Io non sono qui
Comunque, lasciando stare il fatto che se qualcuno dice ancora qualcosa contro Berlusconi io vomito (è ovvio che non siamo di fronte a un proto-dittatore, ma soltanto a un uomo che governa secondo i propri princìpi. Se il premier fosse Gandhi, una qualche legge ci obbligherebbe a girare in sandali) ho deciso di schierarmi in maniera inequivocabile. Prima, però, dovevo sapere a che schieramento appartengo. Mi sono quindi cimentato nel test auto-delineante che gira tra i blogger. Per ogni tema proposto veniva offerta la possibilità di scegliere tra sei gradazioni di voto, dal “molto favorevole” al “molto contrario”, passando per il “cosa c’è per pranzo?”.
Riporto qui di seguito alcuni dei temi proposti e, brevemente, le nebulose di ragionamenti che mi hanno portato a scegliere tra le differenti opzioni.
Una volta fornite tutte le risposte, ho potuto verificare la mia distanza dai partiti italiani consultando una semplice tabella.

Ecco.
Questo dimostra che il principio dell’individuare la posizione di una persona basandosi sulla distanza di quella da punti omogenei decisi ad arbitrio equivale a determinare la posizione di quella persona rispetto alla distanza da certi punti (decisi ad arbitrio) del suo soggiorno, anche nel caso che la suddetta si trovi, per dire, al cesso.
Non è consigliabile iniziare una frase con il correttore di Word
Ho sempre avuto il sospetto che il correttore di Word è stato un cretino (stavolta segna Word: in altre parole individua se stesso come errore. Su questo almeno siamo d’accordo).
Innanzi tutto, per il tono perentorio e saccente. Tu stai cercando di scrivere il romanzo che hai dentro, e quello ti massacra di segnacci rossi e verdi dicendoti (scusate, volevo annunciare “affermandoti”) che sei ripetitivo, cacofonico e arcaico. Non è consigliabile fare questo, lì ci vuole la virgola, quella parola è già stata usata, la frase non è chiara, la persona non concorda o il termine è desueto. (Be’, amico, anche “desueto” è desueto (vuole che cambi “be’”, con Ce, De, Me, Le o Ne)).
In secondo luogo, ho sempre avuto il sospetto che il correttore di Word è stato un cretino (altrimenti gli sembrava incompleta), per il fatto che quando mi sono fidato della correzione automatica ho finito per consegnare stampe piene zeppe d’errori di battitura, imparando sulla mia pelle che il programma non sa leggere (e che sarà mai? La mia insegnante d’inglese del liceo non sapeva l’inglese).
Nonostante tutto, però, continuavo a chiedergli qualche consiglio, cercando di non fare troppo caso a certe uscite decisamente inopportune (per fare un esempio, nella frase che avete appena letto Word segna come errore continuavo, dicendomi che soggetto e verbo non concordano. Suggerisce allora di scrivere “nonostante tutto, però, continuava a chiedergli qualche consiglio”. A questo punto, però, la frase gli sembra incompleta. Quindi, in ultima analisi, non c’è proprio modo di scriverla) e tenendolo disattivato durante la battitura.
Ma qualche giorno fa, dopo l’ennesima e incomprensibile sequela di vaniloqui ortografici, ho deciso di abbandonarlo in via definitiva. Certamente non prima di avergli dato un’ultima possibilità, una specie di partita d’addio, il cui risultato spera serva da monito per tutti gli scrittori in erba che si sono lasciati convincere a non iniziare mai una frase con “ma” o “finché”.
Si tratta di due brevi confronti, il primo con Italo Svevo, il secondo con il sottoscritto (dove Svevo rappresenta la letteratura italiana, mentre io rappresento l’aspirante scrittore qualsiasi). Nel frattempo, per non smentirsi, Word vuole che sostituisca “Svevo” con “Avevo”.
Word: il verbo vedere è già stato utilizzato all’interno di questa frase. Controllare vedersi.
Word: sostituire ricordavo con ricordava.
Word: che io, su.
Word: riceva! Al massimo riceverà.
Word: controlla questa frase, Ettore, perché sembra incompleta.
Word: è spesso preferibile troncare questo aggettivo. Meglio gran sofà, secondo me.
Word: non è consigliabile iniziare una frase con Giacché, capra!
Word: soggetto e verbo non concordano.
Chinaski: con che?
Word: tra loro. Metti sapeva.
Chinaski: ma non ha senso.
Word: Metti sapeva, per Dio!
Chinaski: scusa. Ok, fatto. Va bene adesso?
Word: mmm… ora la frase mi sembra incompleta.
Chinaski: e quindi?
Word: dovremmo specificare il soggetto.
Chinaski: ma sono io.
Word: io sapeva? Ma che affermi? No, no… prova con Giorgio.
Chinaski eh?
Word: ma sì. In fondo, Giorgio sapeva che mi avrebbe dato ragione. Non senti come fila?
Chinaski: ma chi è Giorgio?
Word: era per fare un esempio, dai. Metti il nome di un tuo amico se vuoi.
Chinaski: ops… scusami. Correggo: …in forma preventiva ma quelle bestiacce…
Chinaski: …
Word: …
Chinaski: mi prendi per il culo?
Word:… così afferma la grammatica.
Chinaski: che ci va o che non ci va?
Word: cosa?
Chinaski: la virgola.
Word: ambedue.
Word: fermo. Non è consigliabile cominciare una frase con Finché.
Chinaski: ma è la parola che voglio usare, Wordy.
Word: non consigliabile!
Chinaski: ok. Vedi questa che ti pare: Divano, finché saremo tutti così convinti che…
Word: meglio.
Word: la parola inglese è già stata utilizzata all’interno della frase. Sostituire inglese con un sinonimo.
Chinaski: un sinonimo?
Word: sì.
Chinaski: tipo?
Word: britannico.
Chinaski: la mia insegnante di britannico?
Word: perché no?
Chinaski: ah, ho capito. E che ne dici di la mia insegnante di albionico?
Word: ottimo!
Chinaski: la mia insegnante di anglico!
Word: no.
Chinaski: cosa?
Word: sostituire anglico con angelico.
Chinaski: ma vai a fare in culo, cretino.
Word: il tuo insulto è desueto. Comunque si consiglia di sostituire cretino con Chinaski.
Faine volanti
Credo sia stata una vera fortuna che un simile flagello si sia abbattuto su un animale tanto insignificante (le uniche cose buone del pollo sono la pelle e le caratteristiche feci ovoidali) (come animale sociale, invece, il pollo serve soltanto per i suoi alveari, che, come sapete, si usano per insonorizzare gli ambienti), anche se trovo ridicola l’improvvisa, unanime idiosincrasia nei confronti delle sue carni (tra l’altro, stanno morendo cigni, gatti, anatre, faine, uomini e tacchini, ma niente polli. Da mesi aspettiamo che muoiano i dannati polli, li stiamo persino sterminando in forma preventiva, ma quelle bestiacce continuano a zampettare come niente fosse); ci sarebbe da dire che gli animali a rischio sono quelli di cui si pensa soltanto un gran bene, perché il meccanismo è noto:
1) mangi carne sicura
2) muori
3) la carne non è più sicura
4) nessuno la mangia più
5) la carne ritorna sicura
Ma la gente (intesa come massa, intesa come tutti tranne me) ha poca dimestichezza con la logica (nel 1348, per esempio, al tempo della compianta peste nera, si venne a sapere che il virus si veicolava anche attraverso i ratti, e tutti smisero di colpo di mangiare carne di ratto, anche se in realtà non erano i ratti a essere infetti, ma le loro pulci) e dimentica sempre che tanto si muore comunque. Così, basta dire che (mi chiedo se smisero di mangiare carne di pulce) 100 bottiglie di latte sono difettose e subito tutti smettono di comprare latte, yogurt, mozzarelle. Se tu gli spieghi che il problema non è il latte in sé, bensì la plastica, non solo non riprendono a bere latte ma smettono di avere a che fare in qualsiasi modo con qualsiasi tipo di plastica. Precisi che non si tratta di tutta la plastica, ma di quella con cui sono fatte quelle 100 bottiglie prodotte dalla Nestlè, e loro aggiungono alla lista nera il Nesquik. Se dici “state facendo di tutte le erbe un fascio”, loro smettono di portare i bambini al parco giochi, e votano Rifondazione. È il panico, e puoi solo tacere, aspettando che passi.
Passa sempre, in fondo.
Ricordate la mucca pazza?
Ricordate i gamberetti cancerogeni dei ristoranti cinesi? No, ovviamente. Vi siete mai chiesti perché sono così grandi e polposi? Vi siete mai chiesti perché Stallone ha quei bicipiti? Esiste un nesso tra le due cose e, se sì, quante possibilità ci sono che questo causi la morte?
Vi siete mai chiesti che cosa sono gli oli vegetali? E i grassi animali? Non vi sembra un po’ troppo generico quell’ “animali”? Vi ricordo che anche il ragno è un animale.
Come rilanciare il pollo, dunque? (sul “perché rilanciarlo” potrei dire che le specie animali non sono infinite, e nemmeno quelle vegetali. Se eliminiamo tutto ciò che potrebbe ucciderci, paradossalmente finiremmo per ucciderci ugualmente, tutti quanti. Il che è un bene, lo so, a patto che rimanga abbastanza cibo per il sottoscritto. Quindi tengo in grande considerazione la vita di ogni essere vivente commestibile, che è uno dei motivi per cui aiuto sempre la signora Gamboni con le borse della spesa).
Be’, è stato proprio Zio Abrif a darmi l’idea: dice che chi non mangia più carne di pollo pensa di essere salvo, però continua a fumare un pacchetto di sigarette al giorno. Io mi sono chiesto perché, e la risposta è molto semplice: è ancora una questione di immagine. Fumare è fico, è da ribelli, è prendersi gioco della morte (il sapore fa schifo, ti senti male, respiri peggio, puzzi di merda tutto il giorno. Che altro potrebbe essere?). Che cos’ha il tabacco che non può avere anche il pollo, mi dico? I ragazzini potrebbero cascarci allo stesso modo (i giovani sono il nostro futuro, nel senso che, se noi vogliamo avere un futuro, dobbiamo sperimentare le porcherie su di loro).
Già me li immagino mentre vanno in polleria di nascosto, o nei cessi delle scuole medie a passarsi petti croccanti, o nelle sale giochi, con cosce bisunte infilate dietro l’orecchio tanto per darsi l’aria da duri.
Certo, ci metteremo anni a cambiare la mentalità di milioni di consumatori (io ho un impegno , tra l’altro) e, a quel punto, tutti avranno ricominciato a mangiare pollo come niente fosse, per cui rischieremmo soltanto di frenare le vendite.
In ultima analisi, dunque, propongo di non fare niente e vedere che succede, tanto il meccanismo completo è:
5) la carne ritorna sicura
6) fai (o non fai) delle cose
7) muori
Sfigati!
“Non ruberesti mai un’auto! Non ruberesti mai una borsa! Non ruberesti mai i soldi che vogliamo rubarti a nostra volta!”
Invece di abbassare i prezzi, invece di pensare a qualche trovata promozionale come quelle dei gestori telefonici (Gestore A: se vieni da noi, ti diamo 100 euro di telefonate gratis. Gestore B: se vieni da noi, ti diamo 100 euro di telefonate gratis e un telefonino. Gestore A: noi ti diamo 100 euro di telefonate, un videofonino e 1000 sms gratuiti. Gestore B: 500 euro di telefonate, un citofonino e 1000 mms. Gestore A: se vieni da noi, puoi telefonare gratis per un anno. Gestore B: da noi, fino al 2010! Gestore A: da noi fino al 2020. Anzi, guarda, per sempre. Gestore B:gulp. Gestore A: più uno stendibiancheria! Gestore B (nel panico): se vieni da… no. Anche se non vieni. Ti diamo 1000 euro!!! Così. Gestore A (mordendosi le unghie): ehm… ehm… se vieni da noi ti diamo 1000 euro e un contratto gratuito con il Gestore B! Gestore B: se vieni da noi ti diamo il gestore A!!! eccetera, fino alle prostitute), invece di invogliare le persone a preferire prodotti originali, qualche mente depravata ha pensato che proiettare uno spot a volume smodato con una musica metallara in sottofondo e un vomitevole montaggio potesse in qualche modo convincerci che scaricare un film da internet è sbagliato (e lo è. Non scaricate film da internet. Né musica. Anzi, non scaricate più niente. Smettete di usarlo, buttate il computer e andate a farvi un giro, tenendo i soldi nel vostro salvadanaio. Vediamo se fanno uno spot che dice “Non darci i tuoi soldi è reato!!!", e comunque nessuno lo saprà, perché, seguendo la nuova rivoluzione, nessuno sarà al cinema a vederlo. Le televisioni ammassate agli angoli delle strade, i giornali in rovina, le case di produzione fallite. Sapete che succederà, a quel punto? Semplice:
Spielberg (sorridendo nervosamente): ehm, sì, certo.
Chinaski: che ci fai sotto casa mia?
Spielberg (estraendo una pistola): ehm, ecco. Dammi i… sì… i soldi. Uhm.
Chinaski (frugandosi nelle tasche): pensavo fossi ricco, Steven. Che ti è successo?
Spielberg (in preda a sudorazioni e tic nervosi): Uhm… coff, coff… pirati… uhm
Collaboratore qualsiasi: ecco, veramente ci sarebbe un problema.
Ministro: che problema?
Collaboratore: abbiamo detto alla gente che scaricare un film è come rubare un’auto, giusto?
Ministro: certo! E sono aumentate le vendite di film originali?
Collaboratore: non esattamente.
Ministro: che vuoi dire?
Collaboratore: sono aumentati i furti d’auto.
Questa volta la strategia è diversa e, lasciatemelo dire, stupefacente (per chi non l’avesse visto, è qui).
Dopo aver compreso che dire ai pirati “siete dei criminali” non soltanto non li spaventa, ma forse li ringalluzzisce persino, si è deciso di puntare sull’autostima e sulle ansie sessuali, inventandosi un mondo dove le ragazze scopano soltanto con chi possiede materiale originale.
Ora, io non sono a favore della pirateria (compro solo dvd originali e ne ho addirittura 6). E non sono a favore della gente. Né degli artisti. Né dell’arte. Io sono a favore di me stesso e di quei pochi che mi stanno attorno. Però, ecco, il primo istinto che viene dopo aver visto certe campagne insultanti (perché stupide) è di uscire, andare dal primo venditore ambulante e comprare 10 copie di Crash, 10 del cd di Sanremo 2007, un masterizzatore e tre palloni di cuoio cuciti da bambini polinesiani.
Oppure, sperare che il mondo perfettamente morale si realizzi davvero:
Perché io valgo
Veramente volevo dire ‘fabbro’ ma quando l’intervistatrice arrivò al bambino prima di me, quel piccolo bastardo se ne uscì con un bel sorriso e disse, serio, fabbro.
Così ho detto muratore, anche se non volevo farlo, il muratore (ma nemmeno il fabbro).
Badavo soltanto a nascondermi nei cessi a fumare, perché sono sempre stato uomo di grandi ambizioni.
Ma ‘giornalista’ fu una buona risposta, per uno che va alle medie, e mi lasciarono in pace.
Il mio primo racconto autobiografico parlava di un tizio che si impiccava al lampadario. Dopo averlo scritto, lo rilessi soddisfatto, lo chiusi in un cassetto e cominciai a lamentarmi del sistema editoriale italiano.
Intorno ai vent’anni, però, la risposta perfetta cominciò a suscitare malcelata ilarità. Non perché fosse sbagliata in sé, ma perché, ironia della sorte, tutti continuavano a vedermi meglio come muratore. Chi non rideva, invece, diceva ‘sì, mi avevi già detto di voler fare il giornalista’.
Io mi sentivo profondamente offeso. ‘Ignoranti!’, pensavo, ‘ ma la vedrete! Oh, se la vedrete!’.
Non l’hanno vista.
Come sapete, infatti, non sono riuscito a diventare uno scrittore, a parte qui su Splinder (rumore di gabbiani in sottofondo).
Inoltre, la domanda è cambiata.
Adesso la gente non mi chiede più che cosa vorrei fare nella vita, ma cosa faccio realmente. E io non sono preparato al reale. Voglio dire: che volete che faccia? Niente. Studio, il che andrebbe ancora quasi bene, se solo studiassi medicina o ingegneria, ma non filosofia. Poco tempo fa risolvevo la questione con un trucco, rispondendo ‘sto facendo la seconda laurea’, evitando di precisare che ‘non ho mai conseguito la prima’. L’ho provata un paio di volte e funziona (le persone sembrano ammirate, e ti fanno un sacco di domande su cosa significa questa parola o come si scrive quell’altra. Il che è stupido, io credo, perché se la mia prima laurea fosse stata ingegneria e la seconda chimica, sarei plurilaureato ma comunque ignorante e semi-analfabeta e non saprei rispondere a niente, tranne ‘quale inclinazione deve avere quel tubo affinché l’acqua scorra alla rovescio?’ e ‘qual è la differenza tra credere nel bosone di Higgs e credere in Dio?’), ma poi ho pensato che un uomo non si deve vergognare di essere un fallito. Se non ci fossimo noi falliti (io e Alberto, intendo), infatti, non ci sarebbe nemmeno, che so, un Maurizio Costanzo (può darsi che abbia sbagliato esempio).
La massa è fondamentale e io voglio farne parte, anche se dirlo suona come un transessuale che è fiero di essere transessuale, il che suona come un vaso di fiori che è fiero di essere un vaso di fiori: prima uno è qualcosa e poi, guarda caso, ne va fiero. Quello che voglio dire non è che tutti vanno fieri di essere quello che sono, qualsiasi cosa siano, ma che bisognerebbe essere fieri a priori.
E poi, insomma, non è vero che non so fare niente. Diciamo che non so fare le cose giuste per questo sistema corrotto e occidentale (pare sia diventato un aggettivo dispregiativo):
- sono stato sei volte campione del mondo di Grand Prix 2, anche se per ‘mondo’ bisogna intendere ‘mio salotto’. Ho partecipato al campionato italiano online e sono arrivato terzo, peraltro. È vero che c’erano solo 11 concorrenti, ma non è colpa mia se nessuno conosceva quel sito.
- ho battuto 18-2 un candidato maestro di scacchi, una volta. È vero che è astemio e io gli avevo offerto tre vodka lemon con la scusa che era il mio compleanno ma, nel mio caso, l’alcool migliora il gioco e comunque ho interrotto la sfida nel momento in cui mi ha mangiato un pedone con il suo accendino nero.
- Sono molto paziente. E va bene, non esiste come lavoro. Non ancora, almeno. In un prossimo futuro potrei essere pagato dalla gente per andare a fare la coda agli sportelli o nelle sale d’attesa. Sapete quanti pensionati hanno le gambe in cancrena, oggigiorno?
- Sono alto. Non sto dicendo che sono il miglior alto del mondo. Diciamo che se ci fosse un campionato mondiale di altezza, non arriverei nei primi dieci, questo è sicuro. Però potrei partecipare, un po’ come i nostri atleti alle olimpiadi. Essere preso a calci dai giapponesi e poi dire che in fondo è bello partecipare. Esserci è un’altra cosa. Rispetto a vincere, volevano dire.
Mi fermo qui, perché non vorrei deprimere i lettori elencando tutte le mie buone qualità.
Rimane pur sempre il problema di quella domanda, però. Che cosa faccio nella vita. E la risposta, cioè nulla. Penso comunque che adotterò questa soluzione:
Chinaski: faccio il pilota (di Gran Prix 2)
Tizio: davvero?
Chinaski: eccome.
Tizio: ma dove corri?
Chinaski: in un piccolo campionato (nel mio piccolo computer)
Tizio: Bello, cavoli! Ma che vetture?
Chinaski: monoposto (ma se aggiungi una sedia ci stiamo in due)
Tizio: Wow. E vanno forte?
Chinaski: Abbastanza, sì (
Tizio: non me l’aspettavo, davvero. E ti pagano?
Chinaski: insomma (no)
Tizio: be’, complimenti sinceri. Non è che mi prendi in giro?
Chinaski: no (sì)
Ma forse ho sbagliato di nuovo esempio)