Il treno Eurostar è in arrivo al binario 2 spicci.
Fs: ah ah ah!
Chinaski: ok.
Fs: …
Chinaski: non c’è un altro treno?
Fs: no.
Chinaski (indicando il monitor): ma il monitor dice che…
Fs: il monitor si sbaglia.
Chinaski: va beh. Allora io…
Fs: sì.
Chinaski: no, mi spiace.
Espadrillas: eh?
Chinaski: se vuoi ti do un biglietto del treno.
Espadrillas: e che ci faccio?
Chinaski: non volevi un biglietto del treno?
Espadrillas: voglio le monetine per comprare un biglietto del treno, non un biglietto del treno.
Chinaski: limpido.
Vengono annunciati novanta minuti di ritardo, poi cinquanta, poi due ore. I passeggeri del treno Eurostar seinovetresette scendono in massa per andare a fare compere in giro per Bologna. Due ore sono tante, in effetti. Lasciano tutti i bagagli sul treno e io so che lo sanno già, come andrà a finire.
Intanto torna il tizio con le Espadrillas.
Chinaski: hai deciso che rimani?
Espadrillas: due spicci.
Chinaski: aspetta… (mette una mano in tasca e accarezza un doblone d’oro)
Espadrillas: allora?
Chinaski: purtroppo no.
Chinaski: …
Espadrillas: …
Intanto, dopo venti minuti, il ritardo dell’Eurostar seinovetresette è sceso a cinquanta minuti. Dopo un rapido calcolo, noto che il treno Eurostar seinovetresette avrebbe dovuto partire cinquanta minuti fa. Comincio a correre. Il tizio con le Espadrillas, preso dal panico, comincia a correre anche lui. Gli faccio un cenno con la mano:
Capotreno: non parte nessuno per un’ora e mezzo.
Chinaski: è sicuro?
Capotreno: sicuro: partiamo tra cinquanta minuti…
Chinaski: ma non aveva detto…
Capotreno: fa.
Chinaski: …
Capotreno: in carrozza.
Chinaski: ah, sì, grazie.
Fs: glielo metto qui in alto?
Chinaski: grazie mille.
Fs: si figuri. Desidera qualcosa da bere?
Chinaski: oh, sì, magari.
Fs: dica.
Chinaski: un tè caldo e qualche biscotto.
Fs: arrivano subito.
Chinaski: ah, mi scusi. Anche una ciotola di spicci per il mio mendicante.
Fs: senz’altro.
Nel frattempo l’altoparlante dà informazioni sui treni, a ciclo continuo.
Chinaski: non ho spicci, mi dispiace.
Espadrillas: dai…
Espadrillas: uff.
A Roma Termini c’è una grandissima richiesta di spicci, tanto che ci si potrebbe inventare un business: aprire un negozio dove si vendono spicci di tutte le taglie e per tutte le tasche. Il mendicante entra e deve convincermi a dargli lo spiccio. Oppure paga gli spicci con una bella scusa. In ogni caso, dopo aver sentito tutte le scuse possibili in meno di dieci minuti
- devo comprarmi un panino
- devo pagarmi l’operazione
- devo comprarmi le medicine
- devo fare il biglietto del treno
Chinaski: sì, ma mi servono per comprarmi la droga.
Chinaski: ne ho soltanto uno per comprarmi la droga, mi dispiace. Me l’ha dato quel tipo là: quel rastafariano che sta cercando di adottare Nelson Mandela.
Cercaspicci: ah, grazie.
Rastafariano: la ricerca de che?
Cercaspicci: la ricerca di spicci.
Rastafariano (si fruga in tasca): ho uno spiccio da un euro.
Cercaspicci: me lo dai?
Rastafariano: sì.
Cercaspicci: grazie.
Rastafariano: figurati, è solo una monetina. Senti?
Cercaspicci: sì?
Rastafariano: mi servirebbe uno spiccio per adottare Nelson Mandela.
Cercaspicci: oh, che nobile causa. Aspetta, dovrei averlo (si fruga in tasca). Sì, eccolo!
Rastafariano: grazie, troppo gentile.
Cercaspicci: quando vuoi. Anche a me servirebbe uno spiccio, ma per la ricerca.
Rastafariano: guarda, posso prestartelo io…
Cercaspicci: oh, grazie…
Morte (cerebrale) apparente
Chinaski: prima o dopo morta?
Padre: io voglio essere seppellito.
Madre: no: tu ti fai cremare come me.
Chinaski: mi sembra giusto, pa’.
Padre: bah.
Chinaski: senti, Jisus (madre di Chinaski, ndC), perché non vi fate cremare contemporaneamente?
Madre: mmh…
Chinaski: così sei sicura che non si risposa.
Madre: ma perché dai per scontato che muoia prima io?
Chinaski: sensazioni.
La prima soluzione, risalente a cinque o sei anni fa, era di tipo classico e consisteva nel farsi seppellire in una bara accessoriata (ho di recente scoperto che un tizio ha brevettato questa idea):
Madre: mi dovete seppellire con un cellulare.
Chinaski: …
Madre: satellitare.
Chinaski: ah, ora sì. E poi?
Madre: una pila.
Chinaski: per fare?
Madre: per digitare i numeri.
Chinaski: giusto.
Madre: una bombola d’ossigeno con mascherina.
Chinaski: c’è proprio tutto.
Madre: e gli occhiali.
Chinaski: mai morire senza.
Madre: figliolo!
Chinaski: chi parla?
Madre: sono tua madre, rediviva!
Chinaski: oggesù. Che religione?
Madre: eh?
Chinaski: che religione? Presto!
Madre: sono ancora nella bara.
Chinaski: ah.
Madre: mi vieni a prendere?
Chinaski: arrivo. Quanto ossigeno hai ancora?
Madre: per un’ora circa. Sbrigati.
Chinaski: sì.
Chinaski: Jisus?
Madre: sì?
Chinaski: è venuto papà?
Madre: no.
Chinaski: gli avevo detto di venire a prenderti.
Madre: non è venuto. Si sarà dimenticato: sai com’è fatto tuo padre.
Chinaski: uhm. Quanto ossigeno ti rimane?
Madre: sei minuti.
Chinaski: va beh.
Chinaski: ma sei morta.
Madre: per sicurezza.
Chinaski: nessuno farà mai l’anestesia a un cadavere. È folle.
Madre: ne ho già parlato al medico.
Chinaski: ma ti terrorizza proprio questa cosa della morte apparente, eh.
Madre: le mie ceneri andranno tenute in un’urna aperta.
Chinaski: …
Madre: soffro il chiuso.
Chinaski: ma ti decomponi.
Madre: no, no. Vedrai. Però abbassate la zanzariera, se no entrano le bestioline.
Chinaski: ma nemmeno ce l’abbiamo, un solaio.
Madre: …
Chinaski: …
Madre: …
Madre: costruitelo.
Idolatrina
E siccome tempo fa mi sono ritrovato a esprimere un giudizio negativo su una trasmissione televisiva senza averla mai vista, una sera ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia, prima di continuare a demolirla, guardarla.
Il meccanismo della trasmissione, se ho capito bene, è semplice: persone con storie orribilmente tragiche scrivono alla conduttrice esprimendo il desiderio di incontrare un proprio idolo (nessuno vuole incontrare Walter Matthau, comunque. A parte il fatto che è morto), così l’idolo in questione si sorbisce un po’ di miserabile vita vera e magari piange o, in ogni caso, sta lì e subisce e sopporta cinque minuti di una disgrazia che, in cuor suo, nemmeno lo sfiora.
Che, come format, non è affatto male, a pensarci. È abbastanza tipico pensare o anche desiderare che ogni colpo di fortuna debba essere controbilanciato da una sventura, come quando ho detto a una persona ordinaria che Marlon Brando, una volta, si è comprato un’intera isola per due spiccioli e la persona ordinaria mi ha risposto “sì, ma guarda cosa gli è successo, dopo”. Allora, è ovvio, il meccanismo è questo: sei Marlon Brando? Bene, tua figlia si bucherà. Sei Marlon Brando e compri un’isola? Allora guarda cosa ti è successo, dopo. Vuoi ancora davvero essere Marlon Brando? Non credo proprio (ma eventualmente c’è l’inferno).
Il suddetto programma si basa sullo stesso principio: pagare dazio per la vita da sballo che stai conducendo. Cerchiamo di farti recuperare quel sano senso di colpa cristiano e la cosa più sorprendente è che funziona. Questi personaggi smodatamente famosi e sfacciatamente ricchi si fanno abbracciare e abbracciano persone qualsiasi di cui non gli frega niente, ascoltano le loro storie e si commuovono e, talvolta, piangono. Ah, che spettacolo meraviglioso.
Beh, no, a dire il vero. I vincenti non dovrebbero mai piangere, altrimenti smettono di essere vincenti e se è vero che tanto non hanno comunque bisogno di noi, non è per niente vero il contrario.
Ecco perché (non c’è nessuna logica, in realtà) ho meditato vendetta e visto che ormai sono una celebrità, quando verrò invitato a quel programma saprò esattamente cosa fare, mi sembra.
Chinaski: ciao.
Conduttrice: siediti lì, per favore.
Chinaski: dove? Qui?
Conduttrice: sì, lì.
Conduttrice: brutta roba, eh?
Chinaski: già.
Conduttrice: pensa che il cane ha la scabbia.
Chinaski: uhm.
Uomo (tendendo le braccia, una delle quali è di plastica): Chinaski!
Chinaski: che sta facendo?
Conduttrice: dovresti abbracciarlo.
Chinaski: magari questo lo by-passiamo.
Chinaski: ho sentito di peggio.
Uomo (tendendo le braccia, ora entrambe di plastica): Chinaski!
Conduttrice: su. Hai firmato, ricordi?
Chinaski: uff (abbraccia l’uomo)
Uomo: e il cane?
Chinaski: il cane, cosa?
Uomo: devi accarezzare il cane.
Chinaski: eh?
Conduttrice: è nel contratto.
Chinaski: sì, ma non avrete la mia compassione.
Uomo: tu intanto accarezza.
Chinaski: posso andare, adesso?
Conduttrice: sì.
Uomo: ma non ha pianto!
Chinaski: scordatelo.
Conduttrice: in effetti hanno pianto tutti, anche Gattuso.
Chinaski: per piangere voglio il doppio.
Conduttrice: non posso accontentarti, mi spiace.
Uomo: quanto gli date?
Conduttrice: cento euro.
Chinaski: ma questa roba va in onda?
Uomo: va beh, dai. Gli altri cento li metto io.
Conduttrice: avanti.
Chinaski: sì, ma non saranno lacrime sincere.
Uomo: intanto piangi.
Chinaski (piangendo): mi fate schifo.
Uomo (accarezzando il cane): oh… sì. Così.