martedì, 26 settembre 2006

Piccole miniature di uomo

Smeriglia si presenta con una scatola che ha tutta l’aria di contenere tutto l’occorrente per giocare a Subbuteo (lo capisco sia dal fatto che sulla scatola ci sono la foto di un campo da Subbuteo e la scritta Subbuteo, sia dal fatto che so che Smeriglia possiede una scatola con l’occorrente per giocare a Subbuteo. Per non parlare del fatto, poi, che cinque minuti prima mi ha detto “porto il Subbuteo, giochiamo?” e io gli ho risposto “a Subbuteo? certo”).
Per chi non sapesse di che si tratta, potrei fornire un link esplicativo o un link alternativo, ma sono convinto che il blog debba servire all’educazione delle masse (dove per “masse” intendo un numero di persone maggiore o uguale al numero di persone che già conoscono quello che sto per dire). E comunque sarò essenziale.

Il Subbuteo è un gioco dove due persone che non sanno giocare a calcio cercano di capire che cosa proverebbero se sapessero farlo. Per riuscirci, adoperano ventidue piccole miniature di piccoli uomini infilate su pedane circolari che, mediante bicocclate (in piacentino, il gesto che fai quando lanci una sigaretta a distanza, se non hai un fazzoletto dove metterla o una scrivania dove attaccarla), scivolano sul panno da gioco al fine di colpire un pallone di plastica grande quanto una pallina del calcio balilla (il calcio balilla è quel gioco – Dio mio – dove due persone che non sanno giocare né a calcio, né a Subbuteo, cercano di capire che cosa farebbero se avessero una ragazza. Per riuscirci, adoperano ventidue uomini mutilati che stanno in piedi grazie a sbarre di ferro infilate nel corpo e che, pur potendo fare nient’altro che migliaia di capriole consecutive, se fanno una capriola è fallo) e metterlo in una porta che ha la particolarità di essere sproporzionata sia rispetto al pallone stesso, sia rispetto al portiere, sia rispetto – ora che ci penso – a qualsiasi altro termine di paragone.
Vince il primo che non schiaccia un omino del Subbuteo con i piedi.

Siccome io non giocavo a Subbuteo da quindici anni - mentre Smeriglia ce l’ha in casa - prima di cominciare mi chiede se ricordo le regole

Chinaski: eccome no.
Smeriglia: ok, fa niente. Te le dico mentre giochiamo.

Così cominciamo a giocare.
All’inizio andiamo adagio e sembra una partita di biliardo, con noi due che studiamo brevemente il tiro, prendiamo la mira e lasciamo partire un colpo preciso che fa carambolare la pallina giù dal tavolo, sotto il divano. Smeriglia segna due gol nei primi cinque minuti e io cerco di spronare i ragazzi che però rimangono impassibili, le braccia penzoloni lungo i fianchi. Ad ogni tiro mi introduce una regola che, ovviamente, non ricordavo.

#1

Smeriglia: se la palla tocca il mio omino e poi il tuo, è mia.
Chinaski: ah, ma dai.

#2

Smeriglia: se io tiro e la palla tocca il tuo omino ed esce, è mia.
Chinaski: questa non la sapevo.

#3

Smeriglia: se la palla tocca il tuo omino e poi il mio, è mia.
Chinaski: …

#4

Chinaski: cosa si fa in questi casi?
Smeriglia: è mia.

Nonostante il forte sospetto che Smeriglia sia contemporaneamente avversario, arbitro, quello che corrompe l’arbitro e giudice che dovrebbe decidere se qualcuno ha corrotto qualcun altro, rimango in silenzio e tengo botta. La prima partita finisce due a zero.
A metà del primo tempo della seconda partita, cerco di colpire la palla ma colpisco – nella mia area – un giocatore di Smeriglia. Smeriglia, per qualche motivo che non mi spiego, è girato di spalle e non vede. Quando si volta gli dico che è rigore per lui. Lui mi fa i complimenti per l’onestà e piazza la palla sul dischetto. E tira fuori. E io gli esulto in faccia aggiungendo alcune considerazioni riguardo a sua madre ma lui non mi fa i complimenti per l’esultanza, né per le considerazioni.
Cinque minuti dopo finisco per trovarmi – non so come – davanti al suo portiere. Tiro e Smeriglia evita il gol togliendo la porta di peso.

Chinaski: rigore, cazzo!
Smeriglia: andava alto.
Chinaski: hai tolto la porta, Dio buono!
Smeriglia: va beh.

Tiro il rigore e vinco la seconda partita. Faccio un giro di campo esultando e cantando “ho vinto! Ho vinto! Ho vinto!. Smeriglia commenta dicendo: “con rigore dubbio. Io aggiungo una chiosa al mio precedente commento riguardante sua madre.
La terza partita finisce in parità, per sfinimento. Siamo entrambi sudati come se avessimo davvero giocato a calcio (ora capisco) e ci promettiamo di rifarlo ma non adesso. La sera, poi, finalmente mi ritrovo con Smeriglia e sua madre.

Chinaski: signora, lo sa che Smeriglia, quando gioca a Subbuteo, si comporta come un figlio di quelle signore che di notte vanno…
Madre di Smeriglia: se finisci la frase ti spacco la testa.
Chinaski: ok.

chinaski77 alle ore 10:14 | link |
lunedì, 18 settembre 2006

I love my bitume

Ogni mio tentativo di smettere di fumare parte dalla consapevolezza che non riuscirò a smettere di fumare e che, se anche riuscissi, l’impresa non avrebbe granché significato senza poterla festeggiare con una buona sigaretta.
La funzione celebrativa della sigaretta è quella fondamentale, per quanto mi riguarda, anche se, considerando quella teoria per la quale un fumatore perde dieci anni di vita, celebrare un evento fumando è un po’ come leggere un libro e saltare la pagina successiva ad ogni pagina che ti è piaciuta (anche se non è proprio così, purtroppo, e questa differenza è precisamente il motivo per cui la storia dei dieci anni di vita in meno non funziona come deterrente: non si riesce ad averne percezione.
Per averla, dovrei fumare l’ultima sigaretta del venerdì, andare a dormire e poi svegliarmi direttamente lunedì mattina. Oppure basterebbero anche minuscoli blackout:

Donna avvenente: che ne dici di salire da me?
Chinaski: ammiro la precisione delle tuo parole.

I due salgono e zap!. Minuscolo blackout.

Donna avvenente: ti è piaciuto?
Chinaski: sigh.)

La nicotina suggella i momenti felici, comunque. Fumi dopo un bel pranzo. Durante una partita a scacchi. Ogni volta che bevi. Dopo che scopi. Dopo che il dottore ti ha detto che no, non è un cancro ai polmoni.
Ma si fuma anche dopo una brutta notizia (“mi dispiace. Era proprio cancro ai polmoni, invece”), quando sei sotto pressione (“se continua a fumare le verrà un bel cancro ai polmoni”), quando sei ansioso (“il suo cancro ai polmoni arriva tra cinque minuti, signore”), quando sei annoiato (“che fai?”, “boh. Niente. Ho persino finito Cancro ai polmoni”) e per migliorare la socializzazione (“piacere, Cancro Aipolmoni”).
Certo, il fumo uccide e uno che ami così tanto la vita da volerne festeggiare ogni più piccolo evento dovrebbe forse trovarsi un surrogato un po’ meno mortale, motivo per cui ora sono anche semi-alcolizzato (sappiamo tutti, tra l’altro, che l’alcol è più dannoso del fumo, ha effetti collaterali peggiori (anche socialmente, tipo quando uccidi le persone) e costa molto più delle sigarette, ma nessuno ha mai letto sull’etichetta di una bottiglia di vino  nuoce gravemente alla salute o l’alcol ti fa dire stronzate) e spendo cinque euro al giorno in gomme senza zucchero (avete mai letto l’avvertenza sui pacchetti delle gomme senza zucchero? Quella che dice contiene fenilalanina. Un consumo eccessivo potrebbe causare dissenteria? Beh, intendevano dire “adesso”).

Su come sia arrivato alla presa di coscienza che non smetterò mai di fumare, basterebbe dire che tutte le domande intimidatorie classiche non sortiscono su di me il benché minimo effetto. E nemmeno le foto di polmoni di mucca dipinti con l’Uniposca nero o aver parlato per più di un’ora con quel tizio che parlava tramite un citofono impiantato nella trachea (non resistevo mai alla tentazione di pigiare io il pulsante e chiedergli di scendere a fare due chiacchiere. Fossi stato al suo posto, invece di arrabbiarmi, avrei finto di non essere in casa, ma evidentemente ti passa la voglia di scherzare quando hai un citfono in gola). Per non menzionare, poi, le scritte sui pacchetti di sigarette - lodevole iniziativa, certo - ma viziata da un errore di fondo: il fumatore sa già che il fumo nuoce alla salute. Sa che uccide. Che puzza. Che provoca il triplo cancro mortale. Che nuoce a chi ti sta intorno (è la parte più divertente, tra l’altro).
Nessuno si è reso conto che il fumatore è un piccolo potenziale suicida? Così gli dai solo una conferma.
A parte per quel ridicolo invecchia la pelle, è chiaro:

Fumatore: un pacchetto di Marlboro rosse, per favore.
Tabaccaio: guardi che il fumo invecchia la pelle.
Fumatore: ma va? Solo? Allora… hmm… va beh. Mi dia un pacchetto di lamette da barba.
Tabaccaio: ah ah… ma no… fa venire anche il cancro mortale!
Fumatore: ah ah! Birbante. Ne prendo due.

Il punto, quindi, non può essere smettere di fumare ma, visto che fumare troppo potrebbe comunque impedirti di avere un qualsiasi evento da celebrare, fumare soltanto il numero preciso di sigarette necessarie a soddisfare la tua indole di fumatore.
Tale numero può variare da soggetto a soggetto, è chiaro, e ciascuno deve calcolarlo da solo, tenendo conto che, se vi esce un numero maggiore di dieci, forse non avete afferrato il discorso.
Per sigaretta necessaria, poi, non bisogna intendere chissà che cosa. Considerate che, tavolta, persino un oziatore si ritrova con le mani in mano. La sigaretta allora diventa un’attività necessaria per combattere la noia (ora non saprei dire quale strano ragionamento possa portarmi a considerare una fumata come un’attività che riempie un segmento del giorno o che possa in qualche modo scacciare la noia. Ma mi ci porta. E io ci vado. E c’è una sigaretta).
Sarebbe tutto meravigliosamente logico, a questo punto. Non fosse per il fatto che, devo ammettere, fumare soltanto cinque sigarette richiede un piccolo sforzo.

Tizio (accendendosi una sigaretta): vuoi una sigaretta, China?
Chinaski (stizzito): macché. Fumo solo sigarette necessarie, io.
Tizio: sigarette necessarie?
Chinaski: lascia stare. Vado a casa, ciao.
Tizio: ciao.

Chinaski sale in macchina, sorridendo. Accende il motore, mette la prima, parte. Dopo qualche chilometro si ritrova in coda sulla statale. Lavori in corso, dice il cartello.
Chinaski smette di sorridere e scende, mani in tasca, fischiettando. Si avvicina agli operai dell’Anas.

Chinaski: buongiorno.
Operaio: eh?
Chinaski: vi serve una mano?
Operaio: non si può stare qui.
Chinaski: era solo per fare due chiacchiere.
Operaio: via.
Chinaski: ok, ok… che modi.
Operaio: …
Chinaski (infilando una mano nel bitume): lo usate tutto?

chinaski77 alle ore 08:59 | link |
giovedì, 07 settembre 2006


Come  diventare il mio cane

 
Come tutte le religioni che si rispettino, anche la religione della scimmietta ha finalmente il suo profeta - ovvero questo stesso blog - che si è fatto carta per l’uomo. Ma soprattutto per la donna.
 

 

 

 

 

 

chinaski77 alle ore 10:27 | link |
domenica, 03 settembre 2006

Soglia, mezza soglia, soglia marina

Dove sono nato io ci sono questi due ragazzi che da almeno quindici anni occupano la maggior parte del tempo facendo lunghe passeggiate per le vie del paese, durante le quali parlottano continuamente tra loro con un reciproco interesse e uno sforzo di concentrazione irreali.
Nel corso del tempo si sono diffuse diverse leggende sul conto di queste chiacchierate. Le fonti spesso si contraddicono e sono incerte, però sembra abbastanza sicuro che il principale argomento di conversazione siano i giochi di ruolo, quelli con i maghi e le saette e gli incantesimi forza quattro.
La prova si è quasi avuta quando, un giorno che il sottoscritto e certi altri ceffi si era braccia conserte sulla soglia del bar, i due ci sono passati davanti e quello alto ha distintamente detto a quello piccolo (che è il capo):

“… allora, c’è la soglia, la mezza soglia, la soglia marina…”

Da quel giorno - sono passati dieci anni - i due ragazzi per noi si chiamano Soglia (quello alto) e Mezzasoglia (non si sa nulla di Soglia Marina), e non facendo altro nella vita che andare avanti e indietro raccontandosi avventure di draghi, pozioni e amuleti, beh, sono il più chiaro prototipo di quelli che diresti due sfigati.
Ma.
Una sera, mentre si era al bar (un altro bar) e si beveva più o meno il solito, ci è venuto da dire che, forse, le cose potrebbero stare diversamente.
Pensate che cosa significhi, in fondo, essere giudicati da un frammento di conversazione vecchio di un paio di lustri: poche parole decontestualizzate che vi marchiano a vita, che vi imprigionano in un personaggio o in uno stereotipo che magari non vi appartiene. E così, ci siamo immaginati in che modo quella frase, ricontestualizzata, potesse non significare che i due fossero necessariamente due sfigati senza speranza, ma addirittura, che so, il contrario. Per una chiara comprensione del meccanismo, bisogna suddividere la scena in tre segmenti, come rappresentato in figura

 

Dove i tre pallini azzurri saremmo noi del bar (io sono quello più alto), i pallini rosso e verde rispettivamente Soglia (S) e Mezzasoglia (MS) e la freccia la loro direzione di movimento. La frase incriminata, quindi, è tutta la parte del discorso percepita: corrisponde al segmento B e rimane invariata.

 

1. Riportato

A)

MS (con voce profonda): allora, poi te la sei fatta quella figa?
S (con voce tipo Clark Gable): ah, non me ne parlare, ti prego.
MS: che è successo? Era uno schianto.
S: sì, ma poi cerco di fare un po’ di conversazione e lei si mette a parlarmi dei giochi di ruolo, ti rendi conto? Con la sua vocina stridula mi dice…

B)

S (con vocina stridula) : …allora: c’è la soglia, la mezza soglia, la soglia marina!

C)

MS: ah ah… starai scherzando.
S: macché. Mi è caduto l’uccello.
MS: ah ah.

 

2. Lap dancer

A)

MS: Com’è andata ieri?
S (voce stridula): ah, è bellissimo. Ci sono tutte le lap dancer con i privé…
MS
: ma te le puoi fare?
S: beh, ci sono tre stanze con dei nomi strani fatte apposta per quello.
Ms: strani come?

B)

S: …allora: c’è la Soglia, la Mezza soglia, la Soglia marina!

C)

MS: bello. E te ne sei fatta qualcuna?
S: ovvio. E senza pagare.

3. Controbalzo

A)

MS (con voce profonda): …e così sembra che mi paghino i diritti, oltre all’ingaggio…
S (Gable): ah, niente male… ehi, aspetta, ci sono quegli sfigati davanti al bar, sei pronto?
MS: sì, sì…vai!

B)

S (stridulo): …allora: c’è la soglia, la mezza soglia, la soglia marina!

C)

MS: ah ah! Hai visto che facce? Chissà cosa pensano…
S: Ah ah! Sì. Li tiriamo scemi. Tra dieci anni ne parleranno ancora.
MS: ah ah…

4. Soprannomi

A)

MS (con voce profonda): …e così sembra che mi paghino i diritti, oltre all’ingaggio…
S (Gable): ah, niente male… ehi, aspetta, ci sono Soglia, Mezzasoglia e Sogliamarina davanti al bar, sei pronto?
MS: sì, sì…vai!

B)

S (stridulo): …allora: c’è la Soglia, la Mezzasoglia, la Sogliamarina!

C)

MS: ah ah! Che sfigati di merda.
S: Sì, li odio. Soprattutto quel Soglia.

5. Signs

A)

Ms: uhduuspsidj (dove hai parcheggiato la capsula?)
S: suhoshd dsid (mboh)
MS: ushdush djj!!!
(uh, guarda: umani. Cerca di dire qualcosa di sensato)
S: usdhd odffd (ci penso io)

B)

S (stridulo): …allora: c’è la Soglia, la Mezzasoglia, la Sogliamarina!

C)

Ms: idwihdd? (bravo. Dovrò decidermi a imparare anch’io la loro lingua)
S: shuus (sì)

6. Raptus

A)

Ms (con voce profonda): allora come va il mercato?
S (Gable): abbastanza bene, anche se sono un po’ preoccupato dall’andamento incerto dei titoli a media capitalizzazione…

B)

S (stridulo): …allora: c’è la Soglia, la Mezzasoglia, la Sogliamarina!

C)

MS (spaventato): oddio… stai bene? Che ti è preso?
S (disorientato, tastandosi la gola): giuro che non lo so…

 

7. Fantasy

A)

MS: non ci credo!
S (voce stridula): ti assicuro, poi apri la botola e scendi al livello sotterraneo.
MS: ma quanti livelli ci sono?

B)

S: …allora: c’è la soglia, la mezza soglia, la soglia marina!

C)

MS: ma dai, è impossibile. Nessuno c’è mai riuscito.
S: cazzo, guarda…

estrae una bacchetta da sotto la giacca, urla MEZZA SOGLIA e al centro della strada compare una botola.

MS: incredibile.
S: dai scendiamo.

I due aprono la botola e scompaiono nel sottosuolo.

chinaski77 alle ore 11:17 | link |

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