Lamentela n°1457
Il mio primo videonoleggiatore aveva una sua filosofia di vita e un suo gusto personale. Per la prima, basti citare un precedente post, nonché sempiterna, memorabile e irripetibile gag:
Vn1: no, guarda…
Chinaski: …
Vn1: è che non mi piace scavare nella vita delle persone.
Chinaski (immaginando nuove possibile combinazioni bestemmiatorie): ah.
Marito sconosciuto: no, guarda, è già stato preso.
Vn1: beh…
Chinaski (resistendo a un conato): mah!
Vn1 (spegnendo la sigaretta con la scarpa): è abbastanza noioso.
Chinaski (in preda a eczema fulminante): mah! Alcuni direbbero che è un capolavoro…
Vn1 (scuotendo la testa): noioso…
Il nuovo videonoleggiatore, invece, è un tizio molto simpatico, di quelli che trasudano bontà istintiva e che vorresti dietro ogni bancone o sportello (come per il meccanico del post precedente, i complimenti preludono agli insulti), però gestisce il proprio esercizio commerciale secondo una filosofia strettamente commerciale. Il che, voglio dire, eh!
Comunque, in base a questa filosofia, alla prima scorsa dei titoli disponibili mi sono potuto scordare di trovare un qualsiasi oggettivo capolavoro cinematografico e mi sono potuto scordare di trovare tutti quei film non americani, non del secolo in corso, privi di attori come Sandra Bullock o Tom Hanks ed esplosioni spettacolari. Non che io sia un cinefilo particolarmente raffinato, tra l’altro. Ad esempio non riesco a guardare i film con attori cinesi o coreani perché gli attori cinesi e coreani e giapponesi o thailandesi mi fanno senso. Davvero. Non è razzismo, eh. Infatti i film coi negri li guardo benissimo. È che, non so, sembrano persone dentro dei gusci. E poi ho grossi problemi con tutta una serie di altre genti, per i motivi e i luoghi comuni più disparati. Ora che ci penso, mi piacciono solo i film americani, ma credo di non sopportare le esplosioni.
E allora cosa dovrebbe fare il povero videonoleggiatore? Rimpinzarsi il baracchino di film che non vanno e fallire per il mio personalissimo compiacimento? Sarebbe assurdo. Però non è che posso comprare su internet ogni film che mi viene la curiosità di vedere e nemmeno posso rischiare di andare in prigione scaricandolo abusivamente. E, di sicuro, non posso non vedere i film che voglio vedere (è un controsenso già sul piano logico, figuriamoci viverlo) o, ancora peggio, vedere quei film là (sappiamo tutti di quali film si tratta).
Allora ho pensato a una soluzione: educare le masse.
[silenzio]
E poi ho pensato alla soluzione di riserva, secondo il semplice ragionamento che se non puoi rendere intelligente uno stupido, forse puoi rendere stupida l’intelligenza, motivo per cui basterebbe dire che un film di (che so) Woody Allen non è di Woody Allen (che poi, dai. Woody Allen, Dio bono. Mica Ukyo Katayama) ma di uno di quei registi che sapete. Il film lo lasci così com’è, ma ci metti dentro un paio di quegli attori là e due esplosioni o qualcosa che permetta allo spettatore medio di alimentare il proprio ideale di uomo vero (per gli uomini) e di donna che si comporta come un uomo vero (per le donne). In alternativa, la figura del ribelle andrà benissimo per tutti gli adolescenti di entrambi i sessi.
Per i più intellettuali, invece, è sufficiente prendere una cosa come Barry Lyndon e renderlo meno noioso infilandoci due fate, un mago e una battaglia tra elfi e pterodattili parlanti. Ma è una soluzione già sentita, lo so.
La terza è ultima soluzione è scaricarli da internet e rischiare di andare in prigione e di morire di fame.
Meccanica razionale
È nota la leggenda per la quale tu porti la macchina dal meccanico perché ti risolva un problema A e il meccanico ti restituisce la macchina con un problema irrisolto B. Il problema B, solitamente, è del tipo a orologeria, e cioè si presenta come un cavetto staccato, un bullone svitato, un pezzo nuovo invecchiato di quattro anni in un pomeriggio o qualsiasi altra cosa che farà funzionare perfettamente la macchina fino a un secondo dopo l’aver dimenticato la fantasiosa e incomprensibile spiegazione dell’intervento del meccanico da parte del meccanico stesso. Tale spiegazione, si sa, è necessaria per il fatto che il problema A è stato risolto anche se non era un problema ma eri tu che viaggiavi con il freno a mano tirato, oppure era effettivamente un problema ma per risolverlo è stato necessario creare e risolvere i costosi sottoproblemi A1, A2 e C4, secondo il seguente schema tipo:
Chinaski: ha riparato lo sterzo?
Meccanico: si, ma ho dovuto cambiare i giunti e aggiustare il pignone.
Chinaski: certo.
Meccanico: e poi ho cambiato il picolottero, che era tutto rovinato.
Chinaski: ma davvero?
Meccanico: eh, sì. Guardi qua (mostra un oggetto metallico)
Chinaski: sembra il manubrio di una bici.
Meccanico: eh, ci somiglia molto. È tutto rovinato, però. Vede?
Chinaski: ma perché è così sporco d’olio?
Meccanico (grattandosi la faccia con un dito color pece): eh, perché era rotto.
Per quanto riguarda il mio meccanico di fiducia, proprio non voglio fargli una cattiva pubblicità, trattandosi di una bravissima persona, sempre educata e disponibile. Inoltre sfido chiunque a trovare un meccanico capace di parlare agevolmente della flotta ateniese del V secolo a. C. (non che sia un pregio) mentre ti cambia una lampadina per due spiccioli (questo lo è, siccome per cambiare una lampadina di ultima generazione occorre passare con la mano dal tubo di scarico, lavorando alla cieca e con il motore acceso e il veicolo in moto).
Però, ecco, i fatti parlano chiaro: l’ultima volta gli ho portato la mia macchina per un semplice cambio dell’olio e il giorno dopo la mia macchina non aveva più le prime tre marce e quando acceleravo la velocità non aumentava ma diminuiva e in compenso usciva del fumo nero dalla marmitta, un fumo così denso da rimanere a mezz’aria, resistendo persino al passaggio della macchina successiva. Fortemente preoccupato, un mese e mezzo dopo sono tornato all’officina.
Meccanico: sì.
Chinaski: si ricorda che mi aveva cambiato un pezzo?
Meccanico: no. Che pezzo?
Chinaski: era un pezzo come questo (mostra un manubrio)
Meccanico: quello è un manubrio.
Chinaski: ok.
Meccanico: non capisco.
Chinaski: la macchina non va più.
Il meccanico guarda la macchina alle spalle di Chinaski.
Chinaski: non va più come prima.
Meccanico: lasciala qui che ci guardo.
Dopo una notte insonne, torno all’officina, consumato dal dubbio. Il meccanico mi viene incontro con l’indifferenza che solo chi non è il proprietario della macchina può avere e, senza battere ciglio, mostrandomi dei frammenti sospetti, mi fornisce la più meravigliosa spiegazione logica da quando esiste la mente umana:
Meccanico: sì.
Chinaski: e che cosa aveva?
Meccanico: dei topi sono entrati nel cofano per mangiare le nocciole.
Chinaski: …
Meccanico: …
Chinaski: …
Meccanico: sono 200 euro.
The day after
“Ma no! Cosa fa?! Quella è la mia sedia!
Comunque sia.
So che adesso le università sono cambiate e ci sono 76 esami in tre anni e gli studenti di facoltà umanistiche vengono e ti dicono quanto è dura, perché questo mese devono preparare ben “sei esami!”, ma poi, a dirla tutta, sono “sei esami!” da “sessanta pagine!” l’uno, quindi, ecco, visto che quando mi sono iscritto io il centravanti della nazionale di calcio era Pierluigi Casiraghi, gli esami di filosofia sono solo 19. Il che va bene, voglio dire, visto che li sto per elencare in ordine sparso, scegliendo per ciascuno il momento più significativo. Si tratta di esami tutti passati, anche quando non sembra.
#2 “Sì, ma Aristotele va saputo…”
#3 “Contento lei…”
#4 “Lei è un impunito.”
#5 “Secondo me qui dovrebbe modificare la risposta” (Chinaski non modifica la risposta. La risposta di Chinaski è sbagliata).
#6 “Le tolgo due punti perché non ha frequentato”.
#7 Chinaski si finge religioso e molto devoto per ingraziarsi il professore.
#8 “Fermiamoci qui prima che succedano dei disastri.”
#9 “Complimenti.”
#10 “Non si può fare l'università così.”
#11 “Contento lei...”
#12 Chinaski si fa una domanda e poi non sa rispondere.
#13 Chinaski si finge attivista politico per ingraziarsi il professore.
#14 “Ma nessuno di noi è Goethe, giusto?" (tutti ridono, tranne Chinaski).
#15 (Ridendo di gusto per una serie di battute) “Ah ah… non mi faccia ridere, la prego!”
#16 (Serio) “Non mi faccia ridere, la prego.”
#17 Chinaski va dai frati spacciandosi per uno studioso di Sant’Agostino per accedere ai testi di Sant’Agostino. I frati non se la bevono e lo cacciano.
#18 “È già finito?”
#19 “Ma no! Cosa fa?! Quella è la mia sedia!”
Antifrasto di Clazomene
Antifrasto di Clazomene, uomo di grande scienza ma notevolmente eccentrico (trascorse la vita in completa solitudine, mangiò solo nocciole, parlò senza mai usare la “i” e visse dal 461 al
b) “Achille rincorre la tartaruga ma c’è la riga continua.”
c) “Come faccio a sapere chi è Bertrand Russell?”
Antigone: credo di sì.
Antifrasto: ah, sì? Pensaci bene.
Antigone: ehm… no. In effetti no.
Antifrasto: ah, ecco. Allora te lo spiego io.
Antigone: sì.
Antifrasto: la musica è suonata dal musicista, vero?
Antigone: certo.
Antifrasto: e la medicina è esercitata dal medico, o no?
Antigone: sì.
Antifrasto: ed è interesse del medico che il malato sia malato, dico bene?
Antigone: benissimo.
Antifrasto: e le mucche volano sul Tamigi.
Antigone: sì.
Antifrasto: e cif ciaf.
Antigone: sì.
Antifrasto: quindi
Antigone: nemici.
Antifrasto: bene. Facciamo ancora l’Amore e poi basta. Spogliati.
Antigone [andando]: vado.
Antifrasto: allora, com’è?
Antigone: così così.
Antifrasto: non hai capito un cazzo.
Antigone: a me sembra molto comoda.
Antifrasto: ma lo sarebbe di più, se fosse la sedia ideale.
Antigone: sì, ma sto bene così, grazie.
Antifrasto: non hai capito. La tua sedia è solo una copia della sedia ideale, quindi è di qualità inferiore.
Antigone: non mi formalizzo.
Antifrasto: comunque la sedia ideale è perfetta, mentre la tua ha una gamba storta. Potresti cadere e farti male.
Antigone: ah. Allora dammi quella ideale, per favore, non vorrei ferirmi.
Antifrasto: e qui ti volevo! Non posso darti la sedia ideale, caro Antigone.
Antigone: e perché mai?
Antifrasto: perché ci sto seduto io.
Questo non è un coniglio
Il tizio qui a fianco ha piantato dei conigli nel suo cortile, tempo fa, probabilmente con l’idea di mangiarseli, ma deve essersi dimenticato che i conigli sono muniti di arti locomotori, motivo per cui i suddetti conigli se ne sono andati, e precisamente se ne sono andati nel giardino a fianco, cioè il mio, infestandomi la proprietà e moltiplicandosi tipo pop-up quando impazzisce Windows.
Ciò ha provocato una serie di effetti:
- le persone di sesso o di animo femminile, dopo aver visto i graziosi batuffoli saltellare tra i cespugli, si sono abbandonate a una deriva vegetariana volta a salvare la vita dei poveri animali. La moglie del padre di Chinaski ha giurato che non cucinerà mai più un coniglio. Il padre di Chinaski ha spiegato che i conigli d’allevamento sono diversi (niente pon-pon, otto zampe e le spine)
- persone insospettabili, armate di insospettabili fucili, hanno cominciato a trascorrere la notte sparando alle bestiole, mentre altri vicini si sono attrezzati con insospettabili trappole, cosa che ha portato soprattutto alla sparizione dei gatti e dei cani di piccolo taglio
- il cane di Chinaski trascorre molto più tempo in giardino
Se la fuga a zigzag si è rivelata efficace non in sé, ma per lo stordimento che la sua inefficacia provoca nel predatore (il coniglio, velocissimo, scarta improvvisamente a destra e mette fuori gioco l’inseguitore, il quale sta per desistere, quando il coniglio scarta improvvisamente a sinistra e torna dov’era, e poi a sinistra e ancora dov’era, ragion per cui basta andare dritto), la mimetizzazione è una delle tecniche più affascinanti e diffuse nel mondo animale, ed è un vero peccato che il coniglio non sappia cambiare colore, forma o espressione. Comunque sia, quando sa di essere a tiro e prima di optare per la fuga zigzagante, si ferma e rimane immobile, smette di respirare e tiene le palle degli occhi fisse nel vuoto, sostenendo di non essere un coniglio, ma un arbusto o un sasso, come dimostrano le seguenti foto: