martedì, 29 maggio 2007

Absolut magnolia

Ero sul divano cercando di studiare (ho scoperto di avere la carta di identità scaduta da cinque anni. Cioè. Dopo cinque anni ho scoperto dov’era la carta di identità e poi ho scoperto che era scaduta da cinque anni. Sono andato a rinnovarla e la signorina dell’ufficio anagrafe ha tentennato al momento di compilare il campo professione, ma io le ho sorriso con il sorriso di uno che ha un piano e lei allora ha confermato per l’ennesima volta studente, per cui, insomma, sono ancora alle prese coi divani e i libri e lo sguardo fisso alle fronde degli alberi) e saranno state quasi le cinque. Non è che non mi sia venuta la tentazione di rimanere sul divano a fare finta di fronte a me stesso di stare facendo il mio dovere, fino al momento in cui sarei stato costretto a pensare che ero stato sul divano troppo tempo per non aver studiato davvero. Mi è venuta, dico. L’alternativa era mollare tutto, uscire e fare un lungo e rilassante aperitivo, ma non sapevo risolvermi, insomma, tra Pericle e l’alcol, quando infine si è alzato il vento, che ha mosso le fronde, che mi hanno risposto:


 

chinaski77 alle ore 11:29 | link |
venerdì, 25 maggio 2007

Neuroscienza del mulino bianco vol. 2

Se è vero che ciascuno è convinto che il proprio cane sia il più intelligente del mondo, è anche vero che il mio, in dieci anni, non è mai riuscito a prendere un biscotto al balzo. Ema, dopo averlo osservato, gli ha diagnosticato un serio problema al cervelletto.
Il fatto è che lui effettua il movimento di prendere il biscotto sempre un secondo prima o un secondo dopo il momento giusto, per cui o il biscotto colpisce il cane in un occhio e poi cade a terra, mentre il cane cerca di afferrarlo come se fosse ancora in volo, mordendo aria e producendo rumore di denti che sbattono a ufo; oppure, quando il biscotto è ancora a mezz’aria il cane ha già effettuato il movimento e ormai lo sta cercando per terra,  mentre il biscotto intanto arriva e gli si posa, soffice, sulla testa.
Tuttavia, questo potrebbe essere soltanto un problema motorio, se ho capito bene. Il mio cane, dunque, potrebbe avere difficoltà a prendere un biscotto al volo, ma potrebbe anche riuscire a capire come si aprono le porte di casa al fine di arrivare alla dispensa, procurarsi una sedia per salire fino in cima e attingere direttamente alla biscottiera di porcellana, poi rimettere tutto a posto e filarsela senza lasciare traccia. Potrebbe essere un genio, insomma, e per convincersene è sufficiente pensare a Stephen Hawking, io credo, anche se:

Ema: la sclerosi laterale amiotrofica è una malattia del motoneurone e non del cervelletto, caro.
Chinaski: parole sante, tesoro.

Siccome prendiamo sempre la stessa marca di cane (perché così sembra che si tratti effettivamente dello stesso cane e questo, suppongo, ci impedisce di soffrire per la morte del cane precedente. Gli diamo anche lo stesso nome e non gli insegniamo due volte le stesse cose, per cui, cane dopo cane, siamo arrivati al punto di non insegnargli niente, e il risultato, infatti, è un cane che passa le giornate a mangiare tortore intere, per poi vomitare piume e sangue per due settimane) ricordano tutti, qui, come il precedente pastore tedesco fosse in grado non solo di aprire le porte, ma di aprire chiavistelli a due movimenti e di riparare frigoriferi.
Purtroppo, questo modello di pastore non solo non apre chiavistelli e non ripara elettrodomestici, ma sembra incapace di farsi una semplice e schematica mappa mentale del luogo in cui vive o delle situazioni (sempre le stesse) nelle quali si viene a trovare.
Il caso più emblematico è quello dell’innaffiamento serale: il mio cane è indifferente praticamente a tutto, ma impazzisce se vede dell’acqua uscire da una canna di gomma. In particolare, non si stancherebbe mai di morderla, che non è esattamente la prima cosa che ti viene in mente vedendo dell’acqua. Ma a lui piace così e quando ogni sera mio padre si mette ad innaffiare i suoi fiori, il cane, al di là della recinzione, abbaia e soffre. E sarebbe anche comprensibile, in fondo, se non fosse per il fatto che la recinzione è aperta, come illustrato in figura

 

 

dove il pallino nero è mio padre, il pallino marrone è il cane, il rettangolo verde è la zona innaffiata e la parte azzurra è la zona coperta dal getto dell’acqua, in un movimento da destra a sinistra e viceversa.
Durante tutto il tempo dell’innaffiamento, il cane rincorre il getto d’acqua muovendosi lungo il segmento ab, ma nonostante la vicinanza del punto a con l’apertura numero 1, a lui non viene in mente neanche per un istante di distogliere lo sguardo dall’acqua e dirigerlo (dirigersi) all’apertura stessa. Si direbbe, dunque, che il cane è convinto che distogliendo lo sguardo dagli oggetti questo li faccia smettere di esistere, senza nessuna garanzia che tornino ad esistere di nuovo.
La dimostrazione è che mio padre, se vuole che il pallino marrone capisca il senso dell’apertura, non deve far altro che innaffiare il cemento davanti alla stessa, in modo che acqua, cane e apertura coincidano.
Nonostante questo, Jisus è ancora convinta che il nostro cane sia il più intelligente del mondo e, come ogni padrone che si rispetti, insiste nel guardarlo ammirata e nel ripetere “gli manca la parola”.
Nessuno degli esperimenti finora condotti, però, l’ha convinta che l’animale, per quanto simpatico, affettuoso e bello, sia in realtà mentalmente attardato. Per farlo, e ripensando a come la tecnologia moderna può permettere ad una mente geniale di esprimersi nonostante l’impedimento di un corpo malato, non sarebbe male offrire al mio cane la possibilità di comunicare attraverso una macchina:

Chinaski entra in casa con una sedia a rotelle alla quale ha incerottato il cane. In mano tiene un foglio bianco con scritte le lettere dell’alfabeto.

Chinaski: grazie a questo macchinario, Jisus, finalmente non dovrai più dire che al nostro cane manca la parola, perché adesso può comunicare con noi.
Jisus: uh, che bellezza! E come funziona?
Chinaski: beh, è un tantino complicato: sostanzialmente, il cane ci indica le lettere e così compone le parole.
Jisus: ma è meraviglioso! Ho sempre sognato di parlare con lui! Sono emozionatissima!
Chinaski: lo siamo tutti.

Chinaski infila un bastoncino nella bocca del cane e poi gli mette davanti il foglio con l’alfabeto.

Chinaski: prego.
Cane: (indica la lettera B)
Chinaski: B.
Jisus: oh, Dio…
Chinaski: ssst! Lasciatelo concentrare.
Cane: (indica la lettera A)
Chinaski: ha indicato la A.
Jisu
s: oh… BA… Forse vuol dire basta. Forse qualcosa gli dà fastidio!

Chinaski: silenzio! Avanti, cane.
Cane: (indica la lettera U)
Chinaski: U.
Jisus: …
Chinaski: bau.

chinaski77 alle ore 13:04 | link |
domenica, 20 maggio 2007

Prema il tasto dollaro

Mi ha telefonato un accattone post-moderno. Prima di tutto, voleva ringraziarmi per la generosa offerta di cinque euro fatta l’anno scorso da un imprecisato componente della mia famiglia per certi bambini morti non si sa bene dove ma morti comunque molto male. In secondo luogo, voleva chiedermi gentilmente l’indirizzo per passare a ritirare l’offerta di quest’anno, offerta che lo stesso (o qualche altro, ma non io) componente della mia famiglia aveva promesso (solennemente) di fare per i secoli a venire, grazie.
Se non fosse per internet - con tutte le volte che ho dovuto rifiutare di allargarmi il pene (potevo usarlo come vassoio, forse) e con tutte le volte che ho dovuto deludere la richiesta di un prestito da parte del re dello Zimbabwe - sarei rimasto un momento incerto sul modo di togliermi da quell’impiccio. Ma è per internet, invece, e quindi ho saputo esattamente come sbarazzarmene, dialetticamente:

Accattone: … se può essere così gentile da darmi l’indirizzo, così passo a ritirare l’offerta.
Chinaski: quale offerta?
Accattone: io qui ho segnato che la sua famiglia vuole fare un’off…
Chinaski: non c’è nessuna offerta.
Accattone: ma…
Chinaski: nessuna offerta.
Accattone: ma i bambini…
Chinaski: me li saluti.

Chiaramente, questi accattoni usano minuscoli stratagemmi logici.
Nel caso del “se può essere così gentile da darmi l’indirizzo, così passo a ritirare l’offerta”, ad esempio, soddisfare la prima parte significa ovviamente accettare la seconda, dal momento che, avendo il mio numero di casa, l’indirizzo non dovrebbe essere un problema. La frase va allora riformulata in “se può essere così gentile da accettare di farmi l’offerta, così passo a ritirare l’offerta”.
Lo stesso vale, chiaramente, per le compagnie telefoniche che chiamano per espormi le loro promozioni (il che traduce la richiesta in “se può essere così gentile da ascoltare la mia offerta, così passo a ritirare la mia offerta”). Le compagnie telefoniche, tuttavia, sono più aggressive degli accattoni, forse perché, essendo note aziende, ritengono di avere l’autorità per romperti le palle. Qualche giorno fa ho ricevuto tre telefonate di spam in meno di venti minuti. Ora, a parte il fatto che non so fino a che punto sia legale disturbare un potenziale (ma non ancora e giammai) cliente, ho notato con disgusto come tutte ignorino la formula che compete alla loro posizione di accattonaggio, che sarebbe:

Chinaski: pronto?
Compagnia accattona: buongiorno, signor Chinaski. Scusi se la disturbo, sono la Compagnia accattona numero 1. Posso farle qualche domanda al fine di poi esporle un’offerta che quasi sicuramente verrà rifiutata perché equivalente a quella della Compagnia accattona numero 2 con la quale peraltro mi sono messa d’accordo tre secondi or sono?
Chinaski: no.
Compagnia accattona: il suo rifiuto non fa una piega e mi scuso.
Chinaski: crepa.
Compagnia accattona: senz’altro.

Qualcuno deve aver capito che il cliente si è fatto sempre più scaltro e che non gli si può offrire la possibilità di scegliere se essere molestato o meno. Quindi si fa riferimento alla propria autorità e si passa direttamente a un sondaggio invasivo del retto, facendo mille domande di profondità crescente da posso parlare con il titolare a della sua carta di credito.

Rimbalzare gli accattoni invasivi è comunque molto facile. Il discorso cambia quando hai un qualche tipo di problema, magari con il cellulare o, che è più frequente, con la linea adsl. In quel caso, devi chiamare tu, perché sei tu che hai bisogno di loro e, se vuoi il loro aiuto, devi passare attraverso il terrificante servizio di assistenza automatizzato, ovvero un complicato labirinto di fuorvianti opzioni numeriche teso a creare la maggior distanza possibile tra il cliente e un qualsiasi operatore, nel caso preciso in cui il cliente abbia bisogno, per dire, di un operatore, e la cui struttura somiglia a quella di un videogame della Nintendo dove il mostro è situato all’ultimo livello e, se sbagli, devi ricominciare da capo.
Solo i clienti più abili riescono a raggiungere l’operatore e a sfidarlo in un duello all’ultimo sangue dove il cliente cerca di far capire all’operatore come risolvergli il problema:

Chinaski: buongiorno. Poco fa stavo navigando ma poi è andata via la linea adsl. Che succede?
Operatore: forse ha sbagliato a digitare la password.
Chinaski: stavo già navigando.
Operatore: il modem è collegato al computer?
Chinaski: no, non ha capito. Stavo navigando e, senza che succedesse niente, è andata via la…
Operatore: ha provato a installare i driver?
Chinaski: …
Operatore: ha collegato il modem alla linea telefonica?
Chinaski: dev’essere quello.
Operatore: succede spesso.

Secondo il sociologo E. Bratt, infine, le compagnie telefoniche creano saltuariamente e deliberatamente problemi casuali ai propri clienti per costringerli a chiamare il servizio di assistenza automatizzato. La ragione risulta chiara nel momento in cui si comprende che tale servizio è, in realtà, un mastodontico messaggio pubblicitario.
Ho chiamato il signor Bratt per avere qualche delucidazione in più, ma sono stato accolto dalla segreteria telefonica: “Qui è Bratt. Se vuoi acquistare il mio libro, premi 1. Se vuoi parlare con me, premi 2. Se hai una terza opzione che non so immaginare, 3. Ho premuto 2 e la voce ha chiesto:

Voce Bratt: “Chi parla?”
Chinaski (sorpreso): “Signor Bratt?”
Voce Bratt: “Sì.”
Chinaski: “Credevo fosse un messaggio registrato.”
Voce Bratt: “E lo è.”

chinaski77 alle ore 16:47 | link |
martedì, 01 maggio 2007

La situazione degli omosessuali oggi, se Socrate fosse resuscitato dopo tre giorni

Ci sono alcuni uomini incatenati che guardano ombre su una parete. Uno di loro - il filosofo - si libera, esce, poi rientra:

Uomini: dove sei stato?
Platone: fuori.
Uomini:  fuori? C’è un fuori?
Platone: certo.
Uomini:  e che c’è fuori?
Platone: la Verità Eterna.
Uomini:  nientemeno.
Platone: sì.
Uomini:  e che dice la Verità Eterna?
Platone: che sono il numero uno.
Uomini: uhm.
Platone: e che devo regnare su tutti voi.
Uomini: ottimo.
Platone: e che, a voler esser proprio puntigliosi, sarebbe meglio che mi accoppiassi con le vostre donne.
Uomini: …
Platone: bendate.
Uomini: ci liberi un secondo?
Platone (sciogliendo le catene): ma… ehm… certo.

Gli uomini lo uccidono.

chinaski77 alle ore 23:59 | link |

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