sabato, 29 settembre 2007

Lamentela n°1457

Non essendo uno che ama socializzare, non essendo il tipo che va a prendere il pane e si ferma a chiacchierare con il panettiere (il mio problema è che il panettiere rimane per sempre un panettiere, ovvero uno che offre un servizio (dare il pane) e che si intende soltanto di una cosa (il pane) ma senza avere grandi possibilità di parlarne in modo molto più interessante di come farebbe Wikipedia, che peraltro è gratuito. E non sono di quelli che credono che ogni persona contenga un mondo da scoprire. Cioè, magari lo contiene anche, però non è da scoprire. Non che il mio sia tanto meglio, eh. Il che, però, dimostra l’inutilità intrinseca della socializzazione reciproca), non scelgo troppo accuratamente i luoghi in cui servirmi per le mie cose e di solito mi baso sul requisito minimo mi devi dare grossomodo quello che voglio, grossomodo come lo voglio, senza metterci possibilmente il veleno dentro. O una bomba, se si tratta di un oggetto. Comunque sia, tutto questo era per dire che vivere come una specie di ricevitore automatico in un mondo di distributori automatici non promette molto sul piano della qualità del consumo. Oppure, che è l’ipotesi più probabile, certi servizi fanno schifo a tutto tondo.
Il mio primo videonoleggiatore aveva una sua filosofia di vita e un suo gusto personale. Per la prima, basti citare un precedente post, nonché sempiterna, memorabile e irripetibile gag:

Chinaski: hai il film su George Best?
Vn1: no, guarda…
Chinaski: …
Vn1: è che non mi piace scavare nella vita delle persone.
Chinaski (immaginando nuove possibile combinazioni bestemmiatorie): ah.

Per il secondo, invece, un giudizio magari un pelo sommario:

Due sconosciuti, il videonoleggiatore e Chinaski al baracchino del videonoleggio

Signora sconosciuta (al marito sconosciuto): noleggiamo quello lì, Barry Lyndon!
Marito sconosciuto: no, guarda, è già stato preso.
Vn1: beh…

Tutti si voltano a guardarlo, in attesa. Chinaski è incredulo su base premonitoria.

Vn1: non vi perdete un granché.
Chinaski (resistendo a un conato): mah!
Vn1 (spegnendo la sigaretta con la scarpa): è abbastanza noioso.
Chinaski (in preda a eczema fulminante): mah! Alcuni direbbero che è un capolavoro…
Vn1 (scuotendo la testa): noioso…

Il nuovo videonoleggiatore, invece, è un tizio molto simpatico, di quelli che trasudano bontà istintiva e che vorresti dietro ogni bancone o sportello (come per il meccanico del post precedente, i complimenti preludono agli insulti), però gestisce il proprio esercizio commerciale secondo una filosofia strettamente commerciale. Il che, voglio dire, eh!
Comunque, in base a questa filosofia, alla prima scorsa dei titoli disponibili mi sono potuto scordare di trovare un qualsiasi oggettivo capolavoro cinematografico e mi sono potuto scordare di trovare tutti quei film non americani, non del secolo in corso, privi di attori come Sandra Bullock o Tom Hanks ed esplosioni spettacolari. Non che io sia un cinefilo particolarmente raffinato, tra l’altro. Ad esempio non riesco a guardare i film con attori cinesi o coreani perché gli attori cinesi e coreani e giapponesi o thailandesi mi fanno senso. Davvero. Non è razzismo, eh. Infatti i film coi negri li guardo benissimo. È che, non so, sembrano persone dentro dei gusci. E poi ho grossi problemi con tutta una serie di altre genti, per i motivi e i luoghi comuni più disparati. Ora che ci penso, mi piacciono solo i film americani, ma credo di non sopportare le esplosioni.
E allora cosa dovrebbe fare il povero videonoleggiatore? Rimpinzarsi il baracchino di film che non vanno e fallire per il mio personalissimo compiacimento? Sarebbe assurdo. Però non è che posso comprare su internet ogni film che mi viene la curiosità di vedere e nemmeno posso rischiare di andare in prigione scaricandolo abusivamente. E, di sicuro, non posso non vedere i film che voglio vedere (è un controsenso già sul piano logico, figuriamoci viverlo) o, ancora peggio, vedere quei film là (sappiamo tutti di quali film si tratta).
Allora ho pensato a una soluzione: educare le masse.

[silenzio]

E poi ho pensato alla soluzione di riserva, secondo il semplice ragionamento che se non puoi rendere intelligente uno stupido, forse puoi rendere stupida l’intelligenza, motivo per cui basterebbe dire che un film di (che so) Woody Allen non è di Woody Allen (che poi, dai. Woody Allen, Dio bono. Mica Ukyo Katayama) ma di uno di quei registi che sapete. Il film lo lasci così com’è, ma ci metti dentro un paio di quegli attori là e due esplosioni o qualcosa che permetta allo spettatore medio di alimentare il proprio ideale di uomo vero (per gli uomini) e di donna che si comporta come un uomo vero (per le donne). In alternativa, la figura del ribelle andrà benissimo per tutti gli adolescenti di entrambi i sessi.
Per i più intellettuali, invece, è sufficiente prendere una cosa come Barry Lyndon e renderlo meno noioso infilandoci due fate, un mago e una battaglia tra elfi e pterodattili parlanti. Ma è una soluzione già sentita, lo so.

La terza è ultima soluzione è scaricarli da internet e rischiare di andare in prigione e di morire di fame.

chinaski77 alle ore 14:51 | link |
giovedì, 27 settembre 2007

Meccanica razionale

È nota la leggenda per la quale tu porti la macchina dal meccanico perché ti risolva un problema A e il meccanico ti restituisce la macchina con un problema irrisolto B. Il problema B, solitamente, è del tipo a orologeria, e cioè si presenta come un cavetto staccato, un bullone svitato, un pezzo nuovo invecchiato di quattro anni in un pomeriggio o qualsiasi altra cosa che farà funzionare perfettamente la macchina fino a un secondo dopo l’aver dimenticato la fantasiosa e incomprensibile spiegazione dell’intervento del meccanico da parte del meccanico stesso. Tale spiegazione, si sa, è necessaria per il fatto che il problema A è stato risolto anche se non era un problema ma eri tu che viaggiavi con il freno a mano tirato, oppure era effettivamente un problema ma per risolverlo è stato necessario creare e risolvere i costosi sottoproblemi A1, A2 e C4, secondo il seguente schema tipo:

Chinaski: ha riparato lo sterzo?
Meccanico: si, ma ho dovuto cambiare i giunti e aggiustare il pignone.
Chinaski: certo.
Meccanico: e poi ho cambiato il picolottero, che era tutto rovinato.
Chinaski: ma davvero?
Meccanico: eh, sì. Guardi qua (mostra un oggetto metallico)
Chinaski: sembra il manubrio di una bici.
Meccanico: eh, ci somiglia molto. È tutto rovinato, però. Vede?
Chinaski: ma perché è così sporco d’olio?
Meccanico (grattandosi la faccia con un dito color pece): eh, perché era rotto.

Per quanto riguarda il mio meccanico di fiducia, proprio non voglio fargli una cattiva pubblicità, trattandosi di una bravissima persona, sempre educata e disponibile. Inoltre sfido chiunque a trovare un meccanico capace di parlare agevolmente della flotta ateniese del V secolo a. C. (non che sia un pregio) mentre ti cambia una lampadina per due spiccioli (questo lo è, siccome per cambiare una lampadina di ultima generazione occorre passare con la mano dal tubo di scarico, lavorando alla cieca e con il motore acceso e il veicolo in moto).
Però, ecco, i fatti parlano chiaro: l’ultima volta gli ho portato la mia macchina per un semplice cambio dell’olio e il giorno dopo la mia macchina non aveva più le prime tre marce e quando acceleravo la velocità non aumentava ma diminuiva e in compenso usciva del fumo nero dalla marmitta, un fumo così denso da rimanere a mezz’aria, resistendo persino al passaggio della macchina successiva. Fortemente preoccupato, un mese e mezzo dopo sono tornato all’officina.

Chinaski: si ricorda che un mese fa le ho portato la mia macchina?
Meccanico: sì.
Chinaski: si ricorda che mi aveva cambiato un pezzo?
Meccanico: no. Che pezzo?
Chinaski: era un pezzo come questo (mostra un manubrio)
Meccanico: quello è un manubrio.
Chinaski: ok.
Meccanico: non capisco.
Chinaski: la macchina non va più.

Il meccanico guarda la macchina alle spalle di Chinaski.

Chinaski: non va più come prima.
Meccanico: lasciala qui che ci guardo.

Tornando a casa, analizzo il forte senso di colpa che mi sta masticando i visceri e arrivo alla conclusione che i casi sono due: o qualcuno che non è il mio meccanico si è intrufolato nell’officina nottetempo, provocando per qualche incomprensibile motivo qualche irreparabile danno al mio automezzo; oppure qualcosa di assolutamente estraneo al mio meccanico è capitato al mio automezzo.
Dopo una notte insonne, torno all’officina, consumato dal dubbio. Il meccanico mi viene incontro con l’indifferenza che solo chi non è il proprietario della macchina può avere e, senza battere ciglio, mostrandomi dei frammenti sospetti, mi fornisce la più meravigliosa spiegazione logica da quando esiste la mente umana:

Chinaski: ha scoperto che cosa aveva la macchina?
Meccanico: sì.
Chinaski: e che cosa aveva?
Meccanico: dei topi sono entrati nel cofano per mangiare le nocciole.
Chinaski: …
Meccanico: …
Chinaski: …
Meccanico: sono 200 euro.

chinaski77 alle ore 14:51 | link |
sabato, 08 settembre 2007

The day after

“Ma no! Cosa fa?! Quella è la mia sedia!
Prof. di Storia Moderna


E così, ieri mi sono laureato, per cui questo dev’essere uno di quei momenti in cui il blog appare nella sua più nitida essenza, ovvero in quanto diario personale dove parlo di me stesso e delle cose che mi succedono. In ogni caso, si tratta certamente di un post commemorativo, uno di quelli che scrivo per quando sarò vecchio, anche se quando sarò vecchio non ci sarà più Internet ma una cosa attualmente inimmaginabile chiamata Sgobliz o qualcosa del genere.
Comunque sia.
So che adesso le università sono cambiate e ci sono 76 esami in tre anni e gli studenti di facoltà umanistiche vengono e ti dicono quanto è dura, perché questo mese devono preparare ben “sei esami!”, ma poi, a dirla tutta, sono “sei esami!” da “sessanta pagine!” l’uno, quindi, ecco, visto che quando mi sono iscritto io il centravanti della nazionale di calcio era Pierluigi Casiraghi, gli esami di filosofia sono solo 19. Il che va bene, voglio dire, visto che li sto per elencare in ordine sparso, scegliendo per ciascuno il momento più significativo. Si tratta di esami tutti passati, anche quando non sembra.

#1 “Lei mi mette in una situazione difficile”.
#2 “Sì, ma Aristotele va saputo…”
#3 “Contento lei…”
#4 “Lei è un impunito.”
#5 “Secondo me qui dovrebbe modificare la risposta” (Chinaski non modifica la risposta. La risposta di Chinaski è sbagliata).
#6 “Le tolgo due punti perché non ha frequentato”.
#7 Chinaski si finge religioso e molto devoto per ingraziarsi il professore.
#8 “Fermiamoci qui prima che succedano dei disastri.”
#9 “Complimenti.”
#10 “Non si può fare l'università così.”
#11 “Contento lei...”
#12 Chinaski si fa una domanda e poi non sa rispondere.
#13 Chinaski si finge attivista politico per ingraziarsi il professore.
#14 “Ma nessuno di noi è Goethe, giusto?" (tutti ridono, tranne Chinaski).
#15 (Ridendo di gusto per una serie di battute) “Ah ah… non mi faccia ridere, la prego!”
#16 (Serio) “Non mi faccia ridere, la prego.”
#17 Chinaski va dai frati spacciandosi per uno studioso di Sant’Agostino per accedere ai testi di Sant’Agostino. I frati non se la bevono e lo cacciano.
#18 “È già finito?”
#19 “Ma no! Cosa fa?! Quella è la mia sedia!”

Dopodichè, i necessari ringraziamenti per chi ieri è stato lì a impedire che me la battessi:

Ema: non basterebbe un blog, onestamente. Limitandomi al caso specifico e immediato: per avermi tranquillizzato, agitandosi per tutti e due e anche per un numero imprecisato di altre persone, facendomi così credere di non essere io quello nei guai fino al collo, ma lei. La sua agitazione è cresciuta esponenzialmente fino a farle perdere i sensi intorno alle ore 16, ovvero cinque minuti prima che mi chiamassero, per poi recuperarli cinque minuti dopo la fine della seduta.

Smeriglia: per aver indossato la mia giacca lungo i tragitti, per avermi tranquillizzato trascorrendo tutta l’attesa gironzolando per l’università e fotografando dettagli di muri e lapidi da usare come sfondo per il desktop del suo nuovo portatile e per avermi dato preziosi consigli, come: “perché non entri e durante il discorso ti fotografi da solo con il cellulare?”.

Ragazza di Smeriglia: per aver abbandonato il suo lavoro di controllore del cosmo e per avermi fatto un servizio fotografico completo, sin da quattro ore prima e sino a quattro ore dopo la discussione, registrando accuratamente il degrado psico-fisico del sottoscritto, fotografandomi fin dentro i buchi del naso.

Genitori di Chinaski: per essersi complimentati con se stessi, invece di farmi i complimenti, ricordando forse un mio vecchio discorso sul fare finta di avere un figlio handicappato. Per la tenacia, dicono loro.

chinaski77 alle ore 15:03 | link |
martedì, 04 settembre 2007

Antifrasto di Clazomene

Antifrasto di Clazomene, uomo di grande scienza ma notevolmente eccentrico (trascorse la vita in completa solitudine, mangiò solo nocciole, parlò senza mai usare la “i” e visse dal 461 al 507 a.C.), scrisse testi di fisica, di filosofia, di teologia, di astronomia e di etica, ma non volle mai farli leggere ai suoi discepoli, i quali dovevano dimostrare di essere degni dell’insegnamento indovinando da soli il pensiero del maestro, oppure risolvendo uno dei seguenti paradossi:

a) “Tutti i clazomenesi mentiscono, sostiene Pericle.”
b) “Achille rincorre la tartaruga ma c’è la riga continua.”
c) “Come faccio a sapere chi è Bertrand Russell?”

Siccome nessuno riuscì nell’impresa, Antifrasto accolse come suo allievo Antigone, il quale, se non altro, aveva notato l'uso ripetuto della lettera “i”. Antifrasto, da quel giorno, scrisse tutto sotto forma di dialoghi tra lui e Antigone, senza essere a dire il vero granché imparziale:

Antifrasto: sai dirmi che cos’è la giustizia, Antigone?
Antigone: credo di sì.
Antifrasto: ah, sì? Pensaci bene.
Antigone: ehm… no. In effetti no.
Antifrasto: ah, ecco. Allora te lo spiego io.

In altri casi, Antigone ha un ruolo ancora più ridotto:

Antifrasto: ora ti dirò che cos’è la Giustizia, Antigone.
Antigone: sì.
Antifrasto: la musica è suonata dal musicista, vero?
Antigone: certo.
Antifrasto: e la medicina è esercitata dal medico, o no?
Antigone: sì.
Antifrasto: ed è interesse del medico che il malato sia malato, dico bene?
Antigone: benissimo.
Antifrasto: e le mucche volano sul Tamigi.
Antigone: sì.
Antifrasto: e cif ciaf.
Antigone: sì.
Antifrasto: quindi la Giustizia è fare il bene agli amici e il male ai nemici.
Antigone: nemici.
Antifrasto: bene. Facciamo ancora l’Amore e poi basta. Spogliati.

Ad ogni modo, Antifrasto è stato in molti casi il precursore di ben più note correnti di pensiero. Ad esempio, egli è da considerarsi il vero inventore del metodo dicotomico. Secondo il filosofo, infatti, qualsiasi verità poteva essere raggiunta tramite la deduzione, riducendo tutto a coppie ed eliminando di volta in volta l’elemento falso di ciascuna coppia, fino a rimanere con l’ultimo elemento vero dell’ultima coppia possibile:

Antifrasto: Per sapere com’è il tempo fuori non occorre andare fuori a vedere. Il tempo sarà infatti bello o brutto. Ma se fosse bello filtrerebbe la luce dalle imposte, se io avessi imposte. Il tempo dipende dunque dal mio avere o non avere imposte, ma se ci fossero imposte l’aria sarebbe più fredda, a meno che le imposte non fossero isolanti, è chiaro. Per non parlare delle tende. E della presenza o meno di una stufa o un caminetto. Comunque oggi esco o non esco, e deduco dal fatto che non sto uscendo che non esco, quindi non mi interessa sapere se il tempo è bello o brutto. Però, Antigone, per curiosità, va’ a vedere lo stesso.
Antigone [andando]: vado.
Antifrasto: allora, com’è?
Antigone: così così.
Antifrasto: non hai capito un cazzo.

Notevole, in particolare, è l’ideazione della teoria dei due mondi, praticamente identica a quella platonica, anche se supportata con meno forza.

Antifrasto: vedi, caro Antigone, la sedia sulla quale stai seduto ora è una sedia imperfetta.
Antigone: a me sembra molto comoda.
Antifrasto: ma lo sarebbe di più, se fosse la sedia ideale.
Antigone: sì, ma sto bene così, grazie.
Antifrasto: non hai capito. La tua sedia è solo una copia della sedia ideale, quindi è di qualità inferiore.
Antigone: non mi formalizzo.
Antifrasto: comunque la sedia ideale è perfetta, mentre la tua ha una gamba storta. Potresti cadere e farti male.
Antigone: ah. Allora dammi quella ideale, per favore, non vorrei ferirmi.
Antifrasto: e qui ti volevo! Non posso darti la sedia ideale, caro Antigone.
Antigone: e perché mai?
Antifrasto: perché ci sto seduto io.

chinaski77 alle ore 13:59 | link |
lunedì, 03 settembre 2007

Questo non è un coniglio

Il tizio qui a fianco ha piantato dei conigli nel suo cortile, tempo fa, probabilmente con l’idea di mangiarseli, ma deve essersi dimenticato che i conigli sono muniti di arti locomotori, motivo per cui i suddetti conigli se ne sono andati, e precisamente se ne sono andati nel giardino a fianco, cioè il mio, infestandomi la proprietà e moltiplicandosi tipo pop-up quando impazzisce Windows.
Ciò ha provocato una serie di effetti:

- il padre di Chinaski si è improvvisato amante della natura e ha fatto costruire una ormai tristemente famosa vetrata a specchio per permettergli di ammirare i graziosi animali. Purtroppo, milioni di uccelli, ingannati dal riflesso che scambiano per un prolungamento del cielo, si schiantano in picchiata contro il vetro, per poi agonizzare lungamente al suolo prima di essere portati via dal cane e masticati impietosamente in separata sede, fino al sopraggiungere della morte
- le persone di sesso o di animo femminile, dopo aver visto i graziosi batuffoli saltellare tra i cespugli, si sono abbandonate a una deriva vegetariana volta a salvare la vita dei poveri animali. La moglie del padre di Chinaski ha giurato che non cucinerà mai più un coniglio. Il padre di Chinaski ha spiegato che i conigli d’allevamento sono diversi (niente pon-pon, otto zampe e le spine)
- persone insospettabili, armate di insospettabili fucili, hanno cominciato a trascorrere la notte sparando alle bestiole, mentre altri vicini si sono attrezzati con insospettabili trappole, cosa che ha portato soprattutto alla sparizione dei gatti e dei cani di piccolo taglio
- il cane di Chinaski trascorre molto più tempo in giardino

Per difendersi da queste ultime minacce in particolare, i conigli hanno strategie secolari iscritte nel loro DNA, ovvero lo zigzagamento e la mimetizzazione, strategie che ho personalmente scoperto cercando di metterli sotto con l’automobile.
Se la fuga a zigzag si è rivelata efficace non in sé, ma per lo stordimento che la sua inefficacia provoca nel predatore (il coniglio, velocissimo, scarta improvvisamente a destra e mette fuori gioco l’inseguitore, il quale sta per desistere, quando il coniglio scarta improvvisamente a sinistra e torna dov’era, e poi a sinistra e ancora dov’era, ragion per cui basta andare dritto), la mimetizzazione è una delle tecniche più affascinanti e diffuse nel mondo animale, ed è un vero peccato che il coniglio non sappia cambiare colore, forma o espressione. Comunque sia, quando sa di essere a tiro e prima di optare per la fuga zigzagante, si ferma e rimane immobile, smette di respirare e tiene le palle degli occhi fisse nel vuoto, sostenendo di non essere un coniglio, ma un arbusto o un sasso, come dimostrano le seguenti foto:

a) non sono un coniglio, sono un cespuglio

b) non sono un coniglio, sono un ceppo

c) non sono un coniglio, sono un tombino

Ma – ahimé – una tecnica così raffinata meriterebbe sottili intelletti interlocutori, e non il mio cane, il quale, dopo aver trascorso gli ultimi cinque anni rincorrendo invano tutti i conigli che gli sfrecciavano sotto il naso, nel momento in cui gli è riuscito di acchiapparne uno (grande quanto un gomitolo), invece di argomentare sulla reale natura dell’oggetto, se l’è ingoiato per intero, vivo:

d) non sono un coniglio, sono uno stomaco.

chinaski77 alle ore 12:53 | link |

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