lunedì, 23 ottobre 2006

Scroto apotropaico

Spesso vengo accusato di essere incoerente perché mi dico ateo e materialista e poi, se passa un’ambulanza a sirene spiegate, mi tocco ripetutamente lo scroto (tre volte, distinte. Se non sono distinte ricomincio finché non riesco a farlo tre volte distintamente). A parte che mi tocco lo scroto anche se l’ambulanza passa senza sirene o se ne vedo una parcheggiata, vorrei precisare che anche i materialisti possono essere superstiziosi, ovvero credere che forze occulte possano in qualche modo influenzare gli accadimenti della loro vita.
Esiste davvero una relazione tra l’ambulanza che passa e la mia morte?
Ovviamente sì, se sono a bordo. E sì anche nel caso che io, pur non essendo a bordo, la stia aspettando. Oppure nel caso che io non sia a bordo e non la stia aspettando ma che stia invece attraversando la strada, con gli auricolari e la musica molto alta, proprio nel momento in cui l’ambulanza sbuca dalla curva a centotrenta.
Ma esiste davvero una relazione tra l’ambulanza, la mia morte e il fatto che mi tocchi più o meno lo scroto?
Questo è il punto.
Siccome spesso elaboriamo un’immagine di noi stessi che ci piace e poi trascorriamo gran parte della vita nel disperato tentativo d’incarnarla, e visto che io desidero ardentemente essere un ateo materialista pur essendo profondamente convinto che Dio, in realtà, esista e che trascorra gran parte della sua giornata con un grosso fucile sparainconvenienti puntato sulla mia testa (non per autocommiserazione, ma per un discorso di responsabilità oggettiva), ho pensato bene di trovare un compromesso e di dare alla mia superstizione un fondamento naturale, ovvero psicologico.
A mio modo di vedere, dunque, pur non esistendo nessuna relazione immediata tra l’ambulanza, la mia morte e il fatto che mi tocchi lo scroto (a meno che io non stia guidando l’ambulanza), la mia mente potrebbe comunque farmi credere che una relazione esista, magari facendomi capitare - se non adempio il rito scaramantico - qualcosa di orrendo.
Ecco, dunque, la relazione indiretta:


Chinaski è in macchina, fermo al semaforo. Passa un’ambulanza a sirene spente.

Mente: ehi, un’ambulanza!
Chinaski:  va beh.
Mente: una toccatina sola. Non si sa mai.
Chinaski: che idiozie.
Mente (stizzita): come vuoi.

Chinaski pigia l’acceleratore e parte. Il semaforo è ancora rosso. Si schianta.

Chinaski (frammisto a lamiere, sanguinante): arg… ma… che…
Mente: tsk tsk… che imperdonabile distrazione.

L’ambulanza inchioda, fa inversione, accende le sirene e si dirige verso Chinaski.

Mente: ehi, un’ambulanza!
Chinaski (in fin di vita): …
Mente: dai, su. Magari ti salvi.

Chinaski si tocca lo scroto.

Mente: tre volte, signorino!

Oltre al normale bagaglio di ogni scaramantico che si rispetti (ambulanze, suore, preti, carri funebri, gatti neri che attraversano la strada), che, per estensione, tende ad aumentare includendo tutto il mondo fenomenico (cattolici, animali neri o animali che attraversano una strada, ogni veicolo con una sirena), tutto ciò che sembra sospetto di portare sfortuna (in senso psicologico) deve essere in qualche modo esorcizzato. E tu non sai mai dove colpirà l’anatema, visto che i motivi per cui un oggetto può finire nella lista nera sono molteplici, in base alla relazione che esso ha con un qualsiasi evento sgradevole:

Temporale: stavi indossando quel maglione quando hai avuto un incidente automobilistico.
Spaziale: quel maglione era sul sedile posteriore della macchina quando hai avuto un incidente automobilistico.
Esistenziale: quel maglione era nell’armadio quando hai avuto un incidente automobilistico

La relazione esistenziale non lascia scampo. Il fatto che il maglione fosse nell’armadio non significa che è innocente, ma soltanto che deve essere tolto dall’armadio. Si badi bene che siamo ancora in presenza di meccanismi psicologici (la tua mente ti fa avere un incidente perché vuole che elimini quel maglione. Nessuno sa dire perché vuole che elimini quel maglione. Forse, semplicemente, non le piace. O non le piace che stia nell’armadio. Forse le piace, quindi, e vuole dirti di indossarlo. Per sempre)
Una volta che si toglie il maglione dall’armadio, è difficile capire cosa farne. L’ideale sarebbe provare a metterlo in un cassetto e vedere se continua a portare sfortuna, ma chi ha voglia di fare tanti incidenti per una simile sciocchezza? E a che ti serve un maglione se non hai più le braccia? È molto più semplice dargli fuoco. Se dopo avergli dato fuoco hai un altro incidente automobilistico, forse avresti fatto meglio a tenerlo. Oppure dargli fuoco era il modo sbagliato di eliminarlo.
La degenerazione è inarrestabile e quando ti accorgi che non leggi un libro che hai pagato venti euro, soltanto perché il suo codice isbn corrisponde al numero di cellulare di quel tuo amico che ti ha regalato il maglione che indossavi il giorno in cui hai quasi avuto un incidente automobilistico, capisci che è il momento di intervenire.
I modi per combattere un meccanismo psicologico sono innumerevoli e falliscono tutti. Io ho provato ad assecondarlo, a scendere a patti, a resistere, a forzare. Poi, un giorno, dopo aver letto una battuta di spirito di Umberto Eco, ho capito.

Chinaski è in macchina, fermo al semaforo. Passa un’ambulanza a sirene spente.

Mente: ehi, un’ambulanza!
Chinaski:  embè?
Mente: dai, toccati.
Chinaski: no!
Mente: no? Come osi?!
Chinaski: mi spiace, ma la scaramanzia porta sfortuna.
Mente: …
Chinaski: …
Mente: direi che mi hai proprio fregato, stavolta.
Chinaski: beh…
Mente: una trovata molto astuta, complimenti.
Chinaski: grazie, grazie.

Chinaski pigia l’acceleratore e parte. Il semaforo è ancora rosso. Si schianta.

chinaski77 alle ore 00:02 | link |
giovedì, 05 ottobre 2006

Zimbello dentro

Siccome essere dedotto mi svilisce, cerco sempre di passare inosservato, se posso, e cerco sempre di non dare pretesti alla gente per farsi un’idea di quello che sono.
Non sempre, però, riesco a non dare nell’occhio e a non farmi riconoscere praticamente subito. Basti considerare il fatto che sono maldestro e che lo sono sia perché, come ho detto tempo fa, ho una percezione distorta del mio corpo nello spazio, sia per un motivo prettamente psicologico, ovvero che il mio cervello rende benissimo fino al primo errore, ma se commette il primo errore cede di schianto e infila, per sconforto, una serie negativa di piccoli incidenti auto-mortificanti.
Per fare un esempio, tempo fa, al supermercato, è andato tutto bene fino al momento che sono arrivato in cassa, dove, per colpa di una donna ostile, si è svolta la seguente situazione:

Chinaski: ciao!
Cassiera: umpf.
Chinaski: mi dai una borsa?

La cassiera borbotta qualcosa di incomprensibile. Chinaski capisce “una borsa?” e risponde di conseguenza.

Chinaski: sì, una.

La cassiera lo guarda come Chinaski guarderebbe la cassiera se non avesse bisogno di lei per uscire dal supermercato con la spesa.

Cassiera: ho detto se ha la nostra tessera.
Chinaski: ah. No.

La cassiera gli dà la borsa. A questo punto, il cervello di Chinaski si sente umiliato per quell’errore di comprensione. Comincia un fitto dialogo tra i due.

Cervello di Chinaski: è finita.
Chinaski (infilando la spesa nella borsa): ma dai! Per così poco…
Cervello: sono un fallito. Non capisco le parole.
Chinaski: ha parlato a bassa voce.
Cervello: un tempo l’avrei capito. Era facile.
Cassiera: sono 32 euro e 15 centesimi.
Cervello: occhio che devi pagare.
Chinaski (sempre impegnato con la spesa): sì, vado. Quanto ha detto?
Cervello: boh. Ventidue euro e qualcosa.

Chinaski porge una banconota da venti e una da cinque. Sorride.

Cervello: aspetta, forse era…
Cassiera: No. Sono trentadue e…
Chinaski: cosa?
Cervello: sono un fallimento.
Chinaski: non parlavo con te.
Cassiera: …quindici centesimi.
Cervello: dai quindici centesimi alla troia.

Chinaski, confuso, dà alla cassiera altri venti euro.

Cassiera: non ha quindici centesimi?
Cervello: non darglieli!
Chinaski: ehm. No.

Dal portafogli gli cade una manciata di monetine da cinque e dieci centesimi. La cassiera ne raccoglie un paio e scuote la testa come a dire, testualmente, che stronzo.

Cervello: sempre peggio. Ora ti odia.
Chinaski: andiamocene via.
Cervello: prendi lo scontrino, almeno.

Chinaski prende lo scontrino e abbandona la cassa. Si sente già meglio, arriva fino agli ascensori.

Cervello: l’hai presa tu, la spesa?
Chinaski: ma porca…
Cassiera (correndo verso Chinaski con la spesa): signore!!!
Cervello: oddio, che figura. Sento che sto per farmela addosso. Ti ha chiamato signore? Te l’avevo detto di farti la barba. Che giornata terrib…
Chinaski: per l’amor di Dio, zitto! Ehm, grazie, grazie.

La cassiera porge la spesa. Chinaski la prende e poi entra in ascensore, pestando un piede a una signora.
Le porte dell’ascensore si chiudono.

Per evitare questi drammatici episodi, ho dovuto elaborare una linea di comportamento basata su una semplice regola: qualsiasi cosa succeda, fingi di averla voluta.
Questo sistema riesce a sedare il mio cervello, che ultimamente ha imparato a mantenere la calma in ogni momento. È possibile dunque rivedere la situazione precedente, come andrebbe oggi, tenendo conto che gli errori, per quanto esposti in sequenza, sono da considerarsi isolati.

Chinaski: ciao!
Cassiera: umpf.
Chinaski: mi dai una borsa?
Cassiera (a bassa voce): ha la nostra tessera?
Chinaski: sì, una.
Cassiera: ho detto se ha la nostra tessera.
Chinaski: ho capito. Sì, ne ho una.
Cassiera: me la dà, allora?
Chinaski: no. Oggi ho deciso di non usarla.

#

Cassiera: sono trentadue euro e 15 centesimi.
Chinaski porge venticinque euro.
Cassiera: ho detto trentadue e…
Chinaski: sì, avevo capito. Ma ho soltanto questi.
Cassiera: allora deve lasciare qualcosa.
Chinaski: sì.

Chinaski lascia parte della spesa. Poi se ne va, sorridente.

#

Cassiera (correndo verso Chinaski con la spesa): signore!!!
Chinaski (impassibile): cosa?
Cassiera: pantpant… la sua spesa. L’ha dimenticata.
Chinaski: ah, no. Non la voglio più.
Cassiera: ma l’ha pagata.
Chinaski: sono ricco. La regali ai clienti più bisognosi.

#

Chinaski entra in ascensore e pesta un piede a una signora.

Signora: ahi!
Chinaski: così impari, puttana.

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