venerdì, 29 aprile 2005

Head damage

La mia stampante Epson è morta l’anno scorso.
Qui dove vivo capita spesso che l’Enel stacchi la corrente per lavori (in realtà mi sono ormai del tutto convinto che la stacchino soltanto per dare fastidio: m’immagino i tecnici che arrivano con il furgone, scendono e vanno alla centralina, tolgono la corrente e poi si mettono a giocare a scala 40. Dopo qualche ora, riaccendono l’interruttore e tornano a casa.)
La staccano e prima non ti avvertivano mai. Così ogni volta c’era un elettrodomestico bruciato (ecco allora che tutto appare evidente: non sono tecnici Enel, ma tecnici della Indesit, Philips, Grundig e anche Epson, appunto. Arrivano e ti bruciano qualche aggeggio, poi tu chiami l’assistenza, che sono sempre loro, e non ti sfiora neanche il dubbio quando ti dicono “saremo lì in un secondo” e dopo un secondo sono lì davvero e t’informano che il pezzo va cambiato).
Allora abbiamo protestato al punto da costringerli a informarci anzitempo, mediante una lettera che arriva il giorno prima.
Nonostante questa lettera la mia stampante Epson è morta lo scorso anno, in seguito a un curioso sbalzo di corrente dovuto a un intervento Enel, e per tutto questo tempo ne ho fatto a meno oppure ho scroccato una stampante di soccorso. Ma dopo che si è rotta anche la stampante di soccorso e dovendo assolutamente mettere su carta qualche mio scritto, ieri sera ho recuperato il cadavere della mia Epson e ho studiato con attenzione il messaggio di errore:

“errore sconosciuto. Contattare l’assistenza”

Navigando tra forum sovietici ho scoperto che il fantomatico “errore sconosciuto” è in realtà un guasto virtuale procurato da un chip interno: vale a dire che, dopo un po’ di tempo, la stampante si blocca e ti obbliga a un intervento di manutenzione.
E siccome un intervento di manutenzione costa come una stampante nuova, decido, grazie a un forum spagnolo, di scaricare un file che modifica i parametri di un contatore interno. In pratica la stampante torna nuova, senza esserlo.
Si crede di essere nuova, diciamo.
Unica avvertenza “svuotate i raccoglitori di inchiostro, altrimenti potrebbe fuoriuscire e danneggiare la testa”.
Terrorizzato, prendo la stampante e la scaravento lontano, come fosse una bomba.
Non riesco a immaginare come un software possa danneggiarmi la testa ma, se lo dicono, sarà vero.
Poi però Pussycopy mi spiega che “head damage” si riferisce non alla testa, ma alla testina. La testina della stampante.
Per cui riprendo tutto e azzero il contatore. Poi comincio a stampare, senza problemi, e sorrido soddisfatto per quanto sono stato scaltro e furbo e tutto il resto.
Finché suonano alla porta.
Vado ad aprire e un uomo in tuta blu s’infila velocemente senza darmi il tempo di protestare. Ha con sé una borsa e si dirige verso la scrivania del computer. Poi dalla borsa estrae un grosso martello con impressa sul manico la scritta Epson e con malcelata soddisfazione fa scempio della mia stampante, fracassandola di botte.
Quando non c’è più niente da distruggere, soggiunge:

“Adesso vediamo se riesci a ripararla con un software, coglione”.

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