Il meraviglioso mondo di Alessandro Baricco
Baricco è uno scrittore che, a parer mio, dà il meglio di sé quando può raccontare il mondo che vede attraverso il suo terzo occhio, quello che gli fa provare meraviglia per tutto. Così, il suo libro che preferisco è Barnum e anche se Barnum 2 non è esattamente dello stesso livello, va bene uguale, per via di quel meccanismo che in qualche modo funziona sempre. Il fatto, però, è che dopo aver letto una settantina di Barnum a fila, uno si sente un po’ stordito e comincia a venirgli il sospetto che Baricco si stupisca un po’ per tutto, come se avesse una soglia di stupore molto bassa, per dire, che si stupirebbe anche per le barbabietole. Certo, piacerebbe a tutti essere come lui: la vita deve essere meravigliosa quando vai a vedere una partita di tennis e Boris Becker sbaglia uno smash e tu in una pallina vedi il destino dell’uomo, o l’eternità, o un cappuccino. Anche se lo capisci che è un trucco, che potresti vedere o non vedere le stesse cose persino nell’esatto contrario, cioè uno smash che fa punto.
Comunque, Baricco sembra fatto così, e ha quella scrittura lì, che tu gli fai vedere un quadro e lui fa “oooh...”, con la bocca aperta e gli occhi lucidi. Tu gli fai sentire una canzone pop e lui, in qualche modo, riesce a fare “oooh…” anche lì, con la bocca e gli occhi, uguali. Allora ti viene il dubbio. Potrebbe venirti il dubbio. Vai a prendere un cacciavite, o un sasso. Glielo metti lì, davanti. E aspetti.
Baricco: cosa?
Chinaski: non ti piace il sasso?
Baricco: beh, sì. È un bel sasso.
Chinaski: tutto qui?
Baricco: è un sasso.
Chinaski: va beh (lancia via il sasso).
Baricco: oooh…
Allora dipende da come sei fatto o da come ti senti. In certi casi ti piace Baricco perché riesce a dirti come sono le cose, però in un modo che tutte le cose sembrano belle, poetiche, rappresentative. Potere delle similitudini, pare. Il problema con le similitudini è che, se ti prende la giornata storta, diventano solo un modo per dirti come le cose dovrebbero essere per essere belle, con implicito che, così come sono, non lo sono per niente. E allora uno smash sbagliato è un errore. E via. Due ragazzi in motorino che ignorano il teatro sono due che cercano un posto per scopare o per farsi una canna. O magari lei sta partorendo, o non è una ragazza ma un cavallo. Che ti viene un po’ di nostalgia per la vita reale, alla fine.
Siccome Baricco è un osso duro, poi, mi sono chiesto che cosa potrebbe metterlo in crisi, cosa potrebbe smontargli il giocattolo. Avevo pensato a un pugno sul naso, ma lui sarebbe capace di parlarmi di com’è tragica la violenza. Il sasso abbiamo visto che gli piace, se vola. Allora c’è da andare ancora più giù, mi son detto, e alla fine di tutto mi serviva una cosa semplice, che non cambia mai, e che si sente triste.
Adesso, magari non sembrerà troppo convincente, ma io ho trovato una patata eterna.
La patata eterna non è, chiaramente, una patata normale che uno sbuccia e frigge. Non è neppure una persona che un giorno si è svegliata patata (mi farebbero causa. E poi è eterna). È semplicemente una patata che vive come una persona, con la differenza, però, che è una patata. Non ha neanche un nome, tra l’altro, anche perché quasi nessuno si rivolge a lei e quindi non le servirebbe a niente. Comunque, quando si rivolgono a lei, dicono semplicemente “ohi, patata”. E basta. Ovviamente non ha né gambe, né braccia. Non ha proprio niente. Per tutti questi motivi e per altri che lascio immaginare, la patata si sente triste, però, come si dice, non ha nemmeno gli occhi per piangere.
Allora, nel corso degli anni, ha provato di tutto. Ha provato a sbucciarsi ma sotto la buccia c’era una patata della stessa grandezza. Ha provato a cucinarsi così com’era, ma è ignifuga. Ha provato a dipingersi le espressioni, ma la vernice non attecchiva, e ha provato a mettersi dei vestiti, ma le scivolano ai piedi (se avesse i piedi). Così, disperata, un giorno ha aperto la finestra del soggiorno e si è buttata di sotto. Si è fatta cinque piani in picchiata senza gridare una parola. Ha atterrato, ha rotolato per un po’, e niente, non è morta, perché una patata non è viva.
Ecco. A quel punto lì, arriva Alessandro Baricco, e la vede.
Patata: che hai da guardare?
Baricco: incredibile.
Patata: senti, non è una buona giornata.
(la Patata risale, Baricco la segue)
Patata: lasciami perdere.
Baricco: perché sei così di cattivo umore?
Patata: cattivo umore? Ho appena cercato di suicidarmi.
Baricco: oooh… Una patata che rifiuta la vit…
Patata: per favore…
Baricco: scusa.
Patata: sono una patata. Potresti lavare le scodelle, per favore?
Baricco: Io? Perché non le…
Patata: …
Baricco: uhm.
Patata: allora? Che c’è di buono in questo?
Baricco: beh. Hai pur sempre una bellissima…
Patata: una bellissima…
Baricco: …mancanza di mani?
Patata: bravo. Adesso lava le scodelle, dai.
Patata (con una sigaretta accesa, lì vicino, mai fumata): pensavo fosse essere uno scrittore famoso, ricco e bello.
Baricco: non sono ricco.
Patata: io sono una patata, però.
Baricco: beh, ma…
Patata: senti, apprezzo lo sforzo, ma essere una patata è una merda. Fine. Comunque la giri.
Baricco: io non credo. Basta avere immaginazione.
Patata: immaginazione, eh?
Baricco: proprio così! Se tu ti concentri soltanto sul fatto che sei una grossa patata senza mani, occhi, piedi…
Patata: hai reso l’idea.
Baricco: …ecco. Se ti concentri solo su quello che non hai e non puoi fare, per forza che ti deprimi. Invece dovresti considerare quello che rappresenti, o la tua unicità, o, che so, hai mai pensato a te stessa come a una…
Patata: non ho i genitali, Alessandro.
Baricco: eh?
Baricco: ah.
Chi ha incastrato Gesù Cristo?
“God is not on our side because he hates idiots.”
Dio: allora, tu vai e cominci a dire le solite cose…
Gesù: il padre, la madre e lo stridor di denti?
Dio: le solite cose.
Gesù: ok.
Dio: alcuni di loro ti credono, che è quello che ci interessa, però altri no.
Gesù: ma si incazzano?
Dio: di brutto.
Gesù: ah. E che succede?
Dio: niente. Ti arrestano, ti torturano, ti appendono.
Gesù: e a quel punto entri in gioco tu, dico bene?
Dio: ah ah… no.
Gesù: mi salvo con i superpoteri?
Dio: non proprio.
Gesù: si scopre che sono immortale.
Dio: ecco, veramente...
Gesù: non è che muoio?
Dio: abbastanza.
Gesù: uhm. Mi sa che non accetto, pa’.
Dio: ma poi resusciti, eh.
Gesù: ah, beh.
(Silenzio. Gesù appare sconsolato)
Dio: ci serviva un colpo ad effetto, sai…
Gesù: oh, Gesù.
Ecco, a me sembra che potrebbe essere andata allo stesso modo con Gesù: Dio sta osservando la crocifissione di Gesù dall’alto dei cieli, punta il suo fucile discrocificatore, mira bene. Poi, un secondo prima che prema il grilletto, lo Spirito santo gli punta una pistola alla tempia
(lo Spirito santo fa cenno di no con la testa)
Dio (abbassando il fucile): spiacente, Gesù.
Gesù: continua.
Dio: niente. Li salvi e poi ti riportiamo su.
Gesù: ok. E se qualcosa va storto?
Dio: non ti preoccupare: all’ultimo momento ti riportiamo su.
Gesù: non è che mi abbandonate, vero?
Dio: ma va là.
Gesù: va beh, allora vado.
Dio: ‘spetta. Prendi il discrocificatore, non si sa mai…
Gesù esce.
Dio: Gesù?
Spirito santo: temo se ne sia andato, signore.
Dio: va beh.
Spirito santo: e ora?
Dio: portatemi un altro figlio.
Spirito santo: ok, però questo è l’ultimo.
Il deliberato rotolamento di un sasso
Una volta che avete tollerato l’idea di essere le persone più scontate del mondo fenomenico, potete dunque rilassarvi e godervi la bellezza di questo principio, come fece il filosofo tedesco Werner Kolberg, che dopo essersi convinto della totale insensatezza del concetto di libero arbitrio, si sedette in poltrona e decise di aspettare di vedere quello che il mondo aveva in serbo per lui.
Scioccato dalla morte dell’amico, Arthur Scheiler decise di trovare una soluzione a questo problema e si convinse di poter formulare un principio che consentisse azioni veramente libere. Dal momento, dunque, che il determinismo implicava causalità e che parte di questo processo causale era alla portata della comprensione umana, decise, intanto, di prestare molta attenzione alle cause più semplici e poi, trovato il risultato necessario, di fare l’opposto (o anche solo qualcosa di diverso):
Scheiler (continuando a tagliare la sua bistecca): ma certo, tesoro. Eccolo.
Signora Scheiler: Arthur?
Scheiler: sì?
Signora Scheiler: mi servirebbe il sale.
Scheiler (fissandola, immobile. Serio): eccolo.
Signora Scheiler: non capisco se è uno scherzo, Arthur.
Scheiler: sì, tesoro: lo è. Ora sono serio, però. Eccolo (passa una forchetta).
Signora Scheiler: forse dovresti interrompere i tuoi studi.
Scheiler: lo faccio subito (rimane immobile). Fatto (si alza e si siede due volte).
Signora Scheiler: voglio il divorzio, Arthur.
Scheiler: il divorzio? Eccolo (le passa il sale).
Metachinaski77
Man mano che incontro gente nel mondo reale (quello dove, per citare Tete Lapin, quando una persona ti parla e ti annoia, non puoi sprofondarla nel terreno con un paio di colpi di rotella del mouse), mi accorgo che molti dei miei comportamenti, per quanto minimi, risultano inaspettati. Ma anche nel mondo virtuale, per così dire, spesso ricevo mail dove mi si appella con locuzioni e sostantivi vagamente inappropriati, come bastardo o figlio di buona donna (anche se, per essere precisi, questo dovrebbe farmi riflettere più che altro su ciò che scrive mia madre sul suo blog, se ne ha uno, e dove).
Dal momento che mi sono accorto di questo fenomeno, ho deciso di capire con precisione quali siano le caratteristiche di Chinaski e quali le mie, che (mi) chiamerò Chinaski77, e di vedere come i due potrebbero, senza farsi torto l’un l’altro, interagire.
Tutto questo, è chiaro, va smodatamente oltre l’autoreferenzialità e sprofonda nell’auto-autoreferenzialità, o nella meta-autoreferenzialità. Cioè non sto più parlando soltanto di me stesso, ma sto parlando di un personaggio che parla di se stesso facendogli dire cose su entrambi, fino a creare un nuovo, terzo personaggio che parla di tutti noi allo stesso tempo. Ma a parte il vago intento narcisistico, c’è anche l’urgenza di capire chi sono veramente e chi dei due (o tre) dovrebbe scrivere, chi parlare e chi andare a comprare le sigarette.
Chinaski77: uhm. Vorrà fare fotocopie.
Chinaski: liberatene.
Chinaski77: devi fare fotocopie?
Tizio: sì.
Chinaski77: sono molte?
Tizio: no.
Chinaski77: prego, allora. Ti lascio il posto.
Chinaski: cosa?
Tizio (sorpreso): ah, grazie!
Chinaski: questo lo chiami liberartene?
Chinaski77: così se ne va.
Chinaski: bella pensata. Potevi andartene tu, allora: camminando all’indietro avresti avuto l’impressione che se ne stesse andando.
Chinaski77: no, no. Usa pure la mia tessera.
Chinaski: perché non gli dai anche le chiavi della macchina?
Tizio (incredulo): ma...
Chinaski77: tranquillo.
Chinaski77: figurati.
Chinaski: bacialo!
Ema: amore!
Chinaski: oh, Gesù.
Chinaski77: ho bisogno di coccole.
Chinaski: non puoi averlo detto.
Chinaski77: mi sta guardando.
Gamboni: buongiorno!
Chinaski: andiamocene.
Chinaski77: mi ha parlato.
Chinaski: fingi di non sentirla!
Chinaski77: buongiorno, signora.
Chinaski: sei un debole.
Gamboni: fa freddo, eh.
Chinaski: dille che siamo in inverno.
Chinaski77: eh, sì.
Gamboni (indicando le borse della spesa): ho un mal di schiena…
Chinaski: patetica. Se pensa che mi abbassi a…
Chinaski77: vuole che…
Chinaski: non farlo.
Chinaski77: …l’aiuti?
Gamboni: oh, grazie!
Chinaski: vi odio.