The captain of your brainship is drunk
Eppure, alle tre di notte, ti tagliavano ancora fette di salame.
P.S Alle tre e un minuto il Bortecca ti ha fatto cadere una fetta di salame per terra e tu lo hai preso a scarpate sulle braccia.
Oh Carpocrate, where art thou?
Ho prenotato per tre mesi, di malavoglia, ma era necessario trovare una sistemazione adeguata per l’estate. Il Dalai Lama dice che anche nelle situazioni che non ci piacciono il segreto per la felicità è apprezzare quello che abbiamo: gli aspetti positivi, insomma. Che è lo stesso consiglio che mi dava mia nonna, che però è morta (uh, che bello! Sono in una cassa di legno. Uh, che bello! Adesso ho tutti questi simpatici amici invertebrati che mi mangiucchiano le carni. Uh, che bello! Adesso mi sono dissolta in tante piccole molecole che, appena fuori da questa cassa di legno, andranno a concimare l’erbaccia che crescerà intorno alla mia tomba. Uh, che bello. Adesso mi stanno estirpando. Uh. Adesso mi bruciano).
Oppure mia nonna si è reincarnata nel Dalai Lama, cioè in una persona più vecchia, esiliata e che non possiede nulla. Beh, poteva andarle peggio. Sarei curioso di sentire cosa ne pensa lui di quel tizio che in sei mesi ha perso tutto:
Dalai Lama (sereno): mi sento più tuo fratello. Maggiore.
Tizio: sono infelice. Mi sa che mi ammazzo.
DL (saggio): devi apprezzare quello che ti è rimasto.
Tizio: non mi è rimasto niente.
DL (sorridente): impossibile.
Tizio: ho perso la salute, il lavoro, i risparmi, un figlio, una moglie, i genitori.
DL: azz…
Tizio: già.
Dl (incerto ma sereno): ti è rimasta la bellezza della natura.
Tizio: sono allergico al polline.
Apprezzare i lati positivi del 2003 non è mica semplice, però. E poi non ho capito bene come questa teoria andrebbe applicata. Mi spiego.
Fino a ieri sera, ad esempio, potevo apprezzare il fatto di avere la mia televisione
Quello che mi chiedo è se ora ci si aspetta che io apprezzi, che so, il fatto di avere la linea Adsl (che non funziona), oppure qualche lato positivo della televisione spenta. Tipo che posso ribaltarla e usarla come tavolino per appoggiare i piedi mentre sto sul divano (solo che senza televisione non ha molto senso, il divano, e sorgerebbe quindi il dubbio di come apprezzare il divano, tenendo però conto che ribaltarlo, trasformandolo in qualcos’altro, renderebbe qualcos’altro senza scopo. A meno che non riesca a trovare un oggetto che, ribaltato, faccia da televisore, è chiaro).
Come si può notare, avrei mille domande da rivolgere al famigerato Ente metafisico. Purtroppo, leggendo una bella sceneggiatura (file pdf) di Smeriglia mi sono reso conto che ottenere un colloquio con Lui potrebbe presentare qualche svantaggio:
Ente: sì?
Chinaski: salve. Avrei una domanda.
Ente: ma chi parla?
Chinaski: beh, sono… un po’ emozionato e mi chiedevo se…
Ente: mai sentito.
Chinaski: … ecco… no. Comunque, che cosa dobbiamo fare, in pratica?
Ente: non capisco. Scusi, un secondo.
Ente (poggiando una mano sulla cornetta e urlando all’indirizzo di un’altra stanza): EHI! CHI HA LASCIATO ACCESO IL… (tornando a Chinaski)… da dove ha detto che chiama, scusi?
Chinaski: beh. Sa. Il pianeta Terra.
Ente: (riprendendo a urlare con qualcun altro) CHI HA LASCIATO ACCESO IL PIANETA TERA?
Chinaski (umile): ehm. Terra.
Chinaski: si figuri. Ma che succede?
Ente: oh, niente.
Chinaski: non capisco.
Ente: non importa. Ora, però, mi raccomando: faccia un bel respiro. Magari sentirete un pizzicorino, laggiù.
Chinaski: ?
Oh, sob.
Tu fai una mezza smorfia e non rispondi. Lei intanto sta sistemando i bagagli: una grossa valigia nera, due borsoni da viaggio e una custodia da violino che ha pochissime probabilità di non contenere, per l’appunto, un violino.
Osservi la smisurata mole di suppellettili e deglutisci faticosamente. Poi chiedi, con malcelata preoccupazione, “ma… quanto ti fermi?”.
Lei sorride e fa spallucce.
Non appena ti riprendi dallo sbigottimento, però, reagisci.
Depressione: “Devi?”
Chinaski: “Beh. Studiare.”
Depressione: “Buh-ah-ah-ah!”
Chinaski: “Scrivere?”
Depressione: “(ininterrotta)… ah-ah-ah! Sì, (asciugandosi una lacrima) certo. Magari posso darti una mano. Che cosa scrivi adesso?”
Chinaski: “Tipo barzellette.”
Depressione (pensosa): “Uhm… non è proprio il mio genere…”
Chinaski (illudendosi): “Infatti!”
Depressione: “… Ma possiamo provare.”
Chinaski: “Ma sono le 9 del mattino.”
Depressione: “Come vola il tempo!”
Dopodiché si mette a sedere sulla poltrona e rimane immobile e ferma.
Al pranzo pensa lei. Quando è ora, comincia a trafficare in cucina, poi ti chiama: “In tavola!”.
Ti trascini di là e contempli per qualche istante un tramezzino col tonno. Lei se ne sta lì, tutta sporca di farina e con indosso il grembiule. Sorride.
Chinaski (sconsolato): “Veramente non ho fame.”
Depressione: “Capisco. Magari una sigaretta?”
Chinaski (prendendo la sigaretta): “Non mi sembra salutare.”
Depressione (porgendo un’altra sigaretta): “Povero caro.”
Chinaski (mostrando la sigaretta che ha in mano): “No, grazie.”
Depressione (imbarazzata): “Oh, scusa. Questa la teniamo per dopo, allora.”
Quando proprio ne hai abbastanza, ti alzi dal divano, prendi le chiavi della macchina e fai per uscire di casa. Lei ti saluta e dice “divertiti”, per nulla preoccupata che tu possa farlo davvero.
Una volta al bar, sei finalmente libero. Le persone ti parlano, muovono pezzi sulla scacchiera, fumano sigarette e ordinano da bere. Per un po’ ti senti sollevato e non è troppo difficile ignorare i suoi sms (“torna presto”, “se tornando passi in pizzeria ti preparo una bella cenetta”, “non dimenticare la nicotina”).
Depressione: “Bravo.”
Depressione: “Mi raccomando: niente Screwdriver.”
Chinaski (sventolando la banconota): “Questa dove l’hai presa?”
Depressione: “Era in un portafogli che ho trovato nei pantaloni che indossi.”
Sogni una festa di compleanno. Palloncini colorati, torta al cioccolato, tu che dai un pugno al tuo vecchio amico Carciofo.
Quando ti svegli, il mattino dopo, sembra che ti abbiano spolpato degli organi interni usando un badile e poi ti abbiano cacato nelle cavità corporee.
Il tuo primo pensiero è di finire quella deliziosa torta al cioccolato.
L’apice della tua giornata, prima che qualcuno ti punzecchi le palpebre con una sigaretta spenta.
Il mio amico Gesù
È arrivato l’altro pomeriggio, mentre fumavo al cesso. Gli ho fatto un fischio e lui è venuto. Beh, gli ho spiegato la situazione, ovviamente. Lui mi ha ascoltato in silenzio. Sembrava anche perplesso, però poi mi ha detto “vediamo cosa si può fare”. Tenete a mente che lui può tutto, ma non sempre ha voglia di farlo.
Quindi non è che io gli chiedo una bistecca ai ferri e lui tira fuori un cilindro e dal cilindro tira fuori un miracolo. Non funziona così. Non so come funziona, a dire il vero, comunque lui fa tutti i suoi conti. Credo che debba sistemare ogni evento in relazione con gli altri. Ecco perché magari il tuo cane si prende la rogna e tu accendi una candela e chiedi a Gesù (non a Dio, mi raccomando) di farlo guarire e il tuo cane muore ugualmente. Sempre per quella storia del bene più grande. Però, se gli sei amico, fa il possibile. È un po’ come se chiedeste al tizio delle ferrovie che compila le tabelle di farvi un favore, di far passare un treno dieci minuti dopo, così non perdete la coincidenza e tutto quanto.
Poi siamo andati al bar. Un altro dei nostri problemi è quel suo buonismo. Non che io non sia buono o che non mi piaccia il fatto che lui lo sia. Però esagera, è proprio una fissa. A volte sembra di leggere la posta di Topolino, se capite cosa intendo, cose come “ama il tuo prossimo”, “perdonalo”, “no, grazie, prendo solo un Crodino”.
Io provo a spronarlo un poco, gli dico “ehi, dai, rilassati. Non fai male a nessuno se bevi un paio di bicchieri e ti fumi una sigaretta, no?”. Ma lui dice che l’ultima volta ha sbagliato una moltiplicazione di pani e gli è venuto un panino periodico, “come quando ti si aprono tutte quelle finestre di Windows”, mi ha detto. Insomma, un casino. Allora ho lasciato che bevesse il suo analcolico.
Quindi abbiamo giocato a scacchi.
Giocare a scacchi con Gesù è come giocare con Fritz8, bendati, senza regina e con lo svantaggio del tratto. Frustrante, insomma. Poi lui si annoia perché prevede tutto quanto. Non solo nel senso che calcola tutte le possibili varianti in una frazione di secondo, ma nel senso che sa già tutte le tue mosse, precisamente, e le sue risposte, e chi vince, cioè lui. Al che entra in gioco il suo incrollabile buonismo, e mi propone un pareggio. Sempre.
Gesù: “Bella mossa, bravo!”
Chinaski: “Va beh.”
Gesù: “No, dico sul serio! Una mossa spettacolosa!”
Chinaski: “Scusa, te lo dico con il maggior tatto possibile. Se lo fai con me va bene, ma se lo fai con uno che non ti conosce sembra che lo prendi per il… ehm. Naso. La prima mossa non può essere bella, capisci? Può essere brutta, magari. Ma bella no.”
Gesù: “Scusa.”
Chinaski (alzando gli occhi, rassegnato): “Niente.”
Gesù (gioioso): “Però a me piaceva, davvero. Mi piace questo gioco!”
Chinaski: “Ok, ok. Va bene così. Tocca a te adesso.”
Gesù: “No, davvero, voglio fare questa.”
Chinaski: “Così non c’è gusto.”
Gesù: “Ti senti preso in giro?”
Chinaski: “Ah ah… ma no. Ti conosco, ormai. Dai, fai una mossa vera. Non c’è problema se mi batti.”
Gesù: “Sei molto sportivo. Mi piace questo gioco.”
Chinaski (dando i primi segni di irritazione): “Ok. Piace anche a me. Dai.”
Chinaski (alzandosi): “Ok. Basta.”
Gesù (allarmato): “Ti ho offeso? Scusa!”
Chinaski: “Vado a prendere da bere.”
Gesù: “Ama il tuo pross…”
Chinaski: “Sì ma non per tutto il tempo!”
Gesù: “Scusa se…”
Chinaski (rivolgendosi al tizio): “Anche tu, però. Che cazzo.”
Tizio (imbarazzato): “Ma me lo ha chiesto lui!”
Gesù (addolorato): “Non litigate, vi prego.”
Chinaski: “Scusa, arriva uno sconosciuto, ti chiede di lavarti i piedi e tu accetti? Cos’è? Sei una specie di pervertito?”
Tizio (nervoso): “Oh, bello, fatti i cazzi tuoi!”
Gesù (agitatissimo): “No, no… non dite le parol…”
Chinaski (a Gesù): “Dai andiamo via.”
Tizio: “Ma sì. Tienilo tutto per te lo sciroccato!”
Gesù: “Perché mi percuoti?”
Chinaski (tirando gesù per la tunica): “Non ti ha percosso. Vieni via.”
Lui ha questa compassione infinita che gli crea grossi problemi in società. E non serve che gli ricordi com’è andata l’ultima volta: l’uomo gli piace troppo, ne va pazzo.
Chinaski: “Ne vuoi ancora un pezzetto?”
Gesù: “C’è l’ala?”
Chinaski: “C’è il gomito.”
Gesù: “chomp… uhm… no… chomp… troppo stopposo.”