venerdì, 09 marzo 2007

E questo lo chiamiamo teologo

Visto che tra poco devo andare a cena e mi rimangono dieci minuti liberi, e visto che non mi piace sciupare il tempo, ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia usarli per dimostrare l’esistenza di Dio. Se dieci minuti vi sembrano pochi per un simile compito, vi basti leggere le cinque vie di San Tommaso d’Aquino, che confuterò di sfuggita, rimandando così la dimostrazione dell’esistenza di Dio alla prossima volta.

1. ex motu

"Tutto ciò che si muove è mosso da un altro. Non si può procedere all’infinito e dunque bisogna arrivare a un primo motore che chiamiamo Dio."

Ma avremmo potuto chiamarlo Alberto.
I dubbi sul perché non si possa procedere all’infinito, poi, vengono dissipati dal seguente esempio:

Tommaso: tu sei un uomo buono, Guglielmo. Dico bene?
Guglielmo: ti ringrazio.
Tommaso: ma tuo cugino Abelardo lo è più di te, giusto?
Guglielmo: sì, è vero.
Tommaso: e qualcun altro lo sarà più di lui.
Guglielmo: è probabile.
Tommaso: ma non possiamo procedere all’infinito.
Guglielmo: ah, no?
Tommaso: no, guarda, devo andare a prendere la bambina a scuola, tra poco.
Gugliemo: ah, scusa. Allora non possiamo.
Tommaso: magari la prossima volta.
Gugliemo: ma sì.
Tommaso: allora questo lo chiamiamo Dio.
Guglielmo: magistrale.

2. ex causa

"Ogni effetto ha bisogno di una causa. Ma procedere all’infinito equivale ad eliminare la prima causa efficiente. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio."

Cioè: è uguale.
Ha sostituito alla parola motore la parola causa e poi basta. Ma questo è quello che succede quando cerchi di applicare un metodo scientifico a una questione metafisica, che è come chiudere in un cassetto un coltello e una melanzana e aspettare che questa si sbucci da sola.
Ripeto anch’io, quindi, la medesima confutazione, sostituendo alla parola motore la parola causa e alla parola Dio la parola – uhm - carrucola.

3. ex contingentia

"Alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere o non essere. Ora è impossibile che cose di tal natura siano sempre state… [eccetera. E, indovina un po’?] non si può procedere all’infinito [voilà]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario e questo tutti dicono Dio."

Ormai il metodo è chiaro e, pensandoci, non è affatto difficile dimostrare l’esistenza di Dio (potete provare anche a casa. Basta una penna, un foglio, un po’ di colla e un totale disprezzo per la logica), è sufficiente seguire lo schema tommasiano ovvietà + non si può procedere all’infinito + tutti lo chiamano Dio.
Esempio: prima del martedì c’è il lunedì e prima del lunedì c’è la domenica e prima della domenica il sabato, ma visto che non si può procedere all’infinito, Dio.
È facile.

4. ex gradu

"Ciò che è massimo in un dato genere è causa di tutti gli appartenenti a quel genere, come il fuoco, caldo al massimo, è cagione di ogni calore. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo [Aristotele? Vercingetorige? Banana? Macché] Dio."

La quarta via fa tenerezza, quindi soprassiedo. Il lettore noterà la sparizione del ‘non si può procedere all’infinito’. Sembra che questo sia dipeso da un diverbio avuto con l’amico Guglielmo

Tommaso: dopo il 2 c’è il 3 e dopo il 3 c’è il 4.
Guglielmo: sì.
Tommaso: e dopo il 4 c’è il 5. Ma non si può procedere all’infinito, quindi…
Gugliemo: veramente sì.
Tommaso: come dici?
Gugliemo: veramente sì può procedere all’infinito.
Tommaso: non era previsto che avessi opinioni.
Guglielmo: beh. Comunque si può.
Tommaso: ma poi tu muori, giusto?
Guglielmo: ehm, sì.
Tommaso: ecco. E questo lo chiamiamo Dio.

5. ex fine (speriamo)

"Alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente [prima o poi], dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio."

È facile dire che i corpi fisici operano per un fine, visto che i corpi fisici non ti possono rispondere. Tommaso applica quindi il principio del silenzio assenso agli oggetti inanimati, che è un po’ come se fosse andato da un sasso e gli avesse detto:

Tommaso: senti, sasso: operi per un fine?
Sasso:
Tommaso: posso arguire da questo tuo silenzio che operi per un fine?
Sasso:
Tommaso: lo prendo per un sì.
Sasso:
Tommaso: Bene. Faccio ancora una prova con quell’albero e poi basta.

Tommaso, inoltre, fa l’esempio della freccia, confondendo il fine con la direzione. Io potrei prendere un arco e una freccia e tirarla a casaccio, no? Sarei causa del movimento della freccia, è vero, ma questo non direbbe nulla sulla mia natura (se non che ho un sacco di tempo libero). Io stesso, poi, sarei freccia scoccata, e così - potendo procedere all’infinito - all’infinito. Non è che quando sono stanco mi fermo e la prima cosa che vedo la chiamo Dio:

Tommaso: capisci che non si può procedere nelle cause all’infinito, no?
Guglielmo: già.
Tommaso, per cui deve esserci un primo motore.
Guglielmo: mi pare proprio di sì, Tommaso.

(entra un cane)
Tommaso: e questo lo chiamiamo Dio.
Guglielmo: ah, ma che bello. Che razza è?
Tommaso: è un bassotto.
Dio: Uof!
Guglielmo: proprio bello. Beh, dicevi? Il primo motore…
Tommaso: niente, avevo finito.

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