Atti idonei a provocare la morte di un paziente
È sempre un piacere andare dal mio medico, per due motivi molto precisi:
Come saprete, i medici si suddividono in due grandi Tipi: gentili e insofferenti. I medici gentili sono anche premurosi, ti fanno parlare e prendono in considerazione l’ipotesi che tu conosca meglio di qualsiasi gelido stetoscopio il disagio che hai dentro; i medici insofferenti, invece, pensano sostanzialmente che tu sia un cretino e ti vedono soltanto come la struttura deambulatoria di un potenziale virus.
La prima consiste nel rispondere correttamente a una serie di circa 10 domande. In caso di errore, il medico minimizza e prescrive una confezione di mollica di pane.
Dottore: tanto?
Chinaski: beh…
Dottore: tanto?
Chinaski: sì.
Dottore: da quanto tempo?
Chinaski: qualche giorno.
Chinaski: sì.
Dottore: da quanto tempo?
Chinaski: otto mesi.
Dottore: tossisci?
Chinaski: sangue.
Dottore: il male cessa se cambi posizione?
Chinaski: aumenta.
Dottore: quando dormi, lo senti?
Chinaski: io non dormo, dottore. Svengo.
Dottore: hai qualche altro sintomo?
Chinaski: le mie feci profumano d’incenso.
Chinaski: provi anche di là, così capisco la differenza.
Dottore: sei guarito.
Chinaski: sì.
Dottore: ah ah… era un altro punto! Vai a casa, su.
Chinaski: dove?
Dottore: qui.
Chinaski: non sento.
Dottore (tirando un cazzotto nel costato che produce rumore di Cipster): E QUI???
Chinaski: sente anche lei questa puzza di zolfo?
Tuttavia, tranne quando la tua vita è alle strette, l’atteggiamento del medico ottimista ti aiuta a vivere gli acciacchi in maniera rilassata.
Il medico insofferente, invece, è alla costante ricerca di un morbo che possa prendere il suo nome o quello della sua fidanzata e giudica ogni piccolo malanno con scrupolo, nella speranza che sia la punta di un iceberg-noma. Un simile atteggiamento, come potete immaginare, può risultare, per certi soggetti, vagamente ansiogeno.
Dottore: ah, bene: anche lei è medico.
Chinaski: beh, no… però so riconoscere una…
Dottore: mi faccia uno schema chimico del tessuto linfoide, per favore.
Chinaski: ok. Giusto. Mi visita, per favore?
Dottore: sembra una comune tonsillite.
Chinaski (sollevato): ah, molto bene.
Dottore (irritato): però…
Chinaski: cosa?
Dottore: non vorrei illuder… ehm… preoccuparmi, signor Chinaski, però abbiam… c’è una possibilità che si tratti della sindrome HDMW.
Chinaski: ovvero?
Dottore: è un acronimo… dunque… un acronimo è quando…
Chinaski: dottore, la prego.
Dottore: Sindrome di Horribledeadmanwalking.
Chinaski: mai sentita.
Dottore: non esiste ancora, infatti. È un mio progetto. Le piace il nome?
Chinaski: molto.
Dottore: ora le faccio questo tampone. Torni tra una settimana. Se la pelle è arrossata, bene. Se invece è normale…
Chinaski: ho
Dottore: no, è una comune tonsillite.

Campionato Tim
(da cantare) serie bi, serie bi, serie biii. serie bi, serie bi, serie
biii-hi. serie bi, serie bi, seri biii. serie bi-hiii, se-rie-bi!
Dubbi sono stati comunque avanzati sul portiere della Reggina, reo di aver cercato di fermare le conclusioni dei giocatori bianconeri servendosi esclusivamente della telecinesi. Sembra che un suo difensore, dopo che l’imbarazzante tiro di Del Piero (così lento che, a parte essere il primo caso di perdita di tempo mediante gioco offensivo attivo, durante il suo tragitto ha causato i malumori e i fischi del pubblico) aveva esalato l’ultimo respiro in fondo alla rete, gli abbia detto “uè, guarda che mo’ ti puoi buttare”, sentendosi però rispondere “ho fatto un’opera d’arte”. Insomma, il “sistema” è talmente ben collaudato che funziona anche da solo, quando non c’è più nessuno a trarne beneficio (a parte
Molti sostengono che il calcio sia degenerato nel momento in cui le società sono entrate in borsa, anche se nessuno ha mai capito quale relazione vi fosse tra gli eventi sportivi e i movimenti dei titoli (se una squadra perdeva, il titolo segnava un rialzo dello 0.8%. Se vinceva, rialzo dello 0.4%. Se vinceva 3-1, ribasso dello 0.5%. Se il presidente si dimetteva, prima ribasso ma poi rialzo, o viceversa in caso di cielo coperto. I giocatori erano perciò terrorizzati dall’idea di commettere il benché minimo errore: quando Cannavaro ha parcheggiato per distrazione nel posto-macchina di Emerson, il titolo è crollato di 4 punti. Quando Cannavaro si è accorto dello sbaglio e ha inserito la retromarcia per spostarsi, il titolo è precipitato di altri 6. Sembra che il giocatore sia rimasto fisso in quella posizione per giorni interi, onde evitare guai peggiori, mentre Moggi gli riempiva il bagaglio di ketchup ripetendo ossessivamente “non siamo interessati a Ronaldinho”). Comunque sia, gli interessi economici sono il vero ago della bilancia che determina la moralità degli esseri umani e delle loro azioni. A meno che non si voglia credere che soltanto Stranamore e il Wrestiling sono truccati a tavolino, mentre il resto del mondo si autoregola rispettando una solida morale interiore in vista di un Bene più grande, per sapere quanto un ambiente è a rischio di imbrogli e manipolazioni basta fare due conti. Da questi conti (che ometto per ovvie ragioni che ometto per non dilungarmi), e considerando che persino i vecchi dei bar si fanno i segni quando si giocano un bianco a briscola chiamata, l’unica possibilità di praticare uno sport pulito è fermare all’improvviso uno sconosciuto e chiedergli se ha voglia di farsi una mano a morra cinese.
Tornando però al caso particolare, sembra proprio che
Nonostante, poi, il presidente non si sa più di cosa pretenda l’assegnazione di due Scudetti al Milan (questa volta la magistratura non sta sbagliando e la colpevolezza degli imputati è cristallina, si vede), anche il Milan si è fatto beccare con le mani nel sacco. I legali della società rossonera, però, hanno impostato la propria difesa sostenendo che loro hanno chiesto soltanto un paio di guardalinee (un po’ come quel gerarca nazista che si difese a Norimberga dicendo “ma io ho ammazzato solo un paio di persone!”). In poche parole, il discorso è questo: oltre al campionato regolare, vinto dalla Juve, c’era un campionato truccato. Siccome
b) se cerchi di commettere un reato e ti va male, sei innocente;
c) se invece di punire 6 squadre con 10 punti di penalizzazione ciascuna, ne punite una sola con 60, ci saranno più persone felici e meno persone infelici, anche se più infelici di quanto sarebbero state
Moggi: ciao, sono Luciano.
Relatore: uè, ciao Luciano!
Moggi: ciao. Ascolta, mercoledì viene da te un certo Chinaski per farsi dare la tesi.
Relatore: sì. Chinaski, ce l’ho segnato qui.
Moggi: ecco… io mi sono fatto una tabella…
Relatore: vediamo se corrisponde con la mia…
Moggi: allora… a questo Chinaski gli dai una tesi su Heidegger.
Relatore: veramente io avevo messo Hegel.
Moggi: no, no… Hegel lo dai venerdì a una ragazza amica mia.
Relatore: ma poi tu ti ricordi di me?
Moggi: mi ricordo, mi ricordo…
Libreria: sì?
Moggi: sono Luciano.
Libreria: ah, ciao!
Moggi: senti, mi serve un dizionario di filosofia.
Libreria: va bene.
Moggi: rilegato, edizione 2006.
Libreria: va bene.
Piera: ciao.
Relatore: allora, la settimana prossima mi arriva il dizionario.
Piera: ah, Madonna!
Relatore: eh eh…
Piera: che pidocchio.
Relatore: già.
Secondo lo psicanalista-scacchista Reuben Fine i pedoni, tra i pezzi della scacchiera, simboleggiano i bambini, il re rappresenterebbe il padre e la torre il pene (Ernest Jones, dopo aver letto in anteprima il libro di Fine, commentò in una lettera: “mi chiedo, signore, se abbia mai preso in considerazione l’ipotesi che il cavallo rappresenti, che so, un cavallo”). Tutto il gioco sarebbe una messa in scena del complesso edipico dove si dà la caccia al padre-re per ucciderlo, liberando la madre, ovvero la regina.
Ovviamente gli errori marchiani di questa interpretazione non sfuggirono al giovane psicotico-scacchista Max Harley, il quale fece notare innanzitutto che la “madre” sarebbe in realtà un uomo, visto che, al momento dell’invenzione dei pezzi, quella che noi conosciamo come “regina” era in realtà il Gran Visir, cioè, per citare le parole di Harvey , “un negro con mezzo metro di uccello e la barba incolta”. In secondo luogo, non si capiva per quale motivo ciascun giocatore avrebbe dovuto difendere il proprio re, cioè il padre dell’altro, e non la propria regina-madre o il proprio cavallo-cane.
Un’altra interessante teoria di Fine consiste nell’idea che, durante la fase di calcolo, i propri pezzi rappresentino il pene e per questo non si può toccarli se non per fare la mossa, e se li si tocca senza volerli muovere bisogna dire “acconcio”. Questo sarebbe un chiaro riferimento alla masturbazione e al tipico incubo adolescenziale di essere sorpresi dalla propria madre o dal proprio padre (ma non necessariamente dalla propria sorella) intenti a trastullarsi l’arnese, nel qual caso l’unica via di uscita è avere la scusa pronta.
Anche in riferimento a tale ipotesi Jones fece un commento preciso, dicendo “prima di tutto i pezzi non possono rappresentare sia il pene che un bambino. Lo dico per la sua incolumità, mi creda. Inoltre, anche la teoria della “scusa pronta” non mi convince granché: un adolescente che viene sorpreso dal proprio genitore durante certe pratiche autoerotiche non se la cava dicendo semplicemente “acconcio”. Ha idea di come ci si masturba, signor Fine? Ma forse lei soffre di un’eiaculazione incredibilmente veloce.
Infine, mi scusi la pedanteria, ma se tutti i pezzi per lei rappresentano il pene e se il giocatore di scacchi, come si dice nel suo libro, è sostanzialmente omosessuale, la prossima volta che vengo a casa sua a giocare, se non le spiace, gradirei usare il mio set personale”.
Il riferimento di Jones alla sostanziale omosessualità del giocatore di scacchi sostenuta da Fine non è affatto campato in aria. Secondo lo psicanalista statunitense, infatti, la partita di scacchi potrebbe stare per una vicendevole masturbazione tra omosessuali psicotici (quest’ultima espressione sembrerà pleonastica a un omofobico, ndC):
La teoria della repressione, comunque, è il nocciolo dello studio di Fine: gli scacchi permettono di sfogare in un campo fantastico la propria aggressività, la propria omosessualità, il proprio complesso edipico, garantendoci poi il controllo di questi impulsi nella vita di tutti i giorni con il massimo agio (fatta eccezione, ovviamente, per Buinov Borjchnik, il Maestro russo che uccise il proprio padre sodomizzandolo).
Tuttavia, ancora una volta le teorie di Fine non convincono. Lo stile di gioco di uno scacchista non può essere ridotto al binomio aggressivo-passivo, così come ciò che si può dire di un uomo non è soltanto se sia alto o basso. Differenze di personalità dovrebbero quindi tradursi in strategie del tutto eterogenee: si prenda il caso, ad esempio, di Richard Barry, Maestro Internazionale degli anni ’30, il cui padre si rovinò giocando tutti i risparmi alle corse di cavalli, per poi suicidarsi in una camera d’albergo di Los Angeles. Richard non superò mai il trauma e perse gran parte delle sue partite poiché sacrificava entrambi i cavalli prima della fine dell’apertura. Il suo ultimo incontro, prima del forzato ritiro, passò alla storia come uno dei più bizzarri mai visti: Barry fece 54 mosse consecutive di cavallo tra la decima e la sessantacinquesima, poi, arrivato nel finale di partita con soltanto un suo pedone e i due re sulla scacchiera, dovendo promuovere, alla domanda dell’arbitro “quale pezzo desidera, Mr. Barry?” rispose “penso che prenderò un cavallo, se non le dispiace”, terminando così l’incontro con una patta per materiale insufficiente.
Casi del genere, ad ogni modo, sono assolutamente rari e devono essere senz’altro trascurati: le applicazioni psicanalitiche al gioco degli scacchi andrebbero effettuate con grande prudenza, come ben dimostra il dialogo che avvenne tra il Maestro americano D. Keene e il suo analista, durante una partita giocata nello studio di quest’ultimo.
Analista: eh? Quello? Io ti sconsiglio di prenderlo, David, perché considerando il problema di tuo padre con le scommesse, rischieresti di…
Keene: stia attento a quel pedone, adesso.
Analista: il pedone, certo. Credo che muoverò questo alfiere, piuttosto.
Keene: scusi, però mi sembra un errore grossolano.
Analista: grossolano? Dove vuoi arrivare, birichino?
Keene: non capisco cosa intende, mi scusi. Allora non vuole rifare neanche questa mossa?
Analista: niente affatto. Il tuo complesso edipico ti impedirà di prendere un pedone innocente e proprio con la regina che rappresenta la…
Analista: oh, lo so a cosa pensi. Ma tu hai un carattere aggressivo e sono sicuro che ora comincerai a difendere quella torre scoperta, David.
Analista (irritato): stai sfogando tutta la tua omosessualità repressa, eh, David?
Keene (annoiato): non è quello che mi ha detto sua figlia, ieri sera, dottore.
Analista: Ah, sì? Sai che ti dico, il tuo rapporto nevrotico con la figura paterna si scarica in mosse interlocutorie che ti impediscono di organizzare un…
Keene: matto.
Analista (furibondo): TU SEI MATTO!
Keene: ok. Basta così. Ci vediamo la settimana prossima, dottore.
