Buondì, Chinaski
Quando sto lì con gli occhi stropicciati davanti alla consueta tazza di colazione mattutina, mi piace sempre una buona lettura: la scatola dei cereali, una bolletta del telefono, la scritta Umbro sul bordo dei pantaloncini. Oggi mi sono dedicato alla confezione dei Buondimotta, mangiando un Buondimotta, scrollando il capo perplesso per quella parte quando la confezione dice che la merendina si è fatta ventidue ore di lievitazione naturale. Dannazione, penso. Naturale. Come si fa a dire che un prodotto industriale preparato da impastatrici meccaniche e riempito di schifezze chimiche può avere ancora un qualsiasi residuo naturale? Sarebbe come se Robocop pensasse di avere la gastrite. Così, tra un morso e l’altro, borbotto: “chomp… sì… chomp… naturale come i conservanti…chomp”.
Giro la scatola e comincio a leggere gli ingredienti, alla ricerca della parola conservanti, senza però trovarla, al che non mi arrendo e commento, venefico, “chomp… avranno trovato un altro modo per chiamarli… chomp… tipo questo acidi grassi…”. Mentre il mio cervello tenta di metabolizzare l’informazione, producendo il medesimo sforzo di quando al ristorante cinese ti dicono che stai veramente mangiando carne di maiale, gli occhi s’infrangono sulla scritta “non usiamo conservanti (to’)”. Al che mi arrendo, sentendomi come un vecchio che sbircia il mondo usando il proprio corpo come condominio.
E poi, all’ultimo boccone, una vista mi riscalda il cuore, e con immenso piacere scopro che il Buondimotta ha - pensate un po' - il numero verde. Andiamo, mi dico, che cosa c’è di più stupido di una merendina con un centro di assistenza pronto a spiegare come usarla? È anche meglio dei conservanti, sospiro, immaginandomi a chi potrebbe venire in mente di chiamarlo:
Supporto tecnico Buondìmotta: Supporto tecnico Buondìmotta. Buongiorno, in cosa posso esserle utile?
Utente: sì… sto mangiando una vostra merendina e…
STB: gusto classico?
Utente: marmellata.
STB: aspetti, le passo il reparto marmellata.
Utente: salve. Io ho comprato una vostra merendina e mi stavo chiedendo se può essere inzuppata nel tè.
STB(m): certamente.
Utente: ah, molto bene. Un’altra cosa, scusi…
STB(m): sì.
Utente: è possibile mangiare un Buondì in meno di un minuto?
STB(m): non c’è scritto sulla confezione?
Utente: non mi pare…
STB(m): non dovrebbe essere possibile. Comunque aspetti che chiedo a un mio collega.
Utente: grazie.
Utente: sì.
STB(m): mi confermano che non è ancora possibile, mi spiace.
Utente: ah, ok. Era solo una curiosità. Grazie tante.
STB(m): si figuri. Buongiorno.
O magari è un servizio automatico, come quello della Telecom.
Per ricevere assistenza, prema 1; per conoscere tutti i gusti delle nostre merendine, prema 2; se ha cercato di mangiare un Buondìmotta in meno di un minuto, prema 3. Se ci è riuscito, prema 8.
A questo punto, però, mi viene in mente che tutto potrebbe e forse dovrebbe avere un numero verde. Qualcuno mi ha fatto notare che, effettivamente, è così. Dai cracker all’acqua minerale, dalle matite ai cerotti. Potevo capire i preservativi (Utente: Ehi! Cazzo, il vostro preservativo si è rotto! Numero verde: ora è il suo preservativo, signore) o la maionese (Utente: mio Dio, la vostra maionese è impazzita!!! Numero verde: ok, calma. Però esca subito di lì. Utente: argh….), ma come spiegarmi, che so, il Monopoli?
Utente: sì, buongiorno a lei. Senta…
Numero verde: dica.
Utente: mi trovo a… dunque, aspetti… sì, ecco… sono in Corso Ateneo.
Numero verde: sì.
Utente: e dovrei andare in Viale Traiano.
Numero verde: benissimo. È in auto?
Utente: no, in candelabro.
Numero verde: ok, non importa. Allora, è semplice: deve andare dritto verso Piazza Università…
Utente: sì.
Numero verde: …in fondo c’è una curva a destra.
Utente: curva a destra…
Numero verde: sì, guardi, è l’unica. Poi fa Via Marco Polo e Corso Magellano, passa la stazione ed è in Viale Traiano.
Utente verde: molto chiaro, grazie. Buongiorno.
Numero verde: Buongiorno.
Chinaski: questi pezzi che mi avete venduto sono rotti.
Numero verde: in che senso?
Chinaski: sto giocando con il mio amico, qui, e mi ha appena mangiato un cavallo.
Numero verde: hmm…
Chinaski: non è la prima volta che succede, tra l’altro.
Numero verde: lei ha il bianco o il nero?
Chinaski: nero.
Numero verde: ok, mi dice la sequenza di mosse, per favore?
Chinaski: sì.
Poi ancora silenzio. Infine l’operatore torna al telefono:
Chinaski: sì.
Numero verde: qui risulta che i pezzi funzionano correttamente.
Chinaski (esasperato): e quindi?
Numero verde: ha provato a spostare il pezzo, quando è minacciato?
Chinaski: …
Numero verde: …
Chinaski: sì, ma il cavallo?
Numero verde: beh…
Chinaski: è andato?
Numero verde: provi a chiedere al suo amico se le lascia rifare la mossa.
Chinaski: un attimo…
Numero verde: ...
Chinaski: ha detto di fottermi.
Numero verde: le mando un tecnico.
E cosa vendono in questo negozio?
Il problema di rappresentazione nello spazio comporta, appunto, la tendenza a sbattere contro ante, spigoli e stipiti delle porte. Nonostante questo, però, non ho mai avuto particolari conseguenze, almeno fino all’ultimo incidente domestico, capitato una sera quando ero pieno di cibo e abbastanza sborniato, cosa che mi ha portato a sottovalutare i sintomi post-traumatici confondendoli con quelli dell’indigestione o della sbronza: mal di testa, vertigini, nausea e la tendenza a giocare a scacchi in rete cercando di muovere i pezzi direttamente sullo schermo, con le dita.
Tuttavia, con il trascorrere dei giorni, tali sintomi si sono appena smorzati, senza mai sparire del tutto, e così ho cominciato a prendere in seria considerazione l’ipotesi di avere un’emorragia subdurale o qualcosa del genere. Una persona normale, in un caso simile, andrebbe dal medico per una visita e, magari, si farebbe prescrivere un controllo più accurato. Essendo però io un ipocondriaco negativo (ovvero non vado dal medico per ogni nonnulla pretendendo di avere il cancro. Non vado dal medico affatto, aspettando che il cancro si risolva da solo), sto cercando di rimandare il più possibile il momento in cui accettare di avere qualcosa che non va (quando ti fa male un dente è facile, visto che è solo un dente. Mastichi per due mesi dalla parte opposta e prendi antidolorifici per anestetizzarti la bocca. Intanto la bocca marcisce, il che si risolve con dieci cloralit sotto la lingua. Quando starnutendo perdi un molare, però, ti decidi e dichiari il tuo dolore, tanto, lo sai, è solo un dente. Con il cervello è diverso, però, nel senso che a qualcuno potrebbe venire in mente di aprirti il cranio e frugarci dentro) e siccome i parenti sono stucchevolmente premurosi, sono costretto a dissimulare i sintomi elaborando accurati stratagemmi per ciascuno di essi (non i parenti).
Ronzio all’udito
Padre di Chinaski: torna a sedere, per favore.
Chinaski: qualcuno ha visto il mio cellulare?
Parenti: no.
Chinaski: lo sto cercando da ore.
Parenti: prova a farlo squillare.
Chinaski: ah, già.
Chinaski: occupato…
Chinaski: yawn...uhm… Scusa.
Qualsiasi: ...niente. Ti dicevo: mi metto al pianoforte, nuda, e…
Chinaski: yawn…
Qualsiasi: dormito poco?
Chinaski: Macché. Mi annoi.
Chinaski: mi spiace devo scappare.
Qualsiasi: ma…
Chinaski: me lo dici dopo, dai. Ciao.
nel secondo caso, invece, basta rimanere impassibili. Qualsiasi cosa succeda.
Chinaski: grazie, Jasper.
Jasper: prego.
Peggiore: occhio al tempo, muovi.
Chinaski: sì.
Chinaski: (strabuzzando gli occhi, senza perdere la calma): grazie, Ste.
Barista: non hai nemmeno finito l’altro.
Chinaski: tranquillo... (muovendo un cavallo) che ne pensi di questa, eh?
Peggiore: che hai preso scacco matto sei mosse fa.
Chinaski: (sereno): ah, Jasper. Ci voleva proprio
Jasper: se...ehm... se vuoi ti faccio una brocca.
Chinaski: certo.
Peggiore: bianchi o neri?
Chinaski: eh? No, grazie, sto aspettando un amico.