Wololo
Ma a quel punto arrivano loro, sempre loro, i non so più come insultarli, guidati dal più famoso cadavere semovente del mondo. Arrivano – ma in senso figurato, visto che fanno tutto da casa tramite un simulatore tipo Age of Empires che gira su Windows 98 – e cominciano con la solita solfa: la vita è sacra, abbasso il relativismo culturale (dove per relativismo culturale intendiamo: non avere la nostra opinione), i bambini portavano provocanti minigonne e così via. Che fa anche ridere, a pensarci, perché molta gente si fa suggerire cosa fare della propria vita da certa altra gente che della vita non ha mai avuto esperienza diretta, e infatti non oso immaginare cosa succederà quando arriveranno dal Padreterno, con il bagaglio esistenziale di un rasoio elettrico:
Prete: qualcosa che non va, Sire?
Dio: ma come? Non ti sei usato.
Prete: eh, ma…
Dio: incredibile. Scusa, abbassati pantaloni e mutande un secondo.
Prete: …
Dio: avanti, su, o te li tolgo io ma passando dall’alto.
Prete: uh, ok. Ecco fatto.
Dio: …
Prete: …
Dio: c’è ancora il cellofan.
Prete: è che proprio non sapevo come…
Dio: bah. Mai visto sprecare così le proprie ferie.
Prete: ferie?
Dio: già. Comunque. Trovi elmetto, mascherina e piccozza nella stanza qui accanto.
Prete: ma ci deve essere un err...
Dio: il prossimo.
Sul valore dell’uomo
Perciò o si trova al più presto un altro pianeta non necessariamente abitabile, dove potremmo sparare, chiusi dentro grosse capsule tipo ovetto Kinder (e intendo dire del medesimo livello tecnologico), vecchi, bambini e preti, questi ultimi magari ammanettati, o troviamo un modo per rimpicciolirci, o, che è la soluzione più agevole, si comincia a fare un po’ di buona, vecchia e sana selezione artificiale.
Ah, sì, dimenticavo: è immorale. Siccome smaltire un corpo costa qualcosa come cinquemila euro, già uno dei fondatori del Cristianesimo, Platone, aveva pensato di farla all’ingresso, prendendo esempio dalle tecniche eugenetiche canine, facendo accoppiare i migliori con i migliori, bendati, con un barattolo di miele a disposizione:
Socrate: è semplice, a mio avviso, buon Trasimaco. Tu credi infatti che sia meglio un uomo di cultura o un uomo che ne è privo e con la sifilide?
Trasimaco: di cultura.
Socrate: e tra gli uomini di cultura sarà più utile il medico o il filosofo?
Trasimaco: il medico, mi pare.
Socrate: riformulerò la domanda. Tra gli uomini di cultura sarà più utile il filosofo o l’architetto?
Trasimaco: l’architetto.
Socrate: il filosofo o il poeta?
Trasimaco: penso il poeta.
Socrate: il filosofo o sei un imbecille?
Trasimaco: come dici?
Socrate: niente. Prenderemo tutti quelli con il nome che comincia per S.
Ma quando saremo veramente troppi, quando per spostarci dovremmo usare la tecnica dei puzzle slider e avremo esaurito tutte le risorse disponibili e saremo proprio sul punto che se nasce anche solo un altro fottuto bambino qualche nostro consimile finirà per colare spappolato fuori dal bordo del barattolo, quando il capo dell’associazione di cui sopra, lui e la sua cricca, tutti con la valigia in mano e il bastone per gli incantesimi piantato nel culo, si guarderanno l’un l’altro e poi guarderanno il cielo e poi l’orologio e poi uno qualsiasi avanzerà il dubbio che forse non ci viene a prendere nessuno, ecco, lì sarà necessario o si comprenderà quant’era necessario cominciare per tempo a smaltire il materiale umano in eccesso.
Ma, insomma, come scegliere chi merita di restare e chi no? Come si calcola il valore dell’uomo, alla fine? Di sicuro tutti gli esseri umani non affetti da disturbi psichici sono convinti di essere più che meritevoli di occupare la propria porzione di Essere. La storia la conosciamo, nel senso che ciascuno crea un uomo ideale a propria immagine e somiglianza, e il risultato è che l’uomo occidentale medio non deve far altro che procurarsi un lavoro, una famiglia e un’automobile per sentirsi degno di esistere. A me sembra poco, onestamente. Io direi che sarebbe il caso di essere un po’ più esigenti, con le persone. Allora ecco che lavoro, famiglia e macchina assegnerebbero zero punti tondi, nella classifica finale. Molto meglio invece avere abilità particolari. Per questo si potrebbero fare audizioni: ti presenti davanti a una giuria e hai un tot di tempo per dimostrare che sei degno di rimanere a occupare spazio. Naturalmente non a tutti può essere concesso il medesimo spazio. Sai ballare? Cantare? Recitare? Scopare? Costruire case? Cagare? Ci serve tutto. Vogliamo i più bravi in tutto. Ma solo i più bravi. Se canti così così e nient’altro, sei fuori. Se nemmeno canti, balli o che cazzo ne so, salti gli ostacoli, sei fuori. No, no, no, per favore, niente piagnistei. A meno che tu non sia il più bravo di tutti nei piagnistei. Su, dai, piangi. Può anche essere che mi convinci.
Cento modi di perdere a scacchi, vol. 9
A parte questo, fa un certo effetto vederlo lì, seduto alla scrivania davanti a un monitor probabilmente spento, con le luci messe giù a casaccio, i capelli disagiati, vestito d’accatto e con l’espressione di un lavavetri depresso, ma sapendo che lui è stato campione del mondo, però campione del mondo di un gioco sfigato di cui non frega niente a nessuno, e allora ti mette una certa malinconia pensare che lui sta spiegando mosse straordinarie, giocate in partite straordinarie, ma di una straordinarietà molto ristretta, che non vale niente fuori della scacchiera e che sono mosse già sorpassate, dimenticate, perse tra milioni di mosse che vengono fatte e rifatte continuamente. Certo, poi pensi che se lui mette tristezza, figurati tu che compri un dvd per guardartelo nel soggiorno di casa, anche se ti viene il sospetto che potresti filmarti, masterizzarti e venderti e troveresti sempre qualcuno disposto a sborsare dei soldi per guardarti.