Piccole miniature di uomo
Per chi non sapesse di che si tratta, potrei fornire un link esplicativo o un link alternativo, ma sono convinto che il blog debba servire all’educazione delle masse (dove per “masse” intendo un numero di persone maggiore o uguale al numero di persone che già conoscono quello che sto per dire). E comunque sarò essenziale.
Vince il primo che non schiaccia un omino del Subbuteo con i piedi.
Smeriglia: ok, fa niente. Te le dico mentre giochiamo.
All’inizio andiamo adagio e sembra una partita di biliardo, con noi due che studiamo brevemente il tiro, prendiamo la mira e lasciamo partire un colpo preciso che fa carambolare la pallina giù dal tavolo, sotto il divano. Smeriglia segna due gol nei primi cinque minuti e io cerco di spronare i ragazzi che però rimangono impassibili, le braccia penzoloni lungo i fianchi. Ad ogni tiro mi introduce una regola che, ovviamente, non ricordavo.
Smeriglia: se la palla tocca il mio omino e poi il tuo, è mia.
Chinaski: ah, ma dai.
Smeriglia: se io tiro e la palla tocca il tuo omino ed esce, è mia.
Chinaski: questa non la sapevo.
Smeriglia: se la palla tocca il tuo omino e poi il mio, è mia.
Chinaski: …
Chinaski: cosa si fa in questi casi?
Smeriglia: è mia.
A metà del primo tempo della seconda partita, cerco di colpire la palla ma colpisco – nella mia area – un giocatore di Smeriglia. Smeriglia, per qualche motivo che non mi spiego, è girato di spalle e non vede. Quando si volta gli dico che è rigore per lui. Lui mi fa i complimenti per l’onestà e piazza la palla sul dischetto. E tira fuori. E io gli esulto in faccia aggiungendo alcune considerazioni riguardo a sua madre ma lui non mi fa i complimenti per l’esultanza, né per le considerazioni.
Cinque minuti dopo finisco per trovarmi – non so come – davanti al suo portiere. Tiro e Smeriglia evita il gol togliendo la porta di peso.
Smeriglia: andava alto.
Chinaski: hai tolto la porta, Dio buono!
Smeriglia: va beh.
La terza partita finisce in parità, per sfinimento. Siamo entrambi sudati come se avessimo davvero giocato a calcio (ora capisco) e ci promettiamo di rifarlo ma non adesso. La sera, poi, finalmente mi ritrovo con Smeriglia e sua madre.
Madre di Smeriglia: se finisci la frase ti spacco la testa.
Chinaski: ok.
I love my bitume
Ogni mio tentativo di smettere di fumare parte dalla consapevolezza che non riuscirò a smettere di fumare e che, se anche riuscissi, l’impresa non avrebbe granché significato senza poterla festeggiare con una buona sigaretta.
La funzione celebrativa della sigaretta è quella fondamentale, per quanto mi riguarda, anche se, considerando quella teoria per la quale un fumatore perde dieci anni di vita, celebrare un evento fumando è un po’ come leggere un libro e saltare la pagina successiva ad ogni pagina che ti è piaciuta (anche se non è proprio così, purtroppo, e questa differenza è precisamente il motivo per cui la storia dei dieci anni di vita in meno non funziona come deterrente: non si riesce ad averne percezione.
Per averla, dovrei fumare l’ultima sigaretta del venerdì, andare a dormire e poi svegliarmi direttamente lunedì mattina. Oppure basterebbero anche minuscoli blackout:
Chinaski: ammiro la precisione delle tuo parole.
Chinaski: sigh.)
Ma si fuma anche dopo una brutta notizia (“mi dispiace. Era proprio cancro ai polmoni, invece”), quando sei sotto pressione (“se continua a fumare le verrà un bel cancro ai polmoni”), quando sei ansioso (“il suo cancro ai polmoni arriva tra cinque minuti, signore”), quando sei annoiato (“che fai?”, “boh. Niente. Ho persino finito Cancro ai polmoni”) e per migliorare la socializzazione (“piacere, Cancro Aipolmoni”).
Certo, il fumo uccide e uno che ami così tanto la vita da volerne festeggiare ogni più piccolo evento dovrebbe forse trovarsi un surrogato un po’ meno mortale, motivo per cui ora sono anche semi-alcolizzato (sappiamo tutti, tra l’altro, che l’alcol è più dannoso del fumo, ha effetti collaterali peggiori (anche socialmente, tipo quando uccidi le persone) e costa molto più delle sigarette, ma nessuno ha mai letto sull’etichetta di una bottiglia di vino nuoce gravemente alla salute o l’alcol ti fa dire stronzate) e spendo cinque euro al giorno in gomme senza zucchero (avete mai letto l’avvertenza sui pacchetti delle gomme senza zucchero? Quella che dice contiene fenilalanina. Un consumo eccessivo potrebbe causare dissenteria? Beh, intendevano dire “adesso”).
Nessuno si è reso conto che il fumatore è un piccolo potenziale suicida? Così gli dai solo una conferma.
A parte per quel ridicolo invecchia la pelle, è chiaro:
Tabaccaio: guardi che il fumo invecchia la pelle.
Fumatore: ma va? Solo? Allora… hmm… va beh. Mi dia un pacchetto di lamette da barba.
Tabaccaio: ah ah… ma no… fa venire anche il cancro mortale!
Fumatore: ah ah! Birbante. Ne prendo due.
Tale numero può variare da soggetto a soggetto, è chiaro, e ciascuno deve calcolarlo da solo, tenendo conto che, se vi esce un numero maggiore di dieci, forse non avete afferrato il discorso.
Per sigaretta necessaria, poi, non bisogna intendere chissà che cosa. Considerate che, tavolta, persino un oziatore si ritrova con le mani in mano. La sigaretta allora diventa un’attività necessaria per combattere la noia (ora non saprei dire quale strano ragionamento possa portarmi a considerare una fumata come un’attività che riempie un segmento del giorno o che possa in qualche modo scacciare la noia. Ma mi ci porta. E io ci vado. E c’è una sigaretta).
Chinaski (stizzito): macché. Fumo solo sigarette necessarie, io.
Tizio: sigarette necessarie?
Chinaski: lascia stare. Vado a casa, ciao.
Tizio: ciao.
Chinaski smette di sorridere e scende, mani in tasca, fischiettando. Si avvicina agli operai dell’Anas.
Operaio: eh?
Chinaski: vi serve una mano?
Operaio: non si può stare qui.
Chinaski: era solo per fare due chiacchiere.
Operaio: via.
Chinaski: ok, ok… che modi.
Operaio: …
Chinaski (infilando una mano nel bitume): lo usate tutto?
Come diventare il mio cane
Nel corso del tempo si sono diffuse diverse leggende sul conto di queste chiacchierate. Le fonti spesso si contraddicono e sono incerte, però sembra abbastanza sicuro che il principale argomento di conversazione siano i giochi di ruolo, quelli con i maghi e le saette e gli incantesimi forza quattro.
La prova si è quasi avuta quando, un giorno che il sottoscritto e certi altri ceffi si era braccia conserte sulla soglia del bar, i due ci sono passati davanti e quello alto ha distintamente detto a quello piccolo (che è il capo):
Ma.
Una sera, mentre si era al bar (un altro bar) e si beveva più o meno il solito, ci è venuto da dire che, forse, le cose potrebbero stare diversamente.
Pensate che cosa significhi, in fondo, essere giudicati da un frammento di conversazione vecchio di un paio di lustri: poche parole decontestualizzate che vi marchiano a vita, che vi imprigionano in un personaggio o in uno stereotipo che magari non vi appartiene. E così, ci siamo immaginati in che modo quella frase, ricontestualizzata, potesse non significare che i due fossero necessariamente due sfigati senza speranza, ma addirittura, che so, il contrario. Per una chiara comprensione del meccanismo, bisogna suddividere la scena in tre segmenti, come rappresentato in figura

Dove i tre pallini azzurri saremmo noi del bar (io sono quello più alto), i pallini rosso e verde rispettivamente Soglia (S) e Mezzasoglia (MS) e la freccia la loro direzione di movimento. La frase incriminata, quindi, è tutta la parte del discorso percepita: corrisponde al segmento B e rimane invariata.
1. Riportato
S (con voce tipo Clark Gable): ah, non me ne parlare, ti prego.
MS: che è successo? Era uno schianto.
S: sì, ma poi cerco di fare un po’ di conversazione e lei si mette a parlarmi dei giochi di ruolo, ti rendi conto? Con la sua vocina stridula mi dice…
S: macché. Mi è caduto l’uccello.
MS: ah ah.
2. Lap dancer
S (voce stridula): ah, è bellissimo. Ci sono tutte le lap dancer con i privé…
MS: ma te le puoi fare?
S: beh, ci sono tre stanze con dei nomi strani fatte apposta per quello.
Ms: strani come?
S: ovvio. E senza pagare.
3. Controbalzo
S (Gable): ah, niente male… ehi, aspetta, ci sono quegli sfigati davanti al bar, sei pronto?
MS: sì, sì…vai!
S: Ah ah! Sì. Li tiriamo scemi. Tra dieci anni ne parleranno ancora.
MS: ah ah…
4. Soprannomi
S (Gable): ah, niente male… ehi, aspetta, ci sono Soglia, Mezzasoglia e Sogliamarina davanti al bar, sei pronto?
MS: sì, sì…vai!
S: Sì, li odio. Soprattutto quel Soglia.
5. Signs
S: suhoshd dsid (mboh)
MS: ushdush djj!!! (uh, guarda: umani. Cerca di dire qualcosa di sensato)
S: usdhd odffd (ci penso io)
S: shuus (sì)
6. Raptus
S (Gable): abbastanza bene, anche se sono un po’ preoccupato dall’andamento incerto dei titoli a media capitalizzazione…
S (disorientato, tastandosi la gola): giuro che non lo so…
7. Fantasy
S (voce stridula): ti assicuro, poi apri la botola e scendi al livello sotterraneo.
MS: ma quanti livelli ci sono?
S: cazzo, guarda…
S: dai scendiamo.