mercoledì, 21 giugno 2006

The captain of your brainship is drunk

Mi sveglio, diciamo. Prima di aprire gli occhi chiedo le consuete coordinate. Il cervello risponde.

Buongiorno. Ti trovi in un letto. Qui abbiamo lavorato tutta notte per smaltire i postumi di una sbronza, quindi scusa per quel sogno dove il tuo barista ti rincorreva con dell’acqua gelida perché avevi sputato acqua gelida sulla sua fidanzata. Moglie. Per la cronaca, hai sputato acqua gelida in faccia al Peggiore, in faccia al Bortecca. Il motivo per cui stai leggermente imbarcato a destra è che, nell’euforia, un uomo sulla sedia a rotelle ti ha rifilato un cazzotto nel fianco. Poi è stato lanciato verso il suo destino da un grosso Pooka a forma di vichingo. Sbalzato dalla sedia, è caduto rovinosamente contro una gigantesca bombola arrugginita. Poi è stato lanciato di nuovo, cadendo ancora. Altre persone sono state lanciate a loro volta, mentre tu venivi inseguito da un uomo con la ramazza puntuta. Nessuno aveva realmente bisogno di una sedia a rotelle, comunque. Perlomeno ieri. Ma forse non era un sogno.

Mi rigiro nel letto. Provo ad aprire l’occhio destro ma non riesco. Il cervello prosegue.

Ok. L’idea di pasteggiare a vodka-tonic è stata mia. Scusa. È che non ti piace la birra. L’idea dei giri di nocino a 75 gradi alla russa, invece, è del barista. Il dolore che senti alla coscia destra è dovuto a una mela (il grosso Pooka a forma di vichingo ha pensato che sarebbe stato bello lanciarsi mele nella schiena. Qualcuno (tu) urlava “mirate basso”. Così sei stato colpito in una gamba e adesso vai zoppo. Tuttavia, stiamo aspettando i risultati dell’esame balistico. Tenendo conto che la mela è stata lanciata dal barista mentre tu scappavi arrampicandoti per una salita, tenendo conto della forza e della distanza, sospettiamo che, al momento del lancio, l’idea fosse di prenderti sul cervelletto).

Apro finalmente gli occhi. Sento un bruciore alla mano destra.

Proprio non riusciamo a capire, invece, come quella racchetta da ping pong possa essersi disintegrata a quel modo. A parte che giocare a ping-pong, ubriaco, al buio, usando una piccola mela, beh, dovrai ammetterlo, non ha molto a che fare con l’intelligenza. Hai perso per un punto, in ogni caso, mentre un grosso Pooka a forma di vichingo ti infilava schegge di legno nei boxer (da qui il bruciore alle chiappe).

Finalmente mi alzo.

Quella sensazione di conforto, invece, te la stiamo inviando perché i tuoi amici, a turno, ti hanno abbracciato. Tu gli hai sputato acqua in faccia, li hai presi a melate, ti sei (involontariamente) strusciato contre parti intime delle loro mogli, hai distrutto piccole proprietà. Il Bortecca si è persino preso un paio di amichevoli cazzotti in bocca.
Eppure, alle tre di notte, ti tagliavano ancora fette di salame.

 
P.S Alle tre e un minuto il Bortecca ti ha fatto cadere una fetta di salame per terra e tu lo hai preso a scarpate sulle braccia.

chinaski77 alle ore 11:52 | link |
venerdì, 16 giugno 2006

Oh Carpocrate, where art thou?

Quest’ anno passerò le mie vacanze nel 2003.
Ho prenotato per tre mesi, di malavoglia, ma era necessario trovare una sistemazione adeguata per l’estate. Il Dalai Lama dice che anche nelle situazioni che non ci piacciono il segreto per la felicità è apprezzare quello che abbiamo: gli aspetti positivi, insomma. Che è lo stesso consiglio che mi dava mia nonna, che però è morta (uh, che bello! Sono in una cassa di legno. Uh, che bello! Adesso ho tutti questi simpatici amici invertebrati che mi mangiucchiano le carni. Uh, che bello! Adesso mi sono dissolta in tante piccole molecole che, appena fuori da questa cassa di legno, andranno a concimare l’erbaccia che crescerà intorno alla mia tomba. Uh, che bello. Adesso mi stanno estirpando. Uh. Adesso mi bruciano).
Oppure mia nonna si è reincarnata nel Dalai Lama, cioè in una persona più vecchia, esiliata e che non possiede nulla. Beh, poteva andarle peggio. Sarei curioso di sentire cosa ne pensa lui di quel tizio che in sei mesi ha perso tutto:

Tizio: eminenza…cioè… padre…
Dalai Lama (sereno): mi sento più tuo fratello. Maggiore.
Tizio: sono infelice. Mi sa che mi ammazzo.
DL (saggio): devi apprezzare quello che ti è rimasto.
Tizio: non mi è rimasto niente.
DL (sorridente): impossibile.
Tizio: ho perso la salute, il lavoro, i risparmi, un figlio, una moglie, i genitori.
DL: azz…
Tizio: già.
Dl (incerto ma sereno): ti è rimasta la bellezza della natura.
Tizio: sono allergico al polline.

Il Dalai Lama si guarda intorno, furtivo, poi si mette una mano sotto la veste e ne estrae una piccola pistola d’argento. La porge al tizio e dice:

DL (sottovoce) :  Tieni. Prova un altro giro, amico.


Apprezzare i lati positivi del 2003 non è mica semplice, però. E poi non ho capito bene come questa teoria andrebbe applicata. Mi spiego.
Fino a ieri sera, ad esempio, potevo apprezzare il fatto di avere la mia televisione 50 pollici per potermi stordire con centinaia di film e con le partite dei Mondiali. Poi, però, si è spenta. Non è esplosa, né bruciata. Si è proprio spenta. Come se un qualche Ente metafisico avesse pigiato un tasto sul suo grosso telecomando. Puff. Fine.
Quello che mi chiedo è se ora ci si aspetta che io apprezzi, che so, il fatto di avere la linea Adsl (che non funziona), oppure qualche lato positivo della televisione spenta. Tipo che posso ribaltarla e usarla come tavolino per appoggiare i piedi mentre sto sul divano (solo che senza televisione non ha molto senso, il divano, e sorgerebbe quindi il dubbio di come apprezzare il divano, tenendo però conto che ribaltarlo, trasformandolo in qualcos’altro, renderebbe qualcos’altro senza scopo. A meno che non riesca a trovare un oggetto che, ribaltato, faccia da televisore, è chiaro).

Se la soluzione corretta è la prima (lasciar perdere quello che non va e apprezzare altrove), potrei consolarmi con la possibilità di rimanere sbronzo per tutta l’estate, tre mesi a fila. Questo mi porterebbe, però, nella sgradevole condizione di dover poi apprezzare i progressi della medicina moderna (nella migliore delle ipotesi) o (nella peggiore) la promessa di una vita eterna (l’identità vita eterna-felicità eterna presuppone che l’adsl riprenda a funzionare? Anche se non credo che nell’aldilà cristiano vedano di buon occhio chi scarica i film di Jenna Jameson. Oppure mi danno direttamente Jenna Jameson?).
Come si può notare, avrei mille domande da rivolgere al famigerato Ente metafisico. Purtroppo, leggendo una bella sceneggiatura (file pdf) di Smeriglia mi sono reso conto che ottenere un colloquio con Lui potrebbe presentare qualche svantaggio:

Chinaski: ehm, pronto?
Ente: sì?
Chinaski: salve. Avrei una domanda.
Ente: ma chi parla?
Chinaski: beh, sono… un po’ emozionato e mi chiedevo se…
Ente: mai sentito.
Chinaski: … ecco… no. Comunque, che cosa dobbiamo fare, in pratica?
Ente: non capisco. Scusi, un secondo.
Ente (poggiando una mano sulla cornetta e urlando all’indirizzo di un’altra stanza): EHI! CHI HA LASCIATO ACCESO IL… (tornando a Chinaski)… da dove ha detto che chiama, scusi?
Chinaski: beh. Sa. Il pianeta Terra.
Ente: (riprendendo a urlare con qualcun altro) CHI HA LASCIATO ACCESO IL PIANETA TERA?
Chinaski (umile): ehm. Terra.

Attraverso la cornetta, Chinaski sente una breve discussione. Poi silenzio. Poi qualche rimprovero. Poi silenzio.

Ente (a Chinaski): ok. Mi scusi, sa.
Chinaski: si figuri. Ma che succede?
Ente: oh, niente.
Chinaski: non capisco.
Ente: non importa. Ora, però, mi raccomando: faccia un bel respiro. Magari sentirete un pizzicorino, laggiù.
Chinaski: ?

Flop.

chinaski77 alle ore 14:06 | link |
venerdì, 09 giugno 2006

Oh, sob.

Nel preciso momento in cui deve succedere, e succede, la depressione arriva, ti mette un braccio intorno al collo, ti dà un colpetto nel fianco e sussurra, proprio come se fossi un vecchio amico, “ma dove cazzo sei stato?”
Tu fai una mezza smorfia e non rispondi. Lei intanto sta sistemando i bagagli: una grossa valigia nera, due borsoni da viaggio e una custodia da violino che ha pochissime probabilità di non contenere, per l’appunto, un violino.
Osservi la smisurata mole di suppellettili e deglutisci faticosamente. Poi chiedi, con malcelata preoccupazione, “ma… quanto ti fermi?”.
Lei sorride e fa spallucce.
Non appena ti riprendi dallo sbigottimento, però, reagisci.

Chinaski: “No, no… guarda… io non posso ospitarti perché devo…”
Depressione: “Devi?”
Chinaski: “Beh. Studiare.”
Depressione: “Buh-ah-ah-ah!”
Chinaski: “Scrivere?”
Depressione: “(ininterrotta)… ah-ah-ah! Sì, (asciugandosi una lacrima) certo. Magari posso darti una mano. Che cosa scrivi adesso?”
Chinaski: “Tipo barzellette.”
Depressione (pensosa): “Uhm… non è proprio il mio genere…”
Chinaski (illudendosi): “Infatti!”
Depressione: “… Ma possiamo provare.”

Chinaski si lascia cadere sul divano, poi comincia a fissare il pavimento.

Depressione: “Sigaretta?”

Chinaski prende la sigaretta.

Depressione: “Ci facciamo un aperitivo?”
Chinaski: “Ma sono le 9 del mattino.”
Depressione: “Come vola il tempo!”


Dopodiché si mette a sedere sulla poltrona e rimane immobile e ferma.
Al pranzo pensa lei. Quando è ora, comincia a trafficare in cucina, poi ti chiama: “In tavola!”.
Ti trascini di là e contempli per qualche istante un tramezzino col tonno. Lei se ne sta lì, tutta sporca di farina e con indosso il grembiule. Sorride.

Depressione: “Dai che si fredda!”
Chinaski (sconsolato): “Veramente non ho fame.”
Depressione: “Capisco. Magari una sigaretta?”

Chinaski prende la sigaretta.

Nel pomeriggio apre la valigia e prende un grosso album di fotografie, poi si siede accanto a te e comincia a sfogliare.

Depressione (porgendo una sigaretta): “Uh! Ti ricordi questa?”
Chinaski (prendendo la sigaretta): “Non mi sembra salutare.”
Depressione (porgendo un’altra sigaretta): “Povero caro.”
Chinaski (mostrando la sigaretta che ha in mano): “No, grazie.”
Depressione (imbarazzata): “Oh, scusa. Questa la teniamo per dopo, allora.”

Più tardi, mentre tu rileggi per circa tre ore la frase “e sulla scia della psicologia morale di Kohlberg”, lei gironzola per casa con le braccia conserte e un’espressione crucciata. Non si ferma un secondo e ogni volta che arrivi a “Kohlberg” non puoi fare a meno di alzare gli occhi dal libro e guardare che sta combinando. Al che lei si ferma e ti fa un bel sorriso. Poi riprende a camminare in tondo e tu ritorni al tuo libro, in ciclo continuo.
Quando proprio ne hai abbastanza, ti alzi dal divano, prendi le chiavi della macchina e fai per uscire di casa. Lei ti saluta e dice “divertiti”, per nulla preoccupata che tu possa farlo davvero.

Una volta al bar, sei finalmente libero. Le persone ti parlano, muovono pezzi sulla scacchiera, fumano sigarette e ordinano da bere. Per un po’ ti senti sollevato e non è troppo difficile ignorare i suoi sms (“torna presto”, “se tornando passi in pizzeria ti preparo una bella cenetta”, “non dimenticare la nicotina”).

 La cosa irritante è che quando arrivi a casa diventa esageratamente apprensiva:  ti annusa le dita e insinua “tu non hai fumato!”, oppure ti chiede come mai il tuo alito non puzza di alcol, infine batte un piede sul pavimento e dice “mi ha telefonato la signora Bisani. Dice che oggi pomeriggio ti ha visto mentre stavi ridendo.” Al che abbassi la testa e vai a sprofondarti nel divano. Mentre lei prepara la cena, giochi un po’ a PES5, però subito ti rovina tutto il gusto facendoti notare mille imperfezioni del gioco:

Depressione: “Ma non è così realistico come dicono. Guarda, va a scatti. Perché fai il doppiopasso anche per battere una rimessa dal fondo? Quello non somiglia a Schevchenko. E’ soltanto un videogioco.”

Chinaski lascia cadere il joypad e si alza, avvilito.

Chinaski: “Vado a fumare una sigaretta.”
Depressione: “Bravo.”

Dopo cena esci di nuovo. Lei ti dà una banconota da cinquanta euro e ti dice:

Depressione: “Mi raccomando: niente Screwdriver.”
Chinaski (sventolando la banconota): “Questa dove l’hai presa?”
Depressione: “Era in un portafogli che ho trovato nei pantaloni che indossi.”

Verso le due del mattino, quando rientri, lei non c’è più, ma con tutto quello che hai bevuto potresti anche aver sbagliato casa, quindi non fa differenza. Ti piazzi davanti al televisore e fumi la centesima sigaretta, che ormai ha un vago sapore di kerosene, succo d’arancia e sangue. Ti addormenti mentre una tizia, nel video, impiega ventotto minuti a capire come si slaccia un reggiseno.
Sogni una festa di compleanno. Palloncini colorati, torta al cioccolato, tu che dai un pugno al tuo vecchio amico Carciofo.
Quando ti svegli, il mattino dopo, sembra che ti abbiano spolpato degli organi interni usando un badile e poi ti abbiano cacato nelle cavità corporee.
Il tuo primo pensiero è di finire quella deliziosa torta al cioccolato.
L’apice della tua giornata, prima che qualcuno ti punzecchi le palpebre con una sigaretta spenta.

chinaski77 alle ore 14:35 | link |
venerdì, 02 giugno 2006

Il mio amico Gesù

Gesù è tornato. Sapeva che avevo bisogno di lui e non si è fatto aspettare, proprio come quando ero bambino. Ah, mi solleva tanto averlo qui, in questo momento. Per adesso non abbiamo ancora parlato del mio ateismo. So che sarà un problema non da poco e io sinceramente non sono disposto a ritrattare, voglio dire, è troppo viscerale la convinzione che siamo soltanto microscopici organismi a bordo di un sasso sospeso nel vuoto per nessun motivo. Troppo viscerale. E lui lo sa. Però mi sembra che ora sia più interessato a recuperare la nostra amicizia, a livello perlomeno affettivo.

È arrivato l’altro pomeriggio, mentre fumavo al cesso. Gli ho fatto un fischio e lui è venuto. Beh, gli ho spiegato la situazione, ovviamente. Lui mi ha ascoltato in silenzio. Sembrava anche perplesso, però poi mi ha detto “vediamo cosa si può fare”. Tenete a mente che lui può tutto, ma non sempre ha voglia di farlo.
Quindi non è che io gli chiedo una bistecca ai ferri e lui tira fuori un cilindro e dal cilindro tira fuori un miracolo. Non funziona così. Non so come funziona, a dire il vero, comunque lui fa tutti i suoi conti. Credo che debba sistemare ogni evento in relazione con gli altri. Ecco perché magari il tuo cane si prende la rogna e tu accendi una candela e chiedi a Gesù (non a Dio, mi raccomando) di farlo guarire e il tuo cane muore ugualmente. Sempre per quella storia del bene più grande. Però, se gli sei amico, fa il possibile. È un po’ come se chiedeste al tizio delle ferrovie che compila le tabelle di farvi un favore, di far passare un treno dieci minuti dopo, così non perdete la coincidenza e tutto quanto.

Poi siamo andati al bar. Un altro dei nostri problemi è quel suo buonismo. Non che io non sia buono o che non mi piaccia il fatto che lui lo sia. Però esagera, è proprio una fissa. A volte sembra di leggere la posta di Topolino, se capite cosa intendo, cose come “ama il tuo prossimo”, “perdonalo”, “no, grazie, prendo solo un Crodino”.
Io provo a spronarlo un poco, gli dico “ehi, dai, rilassati. Non fai male a nessuno se bevi un paio di bicchieri e ti fumi una sigaretta, no?”. Ma lui dice che l’ultima volta ha sbagliato una moltiplicazione di pani e gli è venuto un panino periodico, “come quando ti si aprono tutte quelle finestre di Windows”, mi ha detto. Insomma, un casino. Allora ho lasciato che bevesse il suo analcolico.
Quindi abbiamo giocato a scacchi.

Giocare a scacchi con Gesù è come giocare con Fritz8, bendati, senza regina e con lo svantaggio del tratto. Frustrante, insomma. Poi lui si annoia perché prevede tutto quanto. Non solo nel senso che calcola tutte le possibili varianti in una frazione di secondo, ma nel senso che sa già tutte le tue mosse, precisamente, e le sue risposte, e chi vince, cioè lui. Al che entra in gioco il suo incrollabile buonismo, e mi propone un pareggio. Sempre.

Prima mossa. Chinaski muove pedone in e4.Gesù sorride. 

Gesù: “Bella mossa, bravo!”
Chinaski: “Va beh.”
Gesù: “No, dico sul serio! Una mossa spettacolosa!”
Chinaski: “Scusa, te lo dico con il maggior tatto possibile. Se lo fai con me va bene, ma se lo fai con uno che non ti conosce sembra che lo prendi per il… ehm. Naso. La prima mossa non può essere bella, capisci? Può essere brutta, magari. Ma bella no.”
Gesù: “Scusa.”
Chinaski (alzando gli occhi, rassegnato): “Niente.”
Gesù (gioioso): “Però a me piaceva, davvero. Mi piace questo gioco!”
Chinaski: “Ok, ok. Va bene così. Tocca a te adesso.”

Gesù muove pedone a5.Chinaski lo fissa per un tempo infinito.

Chinaski: “Dai, per favore.”
Gesù: “No, davvero, voglio fare questa.”
Chinaski: “Così non c’è gusto.”
Gesù: “Ti senti preso in giro?”
Chinaski: “Ah ah… ma no. Ti conosco, ormai. Dai, fai una mossa vera. Non c’è problema se mi batti.”
Gesù: “Sei molto sportivo. Mi piace questo gioco.”
Chinaski (dando i primi segni di irritazione): “Ok. Piace anche a me. Dai.”

Gesù ritira pedone a5 e poi comincia a pensare. Ogni tanto mugola e si gratta la testa, fingendo preoccupazione. Poi se ne esce con:

Gesù: “Patta?”
Chinaski (alzandosi): “Ok. Basta.”
Gesù (allarmato): “Ti ho offeso? Scusa!”
Chinaski: “Vado a prendere da bere.”

Quando Chinaski torna, Gesù non c’è più. Chinaski fa un giro del locale con i bicchieri in mano e poi lo trova che lava i piedi a un tizio. E lì, bisogna ammetterlo, perde un po’ il controllo.

Chinaski: “Ma che fai?”
Gesù: “Ama il tuo pross…”
Chinaski: “Sì ma non per tutto il tempo!”
Gesù: “Scusa se…”
Chinaski (rivolgendosi al tizio): “Anche tu, però. Che cazzo.”
Tizio (imbarazzato): “Ma me lo ha chiesto lui!”
Gesù (addolorato): “Non litigate, vi prego.”
Chinaski: “Scusa, arriva uno sconosciuto, ti chiede di lavarti i piedi e tu accetti? Cos’è? Sei una specie di pervertito?”
Tizio (nervoso): “Oh, bello, fatti i cazzi tuoi!”
Gesù (agitatissimo): “No, no… non dite le parol…”
Chinaski (a Gesù): “Dai andiamo via.”
Tizio: “Ma sì. Tienilo tutto per te lo sciroccato!”
Gesù: “Perché mi percuoti?”
Chinaski (tirando gesù per la tunica): “Non ti ha percosso. Vieni via.”

Lui ha questa compassione infinita che gli crea grossi problemi in società. E non serve che gli ricordi com’è andata l’ultima volta: l’uomo gli piace troppo, ne va pazzo.

 A cena, quella sera

Gesù: "chompchomp… l’uomo è buono… chompchomp…"
Chinaski: “Ne vuoi ancora un pezzetto?”
Gesù: “C’è l’ala?”
Chinaski: “C’è il gomito.”
Gesù: “chomp… uhm… no… chomp… troppo stopposo.”

chinaski77 alle ore 16:50 | link |

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