domenica, 28 gennaio 2007

Il meraviglioso mondo di Alessandro Baricco


Baricco è uno scrittore che, a parer mio, dà il meglio di sé quando può raccontare il mondo che vede attraverso il suo terzo occhio, quello che gli fa provare meraviglia per tutto. Così, il suo libro che preferisco è Barnum e anche se Barnum 2 non è esattamente dello stesso livello, va bene uguale, per via di quel meccanismo che in qualche modo funziona sempre. Il fatto, però, è che dopo aver letto una settantina di Barnum a fila, uno si sente un po’ stordito e comincia a venirgli il sospetto che Baricco si stupisca un po’ per tutto, come se avesse una soglia di stupore molto bassa, per dire, che si stupirebbe anche per le barbabietole. Certo, piacerebbe a tutti essere come lui: la vita deve essere meravigliosa quando vai a vedere una partita di tennis e Boris Becker sbaglia uno smash e tu in una pallina vedi il destino dell’uomo, o l’eternità, o un cappuccino. Anche se lo capisci che è un trucco, che potresti vedere o non vedere le stesse cose persino nell’esatto contrario, cioè uno smash che fa punto.
Comunque, Baricco sembra fatto così, e ha quella scrittura lì, che tu gli fai vedere un quadro e lui fa “oooh...”, con la bocca aperta e gli occhi lucidi. Tu gli fai sentire una canzone pop e lui, in qualche modo, riesce a fare “oooh…” anche lì, con la bocca e gli occhi, uguali. Allora ti viene il dubbio. Potrebbe venirti il dubbio. Vai a prendere un cacciavite, o un sasso. Glielo metti lì, davanti. E aspetti.

Chinaski: allora?
Baricco: cosa?
Chinaski: non ti piace il sasso?
Baricco: beh, sì. È un bel sasso.
Chinaski: tutto qui?
Baricco: è un sasso.
Chinaski: va beh (lancia via il sasso).
Baricco: oooh…

Per dire che non lo sai mai.
Allora dipende da come sei fatto o da come ti senti. In certi casi ti piace Baricco perché riesce a dirti come sono le cose, però in un modo che tutte le cose sembrano belle, poetiche, rappresentative. Potere delle similitudini, pare. Il problema con le similitudini è che, se ti prende la giornata storta, diventano solo un modo per dirti come le cose dovrebbero essere per essere belle, con implicito che, così come sono, non lo sono per niente. E allora uno smash sbagliato è un errore. E via. Due ragazzi in motorino che ignorano il teatro sono due che cercano un posto per scopare o per farsi una canna. O magari lei sta partorendo, o non è una ragazza ma un cavallo. Che ti viene un po’ di nostalgia per la vita reale, alla fine.
Siccome Baricco è un osso duro, poi, mi sono chiesto che cosa potrebbe metterlo in crisi, cosa potrebbe smontargli il giocattolo. Avevo pensato a un pugno sul naso, ma lui sarebbe capace di parlarmi di com’è tragica la violenza. Il sasso abbiamo visto che gli piace, se vola. Allora c’è da andare ancora più giù, mi son detto, e alla fine di tutto mi serviva una cosa semplice, che non cambia mai, e che si sente triste.
Adesso, magari non sembrerà troppo convincente, ma io ho trovato una patata eterna.
La patata eterna non è, chiaramente, una patata normale che uno sbuccia e frigge. Non è neppure una persona che un giorno si è svegliata patata (mi farebbero causa. E poi è eterna). È semplicemente una patata che vive come una persona, con la differenza, però, che è una patata. Non ha neanche un nome, tra l’altro, anche perché quasi nessuno si rivolge a lei e quindi non le servirebbe a niente. Comunque, quando si rivolgono a lei, dicono semplicemente “ohi, patata”. E basta. Ovviamente non ha né gambe, né braccia. Non ha proprio niente. Per tutti questi motivi e per altri che lascio immaginare, la patata si sente triste, però, come si dice, non ha nemmeno gli occhi per piangere.
Allora, nel corso degli anni, ha provato di tutto. Ha provato a sbucciarsi ma sotto la buccia c’era una patata della stessa grandezza. Ha provato a cucinarsi così com’era, ma è ignifuga. Ha provato a dipingersi le espressioni, ma la vernice non attecchiva, e ha provato a mettersi dei vestiti, ma le scivolano ai piedi (se avesse i piedi). Così, disperata, un giorno ha aperto la finestra del soggiorno e si è buttata di sotto. Si è fatta cinque piani in picchiata senza gridare una parola. Ha atterrato, ha rotolato per un po’, e niente, non è morta, perché una patata non è viva.
Ecco. A quel punto lì, arriva Alessandro Baricco, e la vede.

Baricco: oooh…
Patata: che hai da guardare?
Baricco: incredibile.
Patata: senti, non è una buona giornata.
(la Patata risale, Baricco la segue)
Patata: lasciami perdere.
Baricco: perché sei così di cattivo umore?
Patata: cattivo umore? Ho appena cercato di suicidarmi.
Baricco: oooh… Una patata che rifiuta la vit…
Patata: per favore…
Baricco: scusa.

La Patata vorrebbe impedire a Baricco di entrare, ma quando non hai le mani è difficile girare una chiave nella serratura. Così, lui le si incolla appresso, meravigliandosi di continuo per il suo essere un tubero antropomorfo (dentro).

Baricco: oooh… Sei una meraviglia.
Patata: sono una patata. Potresti lavare le scodelle, per favore?
Baricco: Io? Perché non le…
Patata: …
Baricco: uhm.
Patata: allora? Che c’è di buono in questo?
Baricco: beh. Hai pur sempre una bellissima…
Patata: una bellissima…
Baricco: …mancanza di mani?
Patata: bravo. Adesso lava le scodelle, dai.

Per tutto il giorno, poi, Baricco insiste nel trovare lati positivi alla Patata, nel meravigliarsi per qualche sua caratteristica o mancanza. E la Patata, triste, che non molla un colpo, insistendo nell’idea che, oggiorno, essere una patata eterna non è certo il massimo della vita. Ma anche Baricco non molla un colpo

Baricco: è l’immaginazione che dà bellezza alla vita, capisci?
Patata (con una sigaretta accesa, lì vicino, mai fumata): pensavo fosse essere uno scrittore famoso, ricco e bello.
Baricco: non sono ricco.
Patata: io sono una patata, però.
Baricco: beh, ma…
Patata: senti, apprezzo lo sforzo, ma essere una patata è una merda. Fine. Comunque la giri.
Baricco: io non credo. Basta avere immaginazione.
Patata: immaginazione, eh?
Baricco: proprio così! Se tu ti concentri soltanto sul fatto che sei una grossa patata senza mani, occhi, piedi…
Patata: hai reso l’idea.
Baricco: …ecco. Se ti concentri solo su quello che non hai e non puoi fare, per forza che ti deprimi. Invece dovresti considerare quello che rappresenti, o la tua unicità, o, che so, hai mai pensato a te stessa come a una…
Patata: non ho i genitali, Alessandro.
Baricco: eh?
Patata
: non ho i genitali.
Baricco: ah.

chinaski77 alle ore 19:43 | link |
martedì, 23 gennaio 2007

Chi ha incastrato Gesù Cristo?
“God is not on our side because he hates idiots.”

Non mi ha mai convinto la storia che la Chiesa ci ha raccontato riguardo a Gesù e alla fine che ha fatto, soprattutto considerando le sue ultime parole, rivolte a Dio, che non sono state tutto a posto, pa’, ma quelle che ben conosciamo. Ora, io ho un certo rispetto per le interpretazioni creative per le quali una persona che dice a un’altra perché mi hai abbandonato? non intende fare riferimento a un precedente accordo, ma intende dimostrare, senza saperlo, l’esistenza di una tentazione e la forza richiesta per resisterle; tuttavia, sono più propenso a credere che, in questo caso, qualcuno abbia fregato qualcun altro. Anche perché, onestamente, non mi sembra plausibile questo dialogo:

Gesù: di che si tratta?
Dio: allora, tu vai e cominci a dire le solite cose…
Gesù: il padre, la madre e lo stridor di denti?
Dio: le solite cose.
Gesù: ok.
Dio: alcuni di loro ti credono, che è quello che ci interessa, però altri no.
Gesù: ma si incazzano?
Dio: di brutto.
Gesù: ah. E che succede?
Dio: niente. Ti arrestano, ti torturano, ti appendono.
Gesù: e a quel punto entri in gioco tu, dico bene?
Dio: ah ah… no.
Gesù: mi salvo con i superpoteri?
Dio: non proprio.
Gesù: si scopre che sono immortale.
Dio: ecco, veramente...
Gesù: non è che muoio?
Dio: abbastanza.
Gesù: uhm. Mi sa che non accetto, pa’.
Dio: ma poi resusciti, eh.
Gesù: ah, beh.
(Silenzio. Gesù appare sconsolato)
Dio: ci serviva un colpo ad effetto, sai…
Gesù: oh, Gesù.

Un’ipotesi più verosimile, allora, mi è venuta in mente ripensando a Il buono, il brutto e il cattivo, dove Clint Eastwood salvava all’ultimo momento un compare bell’e pronto per l’impiccagione sparando alla corda del cappio con il suo fucile: i due scappavano e si spartivano la taglia, ripetendo l’esercizio in sequenza, fino al giorno in cui qualcuno ha puntato una pistola alla testa di Clint Eastwood appena prima che liberasse il compagno, che infatti è morto (male).
Ecco, a me sembra che potrebbe essere andata allo stesso modo con Gesù: Dio sta osservando la crocifissione di Gesù dall’alto dei cieli, punta il suo fucile discrocificatore, mira bene. Poi, un secondo prima che prema il grilletto, lo Spirito santo gli punta una pistola alla tempia

Dio: e Gesù?
(lo Spirito santo fa cenno di no con la testa)
Dio (abbassando il fucile): spiacente, Gesù.

Tuttavia, se proprio dobbiamo pensare che la soluzione giusta è quella più probabile, mi sembra che, tolto l’ateismo, dovremmo senz’altro puntare in questa direzione:

Dio: allora, tu vai e li salvi tutti.
Gesù
: continua.
Dio: niente. Li salvi e poi ti riportiamo su.
Gesù: ok. E se qualcosa va storto?
Dio: non ti preoccupare: all’ultimo momento ti riportiamo su.
Gesù: non è che mi abbandonate, vero?
Dio: ma va là.
Gesù: va beh, allora vado.
Dio: ‘spetta. Prendi il discrocificatore, non si sa mai…
Gesù esce.

Dio: Gesù?
Spirito santo: temo se ne sia andato, signore.
Dio: va beh.
Spirito santo: e ora?
Dio: portatemi un altro figlio.
Spirito santo: ok, però questo è l’ultimo.

chinaski77 alle ore 00:36 | link |
venerdì, 12 gennaio 2007

Il deliberato rotolamento di un sasso

Ogni nostra azione e ogni nostro pensiero sono rigidamente determinati da ogni nostra azione e pensiero che sono o non sono stati influenzati da ogni altra azione o pensiero (o che altro) accaduti prima di quello che stavo dicendo adesso. Questo, in sostanza, è ciò che si chiama determinismo. Come molti di voi sapranno, il determinismo comporta, prima di tutto, la negazione della libertà e ciò significa che qualsiasi cosa facciate, per quanto imprevedibile, è necessariamente ciò che avreste dovuto fare, anche nel caso che abbiate deciso (si fa per dire) di non fare assolutamente niente. L’imprevedibilità, infatti, è solo impossibilità di calcolo e non la prova che in qualsiasi momento possiamo decidere del nostro futuro.
Una volta che avete tollerato l’idea di essere le persone più scontate del mondo fenomenico, potete dunque rilassarvi e godervi la bellezza di questo principio, come fece il filosofo tedesco Werner Kolberg, che dopo essersi convinto della totale insensatezza del concetto di libero arbitrio, si sedette in poltrona e decise di aspettare di vedere quello che il mondo aveva in serbo per lui.
Scioccato dalla morte dell’amico, Arthur Scheiler decise di trovare una soluzione a questo problema e si convinse di poter formulare un principio che consentisse azioni veramente libere. Dal momento, dunque, che il determinismo implicava causalità e che parte di questo processo causale era alla portata della comprensione umana, decise, intanto, di prestare molta attenzione alle cause più semplici e poi, trovato il risultato necessario, di fare l’opposto (o anche solo qualcosa di diverso):

Signora Scheiler: caro, potresti passarmi il sale?
Scheiler (continuando a tagliare la sua bistecca): ma certo, tesoro. Eccolo.
Signora Scheiler: Arthur?
Scheiler: sì?
Signora Scheiler: mi servirebbe il sale.
Scheiler (fissandola, immobile. Serio): eccolo.
Signora Scheiler: non capisco se è uno scherzo, Arthur.
Scheiler: sì, tesoro: lo è. Ora sono serio, però. Eccolo (passa una forchetta).
Signora Scheiler: forse dovresti interrompere i tuoi studi.
Scheiler: lo faccio subito (rimane immobile). Fatto (si alza e si siede due volte).
Signora Scheiler: voglio il divorzio, Arthur.
Scheiler: il divorzio? Eccolo (le passa il sale).

Scheiler sbagliava, ovviamente. Fu l’amico Weiner Hoffman a fargli notare che il suo comportamento grottesco non era più libero di uno starnuto, ma Scheiler, invece di cogliere il senso di quell’appunto, si convinse che libertà volesse dire resistere alle necessità corporee, motivo per cui non andò in bagno per quasi due settimane, fino a quando Hoffman non intervenne di nuovo sottolineando che, in ogni caso, decidere come agire rende schiavi di una propria deliberazione. Scheiler chiese dunque a Hoffman di fare a cambio di volontà o di determinare le proprie volizioni mediante un complicato sistema di piccioni viaggiatori, ma Hoffman declinò entrambe le offerte e, in una lettera scritta pochi mesi più tardi a Bateson, criticò duramente i grossolani errori di Scheiler, dichiarando di voler intraprendere egli stesso una ricerca sulla libertà, ma senza verificarla in prima persona: optò, quindi, per effettuare qualche esperimento sul nipotino Wilhelm, che ospitò nella propria casa di campagna e al quale intimò da subito “agisci liberamente!”.
L’idea di Hoffman era questa: trattandosi di un doppio vincolo, ovvero di un ordine paradossale che implica obbedienza e disobbedienza al tempo stesso, il piccolo Wilhelm, di fronte all’imposizione di agire liberamente, avrebbe dovuto per forza di cose effettuare una scelta non logica (sono entrambe sbagliate) e controproducente (sono entrambe sbagliate). Wilhelm dapprima si sedette sul divano, immobile, ma quando Hoffman gli urlò di nuovo “agisci liberamente, per Dio!”, il ragazzino lasciò l’abitazione del sociologo scappando dalla finestra.
Da questo episodio, che Hoffman riportò per filo e per segno nella sua corrispondenza, Bateson ricavò l’idea che l’unico modo di sottrarsi alla logica perversa di un doppio vincolo fosse quello di uscire dal suo schema o, più semplicemente, di andarsene a casa.
Hoffman non parve molto interessato alle considerazioni di Bateson, ma giunse per conto proprio alla conclusione che, essendo ogni scelta predeterminata, la libertà è possibile solo al di fuori della scelta. Proprio per questo, inoltre, rimase convinto che non fosse possibile per un individuo decidere di agire liberamente e che la libertà fosse, nella migliore delle ipotesi, imponibile. Andò quindi a prelevare il piccolo Wilhelm, lo riportò indietro con la scusa di volergli offrire un’aranciata, e  lo tenne per sempre inattivo nel proprio cortile, perfettamente libero, alla catena.

chinaski77 alle ore 10:53 | link |
lunedì, 08 gennaio 2007

Metachinaski77

Esiste, ovviamente, una non piccola differenza tra il personaggio che si evince dal blog e il vero me stesso, anche se, visto che posso comunicare soltanto tramite il blog, qualsiasi cosa io dica finirò inevitabilmente per essere, dei due, quello evinto, e così non si capisce mai esattamente dove sia l’altro.
Man mano che incontro gente nel mondo reale (quello dove, per citare Tete Lapin, quando una persona ti parla e ti annoia, non puoi sprofondarla nel terreno con un paio di colpi di rotella del mouse), mi accorgo che molti dei miei comportamenti, per quanto minimi, risultano inaspettati. Ma anche nel mondo virtuale, per così dire, spesso ricevo mail dove mi si appella con locuzioni e sostantivi vagamente inappropriati, come bastardo o figlio di buona donna (anche se, per essere precisi, questo dovrebbe farmi riflettere più che altro su ciò che scrive mia madre sul suo blog, se ne ha uno, e dove).
Dal momento che mi sono accorto di questo fenomeno, ho deciso di capire con precisione quali siano le caratteristiche di Chinaski e quali le mie, che (mi) chiamerò Chinaski77, e di vedere come i due potrebbero, senza farsi torto l’un l’altro, interagire.
Tutto questo, è chiaro, va smodatamente oltre l’autoreferenzialità e sprofonda nell’auto-autoreferenzialità, o nella meta-autoreferenzialità. Cioè non sto più parlando soltanto di me stesso, ma sto parlando di un personaggio che parla di se stesso facendogli dire cose su entrambi, fino a creare un nuovo, terzo personaggio che parla di tutti noi allo stesso tempo. Ma a parte il vago intento narcisistico, c’è anche l’urgenza di capire chi sono veramente e chi dei due (o tre) dovrebbe scrivere, chi parlare e chi andare a comprare le sigarette.

Chinaski

Chinaski non è una persona gentile, ma pensa che la gentilezza sia il modo migliore di uscire da tutte quelle situazioni che prevedono altri esseri umani. Il suo ideale è starsene rintanato nella sua stanza per la maggior parte del tempo. Non si commuove mai, vede secondi fini in tutto ed è un egoista etico convinto, motivo per cui disprezza il prossimo in quanto a sua volta egoista etico convinto, ma poiché riferito all’ego sbagliato. Non ama la natura. Non ama i bambini. Non ama in generale, a dire il vero, ma non è un duro. Non ama nemmeno i duri, in effetti. Pensa che le guerre andrebbero combattute più spesso e dal maggior numero di persone possibile; pensa che il mondo finirà per colpa delle bombe atomiche e per questo si è fatto costruire un bunker nel quale farà entrare le persone fidate, nel caso finiscano le scorte di scatolame. Detesta il puzzo della metafisica e di tutto quello che è destinato per sempre a rimanere chiuso in una scatola, senza etichetta. Ha un cane che si chiama Leo e che accarezza una volta all’anno e ritiene che questo sia tutto lo scambio di affetto di cui entrambi hanno bisogno. Sospira, talvolta.

Chinaski77

Chinaski77 è una persona esageratamente gentile: lascia sempre passare i pedoni sulle strisce, aiuta le vecchiette a portare la spesa, cerca di non fare rumore per non disturbare i vicini e dice sempre grazie, scusa o per favore. Gli piace fare le coccole alla sua ragazza e dice proprio la parola coccole. A volte persino le chiede. Non ama gli esseri umani ma sorride ai bambini piccoli e trova che siano teneri, purché rimangano per sempre i bambini piccoli degli altri, e comunque si rivolge a loro come se avessero quarant’anni. Si commuove frequentemente e scrive parole d’amore, oltre alla parola amore, e pensa che non ci sia niente di male. Non ama la metafisica ma cerca di lasciarla stare. Non è che ami il genere umano, però, a volte, prova una specie di compassione, come se fossimo tutti imprecisate vittime sacrificali. Vorrebbe smettere di fumare perché gli piace vivere e ride praticamente sempre.

Così stereotipate, le due personalità rientrerebbero normalmente nel più classico degli schemi, con lati oscuri, zone morte e licantropie varie, non fosse per il fatto che sussistono sempre, contemporaneamente, influenzandosi e dialogando senza sosta, bisticciando e raggiungendo instabili compromessi. Che poi nel blog si veda soltanto la prima è una questione meramente opportunistica:

#

Università. Chinaski sta facendo delle fotocopie. Si avvicina un tizio.

Chinaski: hai un umano  alle spalle.
Chinaski77: uhm. Vorrà fare fotocopie.
Chinaski: liberatene.
Chinaski77: devi fare fotocopie?
Tizio: sì.
Chinaski77: sono molte?
Tizio: no.
Chinaski77: prego, allora. Ti lascio il posto.
Chinaski: cosa?
Tizio (sorpreso): ah, grazie!
Chinaski: questo lo chiami liberartene?
Chinaski77: così se ne va.
Chinaski: bella pensata. Potevi andartene tu, allora: camminando all’indietro avresti avuto l’impressione che se ne stesse andando.

Il tizio fa per introdurre la propria tessera.

Chinaski: ci sta facendo perdere la mattina.
Chinaski77: no, no. Usa pure la mia tessera.
Chinaski: perché non gli dai anche le chiavi della macchina?
Tizio (incredulo): ma...
Chinaski77: tranquillo.

Il tizio fa le fotocopie. Poi finisce.

Tizio: grazie, sei stato gentilissimo.
Chinaski77: figurati.
Chinaski: bacialo!

#

Chinaski77  con la sua ragazza.

Chinaski77: amore!
Ema: amore!
Chinaski: oh, Gesù.
Chinaski77: ho bisogno di coccole.
Chinaski: non puoi averlo detto.

#

Chinaski incontra la signora Gamboni. Che porta la spesa.

Chinaski: oddio, la Gamboni. Fingi di non vederla.
Chinaski77: mi sta guardando.
Gamboni: buongiorno!
Chinaski: andiamocene.
Chinaski77: mi ha parlato.
Chinaski: fingi di non sentirla!
Chinaski77: buongiorno, signora.
Chinaski: sei un debole.
Gamboni: fa freddo, eh.
Chinaski: dille che siamo in inverno.
Chinaski77: eh, sì.
Gamboni (indicando le borse della spesa): ho un mal di schiena…
Chinaski: patetica. Se pensa che mi abbassi a…
Chinaski77: vuole che…
Chinaski: non farlo.
Chinaski77: …l’aiuti?
Gamboni: oh, grazie!
Chinaski: vi odio.

chinaski77 alle ore 21:42 | link |

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