Tutto questo è oltremodo noioso.
Superiamo dunque per un attimo certe infantili faziosità e vediamo di capire come stanno davvero le cose. Onde evitare che qualcuno consideri certi miei ragionamenti alla stregua di banali sofismi, faccio la seguente premessa rivelatrice:
Come con il Parma, ad esempio, anche se non si capisce che interesse avrebbe a comprare un pareggio. Ma con l’Udinese i bianconeri hanno vinto grazie ad un gol in fuorigioco, evento senza precedenti nella storia del calcio (a parte il mondiale del 1986 che Maradona comprò da un bagarino, poco prima dell’inizio del torneo).
E si potrebbe andare avanti all’infinito: in ogni partita dei torinesi ci sono diversi errori arbitrali abbastanza sospetti, tanto che, stilando una classifica purificata da certe manomissioni,
Per quanto riguarda lo scontro diretto di domenica scorsa, Recoba ha colpito l’incrocio dei pali in pieno recupero. I tifosi interisti accusano il suddetto incrocio di sudditanza psicologica e sembra che Guariniello l’abbia convocato per un colloquio ufficioso. Figo, peraltro, giura di aver visto Moggi parlare con i legni poco prima dell’incontro.
Paparesta: ehm… era di seconda.
Adriano: eh?
Paparesta: la punizione. Era di seconda.
Adriano: goul!
Paparesta: no, non hai capito. Non vale. Hai tirato direttamente in porta.
Adriano: tirato in porta e fatto goul.
Paparesta: sì… sei stato bravo. Però devo annullarlo.
Adriano: nooooouuuuu…
Paparesta: Mi spiace. Avevo alzato il braccio.
Adriano: arbitro giuventus.
Paparesta: eh? Cosa?
Gli interisti sostengono innanzi tutto che Del Piero, avendo tirato la punizione, era da considerarsi in fuorigioco attivo. A parte questo, il fatto che siano passati 50 secondi tra la svista arbitrale e il gol, con cambio del possesso palla e due interruzioni del gioco, dovrebbe smorzare almeno in parte le polemiche, ma i tifosi (nessuno escluso) sono affetti dalla cosiddetta sindrome di Sliding doors, per la quale qualsiasi evento determina un destino unico e imprevedibile. Il ragionamento è solo apparentemente corretto. Se è vero che, avesse l’arbitro fischiato il fuorigioco, la vita di tutti noi sarebbe ora incanalata su binari assolutamente diversi (e, in teoria, adesso potrei avere un pene di quaranta centimetri), questo non significa che, al fondo di quei binari, non possa esserci ugualmente un fallo su Nedved e una punzione trasformata in gol da Del Piero. O anche peggio. Faccio un esempio:
l’arbitro fischia. Samuel va sulla palla per battere la punizione, scivola e si rompe i legamenti. Il pallone, nel frattempo, colpisce sul naso Cordoba, che va in coma istantaneo. Di fronte a simili, tragici eventi, Recoba viene colpito da infarto. L’inter rimane in 8, segna comunque il gol del pareggio che l’arbitro però non vede (nonostante i giocatori interisti indichino il pallone in rete, Paparesta si tappa gli occhi con le mani e sentenzia ‘giocate’. Sulla seguente mischia, Paparesta fischia una punizione a due da battere all’interno della porta. Kily Gonzales tira e segna, ma l’arbitro annulla perché l’argentino ha calciato di prima). Sul capovolgimento di fronte, Del Piero segna tre gol contemporaneamente, Moratti dice una cosa intelligente e il papa si converte all’Islam.
Invece, bastava dire ‘porca vacca’, e farla finita.
Pensavano fosse ironico.

Pitiriasi rosea di Gilbert
Ovviamente me ne frego di interpretare il ruolo del buon vicino e con tutti applico la strategia appresa durante il servizio civile: sorridere, accettare, approfittare del primo momento di distrazione.
A chi obietta che, quando sarò io ad avere bisogno di aiuto, la coerenza mi imporrà di cavarmela da solo, io rispondo che la coerenza è un concetto altamente sopravvalutato e, comunque sia, in quel caso applicherò la strategia appresa durante la pratica scacchistica online:
Signor Blu (calmo): “Ne hanno tutta l’aria, tesoro.”
Signora Blu (esagitata): “Chiamiamo subito la polizia! Presto! Di chi è quella casa?”
Signor Blu (calmo): “Credo sia di quel ragazzo… come si chiama? Chinaski.”
Signora Blu (calma): “Ci vuoi l’oliva nel tuo Martini?"
Obiettore qualsiasi (spaventato): “In piscina?”
Capo: “Sì.”
Obiettore qualsiasi n°2 (atterrito): “Nell’acqua?”
Capo: “Sì.”
Obiettore Chinaski (in semi-arresto cardiocircolatorio): “Blueh?”
Capo: “E senza fare storie.”
In seguito a un consulto medico, però, risulta che non si tratta di morbillo, ma di una malattia psicosomatica, innocua, che si risolve spontaneamente nel giro di un mese senza lasciare reliquari.
A patto che non ci si esponga al sole.
Chinaski (sollevandosi la maglietta, raggiante): “Capo, guardi qua che roba.”
Capo: “Che è?”
Chinaski: “Credo sia un fungo. Il dottore mi ha detto di passare l’estate all’ombra, ben coperto. Temo di non poter accompagnare gli ospiti in piscina, mi dispiace: ci tenevo così tanto.”
Capo (seccato): “Ah sì? Bene. Allora rimani qua e fammi tre copie integrali di questo volume da 500 pagine. Uno in formato A4 e due in formato A3. Poi rilegali.”
Chinaski: “Ok.”
Capo: “Sai usare la nostra fotocopiatrice?”
Chinaski: “Certamente.”
Chinaski (leccando un gelato): “Fotocopiatrice... slurp... Rotta.”
Capo: “Come?”
Chinaski: “Boh. Puf. Rotta.”
Capo: “Voglio che tu sappia che ti disprezzo, Chinaski.”
Chinaski: “Slurp.”
L’importanza di chiamarsi Pistecchi (II)
Chinaski: …
Tizia: …
Chinaski: senta, non chiamate più.
Tizia (imbarazzata): ma è la prima volta che chiamo io.
Chinaski: lei lavora per qualcuno, no?
Tizia: be’, sì… ma è la prima volta che…
Chinaski: per chi lavora?
Tizia: si faccia i cazzi suoi!