Ma salvate me
Un altro ragionamento che trovo disgustoso è “se i tuoi nonni avessero ragionato così” o “è così che hanno ragionato i tuoi nonni”, a seconda dei giorni. Come se avessi detto che la plastica è biodegradabile o come se il mio ascoltatore avesse un nido di foche nelle orecchie. Non starò qui a snocciolare tutti i paradossi involontari del tipico cervello ambientalista (tipo il forte desiderio di uccidere l’uomo che desidera uccidere il delfino) e la mia opinione definitiva sul senso di una simile filosofia di vita è più o meno il solito, ossia che ogni individuo ha la necessità di tenersi occupato in qualche modo e di trovare il proprio personale interruttore segreto per spegnere il senso di panico, in modo da planare dolcemente nel nulla eterno.
Ho invece un forte senso ambientalistico per l’immediato, com’è ovvio, e cioè biodegraderei all’istante chi sporca la strade in cui io cammino, eccetera, ma questo non interessa a nessuno.
Sta di fatto che la settimana scorsa mi ha scritto una signorina di una nota associazione che dedica il proprio tempo (e intendo dire tutto) alla lotta per la salvaguardia dell’ambiente. Nella mail mi si spiegava come il commercio dell’olio di palma usato per gli scopi più sgangherati stia causando la morte della foresta del Borneo (?) per un’area pari a cinquanta campi di calcio e degli oranghi del Borneo che ci vivono, animali a quanto pare molto teneri di cui peraltro ignoravo l’esistenza, pur continuando a condurre una vita regolarissima. Dopo qualche complimento generico sul mio contatore di Shinystat, mi si esortava a dare un qualche tipo di contributo emotivo per non so bene quale scopo (era una mail molto lunga).
Comunque. Dubito che la signorina legga il mio blog e dubito che ripasserà mai di qua, ma se dovesse capitare, ho pensato di spiegare la mia scelta di non risponderle, scelta fatta sulla base di alcuni motivi abbastanza solidi, che sono:
- non riesco a provare compassione per gli animali perché ne provo troppa per me, ed è sciocco sostenere che io non sia in pericolo, mentre gli oranghi sì. Io non sono in pericolo immediato, forse, ma gradirei un’associazione che monitori e salvaguardi la mia esistenza, purché sia discreta e autosostenuta.
- la signorina non mi aveva mai scritto prima e tutti sanno quanto io sia freddo con chi vuole fare amicizia e chiedermi un favore al tempo stesso (ma dopo non è che la cosa migliori molto).
- dopo una breve verifica mi sono reso conto che aveva già scritto la stessa identica mail almeno a un’altra persona e così ho immaginato che in realtà l’avesse già scritta a molte altre persone, tipo mille o forse più, e allora non mi sono più sentito speciale e se non mi sento speciale mi passa istantaneamente la voglia di parlare, scrivere o fare le cose.
- sono pigro, materialista e avido e credo fortemente nelle scale di priorità, dove gli oranghi del Borneo occuperebbero un posto molto basso, se ci fossero.
- il mio limite minimo di indignazione è di cinquantuno campi da calcio, perciò non ce l’abbiamo fatta per uno soltanto.
- buonasera, Aurelio, sono Chinaski77.
- ah, signor Chinaski, mi dica.
- senta, volevo disdire la prenotazione per domani.
- oh, ma come mai…
- lasciamo stare.
- ma c’era la tagliata di orango del Borneo che le piace tanto, signor Chinaski…
- eh, lo so. Ma ora mi andrebbe di traverso. Sarà per un’altra volta, su.
- peccato. E allora che ne faccio?
- mah, non so. La dia al cane.
Un lato positivo dell’essere uomo
Claudia: sono incinta.
Giorgio: di mio padre.
Claudia: ma tuo padre è morto dodici anni fa.
Giorgio: lo ha ucciso il figlio che porti in grembo.
Claudia: in realtà io sono Giorgio.
Giorgio: allora hai il cancro.
Arbitro: uh, diamine.
Ballack: sono andato dal parrucchiere proprio stamattina…
Arbitro: uh, uh! Sospesa, sospesa!
Magazziniere: ma che cazz…
Gattuso: con quelle orribili strisciacce nere.
Donadoni: che succede?
Magazziniere: dice che non gli piace la maglietta.
Donadoni: hai le tue cose, stella?
Beh. Non c’è.
Però il risultato dell’indagine è comunque interessante e rivela uno slittamento percettivo rispetto al concetto del gioco, per non parlare di una irriducibile difficoltà ad impararne le regole, il che deve renderlo, oltreché noioso, anche piuttosto stupido:
Undici e undici.
Ah, lo sai.
Più il portiere.
…
Poi quattro con le bandierine e un arbitro.
Ok. Senti: conosci la regola del fuorigioco?
Sì, certo: se uno calcia il pallone senza avere uno dell’altra squadra davanti, è fuorigioco.
E il rigore?
C'è l’area del rigore. Se uno sta per andare a fare gol e l’avversario lo ferma, lo strattona, lo spinge o impedisce non con i piedi che faccia gol, è rigore.
Ottimo.
Sto rispondendo male?
Non ci pensare. Come funziona la rimessa laterale?
Chi è più vicino la prende.
Sì, ma come si decide a che squadra assegnarla?
Beh, la si dà a chi aveva la palla per ultimo.
Mi sembra giusto. Mettiamo il caso che Del Piero stia attaccando, tiri e la palla finisca fuori, dietro la porta, senza che nessuno la tocchi. Sapresti spiegarmi come si riprende il gioco?
Prima quello del pubblico la deve restituire.
Sì.
Poi la palla viene buttata in alto e rimessa in gioco in mezzo.
Ok. E se Del Piero tira e la palla finisce fuori dopo aver toccato un avversario?
Uguale.
E il calcio d’angolo, allora?
Se uno fa fallo vicino all’angolo, è calcio d’angolo.
Sapresti dirmi la formazione dell’Italia?
Sì. Buffon, Del Piero, Cassano, Toni, Grosso, che è la sorpresa del mondiale, Carmoranesi e quell’altro, come si chiama, Pulcini…
Pulcini?
Ma sì. Pulcini, Puccini…
…
Pinucci.
Panucci.
Panucci!
Poi?
Non ne so più. Come sono andata?
Benissimo. Come ultima cosa vorrei che mi disegnassi un campo da calcio.
Ma sì, facile:
