Il padre di tutte le carogne

Meccanica razionale, vol. 2
Nuovo meccanico: sì?
Chinaski: volevo sapere se è pronta la macchina.
Nuovo meccanico: ah, sì.
Chinaski: risolto quel problema?
Nuovo meccanico: mah, sembra di sì.
Chinaski: e qual era il problema, esattamente?
Nuovo meccanico: beh, non ci crederà, ma c’era un nido di topi nel motore.
Chinaski: ci credo benissimo, invece.
Nuovo meccanico: ah, sì? Beh, forse dovreste mettere del veleno.
Chinaski: ah, però. Non ci avevamo proprio pensato. A noi piace avere i nidi di topi dentro i motori delle macchine. Anzi, li mettiamo apposta, ci fanno guadagnare quei due o tre decimi nel misto. Io, poi, mi faccio sempre controllare il livello dei topi, prima di partire per un viaggio, e comunque i topi vengono sempre buoni, no? Ad esempio quando ti si spiaccicano i moscerini contro il parabrezza: tiri la leva e spruzzi sette-otto topi e poi li spalmi bene con i tergicristalli, così viene pulito che è una meraviglia. Sì, sì, non so come farei senza i miei nidi di topi nel motore.
Nuovo meccanico: …
Chinaski: non li avrà mica tolti, eh?
Medicina online
Adesso, grazie al cielo, c’è internet. A internet puoi fare tutte le domande che vuoi. Internet non sbuffa e non ti guarda come se fossi pazzo. Perché tu non sei pazzo. Tu hai solo un rigonfiamento mobile e intermittente, un rigonfiamento subdolo, che scompare ogni volta che ti presenti dal medico e ricompare in un altro posto appena rientri nel tuo soggiorno. Hai pensato che, forse, era colpa dell’aria del tuo soggiorno. Forse è l’amianto o qualche altra microparticella che ti avvelena di ora in ora, lentamente, e che intorno agli ottanta-ottantacinque anni ti farà crepare, ma quando hai chiamato quella ditta per farti analizzare l’aria di casa perché sentivi una densità sospetta, loro ti hanno detto “apra la finestra”, che non era proprio la risposta desiderata. E di certo non è quella che ti ha dato internet. Oh, no. Internet ti capisce. Tu inserisci una minuziosa chiave di ricerca, elencando precisamente quello che hai e quello che senti, tipo “gonfiore collo formicolio naso dolore al mattino alito che sa di sciroppo" più già una mezza idea su quello che vorresti che fosse “niente tranquillo mangia più cioccolato” e internet ti risponde, riuscendo non si sa come a trovare un altro imbecille che ha già fatto le tue domande a un sito di medici specializzati in otorinolaringoiatria e corse di cani, i quali hanno risposto “si faccia vedere da uno specialista ma tenga presente che il tumore al fegato non si manifesta con un dolore al gomito”. E se non trovi il sito di medici, allora trovi i forum. Ah, che meraviglia: persone convinte di avere tumori alla stanghetta degli occhiali che fanno domande inverosimili a persone convinte di avere una laurea in medicina perché hanno appena ordinato il cofanetto di Grey’s anatomy.
Su internet ogni sintomo è indice di tutte le malattie conosciute. E anche l’assenza di qualsiasi sintomo. Per non parlare del fatto che tu non ci capisci niente, di sintomi, e infatti cerchi per quattro giorni “gonfiore alla parotide” e ti convinci di avere una rara parotite causata da citomegalovirus ma senza febbre, senza dolore, senza gonfiore alla parotide e senza virus, e nel frattempo qualcuno dovrebbe farti notare che non c’è la parotide, lì dove tocchi, ma il pomo d’adamo. Che, sì, è mobile. Ed è un bene. Comunque, finalmente convinto di esserti correttamente autodiagnosticato il tuo morbo, torni dal medico, ti rifai la trafila di bozzi espettoranti (scoprirai solo quando sarai vecchio che sono vecchi meccanici: dopo un po’ si fermano e gli devi mettere nell’orecchio una monetina da un euro), entri con espressione funebre e, forte della laurea in medicina che ti sei appena scaricato, gli descrivi nel dettaglio quello che sta succedendo al tuo corpo:
Chinaski: dunque. Ho un gonfiore qui al collo…
Dottore (alzandosi): sentiamo.
Chinaski: resti seduto!
Dottore: …
Chinaski: mi scusi. È che non voglio che mi tocchi: è così che trovate i malanni. Dunque. Ho un gonfiore al collo. Potrebbe essere [segue elenco novantacinque linfomi differenti], ma osservando questo esame [porge esame diagnostico dalla non meglio precisata provenienza] penso che sia plausibile puntare su [segue elenco di malattie rare che colpiscono soltanto mucillagini], almeno stando alla reazione che ho avuto prendendo [segue elenco di farmaci di contrabbando assunti con il consulto di un forum sovietico]. Che ne pensa?
Dottore (osservando la stampa): che roba è questa?
Chinaski: è un’ecografia che mi sono fatto con lo scanner.
Dottore: forse dovremmo fare esami più accurati.
Chinaski (appoggiando un barattolino sulla scrivania): tenga presente che le mie feci hanno un retrogusto di ribes.
Dottore: capisco. Senti… [scribacchia qualcosa su un foglietto] prova con questo…
Chinaski (esaminando il foglio): ma qui c’è scritto solo Grande Imbecille.
Dottore: è solo un’ipotesi.
Xenofobia
Attendo qualche istante con il motore acceso e intanto mi immagino tutti i miei possibili tentativi di sbloccare la situazione e tutte le possibili situazioni sbloccate:
b) scendo e, con un bel sorriso post nine-eleven, prego cortesemente pakistani allontanarsi mio automezzo. I tre mi prendono e mi infilano nel tubo di scappamento per il largo.
c) vado in retro quel tanto che basta per dare un colpettino di paraurti al ginocchio del pakistano più piccolo. Mi ritrovano quattro mesi dopo nel bagagliaio di una Ritmo in un campo nomadi nei pressi di Abbiategrasso.
d) rimango dove sono con il dito pronto sul tasto della chiusura centralizzata. Penso che bevendo la mia urina dovrei resistere a sufficienza.
e) scendo e torno da dove me ne sono venuto. Mi prendono alle spalle e mi picchiano selvaggiamente per nessuna ragione. Poi riprendono a chiacchierare della situazione energetica del loro paese.
Così alla fine ho pensato che una soluzione potrebbe essere non dover andare mai a riprendere la macchina. Avere tante macchine e lasciarle sparpagliate per la provincia. O macchine usa e getta. Ma forse la soluzione definitiva è non scendere mai dalla macchina. Andare nei posti senza mai scendere, chiacchierare con le persone da una fessurina del finestrino e farsi passare bustine di Spritz liofilizzato. Certo, dovrebbero allargare le porte dei locali. Al ristorante, in smoking, al tavolo dentro la mia macchina, abbasserei il vetro e taglierei la mia bistecca, mangiando sporgendomi e portandomi il piatto all’interno dell’abitacolo. Sala fumatori, naturalmente, altrimenti il maître mi verrebbe vicino e mi chiederebbe di “spegnere cortesemente il motore del suo veicolo”. Potrei richiamare la sua attenzione con il clacson e generare una contro-climatizzazione per quando è troppo freddo. Idea brillante, senz’altro. “Potrebbe abbassare il volume dell’autoradio, signore? O, perlomeno, sintonizzarla sulla stessa stazione del ristorante. Grazie”. Sì, sì. Credo proprio che la mia vita migliorerebbe.
Uh, uh
“Lei, caro signore” – ti parlerà così – “si è fatto 29.436 seghe prima del matrimonio e 59.766 dopo. È tutto segnato qui, mi creda. Abbiamo anche i filmati, se vuole. Come dice? Certo che posso dire seghe. Posso fare quello che mi pare. Lo vede quel povero cane con la testa a forma di posacenere? L’ho fatto io, così, perché mi annoiavo. E pensi che neanche fumo”.
Già, già. Gran brutto guaio. Mi ci vedo proprio: entro e c’è questo signore tale e quale a Steinitz seduto dietro una grande scrivania. C’è proprio tutto. Il caminetto, gli scaffali coi libri, le poltrone in pelle, il Tg5. E Steinitz che mi fissa da dietro gli occhialetti che tiene sulla punta del naso. “Oh, oh”, penso. Mi siedo e lui comincia a scartabellare un fascicolo con su il mio nome. Sfoglia le pagine abbastanza rapidamente, con la fronte aggrottata. Ogni tanto sospira. Poi mi fa: “Lei ha bestemmiato 192.456 volte”, al che io lo guardo perplesso, perché non bestemmio in maniera diretta da quando avevo sedici anni, ma lui, ancora prima che io apra bocca, mi fa notare che ma porco quel bastardo è una bestemmia a tutti gli effetti, anche se non finisco la frase. “Immagino sia molto grave”, commento, e lui: “Dare del porco bastardo al Signore supremo di tutte le cose visibili e invisibili? Che sarà mai”. “E la proverbiale clemenza divina?”, oso. “Finita nel diciassettesimo secolo”, mi risponde indifferente, sempre scartabellando. Dopodichè rimaniamo alcuni minuti in silenzio, minuti durante i quali lui guarda le carte scuotendo blandamente il capo. Poi, senza levare lo sguardo, dice: “Leggo il suo blog, sa?”. “Ah, che bello…”, rispondo facendo finta di avere tutto sotto controllo, “e… che gliene sembra?”, aggiungo per simulare baldanza. “Mi fa cagare”, commenta. “Oh, cagare… Uhm… Eh eh…”, dico guardandomi intorno in cerca di una finestra o qualcosa.
Poi torna serio e mi fa notare che non ho mai rispettato la quaresima. “E va beh…”, faccio io allargando le braccia, ma lui mi guarda con l’aria di uno che se ne sbatte altamente e, annotando qualcosa su un foglio, dice: “Sì, sì. E intanto…”. Stizzito, sibilo un “invece di guardare la pagliuzza…”. Questo lo fa imbestialire. Sbatte i pugni sul tavolo e attraverso la finestra alle sue spalle vedo precipitare una manciata di corpi esanimi. “Eh no! Il sarcasmo no!”, urla. Un inserviente entra di corsa con una pelle di neonato tra le mani e deterge il Santissimo Volto, poi si dilegua. Butto lì un “mi scusi” niente affatto convinto, ma lui è proprio arrabbiato e mi tira un pistolotto moralista sul rispetto, i valori e lo spirito santo. “Gesù Cristo”, penso, e Gesù Cristo mi risponde telepaticamente dicendo “eh, lo so. Prova a fingerti morto: con me ha funzionato”.
Terminato il predicozzo, mi comunica che, viste le mie colpe, dovrò bruciare all’inferno per l’eternità. Gli domando quale sia la pena prevista per gli assassini, allora. “La pena è la stessa per tutti”. Gli faccio notare che non è molto logico dare la stessa pena a colpe di gravità diversa, al che lui fa finta di rifletterci su, mormorando “logico, eh?”. Poi mi chiede “le piacciono i cani?”. “No”, gli rispondo. “E nemmeno fuma?”. “Non vedo il nesso. Comunque non più”. “Oh, saggia scelta”, dice ironicamente. “Lo sa che, se avesse continuato a fumare, avrebbe vissuto più a lungo? Smettendo di fumare ha deviato il corso degli eventi anticipando la sua morte di circa venticinque anni”. Dopo averlo detto, si lascia andare sulla poltrona e si accende una sigaretta: “Io posso fumare e a me non succede niente, eh eh…”. Irritato, gli rispondo che “tanto non potevo saperlo”. Qui lui si fa serio e, con gli occhietti cattivi, dice: “Ma certo, che poteva. Le abbiamo inviato una mail al giorno apposta per dirglielo”. “Che mail?”, chiedo. Qui la sua espressione torna serena e, con evidente soddisfazione, dice: “Diciamo che, la prossima volta, mandare quei cinquemila dollari al principe del Sudan potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata”.
Vanaglorie, vol. 5
Sul Mucchio di questo mese, con Tredici usi di un figlio oltre a venderlo ho elogiato la scelta di mettere al mondo altra gente.
Naturalmente questo blog è contro la pena di morte (me lo ha detto poco fa), e non perché si sia fatto fregare da qualcuna di quelle baggianate sulla sacralità della vita (che è il tipico valore ad personam. Se lo dicesse un attaccapanni, che la vita è sacra, potrei anche ascoltarlo, ma finché lo dice un essere umano che se la fa sotto al pensiero di abbandonare il proprio corpo, su...), ma perché la morte, annullando la coscienza del condannato, non è una vera e propria pena (sarebbe come dire “ti condanniamo a non sapere quello che diremo di te quando sarai uscito dall'aula”) e, per lo stesso motivo, non è nemmeno un deterrente particolarmente efficace (mi farebbe molta più paura essere costretto ad ascoltare le idee (si noti la clemenza) di un ciellino senza potermi addormentare). Per non parlare del fatto che, eliminando il colpevole, si elimina anche il gusto della vendetta personale.
Tuttavia, esistono reati che, non appena questo blog avrà fondato la sua Repubblica, dovranno essere puniti in maniera adeguata, e non nella vana speranza che le persone improvvisamente rinsaviscano e, spaventate dalla prospettiva di una punizione, smettano di commetterli, e nemmeno nella speranza che le persone, grate della punizione, possano essere corrette e reinserite nella società (che sarebbe come cercare di reinserirmi un melanoma dopo averlo asportato) per non si sa quale motivo (il posto è già stato occupato da un infante incensurato), ma, ecco, non so. Così. Forse perché certi reati fanno profondamente incazzare (sono sicuro che, dovessero mai fondare un tribunale per Repubbliche, l’accesso d’ira sarà considerato un’attenuante più che valida: “oh, scusa, non volevamo tagliarti il pene! Ma eravamo così accecati dalla rabbia...”).
Ovviamente, nella Repubblica di questo blog, sarà un reato (minore) anche annoiare i reggenti (forse non sarà una vera Repubblica) con certe lagne sui diritti dell’uomo e via dicendo, ma non c’è da preoccuparsi: a tutti gli uomini saranno garantiti tutti i diritti base previsti dalla versione free, con possibilità di implementarli acquistando le versioni pro e deluxe. Nel caso si commettano certi reati, però, i diritti verranno temporaneamente sospesi. Cosa? Ma certo che è brutale! Altrimenti che pena sarebbe? Il cittadino che non vorrà vedersi sospendere i diritti fondamentali dell’uomo, non dovrà far altro che non commettere il reato (non ci voleva Hammurabi, per capirlo). In fondo, su, ci sono decine di reati privi di possibili attenuanti. Ma
Resta, per l’appunto, da decidere la giusta pena.
Rimanendo sull’esempio sopraccitato, il taglio del pene più qualche anno di carcere sembrerebbero la cosa più ovvia (il pene verrà restituito al termine della detenzione), ma il consulente psichiatrico di questo blog ha suggerito che i condannati potrebbero commettere altre violenze servendosi di strumenti artificiali. Per non parlare del rancore di un essere umano castrato… In effetti, il problema è che bisognerebbe recidere il cervello, più che il pene, ma, ahimé, la lobotomia è stata giudicata “disumana”, perciò occorre pensare a qualche altra idea. Qualche altra idea che non sia tenere certa gente in una stanza a fantasticare e a reprimere certi impulsi dalla mattina alla sera, visto che potrebbe non accorgersi della differenza rispetto alla sua precedente vita, per poi liberarla, in modo che si renda conto che, sì, in effetti una differenza c'era.
E alla fine l’idea è arrivata: lanciarli nello spazio. Proprio così! Chiuderli in piccole capsule e lanciarli per sempre nello spazio. Questo non sarebbe ucciderli, no? Perché li spediremmo vivi. E così gli animalisti sarebbero contenti. Gli daremmo un succo di frutta, un pacchetto di salatini e un po’ di carta igienica e via! In questo modo avremmo la certezza di non vederli commettere di nuovo la medesima malefatta. Mi sembra geniale. Potremmo spedire anche gli animalisti perché si accertino che stiano bene.
Certo. Prima gli si taglia il pene.