giovedì, 15 dicembre 2005

E vide che ciò era… ehm… buono.

Perché Dio ci ha studiati con questo budello attorcigliato dentro al corpo? Capisco il cuore, i polmoni, lo stomaco. Ma che bisogno c’era della cistifellea? O del pancreas. Oh, certo, il pancreas secerne insulina (vallo a dire a mia nonna, rosicchiata dal diabete come un torsolo di mela) e l’insulina serve per trasformare gli zuccheri affinché non galleggino nel sangue, pena la cancrenazione delle membra. Beh, diamine, ma non si poteva fare che se gli zuccheri ci galleggiano nel sangue, invece di morire, poi caghiamo caramelle? Era proprio necessario tutto questo patire?
L’uomo è soltanto il risultato dello scapicollamento del caso, per come la vedo. Se fosse davvero una creazione essenziale di Dio, di un Dio onnipotente, saggio e infallibile, le cose sarebbero andate diversamente. Ma non sono andate diversamente:

Paradiso, ore 16:34
Dio e la sua squadra di assistenti discorrono del progetto Uomo.

Dio: allora, vi ricordate quell’universo che ho fatto qualche tempo fa?
Assistente generico14: quale? Quello bidimensionale?
Dio: no. Quell’altro.
Ag14: quello insaturo?
Dio: …
Ag14: ho capito, ho capito. Quello ovoidale.
Dio: dannazione, quello con il pianeta verde e azzurro!
Ag14: a-ah… ok, ci sono.
Dio: bene. Ho deciso di popolare quel pianeta con un essere eccellente.
Ag18: credevo l’avessimo già popolato con tutti quei buffi animali.
Dio: ti sembrano eccellenti, quelli?
Ag18: no?
Dio: fanno pietà. A proposito, che fine ha fatto l’imbecille che li ha ideati?

Ag18: sono io.
Dio: ah. Oh. Scusa tanto.
Bene, allora: questa volta, ragazzi, dobbiamo metterci d’impegno e creare un essere talmente straordinario da fargli dire, ogni volta che si guarderà allo specchio, “sono la prova che c’è un Dio”.

Ag26: scusi, ma questo non è un po’ vanaglor…

L’assistente si smaterializza, lasciando una sedia vuota. Tutti i presenti rimangono attoniti. Dopo qualche secondo arriva un altro assistente generico, sbucato dal nulla. Si siede al posto libero.

Ag41: salve a tutti. Che si dice?

Dio ritrova il sorriso e riprende il discorso.

Dio: allora, qualche idea per questa nuova creatura?
Ag16: siccome quelle attualmente presenti si rompono di continuo, questa volta potremmo farne una semplificata.
Dio: semplificata? Secondo te Dio spreca il suo tempo facendo esseri semplificati?
Ag16: beh… ehm… ecco…
Ag9: ma sì, è una buona idea, capo. Meno componenti, meno possibilità di guasti. Semplice ma geniale!
Dio: uhm… spiegati meglio.
Ag16: veramente l’idea era mia…

L’assistente si smaterializza. Subito arriva il rimpiazzo.

Ag42: pace e bene.
Dio: allora?
Ag9 (incerto): beh… potremmo mettere una palla con dentro il cervello e incollarla su una struttura tubolare vuota.
Dio: vuota?
Ag9: come un manico di scopa. Niente organi, niente guasti.
Dio: e la cacca? Da dove esce la cacca?
Ag9: beh, è qui il bello. Non c’è nessuna cacca.
Dio: nessuna cacca? Questa è buona. E il cibo in cosa si trasforma?
Ag9: non so, siamo sicuri che ci sia bisogno del cibo? Voglio dire...
Dio: fammi capire. Niente intestino.
Ag9: esatto.
Dio: niente stomaco.
Ag9: no.
Dio: né esofago. Fegato. Pancreas.
Ag9: vuoto.
Dio: interessante. Ma può sempre guastarsi il cervello, no?
Ag9: beh, sì. Il cervello non si può fare semplificato.
Dio: hmm…

Un assistente alza la mano. Dio gli fa un cenno.

Ag23: scusate, ma perché non facciamo un cervello incorruttibile?
Ag9: in questo caso, tanto varrebbe farlo complesso.
Ag23: proprio così.
Dio (agitato): su, su… non diciamo sciocchezze…
Ag34: ma sì, che stupidi che siamo!
Dio (di scatto): come hai detto?
Ag34: che stupidi che sono. Io.
Dio: sentite, lasciamo stare questa cosa del corpo che non si rompe. Torniamo
al manico di scopa.

Ag9 (come pensando ad alta voce): però, in effetti, basta farlo complesso ma indistruttibile.
Dio (sempre più nervoso): e quando muore? Quando, eh? Mica possiamo…
Ag9: beh, dopo un tempo prefissato, muore.
Dio (sudato): basta! si era detto manico di scopa!
Ag17 (malevolo): qual è il problema, capo? Lei è Dio: può tutto.
Dio (lusingato): oh, sì, certo… non è che non potrei… se volessi… però…
Ag23: un hurrà per Dio!!!
Tutti gli assistenti: hurrà!!!
Dio (imbarazzato): eh eh. Grazie, grazie. E va bene, vedrò quello che posso fare.

Tutti gli assistenti applaudono e gioiscono.
Poi d’un tratto, scompaiono nel nulla. Poco dopo ne arrivano molti altri, nuovi di pacca.

Dio: allora, vi ricordate quell’universo che ho fatto qualche tempo fa?
Ag43: no.
Dio: bene. C’è un pianeta verde e azzurro, con tanti buffi animali. Ne voglio fare uno nuovo.
Ag56: con quali caratteristiche, signore?
Dio
: oh, niente: le solite cose.

chinaski77 alle ore 15:27 | link |
lunedì, 12 dicembre 2005

Parerga e paperaperonzoli

Se la vita mi ha insegnato una cosa, e non lo ha fatto, è che le persone sono più semplici di quello che sembra. Un po’ come gli insetti o i cinesi, che si somigliano tutti.
Primo, tutti pensano di essere esseri migliori di tutti gli altri. L’ho capito quando il benzinaio mi ha trattato con supponenza, come se fossi stupido, mentre lo stupido è lui. Sicuramente, nel caso qualcuno andasse a ricordargli l’episodio, lui direbbe “ah certo, quello stupido…”. Mentre lo stupido è lui.
Me l’ha confermato, poi, il casellante della tangenziale, il quale mi ha trattato come io tratterei lui se lui venisse a cacare a casa dei miei e impiegasse più di tre secondi a comprendere il meccanismo che regola lo sciacquone (ogni casa ha un meccanismo di sciacquone tutto particolare, elaborato nel tempo, in seguito a un guasto. La comprensione del meccanismo specifico è sempre un momento critico per l’ospite di turno:
a volte è semplice, siccome il percorso di degenerazione ha portato lo sciacquone attraverso una serie di stadi differenti, compiendo però un circolo bizzarro. Per cui, tu arrivi e percepisci qualcosa di sbagliato, anche se il funzionamento è corretto. Solo che è guasto; altre volte, invece, è assurdo, tipo che devi infilare la mano in un buco nel muro e tirare la catenella alla cieca, facendole compiere una rotazione di tre quarti di giro premendo intanto cerchio-passaggio filtrante-triangolo).

Secondo, tutti ricercano il proprio interesse, anche quando ricercano l’interesse di un altro. Non è proprio possibile sfuggire a questa regola e non c’è proprio niente di male (se ci fosse qualcosa di male, sarebbe impossibile credere in un Dio buono. Cioè. Sicuramente ci sarebbero un sacco di stronzi a credere ugualmente in un Dio buono, ma questo è un altro discorso che risulterà chiaro dopo aver appreso il terzo principio assoluto che regola la vita dell’uomo. Inoltre, qualcuno farà notare, ci sono già un sacco di stronzi che credono in un Dio buono, mentre è evidente che Dio è stato fatto a nostra immagine e somiglianza, cioè malvagio. Chi sostiene che Dio non esiste, invece, cambierà idea non appena il medico pronuncerà la parola “questa macchia sul polmome”, Dio non voglia).
Terzo (principio assoluto che regola la vita dell’uomo), qualsiasi cosa tu dica, non importa quanto ben argomentata e inoppugnabilmente dimostrata, non importa quanto solida, evidente, logica o colorata, beh, ci sarà sempre almeno uno stronzo in grado di contraddirla. Che abbia voglia di contraddirla. E spesso quello stronzo sei tu, tra l’altro. Al terzo principio fa susseguimento il quarto, che gli sta incollato come un verme parassitario:
quarto, qualsiasi cosa tu dica non sarà mai ben argomentata o inoppugnabilmente dimostrata, non importa quanto solida, evidente, logica o eccetera. Il nostro cervello si mette sempre d’impegno per tenere un filo logico dignitoso, perseguendo l’amor del vero, ma poi finisce inevitabilmente per incappare nel primo o nel secondo principio, rovinando tutto, così come ciascuno di noi vorrebbe essere intellettuale, colto e filosofo, ma poi, alla fine, la cosa che interessa davvero è vedere il gol di Adriano.
Ci sono molti altri princìpi, ovviamente, ma tutti i princìpi precedenti, ciascuno a suo modo, e il forte desiderio di farmi una partita a scacchi rendono impossibile un’adeguata esposizione.
Concludo quindi dedicando qualche riga all’episodio del benzinaio, che ritengo utile e chiarificatore.

Il caso del benzinaio disonesto (e stupido)

Dovendo fare rifornimento, mi fermo al benzinaio, davanti alla pompa n°1, lato B. Quella del gasolio, per me che ho una macchina a gasolio. Il benzinaio sta rifornendo la vettura ferma alla pompa davanti a me, la n° 2, lato B. Quella della super senza piombo. Il benzinaio, vedendomi, mi fa un gesto indicando la vettura che sta rifornendo. Io interpreto il suo gesto come un “finisco qui e arrivo”, ignorando il sottofondo vagamente tautologico e dando per scontato che, essendo egli benzinaio, non dev’essere particolarmente sveglio. Al contempo, però, il benzinaio sta dando per scontato che io, essendo un cliente, devo essere particolarmente stupido (mentre lo stupido è lui).
Terminato il rifornimento, il benzinaio mi ignora e si dirige alla pompa n° 1, lato A, dove nel frattempo si è fermato un altro veicolo. Passandomi accanto mormora qualcosa che non capisco. Attendo. Dopo qualche istante, il benzinaio urla “avanti!”. Vado avanti e abbasso il finestrino. Il benzinaio arriva finalmente da me e mi spiega, con tono canzonatorio, che il significato del suo gesto era:

“la pompa del gasolio davanti alla quale ti sei fermato è vuota. La composizione delle pompe di questa stazione di servizio è asimmetrica. Questo significa che, se la pompa n°2, lato B, è della super senza piombo, la pompa n°2, lato A, sarà quella del gasolio. Se quindi ti sposti in avanti, posso rifornirti usando la pistola del lato opposto, anche se ti sto chiedendo di fermarti davanti a una pompa della super senza piombo, per te che hai una macchina a gasolio”.

Chi ha ragione? Chi è lo stupido?
Zio Abrif ha centrato il problema, come al solito, dicendo:

“Lui non sapeva che tu non sai il ditese”.

chinaski77 alle ore 11:03 | link |
martedì, 06 dicembre 2005

Esfoliami dal male.

Non chiedetemi come, una mattina mi sono ritrovato a questa conferenza festaiola tra pubblicitari famosi. Io non ne conoscevo nessuno, così mi hanno spiegato che il tizio pelato seduto dietro alla cattedra era il più bravo di tutti, mentre quello vestito come il soggiorno della mia defunta nonna era un art-director con i fiocchi e il tizio che pareva Dio, qualcosa del genere, mentre quell’altro tutto ciondoli e creste alla Jacques Villenueve (quando ancora aveva i capelli) vallo a sapere, ma bravi, ecco, tutti bravi a fare quella cosa che ci fa sempre girare canale: la pubblicità, insomma.

Io e Pussycopy arriviamo come al solito in anticipo, secondo la mia consueta tabella di marcia (il fenomeno in base al quale io riesco ad arrivare sempre con anticipi cafoni, ovunque debba andare, verrà spiegato a parte, un giorno). Sulla soglia dell’edificio notiamo subito un capannello di questi guru, tutti intenti a discorrere di notevolissime quistioni:

“la devolution, da un punto di vista prettamente ontico,…”

Passiamo oltre, e questo ci impedisce si sentire il prosieguo della frase:

“prettamente ontico, soprattutto considerando che…” (Chinaski e Pussycopy passano oltre) “… Reginaldo ricorda il Ronaldo dei tempi di Eindhoven”.

Una volta entrati, ci mettiamo in un cantuccio, a lato del buffet, e osserviamo curiosamente tutti questi guru che fanno il loro ingresso scaglionati, nel più raggelante silenzio, sporadicamente interrotto da un crescente rumore di mandibole miste krapfen. Il tizio vestito come l’interno dello scrigno portagioie della mia defunta nonna si toglie il cappotto e fa una battuta surreale. Beh, diamine, lui è un mago delle parole, mica può dire semplicemente “mi tolgo il cappotto”, o addirittura starsene zitto (non bisognerebbe fargliela passare liscia. Mai. Quando un individuo tronfio vi si avvicina e balbetta qualche frase particolarmente grottesca e – secondo la sua opinione – arguta, trattatelo come merita

Tronfio (togliendosi il cappotto): “Scusate, vado un attimo a esfoliarmi… oh oh…)
Voi: “Stai zitto, ciccione”.
Tronfio (inorridito): “Come, scusi?”
Voi: “Stai zitto, ciccione, o ti esfolio la faccia con un apriscatole”.)

Dopo l’esfoliazione, ci imbattiamo in Dio. Sì, proprio Lui, Dio in persona. Per chi fosse interessato, Dio è proprio come ce lo dipingono, barba bianca e tutto il resto. Arriva al buffet, trasforma le uova di lompo in caviale e, poi, se ne aleggia non so dove.
Mentre ancora aspettiamo, ne passano altri. Pussycopy è estasiata come lo sarei io se fossimo al campionato mondiale di scacchi, e io sono annoiato come lo sarebbe lei se fossimo al campionato mondiale di scacchi.
Quando tutti sono satolli, entriamo in una sala conferenze e prendiamo posto.
Il tizio pelato parla per più di un’ora e, bisogna ammetterlo, dice un sacco di cose interessanti, anche se magari non interessanti di per sé, ma solo in quanto mi permettono di comprendere queste persone e il lavoro che fanno, esfoliandone alcuni tratti caratteristici:

- abbigliamento: più sei bravo e più sei ricco, più sei ricco e più devi vestirti come si vestirebbe un povero se fosse ricco. Giacca nera, maglietta nera, pantaloni neri e scarpe da tennis fucsia. Non sto dicendo che si vestono tutti così. Ma lo fanno.

- vittimismo: la pubblicità italiana non spicca il balzo. I pubblicitari, quando parlano del proprio lavoro, scuotono sempre il capo e trascorrono giornate intere mugugnandosi addosso. Non so perché lo facciano, dal momento che anche il cinema italiano fa schifo. E la musica. La televisione. La gente.

Ma si vede che sono più sensibili di tutti gli altri.

- lessico: ero sinceramente convinto che usare parole straniere al posto di parole italiane perfettamente disponibili e adeguate fosse una pratica disdicevole. E lo è. Ma loro sembrano non accorgersene. Ecco allora che “conferenza” diventa “speech”, non so perché. “Consistenza” diventa “consistency”, non so perché. E lo stesso dicasi di “copywriter”, “art-director”, “account”, “…-planner”, “brief”, etc…
Non capisco perché non parlino direttamente in inglese, se gli piace tanto. E, comunque, si pronuncia naiki, per nostra informazione.

- Mac: ah, beh, non potete non avere un soprammobile Mac. Però non dimenticate di conservare il numero di telefono di quel vostro amico che ha un PC.

Alla fine, si passa alle domande dal pubblico.
Ora, un’altra cosa che ho sempre ritenuto disdicevole è servirsi di una domanda non come mezzo per arrivare a una risposta (che ingenuo che sono, eh), ma come strumento di masturbazione impropria. Su dieci domande circa, soltanto un paio sono oneste, legittime, dignitose domande comprensibili e sensate. Le altre sono soltanto atti osceni in luogo pubblico, cose del tipo “ho colto il tuo riferimento al paradosso che emerge nell’interrelazione società-pubblico-advertiser-smog e volevo sapere, considerando l’in e l’out del future planning assolutista mostrato da campagne esoteriche come quella di Mandorlini-Fanna-Dossena, se la piramide ascensionale è veramente radicata o se canotto di gomma”.
Oltre alla logica cubista, poi, un altro motivo ricorrente che salta agli occhi è il servilismo e la totale dipendenza cerebrale dal tizio pelato che parla.

Tizio pelato: “… e così mi sembra di avere individuato il messaggio nascosto in questo film” (film = spot, ndc) 
Claque: “Bravo!”
Tizio pelato: “… solo così possiamo risollevare la pubblicità italiana…”
Claque: “Giusto!”
Tizio pelato: “… e qui il rosso è blu…”
Claque: “Sì!!!”
Tizio pelato: “Posso avere un bicchiere d’acqua?”
Claque: “Ah ah ah!!!”

Insomma, un’esperienza interessante, bei discorsi, bella gente.

Concludo con una doverosa postilla.
Si tratta, ovviamente, di un’esagerazione. Ho molti amici tra i pubblicitari più famosi (soprattutto tra quelli che si occupano del volantinaggio) e, ovviamente, quanto ho scritto è solo un atto goliardico indirizzato a loro.
Come scacchista, inoltre, mi sento molto vicino a chi si occupa di pubblicità, in quanto apparteniamo entrambi a un piccolo mondo sotterraneo di cui non frega niente a nessuno, ma che per noi è tutto.
Spero che questo post non finisca mai sotto gli occhi di qualcuno dei presenti a quello… ehm… speech, o conferency che dir si voglia: sensibili come sono, credo ne morirebbero. Li diffiderei invece dal farmi causa: in quanto imbucato, infatti, ho sentito (e registrato) quello che dicono quando noi consumatori non ci siamo.
E mi riferisco soprattutto a quel tizio vestito come l’ombrello della mia defunta nonna.

chinaski77 alle ore 10:48 | link |

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