiati da LHC non sono cose "mai viste prima"; nell'atmosfera della terra arrivano miliardi di raggi cosmici provenienti dal sole o dallo spazio profondo e, collidendo con l'atmosfera, producono eventi molto più energetici di quelli di LHC, senza aver peraltro mai generato buchi neri (o forse il bilancio dell'Italia viene proprio da lì?).
Allora perché non studiare quegli eventi invece di costruire un macchinone come LHC? Beh, sarebbe come voler studiare la corrente elettrica aspettando i fulmini, non è proprio facilissimo.

- LHC è un progetto nato 15 anni fa (anche 20 se consideriamo il primo conceptual design) e in 20 anni ci sono stati un sacco di studi su che cosa potesse produrre, compresi i buchi neri, cosa presa in esame almeno 10 anni fa. Ok, magari tutte le conclusioni raggiunte sono sbagliate e moriremo tutti, ma quantomeno non è una cosa "saltata fuori nell'ultima settimana".
Il fatto che i giornalisti si sveglino oggi perché hanno finito le tette e i culi da mettere in prima pagina non vuol dire che il problema non sia stato considerato seriamente dagli scienziati, sebbene, come hai detto tu, in ogni cosa si può nascondere un errore o semplicemente un'ignoranza dei fatti.

- I 6 miliardi investiti non sono per fare il giocattolone e basta, in questi 15 anni hanno formato migliaia di persone, sviluppato nuove tecnologie in dozzine di settori diversi (tanto per dirne una il Web è nato al CERN come sistema di scambio dati per gli esperimenti, già quello da solo giustificherebbe ben più di 6 miliardi di investimento). Abbiamo capito come fare magneti ad alto campo per cui oggi la gente si può fare la risonanza magnetica al torace e individuare un infarto con diversi anni di anticipo (ebbene sì, le macchine per risonanza magnetica sono costruite con tecnologia di acceleratori, magari allora non è tutta ricerca buttata via). Ci sono macchine per terapia adronica che permettono di operare tumori in sedi inoperabili col bisturi, come il cervello, utilizzando fasci di particelle ad alta energia. Insomma investire soldi in un grande progetto produce innovazioni in mille settori, anche se il fine ultimo per noi fisici è capire qualcosa in più sul mondo. Certo se poi spazziamo via tutto con un buco nero questo potrebbe non essere consolante.

- Il 10 di settembre non succederà un bel niente. Non perché le nostre previsioni siano infallibili, ma semplicemente perché ci sarà solo un collaudo generale della macchina con fasci di particelle a bassa energia e nessuna collisione: il macchinone è costato un pacco di soldi e mica vogliamo fumarcelo al primo colpo! Prima dobbiamo imparare a capire come funzionano i fasci, poi come aumentarne l'energia ed infine come farli collidere, è un lavoro molto complesso e gli stessi fisici che hanno costruito la macchina devono prenderci la mano piano piano.
Allora perché tutto questo fermento per il 10 settembre? Se proprio uno volesse segnarsi la data "nera" sul calendario dovrebbe essere di più il 21 ottobre, qualora le cose dovessero funzionare bene cominceremo con qualche timida collisione più o meno in quella data. 
Anche lì verrà fatto tutto con passettini microscopici perché se qualcosa va storto e scassiamo un pezzo della macchina son dolori, altro che buchi neri."
chinaski77 alle ore 08:57 | link |

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