venerdì, 21 ottobre 2005

La posta di Qui, Quo e Qua


Cari Qui, Quo e Qua,
ho 10 anni e il mio nuovo compagno di classe Bruno continua a prendermi in giro, è antipatico e arrogante. Come posso ignorarlo?

 Alberto

Caro Alberto,
tra qualche settimana Bruno sarà il tuo migliore amico, vedrai. Ora la scuola è appena cominciata e dovete ancora fare amicizia. Prova a mostrarti gentile, a conoscerlo meglio: scoprirai che avete più cose in comune di quante tu pensi.

Qui, Quo e Qua

Cari Qui, Quo e Qua,
vi scrivo per la seconda volta in un mese ma spero mi pubblicherete la lettera. Bruno è proprio antipatico, non lo sopporto! Si comporta male con tutti e soprattutto con me, visto che frega sempre la mia merenda. Ieri non volevo andare a scuola per non incontrarlo. Che cosa devo fare? Devo dirlo alla maestra? Ai miei genitori? Aiutatemi!

Alberto

Caro Alberto,
quel Bruno è proprio un tipino tosto, eh?
Molte volte le persone si comportano male o fanno le antipatiche perché sono timide e non riescono a socializzare. Alcune reagiscono isolandosi, altre… beh… venendoti incontro!
A parte gli scherzi, forse dovresti parlare con lui, prima che con un adulto. Prova a risolvere i tuoi problemi con le tue forze, civilmente: vedrai che Bruno lo apprezzerà molto e forse finalmente troverà un amico! Coraggio!

Qui, Quo e Qua

Cari Qui, Quo e Qua.
Sono ancora io.
Non ero molto convinto del vostro consiglio, preferivo dirlo alla maestra. E invece sono andato a dirlo a Bruno, che secondo me non è timido. Gli ho detto “Bruno perché mi tratti sempre male?”. Lui mi ha risposto “perché sei la merda della merda”. Proprio così, cari Qui, Quo e Qua. Allora gli ho detto “perché dici così? Noi potremmo essere grandi amici”, però lui mi ha chiamato “frocio” e mi ha dato una ginocchiata nelle zone… basse!!!
Sono tanto infelice. Adesso Bruno lascia stare tutti gli altri e prende in giro solo me.

Alberto

Caro Alberto,
ti ha detto proprio così? Altro che tipino tosto: Bruno è un piccolo diavolo!
Comunque non è bello per niente che ti abbia dato una ginocchiata. Chissà che male! Lo conosci il detto “giochi di mano, giochi da villano?”, anche se in questo caso è stato un gioco di… ginocchio! Eh eh… ehm.
Va bene, senti: evidentemente Bruno ha un carattere forte e apprezza i veri duri. Devi sapere che il codice dei “duri” non prevede che si dichiari la propria amicizia apertamente. Si è amici e basta. Torna da lui e offrigli una virile stretta di mano, dicendogli che vuoi seppellire l’ascia di guerra. Forse questo gli farà cambiare idea sul tuo conto.
In ogni caso, però, ricorda di mantenerti a distanza!

Qui, Quo e Qua

Avevo paura a parlare ancora con Bruno ma alla fine ci sono andato. Gli ho dato la mano e lui all’inizio sembrava voler fare pace ma poi, quando gli ho detto quella cosa dell’ascia, mi ha girato il braccio dietro la schiena e mi ha sbattuto la testa sul banco per dieci minuti. Il giorno dopo sono rimasto a casa per i bernoccoli e ho detto a mia madre che ero caduto dalle scale. Lei non mi ha creduto e mi ha tenuto in punizione per una settimana, senza playstation.
Sono disperato.

Alberto

Caro Alberto,
ora basta!
Questo Bruno ci ha proprio stufati e abbiamo deciso di parlargli personalmente. Sì, hai capito bene: gliene diremo quattro, a quel mascalzone! Come? Semplice: da queste stesse pagine. Tu non devi far altro che fargliele leggere e vedrai che tutto si aggiusterà.

Caro Bruno,
non ci si comporta così! Bisogna essere amichevoli e non prepotenti, rispettare tutti e andare d’accordo con i compagni. Abbiamo saputo che hai sbattuto la testa del nostro amico Alberto contro il suo banco. E che gli hai detto delle cose volgari e non vere sulla sua sessualità. Sì, noi sappiamo tutto, controlliamo tutto! La cosa non ci è piaciuta per niente, sai?
Siamo molto delusi dal tuo comportamento e tutti i lettori di Topolino la pensano come noi. Non sei un duro, caro Bruno, ma soltanto un poco di buono. Il vero duro è Alberto, invece, che ha trovato il coraggio di venire per ben due volte a offrirti la sua amicizia. Ricorda che chi muove la mani ha sempre torto!
Speriamo proprio che le nostre parole ti facciano riflettere un po’. Sei ancora in tempo per diventare una giovane marmotta!

Qui, Quo e Qua

Siamo i genitori di Alberto F., che di sicuro ricorderete.
Ieri mattina ci ha chiamato la scuola di Alberto per dirci che nostro figlio aveva subito un grave incidente. Sembra che un suo compagno di classe, tale Bruno P., lo abbia prima sodomizzato con una copia del vostro giornaletto, apostrofandolo con frasi terribili, e poi lo abbia costretto a mangiarlo.
Tutto questo è successo al di fuori del controllo degli insegnanti, in un bagno. Non fosse stato per un fortuito caso (il bidello poco dopo doveva cominciare la consueta pulizia dei sanitari) Alberto sarebbe sicuramente morto.
Dopo una notte di coma farmacologico, questa mattina Alberto si è svegliato, completamente fuori pericolo, grazie a Dio.
E ci ha raccontato come sono andate le cose.
Tutto il resto crediamo vi sia noto, quindi non sarete sorpresi dalla nostra intenzione di adire le vie legali contro il curatore della rubrica, dovesse anche trattarsi di tre piccoli paperi innocenti.

I genitori di Alberto

chinaski77 alle ore 10:42 | link |
mercoledì, 19 ottobre 2005

Dialoghi metropolitani, vol. 7

Chinaski si reca alla biblioteca centrale di Magottam City.

Bibliotecaria: “Buongiorno, mi dica.”
Chinaski (porgendo un programma d’esame a lui intestato): “Ecco mi servirebbe un libro…”
Bibliotecaria (indicando il nome Chinaski, sul foglio): “E’ questo?”
Chinaski: “Ehm… sì… cioè… no: quello sono io, non l’autore.”
Bibliotecaria (ridacchiando): “Oh… mi scusi… lei non ha ancora scritto niente…”
Chinaski: “Veramente sì.”
Bibliotecaria: “Uh… davvero? E cosa?”
Chinaski: “Un raccontino.”
Bibliotecaria: “Ah, complimenti… e di che parla?”
Chinaski: “Beh… ecco… non credo che le interessi davv…”
Bibliotecaria: “No, no! Mi interessa eccome!”
Chinaski: “Ma è solo un raccontino di poche pagine… anzi… praticamente non è nemmeno un raccontino e…”
Bibliotecaria: “Su, su… non faccia il modesto. Allora, di che parla?”
Chinaski: “E va bene.”
Bibliotecaria: “Dica.”
Chinaski:  “Parla di un tizio che si fa allungare il pene.”
Bibliotecaria: “…”
Chinaski: “…”
Bibliotecaria: “Che libro cercava?”
Chinaski: “La città di Dio, di Sant’Agostino.”
Bibliotecaria
: “Glielo prendo.”

chinaski77 alle ore 13:34 | link |
domenica, 16 ottobre 2005

Quel bravo ragazzo



Dopo aver pubblicato il link al corto di Smeriglia, "Gianfrancomachia", moltissimi lettori (sei) mi hanno sommerso con moltissime e-mail (sei) per dirmi quanto gli fosse piaciuto.
Bene.
Ora salta fuori che il nostro Smeriglia e il suo corto sono stati selezionati dal sito Perela.it per un concorso a votazione online.
Le suddette persone possono recarsi colà e votare ciò che preferiscono, ma tengano conto del fatto che, non dovesse Smeriglia raggiungere almeno sei voti, io so dove abitano.
chinaski77 alle ore 17:05 | link |
giovedì, 13 ottobre 2005

I nuovi arrivatei

Questo è un quartiere molto cattolico, me ne sono accorto subito. Quando sono arrivato mi sono imbattuto nel parroco (un cinquantenne con i capelli grigi, la testa quadrata e un alito che sapeva di polluzione notturna) il quale mi ha tempestato di domande abbastanza personali per poi minacciarmi dicendomi “ci conosceremo meglio” (sul fatto dell’alito che puzza di polluzione notturna ho una teoria. Siccome è una caratteristica di tutti i preti, anche quelli giovani, mi è venuto in mente che, forse, siccome non possono scopare e siccome non possono nemmeno farsi le seghe, beh, magari non è tanto l’atto in sé a dar fastidio alla Sacra Romana Chiesa, quanto l’eiaculazione. Voglio dire: stanno tutto il tempo a trovare precetti per rovinarsi la vita, questi cattolici, e poi, come al solito, la natura del corpo umano incasina tutto sognando Cicciolina che lo succhia a un cavallo. No, non potevano proprio accettarlo. Così, per farla breve, potrebbe essere che il Vaticano obblighi i preti a dormire con un catetere per la raccolta dello sperma (a quanto sto dalla scomunica?) e il tubicino del catetere finisca in un bicchiere che sta sul comodino e… Sarebbe in linea con la filosofia di quella religione, no? Stanotte ti sei  divertito e adesso la paghi).
Quel “ci conosceremo meglio” mi sta tormentando.
Che cosa avrà voluto dire? No, perché sembra una di quelle frasi ambigue che preludono alla penetrazione (“perché non entriamo, così ci conosciamo meglio?” disse quella prostituta in quel film. Ma forse non era un film. Forse era la tizia che mi dava ripetizioni di educazione civica al liceo. “Non ho soldi”, le dissi. “Fa niente, pagherà tua madre quando viene”, mi rispose. “Gulp”, conclusi) oppure non so che altro, ma ha quel tanto di morboso che mi fa accapponare la pelle. Nella migliore delle ipotesi suona come le frasi che ci dicevano ai raduni dell’Acr (azione cattolica ragazzi. Sì, ne ho fatto parte e ne vado fiero: sono convinto che un uomo debba conoscere gli abissi in cui potrebbe farlo cadere la religione, prima di dirsi ateo responsabilmente), sapete, quelle cose che sembrano prese per il culo ma non lo sono, tipo “dobbiamo essere tutti amici”, “Gesù ci vuole bene”, “non c’è niente di male se lo tocchi”.
“Ci conosceremo meglio” ha fatto scattare lo stato di sicurezza su “Bravo” e così ho elaborato dei possibili sviluppi per difendermi.

Soluzione 1: disputatio

Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.

Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski: “… conosciamo meglio. Certo. Prima però voglio chiederle una cosa.”
Prete: “Dimmi, figliolo”.
Chinaski: “Dio ha creato l’universo, giusto?
Prete: “Sì.”
Chinaski: “Poi ci ha messo dentro l’uomo.”
Prete: “Sì.”
Chinaski: “Tutto qui?”
Prete: “Non ti seguo.”
Chinaski: “Voglio dire: non mi sembra questa gran cosa.”
Prete: “E’ l’opera più bella che…”
Chinaski: “Per forza, è l’unica. Anche mia cugina è la più bella figlia che sua madre abbia mai avuto. E L’Italia è la più bella Italia che c’è nel mondo. Oppure ha vinto qualche premio? Cos’è, c’è un concorso di creazioni universali, ogni dicembre, e noi non lo sappiamo?”
Prete: “Beh… ecco… forse è meglio se torno un’altra vol…”
Chinaski: “E poi non mi sembra mica tanto perfetto, il creato. E nemmeno l’uomo. Guardi, stamattina mi sono alzato e mi sono trovato questo brufolo sulla punta del naso. Lo vede il puntino giallo? C’è del pus, lì dentro… le sembro perfetto?”

Il prete si allontana, spaventato. Chinaski lo insegue fin nel cortile, il prete si mette a correre. Chinaski esce in strada, in ciabatte, urlando: “LE SEMBRO PERFETTO, PADRE???”. Poi si scalza una ciabatta e la tira al prete, mancandolo.

Soluzione 2: esorcismo

Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.

Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski: “Certo. Venga.”

Il prete entra.

Chinaski: “Si metta sul divano. Comodo.”

Il prete si siede.

Chinaski: “Ora si spogli.”
Prete: “Cosa?”
Chinaski: “Si spogli, ho detto.”
Prete (facendo come per alzarsi, indignato): “Non ci penso proprio, lei dev’essere…”
Chinaski (fermandolo con una mano sulla spalle, calmo): “Faccia come le dico o giuro che userò impropriamente il mio Mocio Vileda.”

Il prete si mette a piagnucolare. Chinaski prende il mocio. Il prete comincia a sbottonarsi la camicia. Quando è completamente nudo, Chinaski gli tende una mano.

Chinaski: “Ora mi segua, padre.”

Lo porta in bagno, poi riempie una tinozza d’acqua bollente.

Chinaski: “Entri nella tinozza, padre.”

Il prete entra nella tinozza alla bell’ e meglio. Chinaski comincia a lavarlo con una spazzola.
Il prete piange sommessamente. Chinaski lo consola e gli accarezza la testa, dicendo: “non ci devi venire qui, hai capito? Non ci devi venire più”. Il prete fa cenno di sì con la testa e tira su col naso.
Poi Chinaski lo fa rivestire e lo lascia andare.

Soluzione 3: rapimento

Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.

Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski: “Certo. Venga.”

Il prete entra. Appena volta le spalle, Chinaski lo immobilizza puntandogli un rompighiaccio alla gola. Poi, rivolgendo lo sguardo al soffitto, dice:

Chinaski: “Adesso farai tutto quello che ti dico o lo ammazzo!!! Hai capito???”
Prete (nervoso): “Come pensi che il soffitto possa aiutarti, figliolo?”
Chinaski: “Ah, adesso è un soffitto, eh?”

Soluzione 4: Controtempo

Chinaski suona alla porta della canonica. Il prete va ad aprire.

Prete: “Figliolo!”
Chinaski: “Salve, posso entrare?”
Prete: “Ma certo!”

Chinaski entra e poggia uno zaino su un tavolo. Ne estrae una scimmietta di peluche.
Poi si rivolge al prete.

Chinaski: “Dove vuole che la metta?”
Prete: “Come dici?”
Chinaski (mostrando la scimmietta): “Dove vuole che la metta?”
Prete: “Non capisco. Che cos’è?”
Chinaski: “E’ il simbolo della nostra religione. La scimmietta. Non ha mai sentito parlare della religione della scimmietta?”
Prete (stranito): “No.”
Chinaski: “Oh, è una bella religione, ed è molto più antica della sua, padre, visto che le scimmie erano su questo pianeta prima dell’uomo. Ecco. Noi crediamo che, siccome l’uomo discende dalla scimmia, è molto più probabile che Dio somigli a una scimmia, piuttosto che a un uomo? Non lo trova meravigliosamente logico?”
Prete: “E’ una religione che vi siete inventati voi!”
Chinaski: “Senti chi parla.”
Prete: “Se è uno scherzo non fa ridere. Stai bestemmiando, figliolo. Sei drogato?”
Chinaski: “Macché. Allora, dove la posso mettere?”
Prete: “Da nessuna parte! Per Diana!”
Chinaski: “Va beh. Noi non amiamo insistere.”

Chinaski appoggia la scimmietta sul televisore. Poi prende dallo zaino una videocassetta delle vacanze estive con il Peggiore, Crapamal e tutta quell’altra gente sporca e cattiva. Si siede sul divano e invita il prete a seguire il filmato.

Chinaski: “Qui viene spiegato tutto.”
Prete: “Ti prego di andartene.”
Chinaski (sorpreso): “ Ma proprio non le interessa la nostra religione?”
Prete: “Va via.”
Chinaski (dispiaciuto): “Va beh, nessun rancore. Noi non vogliamo convertire la gente a tutti i costi. In fondo potremmo anche sbagliarci, no? Eh eh…”
Prete: “Infatti.”
Chinaski: “Comunque le lascio la scimmietta, caso mai ci ripensasse.”
Prete (rabbonito): “Grazie, grazie. Ti devo qualcosa per la… ehm…?”
Chinaski (indignato): “Cosa? Oh no. Non lo facciamo per i soldi.”

Soluzione 5: Rivelazione

Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.

Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski
: “Sono l’Anticristo.”

chinaski77 alle ore 10:33 | link |
lunedì, 10 ottobre 2005

Willy Wonka e gli escrementi degli Umpa Lumpa

Eppure i requisiti c’erano tutti.
Johnny Depp che fa le sue faccette buffe e disprezza la sacra istituzione della famiglia, zittisce i bambini e sembra davvero intenzionato a sterminarli tutti.
Lo sterminio, appunto. Quattro su cinque non è male e l’ultimo (scusate se vi rovino il finale di un film uscito trentatre anni fa) non si becca il superpremio perché imbrigliato dall’assurda ipocrisia del precetto “ama il tuo prossimo come te stesso, anche se grasso”. Rinuncia alla fabbrica e rimane a marcire in quel lazzaretto assieme alle zecche, i nonni e gli escrementi di piccione
Un ribaltone finale talmente esile da non cambiare il vero messaggio del film, ovvero “i bambini sono odiosi. Poi crescono e restano odiosi. Invecchiano e… niente, ancora odiosi. Insomma, ti strappano mezzo sorriso solo quando li seppellisci” (scherzo, eh. Io amo il genere umano. Tanto. Solo che il ruolo del misantropo è buffo).
Le musiche di Elfman (ah ah. Mi fanno impazzire quelli che escono dal cinema e dicono: “le musiche erano [aggettivo musicale intellettualoide, che ne so, tipo: precise. Soffici. Robe così]”. No, era solo per fare massa. Ascolto la musica solo durante i titoli di testa.
Hmm… non so… la fotografia.

Insomma, le premesse erano ottime. Mi sono seduto e mi sono rilassato e mi sono sorriso da solo, dentro, pensando che il cinema è sempre una gioia. Almeno quando comincia.
Ma poi Tim Burton ha rovinato tutto.
Dopo circa mezz’ora ho cominciato a provare una sensazione tipo cura Ludovico: nausea, depressione, impotenza. Qualcosa mi disturbava.
Alla fine del film ero ammutolito e durante il viaggio di ritorno Pussycopy cercava di scrollarmi un poco, mentre io ruminavo la mia insoddisfazione, perplesso e silenzioso.
E poi, finalmente, ho capito. Ho capito perché  La fabbrica di cioccolato fa schifo.
(E fa schifo per due motivi ben definiti)

Primo.
Gli Umpa Lumpa di questa versione sono antipatici (è antipatico, dovrei dire, visto che non si sono neanche sbattuti a cercare una manciata di nani. Hanno preso un tizio e l’hanno moltiplicato e rimpicciolito). I loro balletti sono grotteschi, le voci insopportabili, i costumi ridicoli. Li guardi e senti che dovresti provare qualcosa, ma non sai bene cosa. Poi lo capisci, e sogni una televisione cioccolatosa per poterli prendere e pestare proprio davanti agli occhi dei bambini inorriditi.
Gli Umpa Lumpa originali, invece, erano intriganti. Ti veniva voglia di mangiarli o di scoparli. Ma non di ucciderli.

Secondo.
Nella versione originale un fatto era molto chiaro e costituiva il vero fascino del film: la nuova cioccolata di Willy Wonka è in realtà un preparato a base di umori di Umpa Lumpa.
Nella fabbrica non ci sono macchinari per la produzione di cioccolato: c’è una specie di oasi attraversata da un fiume scuro e oleoso. E poi ci sono gli Umpa Lumpa che ballano. Basta.
Non ci vuole un genio per capire il messaggio nascosto: in quel fiume gli Umpa Lumpa cagano o pisciano o scatarrano o spremono le proprie pustole, non saprei dire. Ma qualcosa rilasciano e, udite udite, il risultato è delizioso. Questo spiega il misterioso comportamento del signor Wonka, il suo costante imbarazzo e il suo atteggiamento difensivo. Questo spiega anche la segretezza. Spiega tutto, fanculo il padre dentista e il polpettone psicologico.
Non è cioccolato, ma cacca.
E i bambini ne vanno pazzi.
Purtroppo per noi, Tim Burton sembra adorare i bambini e non poteva tollerare una simile eresia. Ha preso quindi un film di culto e lo ha stravolto, mistificandolo. Ha preso un meraviglioso personaggio come Willy Wonka, uno che i bambini li odiava davvero, e lo ha reso un represso, disadattato, che alla fine si converte al cristianesimo, perdendo tutto il suo fascino.

Ah sì.
Però c’è la citazione di Kubrick e il monolito che diventa cioccolato.
Che spasso.

chinaski77 alle ore 11:33 | link |
venerdì, 07 ottobre 2005

Alzheinerd

E va bene, mi è partita una clacsonata accidentale. Sono cose che possono capitare, no? Vai di fretta, piove, fai le cose senza registrarle debitamente (è così che perdi cinque minuti cercando il tuo cellulare e poi, disperato ma geniale, decidi di chiamarti con il tuo cellulare che hai in mano così da far squillare il tuo cellulare andato perso, in modo che i due tuoi cellulari combacino di nuovo. Telecom Italia: attenzione, lei si sta chiamando da solo. Forse non è ancora pronto per possedere un telefonino), quindi o le fai più volte (non c’è niente che puoi farti sentire malato come cercare di arraffare la cintura di sicurezza, ormai da tempo allacciata, con un frenetico movimento a grattata di cane) o salti passaggi di procedure ( 1. inserisci la lavatrice; 2. apri lo sportello di carico; 3. chiudi lo sportello di carico; 4. scegli il programma; 5. carichi il detersivo; 6. premi il tasto Start. 7. il cumulo di panni sporchi che tieni in mano si anima e dice: “stai lavando la lavatrice, Chinaski?”) o fai tutto un po’ a cazzo di cane, in generale (suoni il clacson con il gomito, appunto, mentre cerchi di recuperare l’ombrello che sei convinto di aver messo sul sedile posteriore. Ti spaventi e sobbalzi. Un passante ti sta fissando, tu lo saluti cercando di sembrare disinvolto).
E va bene, sono sceso a chiudere il cancello sotto il diluvio senza portarmi l’ombrello (colpa del clacson), ma non è detto che io sia svampito, potrei anche essere un duro.
E va bene, ho inseguito un tizio che non ha lasciato attraversare i pedoni (è la seconda volta, questa settimana) e quando l’ho preso gli ho sparato una suonata di circa un minuto, poi lui si è girato con la bava alla bocca e io ho fatto finta di cercare l’ombrello.
E va bene, sono rimasto circa sei minuti fermo a uno stop. Sei minuti veri, contati. E questo perché mi ero dimenticato che cosa si deve fare in una situazione del genere. Ero lì, con le macchine che un po’ sfrecciavano e un po’ no, immobile, spaurito. A un certo punto ho mormorato “ma che cazzo sto facendo?”, mi sono ripreso, d’orgoglio, e sono partito di scatto.
Rischiando un incidente, e va bene. Prima non c’era, un secondo più tardi stava svoltando nella mia macchina. I suoi fari erano così vicini che per un attimo ho pensato di avere un principio di cateratta. Credo mi abbia inseguito, non so. E va bene: poco dopo ho svoltato senza mettergli la freccia e mi ha pure mandato a fare in culo. Ci può stare.
Ma quello che, per la prima volta in vita mia, mi ha fatto pensare di avere l’Alzheimer è quanto successo una volta rientrato in casa, una volta entrato in bagno.
Lì ero tranquillo, avevo tutto il tempo. Ero sveglio, ormai sveglio del tutto. Ero completamente padrone di me stesso e nessun pensiero stava oberandomi il cervello.
Non esiste quindi alcuna ragione sedativa per spiegare come mai, arrivato finalmente alla tazza del cesso, io mi sia slacciato i pantaloni, li abbia abbassati sotto il ginocchio, mi sia calato i boxer e infine, producendomi in un “ahh” liberatorio, mi sia seduto sul water.
Chiuso.

chinaski77 alle ore 10:33 | link |
giovedì, 06 ottobre 2005

Il film-inserto del blog di Chinaski



Mangiando una fetta di torta andata quasi a male, mi sono accompagnato con la visione dell’ultimo corto di Smeriglia, intitolato Gianfrancomachia.
Per chi ancora non conoscesse il nostro registra, trattasi di un individuo dalle notevoli qualità intellettuali che, a un certo punto, ha deciso di ritirarsi a miglior vita.
Fortunatamente, dalla penombra del suo tafanario, ci manda questi deliziosi filmati che, oltre a darci prova della sua buona (si fa per dire) salute (fisica), hanno il pregio di essere straordinariamente buffi.
Questo blog (oltre a non essere una testata giornalistica) gradisce proporveli.

 
Nota: il file è in formato Mp4  (Per vederlo vi serve Quicktime, sapete…) ed è assolutamente sicuro (ma anche se contenesse un virus e il virus facesse esplodere quella carretta che chiamate computer, il danno dove sarebbe?). Consta di 22 mega, tra l’altro, ma al giorno d’oggi chi non ha l’Adsl (se non l’avete, potete contattarmi e vi spedirò tutti i fotogrammi del film in formato txt)?
Buona visione.

 
GIANFRANCOMACHIA.mp4

Astutillo Smeriglia interpreta il giudice

 
Professore: “Sì dice arte qualsiasi azione o produzione umana che qualcuno sia disposto a pagarvi almeno 30 euro.”
Gianfranco: “Profe’… io mi sono strappato un occhio. Questa è arte?”
Professore
: “No, Gianfranco.”

 

chinaski77 alle ore 11:04 | link |
martedì, 04 ottobre 2005

Bartleby l'idraulico

Tutti sanno quanto sia difficile avere un elettricista o un idraulico nel preciso momento del bisogno (quando tutto funziona a meraviglia, invece, si presentano periodicamente, spontaneamente, senza motivo:

Suona il citofono.

Chinaski: “Sì?”
Citofono: “Salve.”
Chinaski: “Sì?”
Citofono: “Serve qualcosa?”
Chinaski: “Ma chi è?”
Citofono: “Sono l’idraulico.”
Chinaski: “Eh? Ma veramente…”
Citofono: “Tutto a posto? Bene. Allora io…”
Chinaski: “NO! NO! ASPETTI!”

Chinaski corre nello sgabuzzino, prende un piede di porco, poi si precipita alla caldaia e la fracassa. Infine torna al citofono, calmo.

Chinaski: “Eccomi! Avremmo un problema alla caldaia, effettivamente…”

Il citofono tace.

Chinaski: “E’ ancora lì?”

Si ode un rumore di vento e sterpaglie.)

Sono sempre impegnati altrove, con qualche altro tubo o impianto o elettrodomestico. Oppure hanno una scusa imprevedibile e inoppugnabile.

Squilla il telefono dell’idraulico, che risponde.

Idraulico
: “Sì?”
Chinaski: “Salve, avrei un problema all’impianto di riscaldamento.”
Idraulico: “Che problema? Ha toccato i termosifoni?”
Chinaski: “Sì.”
Idraulico: “Sono freddi?”
Chinaski: “Mi ci si è incollata la mano.”
Idraulico: “Esce acqua calda dal rubinetto in cucina?”
Chinaski: “No. Solo un po’ di neve.”
Idraulico: “Hmm…”
Chinaski: “Può venire? Siamo disperati.”
Idraulico: “Purtroppo io non faccio più l’idraulico. Adesso sono cartomante. Però posso chiedere a mio cognato.”
Chinaski: “Magari!”

Se riesci a catturarne uno, invece, probabile che ti chieda cifre industriali per misteriosi interventi all’ontologia dell’impianto.

Il cognato dell’idraulico arriva. Apre lo sportello della caldaia, stacca e riattacca un filo.
Poi si mette a traghettare un’ora sotto il lavello, producendo un rumore di ferraglia (ovvero: cacciavite tintinnato a casaccio con fini fraudolenti).
Poi si alza, asciugandosi le mani con uno strofinaccio, e dice come se gli spiacesse:

Cognato dell’idraulico: “Sono 900 euro.”
Chinaski: “Per un filo?”
Cognato dell’idraulico: “Era un filo molto bello.”
Chinaski (senza convinzione): “Guardi che chiamo Mi manda Rai3”
Cognato dell’idraulico (acuto): “Nel frattempo devo ripristinarle il guasto?”)

Ma io sono molto fortunato.
Il mio idraulico risponde sempre al telefono, anche di notte. Si presenta sul posto 6 minuti dopo che ho riattaccato. Non chiede molto, nel senso che ha una tariffa oraria al minimo sindacale e non aggiunge altro. Ed è bravo. Bravo nel senso che non sporca, risolve ogni casino e sa sempre tutto.
L’idraulico perfetto, insomma.
O quasi.
Sì, perché un difetto doveva pur averlo: nel caso specifico, una cocciuta, inverosimile, smoderata pigrizia.
Quando un lavoro non lo aggrada, lui si rifiuta e mi fa sapere che avrebbe preferenza di no. E lo fa con tanto candore che quasi mi sento in colpa. Ma è un difetto da poco e, una volta compreso il meccanismo, riesco a fargli sbrigare alcune faccende. Basta presentargliele nella maniera giusta, insomma.
Quando invece non c’è proprio verso, quel suo placido sorriso di diniego rende ogni necessità nient’altro che uno sciocco, futile desiderio velleitario.

Idraulico: “Allora, qui ho finito.”
Chinaski: “Benissimo, è stato veramente rapido!”
Idraulico: “Grazie. Sarebbero 30 euro.”
Chinaski: “Solo 30 euro, accidenti! Lei è il mio benefattore!”
Idraulico: “Grazie.”
Chinaski: “Senta, avevo pensato di aggiungere un termostato lì nell’atrio, in modo da regolare…”

L’idraulico annuisce e sorride.

Chinaski: “… la temperatura dei…”

L’idraulico comincia a scuotere lentamente il capo.

Chinaski: “… termosifoni… che.. io… scusi, che succede?”
Idraulico: “Quello non è mica un lavoro che faccio”
Chinaski: “Ah. No?”
Idraulico: “Ci sarebbe da bucare lì, tirare i fili lì, collegare quella cosa lì… no, no… non lo faccio”.
Chinaski: “Uhm.”

L’idraulico continua a sorridere, fiero. Chinaski si rassegna.

Chinaski: “Va beh.”

Poi, il gran finale.

Idraulico: “A casa mia l’ho messo.”
Chinaski: “Eh? Cosa?”
Idraulico: “Il termostato.”
Chinaski: “Comodo, vero?”
Idraulico
: “Indispensabile.”

chinaski77 alle ore 16:24 | link |

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it's a long way to vagina
wololo
non c'è gioia nel mio pad
uh,uh
cose più alte
la signora Maccellow
tutto ok a parte le ruote
i nuovi arrivatei
genealogia fallimentare
la montagna dei culi rotti
oh, sob
non riesco a capire quale sia la vagina
morte di un blogger metropolitano
la signora Clelia e la signora Maria
diritto di recesso
campioni del mondo
come ti senti?
fumare è pericoloso
e questo lo chiamiamo teologo
questo post è come un figlio
zimbello dentro
la transizione irrappresentabile
mai dire quando si laurea Chinaski
si è laureato Chinaski
help a nuvoletta
sulle possibilità di avere un futuro
la parabola della partita a poker
buone ferie!
il mio amico Gesù
dopo l'attesa viene la fretta
consigliami un libro
ho scritto un libro
Chinaski alla radio
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